Il 14/06/2012 11:48, ile10 ha scritto:
> Salve a tutti.
> Sto studiando gli spettri atomici, ma qualcosa mi sfugge..
> Quando eccitiamo un atomo, ad esempio quello di idrogeno, l'elettrone
> assorbe il quanto e passa al livello energetico superiore. Dopodichè
> torna a quello di partenza, rilasciando l'energia precedentemente assorbita.
> Ciò che non capisco è quanto segue: se l'elettrone riemette l'energia
> assorbita, come facciamo a costruire lo spettro di assorbimento? Cioè,
> le righe scure che si osservano nello spettro, perchè sono scure se il
> fotone ha comunque riemesso l'energia che aveva assorbito?
> Domanda stupida, lo so. Ma non c'arrivo...
il problema è che non collochi il fenomeno a scala "nano"
(ciò che accade al singolo atomo) nel contesto hardware
(com'è fatto lo strumento).
Uno strumento sfrutta sempre un raggio di luce la quale, che
sia monocromatica o policromatica, è sempre fortemente
direzionale (è focalizzata con lenti e/o fenditure).
E il sensore, secondo il tipo di tecnica (se si vuole
valutare l'emissione piuttosto dell'assorbimento) è
collocato pure in una direzione precisa (rispett. a 90° dal
fascio incidente nel primo caso, minima luce diffusa,
nessuna luce "diretta", o a 180°, massima luce DIRETTA).
Invece la luce di emissione (ribadisco, diffusa a parte, che
rompe sempre e solo i maroni), è completamente random, la
stessa potenza assorbita nella direzione del fascio, è poi
riemessa distribuita omogeneamente in tutti gli angoli
possibili.
Quindi non è la quantità di energia che consente di
distinguere una luce non assorbita, da quella assorbita e
riemessa, ma l'informazione direzionale, che nel primo caso,
a meno dello scattering, è la stessa della sorgente, nel
secondo, è completamente persa.
ciao
Soviet
>
--
1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)