Heri dicebamus:
> Solo per stuzzicarvi la curiosità:
> 1) Il problema bresciano citato da Lorella a mio modesto parere è una
> schifezza (quindi non sono affatto d'accordo con Aleph)
> 2) Non ho visto considerato in nessuno degli interventi un fatto
> assolutamente centrale (che non vi dico)
Pangloss ha scritto:
> Analizza la dinamica del pistone, la cui massa non puo' essere
> trascurata!
Ecoo: questo era il punto. La massa del pistone.
Però non sono d'accordo che non possa essere trascurata.
Discutiamo.
Notazioni: chiamerò "gas" quello dentro il cilindro, "aria"
l'atmosfera esterna. Quando occorre, metterò indici "i" oppure "e" per
riferirmi ai due sistemi. M è la massa del pistone.
Inoltre non considero il peso: basta supporre che tutto si svolga in
orizzontale :)
Cominciamo dal caso in cui la detta massa è grande (quanto grande? ora
si vedrà).
In tal caso il pistone accelera sotto l'azione della forza (Pi-Pe)*S e
questa acceler.(come pure la velocità finale) è piccola.
Pertanto la trasf. può essere considerata reversibile, ma i due lavori
Li (fatto dal pistone sul gas) e Le fatto dal pistone sull'aria) sono
diversi in val. assoluto. (Li<0, Le>0, |Li|>|Le|)
Il lavoro che il gas fa sul pistone è -Li>0 (terzo principio), quello
che fa l'aria è -Le<0
La somma -(Li+Le) = |Li|-|Le| la troviamo come energia cinetica finale
del pistone (prima dell'urto sui fermi) ed è da notare che *non dipende
da M*.
Il pistone urta i fermi e bisogna sapere qualcosa dell'urto. Se si
ferma (gioco di parole voluto :-) ) è ragionevole supporre l'urto
complet. anelastico.
Dove va a finire l'en. cin. perduta? In energia interna di qualcosa:
pistone, fermi, cilindro, poi magari gas e/o aria...
Se non abbiamo informazioni sulla conformazione dell'aggeggio e su
diversi parametri (conducibilità, capacità termiche ...), non possiamo
saperlo.
Ma per fortuna non interessa, perché questo caso era solo per
cominciare...
Se diminuiamo la massa, l'accel. e la vel. finale aumentano, e
progressivamente ci si discosta dalla reversibilità.
Supponiamo (cosa non vera, su cui torno fra un momento) che Li ed Le
non cambino: allora non cambia l'en. cin. finale del pistone. ecc.
Questo significa che vfin va circa come 1/sqrt(M).
Ma a un certo punto, a forza di diminuire M, arriveremo a un punto in
cui vfin si avvicina alla vel. del suono nel gas e/o nell'aria.
A questo punto è certamente falso che i lavori restino quelli iniziali.
Notate che a me pare più utile e forse più corretto modellizzare
questa situazione assumendo che nel gas e nell'aria si propaghino
delle onde, risp. di decompressione e di compressione, che non pensare
a moti vorticosi.
Per es. il gas non fa in tempo a mettersi in equilibrio idrostatico:
vicino al pistone si crea un "vuoto", che ha due effetti:
1) la pressione sul pistone diminuisce, quindi diminuisce Li
2) nel gas si propaga un'onda che se non si smorzasse continuerebbe ad
andare avanti e indietro.
Ma invece si smorza, soprattutto perché nel gas si creano anche diff.
di temperatura, quindi si hanno scambi di calore irreversibili.
Qualcosa di simile accade nell'aria, dove la pressione vicino al
pistone è maggiore che a distanza, quindi aumenta |Le|.
Risultato: in realtà l'en.cin. del pistone è *minore* che per M molto
grande.
Ora possiamo capire che cosa significa M trascurabile.
Sarà trascurabile se lo sarà l'en.cin. del pistone.
Questo accade di certo per M suff. piccola, perché per massa molto
piccola basta una diff. (Pi-Pe)*S piccola per avere accel. grande, e
quindi perché il pistone acquisti rapidamente una vel. "supersonica".
Ma se questo potesse accadere, Pi cadrebbe a zero (si avrebbe un vero
vuoto vicino al pistone).
Prima di arivare a questo punto, sempre per massa molto piccola, si
realizzaerà la segunete situazione:
- Un transitorio molto più breve del tempo totale di espansione (che
per suo conto sarà già piccolo) durante il quale la vel. v del pistone
aumenta, Pi diminuisce, Pe aumenta
- Un "equilibrio" in cui v è tale da mantenere Pi=Pe, quindi accel.
nulla e inoltre Li+Le = 0.
Ciò vuol dire che tutta l'en. interna perduta dal gas viene trasferita
all'aria, mentre il pistone non assorbe energia netta.
Il problema è che non saprei come calcolare queste pressioni di
equilibrio, e quindi i lavori.
Forse si potrebbe fare qualche modello ulteriore, ma mi sembra
plausibile che comunque la press. di equilibrio sarà a metà strada tra
le Pi e Pe iniziali. Non dico la loro media aritmetica o geometrica,
ma grosso modo...
Se è così, Aleph sbaglia quando scrive
> L'ordine di grandezza è quello, gli effetti che dici possono
> contribuire al massimo per qualche punto percentuale sul risultato
> finale.
A parte che tra "ordine di grandezza" e "qualche punto percentuale" ci
corre, la mia tesi è che a calcolare il lavoro come Le con la
pressione data dell'aria, si sbaglierebbe per difetto attorno a un
fattore 2 (forse un po' meno).
