Il 21/04/2018 07:29, Dav.P ha scritto:
> Scusate, sono sparito come fanno tanti altri dopo il vostro notevole sforzo, e' che ero pressato da
> altre riparazioni da fare e questa che entra in un campo ancor piu difficile l'ho dovuta sospendere.
> Sono qui un po' di volata una altra volta, per chiedere una precisazione, ma prima vorrei farne
> una io, non posso restaurare le piste di vernice all'argento con altra vernice, seno' l'avrei gia'
> fatto chiaramente e ci ho anche provato senza successo, il fatto e' che la posizione in cui si veri-
> ficano queste ipotetiche interruzioni (molto poco ipotetiche, ho fatto molte prove e ne sono
> convinto) e' molto scomoda da raggiungere, inoltre le piste sono sottilissime tanto che e' difficile
> distinguerle bene anche alla lente di ingrandimento in alcuni punti. Non riesco a trovare un attrezzo
> in grado di applicare la vernice con sufficiente precisione. Andiamo avanti, avete parlato di sulfuriz-
> zazione, il che non mi e' chiaro,
sull'argento in vernice non so, il processo che citi ha a
che fare con l'annerimento delle posate in argento ?
Se è quello (a partire anche da semplici vapori estremamente
diluiti di acido solfidrico onnipresenti in una casa),
allora il processo è sostanzialmente irreversibile
> a questo punto devo cercare un metodo desulfurizzante o uno
> disossidante?
imho, è vana ciascuna delle speranze. Una volta che si sia
formato, il solfuro d'argento lì resterà. Sul fatto che sia
il vero colpevole non so. Ma se lo è : è cosa fatta.
> Altra domanda, ho fatto piccole ricerche tra Wikipedia e Youtube, circa gli elementi
> e i loro numeri di ossidazione, ho visto che alcuni elementi sono disponibili puri o in legame nelle
> normali sostanze di casa, il sale per esempio, NaCl2,
NaCl
> contiene 2 elemnti con numero ossidaz.
> positivo o decisamente positivo,
uhm. Il sodio è positivo, ma il cloro è (ovviamente) negativo
> pero' non ho capito come si calcola il n. di oss. nella molecola
> composita.
nota la formula, integrata dalla consultazione di una tavola
periodica per attingere ad alcuni dati fissi o circa fissi,
si calcolano le valenze o nox.
I quali obbediscono ad una formula "vincolare" di questo aspetto
Sum_j^n (N_j * nox_j) = carica elettrica totale
Sommatoria (di indice j, sino ad "n" = numero totale di
atomi nella molecola, dei prodotti tra il numero di atomi
della data specie j-esima * rispettivo numero di ossidazione
= carica elettrica (zero incluso per le molecole neutre).
la formula contiene 2n+1 simboli, di cui
1, la carica, è solitamente nota e indicata
n sono SEMPRE noti, gli N_j, e sono i "pedici" che si
attingono dalla formula bruta.
rimangono n simboli, nox_j, potenzialmente tutti
variabili/incogniti, e si cerca attingendo dati extra (fissi
o quasi) di ridurre le incognite sino a solo una, avendo
un'unica equazione, per risolvere.
Questo in matematica, diciamo, dove le incognite sono numeri
arbitrari.
Lo scenario è meno fosco passando ad atomi reali, in quanto
i valori di nox_j sono tipicamente (con alcune eccezioni *)
degli INTERI, e per giunta scelti entro "set", entro liste
poco numerose di interi (reperibili nella tavola periodica).
Sicché con un po' di pazienza si può adottare un approccio
"combinatorio" a forza bruta, combinando ciascuna possibile
valenza di ogni tipo con quella di ogni altro, sin quando la
relazione viene soddisfatta.
Vari elementi hanno una valenza unica. Altri ne hanno di
fortemente dominanti (tipo l'ossigeno che ha -2)
> Senza trovare risposta ho cercato su Youtube "pulizia argento" e sono venuti fuori
> principal. 3 metodi: 1. Bacinella foderata di foglio allumuinio, con argento immerso in acqua salata
> bollente per 1 ora o piu, 2. stesso di 1 ma con in piu' Bicarbonato, 3. come 1 ma con Bicarbonato
> al posto del sale.
si tratta di un approccio redox riduttivo, che funge
discretamente con la patina di cloruro d'argento, più
lentamente a caldo col solfuro.
> Ora non posso permettermi di fare troppe prove su dei delicati schermoni LCD,
> perche' sono scomodi e delicati da maneggiare, occupano spazio, non andrebbero sporcati se non
> con poco pulviscolo che si accumula in poche ore e si rimuove con "piumini" sintetici elettrostatici.
> Detto cio' ho fatto una prova che mi serve anche in se stessa, ovvero la pulizia della punta del
> saldatore, l'ho immerso da rovente per pochi sec. in una ciotolina con soluz. satura di acqua e sale
> poi pulita su un panno umido e sembra effettivamente venire molto pulita.
la pulizia indicata sopra, PRESERVATIVA, richiede esteso
contatto elettrico tra il pezzo e la lamina di alluminio
(del sale è richiesto per depassivarlo bene, ma anche il
carbonato di sodio bollente depassiva cmq).
