Grazie
ciaociao
oddio ... ce ne sono una miriade invero (intendendo i
cloruranti NON ossidanti), tipo anche OPCl3, PCl3, ossalile
cloruro, fosgene, TiCl4 anidro, DMSCl2 e ancora)
> ma
> quando si usa l'uno e quando l'altro? Sono equivalenti ?
funzionalmente, spesso si, come potenza assolutamente no.
PCl5 è uno dei più potenti in assoluto, nel senso che con la
maggior parte delle molecole qualcosa riesce a fare
comunque. Si usa quando la reattività di una molecola è
proprio molto bassa, vuoi per ragioni elettroniche vuoi per
effetti sterici. Ha maggiori tendenze a sviluppare aspetti
carbocationici ovunque siano latenti, per cui una molecola
acido labile tende a massacrarla. Quando usato "a proposito"
produce OPCl3 (esso stesso un alogenante meno potente) come
sottoprodotto. Se hai tutta roba liquida, può essere una
noia separarli per distillazione. Anche nel workup OPCl3
rompe un po' eventualmente (con acqua da sciroppi
inizialmente, e un ambiente fortemente acido da neutralizzare).
Il tionile cloruro ha il pregio di una reattività intermedia
tra i due, ma un workup semplificato, per il fatto di
1) essere piuttosto volatile esso stesso (anche se conviene
distillarlo via a T moderata e pressione ridotta, se no
diventa alogenante nel senso vero del termine, liberando
cloro elemento e agenti cloruranti radicalici tipo S2Cl2 e
SCl2, ossia cambiando il proprio pattern di reazione da
ionico a radicalico a T > del suo punto di ebollizione a 1 Atm)
2) i suoi sottoprodotti sono entrambi gassosi (SO2 e HCl), e
si liberano facilmente, specie in solventi poco polari, tipo
CH2Cl2, toluene, esano, e altri.
Quindi solitamente basa tirare a secco e usare il grezzo di
reazione tal quale (e ad es. sui cloruri acilici ogni
operazione unitaria che comporta possibili contatti con
l'umidità è deleteria)
Ciao
Soviet
"Soviet_Mario" <Sov...@MIR.CCCP> ha scritto nel messaggio
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