Il 10/03/2016 17.14, Elio Fabri ha scritto:
> inbario ha scritto:
>> Certo, specialmente se l'abitazione sorge su un terreno
>> vulcanico.
>>
>> Ma se le pareti della tua abitazione sono in tufo, porfido o
>> granito, il radon può² venire da esse indipendentemente da
>> dove ti trovi.
>>
>> <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
>> se si abita al terzo piano di una costruzione di
>> cinquant'anni puoi dirti abbastanza al sicuro? (zona di
>> Novara sismicità zero)
>> ...
>> le pareti dopo cinquant'anni hanno rilasciato tutto il radon?
>
> ADPUF ha scritto:
>> Ne dubito.
> E fai bene :-)
> Sarà bene chiarire qualcosa che non è stato detto.
> Il radon non è qualcosa che *si trova* in una roccia, poi
> evapora, più
> o meno velocemente, e buonasera.
beh, mica sempre vero, dipende dalla natura delle rocce usate.
Mica tutte sono sorgenti (non in modo rilevante intendo).
Altre sono semplicemente cavate da strati, magari poco
permeabili, che hanno fatto da barriera e se ne sono saturate.
Inoltre, imho, magari sbaglio ma non penserei, quando una
roccia è sepolta tra le simili rispetto a quando è
frammentata e posta in aria, si trova in un ambiente molto
diverso, nel senso che l'equilibrio tra
(assorbito dagli intorni + generato nel volume campione) <->
(emesso verso l'esterno)
si modifica pensantemente da sepolta o da messa in opera.
All'interno delle altre rocce vicine, si trova in intorni,
diciamo così, in senso lato, saturi di radon, per cui la
concentrazione del campione raggiunge lo stato stazionario
con una riemissione più forte (direzionata, ma sorvoliamo).
Una volta cavato fuori, intanto scompare la voce "assorbito
dalle rocce circostanti", per cui il bilancio di massa
diventa subito molto più negativo, e questo crea un rapido
abbassamento, diciamo transitorio alla scala umana, verso
una nuova concentrazione di equilibrio laddove la quantità
emessa eguaglia solo quella generate internamente (che poi
non sempre è significativa).
Questo fa si che una roccia in opera esala a velocità che
decresce molto ma molto più rapidamente, nella prima fase,
della velocità (trasscurabile) con cui si consuma la scorta
di radioisotopo capostipite.
Cmq questa fase di desaturazione iniziale è sicuramente di
lunghezza variabile, da un'arenaria porosa oppure un granito
(o porfido, basalto, e altre rocce molto dense e poco porose).
Mediamente la pietra assai dura non è tanto usata per la
struttura del muro (magari come rivestimento si, tipo le
"luserne"), e per il muro si tende a usare pietra
squadrabile a scalpello o segabile, più tenera e porosa.
Imho 50 anni non sono pochi per quel genere di materiale.
> Il radon viene *continuamente* prodotto come passo della
> catena di
> decadimenti che iniziano da U-238 o da Th-232.
si, ma dipende da quanto il materiale in sé ne è ricco. E
cmq da sepolto si sovraccarica negli anni, mentre una volta
fuori la scorta iniziale di radon accumulato scende nel tempo
> A differenza di tutti gli altri prodotti delle catene, il
> radon,
> essendo un gas nobile, non forma legami chimici (né
> cristalli né
> inclusioni né semplici adesioni ad altri materiali: è allo
> stato di gas
> monoatomico e diffonde all'esterno della roccia in cui ha
> avuto origine.
> Il suo tempo di dimezzamento è breve (al più 4 giorni per
> l'isotopo
> 222) quindi decade ma viene continuamente riformato dal
> decadimento di
> U-238 e Th-232, che vivono miliardi di anni.
> Non c'è quindi alcuna riduzione nella produzione di radon in
> tempi
> umani.
nella produzione magari no, ma nell'emissione molto
probabilmente si.
>
> L'origine è in tutte le rocce di tipo igneo (non
> sedimentarie): non
> occorre che siano vulcaniche in senso stretto. Possono anche
> essere
> porfidi, graniti e altre.
si, anzi, le "intrusive" inglobano molto di più di quelle
"effusive", tendenzialmente meno compatte
> Non credo perciò che la zona di Novara sia esente: bisogna
> vedere le
> condizioni geologiche locali, ma credo di sapere che le Alpi
> piemontesi sono appunto ignee (graniti?).
Mmm ... c'è probabilmente una zona di transizione laddove
gli appennini (vulcanici e antichi) si stemperano nelle alpi
vere e proprie (non vulcaniche). PRobabilmente le marittime,
forse anche le Cozie, nel cuneese (ma sparo totalmente a muzzo).
Imho è estremamente importante la porosità, perché determina
quanto dura la fase iniziale di desaturazione più intensa.
Viceversa, per la produzione a regime successiva,
concentrazioni critiche potrebbero forse aversi solo in una
cantina interrata dove magari persino il terreno ci mette
qualcosa di suo.
me lo spulcio subito, grazie della segnalazione.
Se è ben fatto, magari lo giro al collega di fisica
ambientale, che ha il radon in programma.
Ciao
>
--
1) Resistere, resistere, resistere.
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Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)