Il 02/06/2012 18:54, Alex P. ha scritto:
> Il mio vecchio post sul metanolo mi ha stimolato alcune altre domande.
> Per es. sono molti gli studi, compreso quello islandese che avevo lì
> citato,
>
http://tinyurl.com/6u584oy
> che propongono la gassificazione secondo la tecnologia a flusso
> trascinato (entrained flow) come la migliore almeno nel medio-lungo
> termine rispetto ad altre oggi usate come quella a letto fisso o a letto
> fluido (anche se non ho ben capito se in effetti il flusso trascinato è
> a sua volta una sotto-categoria del letto fluido...), le ragioni sono
> abbastanza ovvie : scalabilità anche alle alte potenze; produzione di un
> syngas molto pulito in CO e H2 senza presenza di metano o scorie/ceneri,
> che vengono liquefatte e successivamente estratte viste le alte temp di
> funzionamento (~ 1500 °C) > fusione delle ceneri (non ho cmq ben capito
> se questo slag liquido può avere effetti corrosivi sulle pareti del
> reattore...);
bisognerebbe vedere la composizione. Ma non penserei, se la
biomassa è una roba vegetale media, dovrebbe avere natura
essenzialmente alcalina ma non "caustica", con tanto
potassio, calcio, magnesio e sodio, e come anioni roba come
carbonati, silicati, ossidi, fosfati, solfati, e pochi
alogenuri (essenzialmente cloruro). Se c'è molta terra anche
ferro ed alluminio abbonderanno (aumentando anche silicati,
solfati).
Cmq in caso di necessità la composizione della scoria (poca)
e la fluidità, si possono governare aggiungendo poca calce o
sabbia, a quelle temperature.
> bassi tempi di residenza nel reattore e quindi scarsa
> possibilità di reazioni non desiderate,
Questo punto non mi è chiarissimo. A 1500° essenzialmente,
anche con brevi tempi di contatto, si raggiunge la
composizione termodinamica quasi subito nella fase gas.
Il vero punto critico per evitare "nucleazioni" non volute
(e particolato) è come freezare bruscamente tale mistura
preferita a T alta senza che stazioni a T medie (dove non è
più la composizione di equilibrio ma il tasso di conversione
è ancora alto) sino a T modeste, dove diventa stabile
CINETICAMENTE. A T.A. CO e H2 non sono assolutamente STABILI
in senso termodinamico rispetto al metanolo (e meglio ancora
metano acqua e CO2).
Ma se il quenching è brusco, tipo come attraverso una
valvola di espansione che causa crollo di T, la conversione
verrebbe congelata tal quale.
Sopra i 1500-2000° restano stabili praticamente solo le
specie biatomiche, più la sola acqua, e se l'atmosfera non è
riducente, la CO2, cosa che lì non si ha.
> ecc...così come sono noti i
> pochi svantaggi del sistema, per es. il basso contenuto di umidità e le
> ridotte dimensioni delle polveri (< 1 mmm) o la necessità di introdurre
> ossigeno (a parte l' idrogeno, facoltativamente) dall' esterno e le alte
> temp di funzionamento che necessitano di un forte raffreddamento visto
> che la sintesi del metanolo è favorita a basse temp, ~ 200-300 °C (ed
> alte pressioni).
MA il processo che dici è monostadio ? Conduce direttamente
a metanolo in un unico reattore ?
Avresti un link ?
>
> Mi chiedo tuttavia, visti i grandi consumi di energia/elettricità
> necessari per la produzione di H2 se previsto per "aggiustare" il
> raporto CO/H del syngas, non si possa piuttosto pensare di produrre in
> situ elettricità e/o calore dal syngas inizialmente alla temp di almeno
> 1300-1500 °C fino al raffreddamento desiderato a 200-300 °C, questo
> limiterebbe di molto, forse ad un terzo o la metà, il fabbisogno
L'idea in sé sembra buona.
Poi, a parte il notevole salto termico, bisogna in realtà
vedere anche l'entalpia sottostante.
Mi spiego meglio. Se la pirolisi, supportata
dall'ossidazione parziale con O2 (o aria ?), è mantenuta,
onde limitare il bisogno di idrogeno esogeno, carburata con
lo stretto indispensabile di ossigeno sufficiente solo a
scaldare quanto basta, allora l'entalpia sarà modesta (e
solo una buona coibentazione consente di mantenere i 1500°).
Ma al momento che "peschi" energia per fare recupero
termico, avendo sotto il cofano un flusso entalpico basso,
quella temperatura crolla subito, perché prelevare equivale
a non coibentare il reattore.
Il salto termico da solo, sebbene alto, disgiunto dalla
conoscenza del flusso di massa gassosa (e dei calori
specifici della miscela), purtroppo non significa molto.
Io temo che l'entalpia sia calibrata per avere appena
l'autosufficienza energetica della pirolisi, non consentendo
di generare (per ossidazione parziale) calore extra poi
usabile per fare idrogeno (in definitiva questo
accrescerebbe il bisogno di idrogeno interno, perché se fo'
affluire più aria, più idrogeno ridotto sarà perso in acqua)
> energetico per la produzione di idrogeno - che è necessario per qualcosa
> come 0,05 kg di H per litro di MeOH che per una produzione di 150 mil
> l/anno farebbero, @ 50 kWh per kg di H2, 375 mil kWh/anno; d' altro
> canto, la gassificazione, con una efficienza poniamo del 70%, di 100
> mila tonn/anno di biomassa a 1500 °C e raffreddata a, diciamo, 300 °C,
> potrebbe ricavare il 30-40% di quel fabbisogno. Non so se una cosa del
> genere è realmente sviluppata nei gassificatori industriali, al di là
> della semplice cogenerazione del calore a bassa temperatura che è cmq
> una energia molto meno nobile (ed utile) dell' elettricità
Bisogna vedere, considerando il pirolizzatore come un
generatore, che potenza realmente sviluppa. E' fatto,
immagino, per generarne meno possibile, e trattenere
l'energia interna prevalentemente come energia chimica nel
CO e H2.
Cmq, se non è strategico limitare il consumo di biomassa
totale, una frazione consistente potrebbe essere bruciata
(in situ o a parte, dipende quanto rompe estrarre la CO2
dalla miscela, e quanto rompe separare H2O dal metanolo),
per cogenerare, come dici.
ciao
CCCP
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1) Resistere, resistere, resistere.
2) Se tutti pagano le tasse, le tasse le pagano tutti
Soviet_Mario - (aka Gatto_Vizzato)