Grazie dell'attenzione
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Un materiale ferromagnetico ha l' abitudine di conservare una
magnetizzazione residua. Se, ad esempio, prendiamo un chiodo di acciaio e lo
avviciniamo ad un magnete questi verra' magnetizzato e manterra' una certa
magnetizzazione. Se poi lo magnetizzaiamo in senso opposto (invertendo il
campo magnetico) questo restera' poi magnetizzato "al contrario". Visto che
la magnetizzazione residua e' inferiore al campo magnetico applicato, per
smagnetizzare il chiodo dovremmo rimagnetizzarlo diverse volte in un senso e
nell' altro con un campo magnetico sempre piu' debole. Quando il campo
magnetico applicato sara' prossimo allo zero anche la magnetizzazione
residua lo sara'.
Per smagnetizzare, ad esempio, un pezzo di acciaio od una qualsiasi altra
cosa e' necessario farlo passare attraverso un campo magnetico variabile di
intensita' decrescente. Per essere piu' chiaro prendo ad esempio lo
smagnetizzatore per i tubi catodici. E' una bobina di grande diametro (circa
30 cm) collegata semplicemente alla rete elettrica che, come noto, e' a
tensione alternata. Questo anello viene posto nel collo del tubo, lo si
accende e quindi lo si estrae dal tubo. In questo modo il campo magnetico
variabile ha perso intensita' mam mano che veniva allontanato dal tubo con
l' effetto di smagnetizzarlo. Oggi tutti i tubi catodici hanno il loro
smagnetizzatore che funziona nell' istante dell' accensione. E' anche questo
una bobina che avvolge il tubo ed e' in serie ad un PTC (resistore a
coefficente termico positivo). Quando si accende il monitor od il
televisore, il PTC e' freddo, quindi presenta una bassa resistenza per cui
la bobina chrea un campo magnetico variabile pittosto elevato, dopo pochi
istanti di funzionamento il PTC si scalda aumentando la sua resistenza e
facendo diminuire gradualmente la corrente che circola nella bobina. Si
ottiene cosi' la smagnetizzazione del tubo ad ogni accensione.
La stessa cosa capita in un nastro magnetico. Vi e' una bobina di
cancellazione che produce questo campo magnetico variabile. Quando il nastro
si allontana, dopo essereci passato vicino, da questa bobina, il campo
magnetico variabile a cui il pezzettino di nastro che stiamo prendendo in
esame e' stato sottoposto, in pratica diminuisce. Si ha cosi' la
cancellazione, cioe' l' eliminazione della magnetizzazione residua.
La registrazione avviene in un altro modo. La testina di registrazione e' un
circuito magnetico chiuso ma con un piccolissimo traferro nel punto dove
passa il nastro. Alla bobina e' applicato il segnale da registrare che
produce delle linee di flusso. In prossimita' del traferro queste linee
"escono" leggermente dal circuito magnetico ed investono il nastro
provocandone cosi' la magnetizzazione.
Per quanto riguarda le schede magnetiche. Beh, se appoggi la scheda su un
trasformatore in funzione, o un campanello o un' altoparlante lo sottoponi
all' influenza di un campo magnetico variabile. Nel caso del trasformatore
(che genera sempre un seppur lieve campo magnetico disperso), quando
allontani la scheda, questa viene smagnetizzata e anche molto bene. In ogni
caso l' influsso di un campo magnetico su un nastro porta sempre rovina e
distruzione su di esso.
Spero di esserti stato utile.
TF
In ogni caso la magnetizzazione della piastrina è l'aspetto più banale
della questione.
Quello che è strano è che la rilevazione dello stato della piastrina
avviene a distanza, sfruttando un segnale RF e non il piccolissimo
campo magnetico generato dalla stessa.
Ne deduco che il materiale in questione abbia diverse proprietà di
assorbimento/riflessione della radiazione RF a seconda del suo stato
di magnetizzazione. E questo non so come sia possibile...forse è
qualche argomento avanzato di spintronica che non conosco eheh!
Spesso la piastrina è formata da una spirale di materiale
apparentemente conduttore, per cui potrebbe essere che per alcune
direzioni di magnetizzazione sia favorito l'assorbimento di una
radiazione a polarizzazione circolare di verso opportuno.
Del resto alcune piastrine sono semplici listarelle, formate da più
strati plastici/metallici e senza alcuna struttura apparente.
Muh... io ho dimenticato piu' volte il badge (una tessera di plastica con
striscia magnetica che uso per essere riconosciuto dal portone dell'ufficio)
attaccato al cellulare nella stessa tasca, ma non e' gli e' mai successo
niente di niente (tant'e' che anche oggi sono entrato come al solito).
Da quel poco che mi ricordo tanto piu' scaldi il materiale ferromagnetico e
tanto meglio questo terra' traccia del livello di magnetizzazione (sul
perche' e percome non posso dare spiegazioni, non lo so).