Se non hai fatto contatto elettrico, hai semplicemente fatto
un peeling superficiale per shock meccanico (immergendo un
oggetto metallico incandescente, superficialmente ossidato,
in una soluzione molto più fredda). Quindi l'ossido si è
fratturato ed è stato espulso via dal vapore.
Però non è un metodo preservativo, semmai è blandamente
"ablativo", scopri del metallo sano sottostante.
La procedura riduttiva all'alluminio cerca di mantenere in
sede il più possibile dei sali del metallo base riconvertendoli.
Sono abbastanza scettico sulla struttura cristallina di
questo deposito. Normalmente non è semplice ottenere buoni
depositi galvanici, lisci, compatti e bene aderenti.
Per cui la superficie potrebbe risultare si pulita ma un po'
spolverosa o friabile. L'argento va detto che ha una
notevole tendenza a cristallizzare bene (anche il rame), ma
la certezza è altra cosa
> Vorrei precisare che come primo tentativo proverei a scaldare con pistola aria calda a 300° uno
> di questi "flat cable" su uno schermo rotto che mi sono procurato, questo per vedere se con qual-
> che secondo di scaldata il flat stesso rischia di scollarsi e non e' piu possibile reincollarlo.
a 300° con aria calda fai un macello di praticamente
qualsiasi resina collante (se c'è), ossidi il rame se c'è, e
se ci sono brasature un po' dolci, saltano pure quelle.
Senza considerare che facilmente diodi vari e giunzioni le
traumatizzerai in modo tombale.
Sto pensando a uno heater come quello che uso per bruciare
erbacce e foglie secche (T = 300° / 600°)
> Se non
> si scolla farei la prova su uno degli schermi che devo riparare e speremo in bene..
> Ho anche provato a scaldare un piccolo portafiori placcato Ag, usando un fornello, cio' che e'
> successo e' che raggiunta una temperatura ha iniziato a schiarirsi, era piuttosto nero,
potresti avere fatto un "arrostimento" dei solfuri con aria
rovente. In effetti in condizioni così drastiche, in
presenza di ossigeno, i solfuri vengono ossidati a SO2 /
solfati, e il metallo sottostante a seconda della sua natura
può subire sorti diverse, in dipendenza della basicità e
dell'affinità per l'ossigeno.
Ad ogni modo, che diamine di procedura di pulizia sarebbe :
arroventare e basta ?
> pero' un po' a macchie e poi e' rimasto
> stranamente sull'opaco mentre da nuovo e' riflettente, ma forse non e'
> una prova valida perche' la placcatura Ag forse e' troppo sensibile alla temperatura e si rovina..?
è difficile capire cosa succeda fintanto che non si riesce a
determinare esattamente le condizioni iniziali : cosa stiamo
scaldando.
Argento ? Argento/resine ? Argento ossidato ? Solfuro
d'argento ? Mistura di ossidi e solfuri ?
> Se non va cosi' potrei prendere in considerazione quegli elementi che mi avete consigliato
> specialmente quelli facilmente trovabili tipo glucosio
il glucosio riduce in amb basico lo ione argento
SOLUBILIZZATO (come complesso ammoniacale ad es.), ma al
solfuro d'argento non gli fa né caldo né freddo, e nemmeno
al cloruro d'argento tal quale.
NEl momento in cui solubilizzi, tu cmq asporti materiale. E
in un secondo tempo SPERI di ridepositarlo esattamente dov'era.
In realtà in un tentativo (estremamente velleitario) di
ripristino di contatti, avrebbe senso aggiungere ULTERIORE
argento ione da fonte esterna, e tentare di fare una lieve
placcatura (e più che il foglio di alluminio, sfrutterei una
pila, in collegamento catodico al pezzo da ripristinare). Ma
anche questo diventa velleitario nel momento in cui dici che
le piste sono sottilissime, e magari vicine, perché la
placcatura magari straborda e cortocircuiti tutto.
E' molto difficile attuare processi chimici geometry-aware
:) Tant'è vero che quando si ha questa esigenza, si ricorre
a mascherature, photoresist, fotoincisione e altre tecniche
facilitative che orientano i processi, che di loro attaccano
ovunque possibile.
> etc, per l'addensante alimentare ce l'ho da
> tempo e si chiama Maizena, si trova un po' in tutti i supermarcati, io l'avevo presa per il famigerato
> metodo RETR-O-BRIGHT per sbiancare la plastica degli apparecchi elettrici. Se no potrei provare
> l'immersione in acqua bollente salata dopo avere effettuato prove sullo schermo rotto per veder se
> si stacca la colla. Mi sembra di avere detto tutto. E grazie ancora.
non ti ho potuto dare nessun contributo costruttivo, ma
credo che il fine sia troppo ambizioso per tecnologie
casalinghe :\
Però su una cosa rotta, boh, si può tentare anche a fondo perso