Sempre Aleph:
> Quella di considerare l'azione della pressione interna del gas è del
> tutto sbagliata (in linea di principio) e il testo della risoluzione
> spiega chiaramente il perché.
E' sbagliata come l'altra: "in medio stat veritas" :-)
La spiegazione del testo della risoluzione la commento fra poco.
> Adottando il tuo criterio, estremamente restrittivo a mio parere, il
> 99% dei problemi di fisica del biennio contemplerebbero delle risposte
> "errate".
Forse il 99% no, ma una grossa percentuale sì...
> E' chiaro che in ogni problema del genere si assumono delle
> approssimazioni, più o meno lecite.
Io non approvo una simile "politica".
Secondo me si dovrebbe procedere in uno dei due modi seguenti (l'uno o
l'altro a seconda del problema e del livello didattico).
1) Suggerire nell'enunciato, *in modo esplicito*, una precisa
schematizzazione; eventualmente, come domanda ultimo o faocltativa,
chiedere di darne (se possibile) una giustificazione o discuterne i
limiti di validità.
2) Proporre allo studente di scegliere la schematizzazione che gli
sembra più adeguata (fisicamente ragionevole e/o praticabile)
*indicando chiaramente* qual è la schm. adottata.
Eventualmente, come domanda ultima o facoltativa, chiederne una
giustificazione (che non sia "ho sempre visto fare così :-) )
Ritengo che i casi in cui si procede così siano mosche bianche, o forse
che non ci siano affatto..
Ma la mia opinione, non da oggi ma da decenni, è questa.
http://www.sagredo.eu/articoli/problemi92.pdf
Veniamo al problema "bresciano" e relativa risoluzione.
1. La questione della "massa trascurabile", che si trova
nell'enunciato, era sicuramente fuori delle intenzioni dell'autore per
tutte le sue implicazioni.
Sono sicuro che ha pensato solo a trascurare il peso.
O al più, la massa trasc. serve per far "scattare di colpo" il
pistone.
Ma dell'energia che il pistone potrebbe acquisire comunque, non c'è
traccia.
Sono convinto che l'autore pensasse "se la massa è trasc. lo è anche
l'en. cinetica".
Il che come abbiamo visto è vero, ma per ragioni parecchio più
complicate...
Tra l'altro, leggendo la soluzione non si trova dove entri che la
massa è trascurabile.
2. Il "lavoro scambiato". Tra testo e soluzione lo trovo 4 volte.
Superfluo dire che l'espressione è priva di senso, e uno studente che
la usasse meriterebbe un bel frego blu.
Si possono scambiare cose che si conservano nello scambio: io ti cedo
qualcosa, e tu ne ottieni altrettanta.
Dopo aver detto (ne sono certo) che il lavoro non è una funzione di
stato, che è funzione della part. trasformazione, ecc., è
imperdonabile che si parli di "lavoro scambiato".
Prima che me lo dica qualcuno: per la stessa ragione è vietato anche
dire "calore scambiato". Eppure l'ho usato poco sopra :-)
Lo so e non so che farci.
Ci trasciniamo purtopo la pesante eredità storica del calorico, più il
fatto che in casi particolare un "conservazione del calore" ha senso.
Risultato: ci manca il linguaggio per esprimere certi fatti e
situazioni: scagli la prima pietra chi non ha mai detto o scritto
"calore scambiato", "ceduto", "acquistato", "perduto"; "calore che
passa", "si trasmette", "si propaga" ecc. ecc.
3. Più importante la questione se si possa calcolare il lavoro come
integrale di PdV.
Ovvio che nei consueti discorsi termodinamici a livello elementare
(incluso primo anno di università) quando si parla per es. di P
s'intende che il sistema sia in uno stato di equilibrio che ha una
determinata pressione, la stessa dappertutto.
Che le trasf. "utili per i problemi" sono quelle quasi-statiche, dove P
può variare, ma molto lentamente, restando comunque "circa" la stessa
in tutto il sistema.
Ma parliamoci chiaro: si può parlare di pressione e conseguentemente
di lavoro anche in situazioni più complicate, che non rientrano in
questo schema semplice.
Per es. (esempio che faccio di proposito, perché attinente al
problema) il caso di onde (acustiche) in un gas.
Sapete benissimo di che cosa parlo, per cui non mi dilungo.
Però serve per capire che può aver senso parlare di pressione del gas
nei pressi del pistone anche se l'espansione è rapida. E quindi che
può anche aver senso calcolare il famigerato integrale...
La difficoltà sta nel dare un'espressione per questa pressione, ma è
chiaramente una difficoltà di natura diversa.
4. La "regola" che si deve usare la pressione esterna.
Non è sempre sbagliata, e non è sempre giusta.
Sarebbe importante quindi sapere quando sì e quando no...
Certamente non va bene usare due postulati, che nel nostro caso
risultano il primo falso, e il secondo vero ... per caso:
a) la pressione esterna è sempre quella atmosferica data
b) il lavoro "scambiato" si può calcolare indifferentemente con la
pressione interna, se la si consoce, o con quella esterna.
Tra parentesi, se fosse giusta quella soluzione, ne seguirebbe che il
lavoro fatto dal gas sul pistone è lo stesso (lavoro "scambiato") e
quindi che la pressione interna del gas a contatto col pistone
magicamente eguaglia quella esterna appena si tolgono i fermi.
Domanda finale: se invece di avere un pistone fra il gas e l'aria,
avessimo un cilndro diviso in due parti col pistone, le due parti a
pressioni diverse, e si ponesse la stessa domanda (tolgo i pioli, il
pistone si arresta agli altri pioli: calcolare il "lavoro scambiato")
come rispondereste?
--
Elio Fabri