>A<
> "birkof02" vergo' codeste parole:
> > Ciao a tutti,
> > vorrei avere un po' di chiarimenti su cosa si debba fare per non
> > smagnetizzare tessere varie tipo bancomat e simili.
> > Ma e' mai possibile che basti avvicinare una tessera ai famigerati
> > cellulari per rovinare istantaneamente una tessera?
> > Qualcuno ha mai fatto prove a riguardo? come funziona la registrazione su
> > nastro magnetico?
> >
> > Grazie dell'attenzione
> Un materiale ferromagnetico ha l' abitudine di conservare una
> magnetizzazione residua. Se, ad esempio, prendiamo un chiodo di acciaio e lo
> avviciniamo ad un magnete questi verra' magnetizzato e manterra' una certa
> magnetizzazione. Se poi lo magnetizzaiamo in senso opposto (invertendo il
> campo magnetico) questo restera' poi magnetizzato "al contrario". Visto
che...
Si, pero' stiamo parlando di un campo magnetico di una certa intensita'.
Un cellulare genera un campo elettromagnetico che a qualche centimetro di
distanza da una tessera magnetica non mi sembra sia sufficiente a
smagnetizzarla. Anche un campo elettrico puo' influire?
Saluti
> Si, pero' stiamo parlando di un campo magnetico di una certa intensita'.
> Un cellulare genera un campo elettromagnetico che a qualche centimetro di
> distanza da una tessera magnetica non mi sembra sia sufficiente a
> smagnetizzarla. Anche un campo elettrico puo' influire?
Non dimenticarti che in un cellulare ci sono uno o due altoparlanti dotati
di magneti permanenti.
Ho appena provato con il mio: riesco tranquillamente a sollevare delle
graffette.
--
Roberto Rosoni
<roberto...@tisLOCKcali.it> (Remove the lock in your replies)
Consultando un numero sufficiente di esperti, si può confermare qualsiasi opinione
Sono un po' arrugginito ma quello di cui stai parlando mi sa tanto che e'
un cosiddetto transponder. Non vorrei dire cretinate ma il "materiale" di
cui parli non e' altro che un trasmettitore in radiofrequenza che si
alimenta con la debole tensione indotta da una sorgente di microonde che
si trova vicino al punto di lettura. Tu avvicini la "piastrina", la
piastrina si alimenta, si accende e trasmette es. un codice identificativo
e es. la porta si apre.
Saluti
D'accordo, ma come fà ad attivarsi e disattivarsi a seconda della
magnetizzazione? Non è che ci sono contatti meccanici e cose del
genere...Magari ha un sensore ha tipo "stato solido" miniaturizzato
ma, come funziona?
Per il resto il meccanismo è effettivamente un trasponditore, ma,
almeno per i modelli più diffusi, non ritengo che venga modulato un
codice nel segnale ritrasmesso, ma bensì che venga semplicemente
rivelata la presenza o meno di un "eco" o assorbimento.
>D'accordo, ma come fà ad attivarsi e disattivarsi a seconda della
>magnetizzazione? Non è che ci sono contatti meccanici e cose del
>genere...Magari ha un sensore ha tipo "stato solido" miniaturizzato
>ma, come funziona?
C'è una spira che funge da 'antenna' e da induttanza di un circuito LC
risonante.
Poi si sono un circuito integrato e della memoria.
Quando il transponder è nella vicinanza del lettore la sua spira si accoppia
(scusate il linguaggio impreciso) a quella del lettore formando una specie
di trasformatore in aria. Si ha trasferimento di energia che viene
utilizzata per alimentatare l'integrato e la memoria e fare tutto quello
che serve.
>Per il resto il meccanismo è effettivamente un trasponditore, ma,
>almeno per i modelli più diffusi, non ritengo che venga modulato un
>codice nel segnale ritrasmesso, ma bensì che venga semplicemente
>rivelata la presenza o meno di un "eco" o assorbimento.
Sì, si utilizza un metodo detto di 'backscattering': variando il parametro
del circuito risonante per mezzo delle funzioni interne all'integrato, si
cambia l'accoppiamento e di conseguenza anche l'assorbimento di potenza
della spira. Questa variazione può essere percepita dal lato 'lettore' e
tradotta in informazione utile.
I più semplici sistema di identificazione a radio frequenza passivi, quelli
che manifestano solo la presenza del 'tag' mostrano solo l'assorbimento
dovuto alla presenza della spira con il giusto valore di frequenza di
risonanza. Quelli più evoluti utilizzano il backscattering per trasmettere
le informazioni (solitamente un identificativo), e quelli ancora più
avanzati invece di funzionare per induzione vanno direttamente di
radiazione, sfruttando un oscillatore integrato che funge da vero e proprio
trasmettitore. Di solito questi ultimi sistemi sono dotati anche di
un'alimentazione propria, che un po' snatura la natura 'autoalimentante' del
transponder originale. Costano pure parecchio.
Il primo articolo sui transponder che impiegassero il backscattering è
apparso nel 1948.
saluti,
Peltio