Il 12/03/2016 21:27,
radica...@gmail.com ha scritto:
> Il discorso era iniziato dal considerare i razzisti come persone che
> hanno un problema e come tali trattarle e siamo finiti a parlare di
> tutt' altro e mi pare evidente (almeno mi sembra) che stai pian piano
> irritandoti sempre di più.
è irritante chi non avendo argomenti da contrapporre, finisce per
deformare, stravolgendone completamente il significato, i miei
argomenti... irritante soprattutto perché succede spesso
> Frasi come :
> "poi se non ci arrivi (o fai finta) me ne farò una ragione"
>
> sono chiari segnali di allarme. Calma :-)
o magari di paranoia da parte tua :-)
> Ma e' assolutamente necessario essere *a priori* contrari
> all' omicidio in se e per se, nonchè alla violenza in genere
> (perfino verbale).
>
> Perchè solo in tal modo, ossia avendo un solido modello di
> riferimento, ci possiamo prendere il lusso di infrangerlo
> quando non abbiamo obiettivamente altre alternative.
non bisogna confondere azione con reazione
la società deve limitare chi, abusando della propria libertà, limita
la libertà degli altri (qualunque ne sia il motivo e la misura)
il fatto che lo faccia limitando la libertà del sociopatico (reale o
presunto tale) è una contraddizione solo apparente, non è certamente
il paradosso di Parmenide
quella del sociopatico è un'azione, quella della società è una
reazione, _non_arbitraria_, ma motivata, necessaria al mantenimento
della libertà dei singoli
ma parlando di società in genere (non necessariamente la società
aperta di Popper) le misure prese contro i sociopatici (o presunti
tali) sono state sempre dettate da componenti emotive o principi
astratti più che dalla efficacia reale, andando dalla vendetta privata
(il più delle volte sproporzionata al danno subito e spesso rivolta
verso i soggetti sbagliati), passando per l'inquisizione, arrivando
infine all'illusione che la pena (capitale o meno) fosse un deterrente
e/o un mezzo di redenzione
nel mondo reale la pena come deterrente o come mezzo di redenzione
funziona solo per alcune persone
per altre persone il deterrente diventa una sfida, uno stimolo a
delinquere e qualunque sforzo o risorsa impiegata per la
riabilitazione è semplicemente inutile
a scanso di equivoci mi riferisco a studi scientifici pubblicati negli
ultimi anni, non alle solite chiacchiere da bar
nel mondo reale poi le risorse sono *limitate*
destinare queste risorse limitate per un irrecuperabile psicopatico
come il killer di Utoya non è - come sembrerebbe - un atto di civiltà
queste risorse non vengono dal nulla, ma sono di fatto negate ad altre
persone che al contrario potrebbero portare un contributo positivo
alla società
in questo paese quanti milioni di euro vengono sprecati ogni anno per
sorvegliare i vari Riina, Provenzano, ecc.?
è più morale tagliare la spesa per la sanità o l'istruzione pubblica o
(metaforicamente) tagliare la testa a questi personaggi?
certamente ha una maggiore priorità il taglio di altri sprechi e delle
tante altre ruberie che limitano le risorse pubbliche, ma questo non
cambia il senso di quanto ho scritto
le scelte morali nel mondo reale non sono così semplici, il più delle
volte bisogna semplicemente avere il coraggio di scegliere il male minore
per esempio in diverse zone dello Himalaia usavano immergere i neonati
in un torrente gelido per allevare solo quelli che, più robusti,
sopravvivevano (fonte Tucci e/o Maraini prima metà del '900)
una pratica apparentemente disumana, ma necessaria alla sopravvivenza
in un ambiente così ostile
> Scegliere di uccidere DEVE (e dico : deve) divenire una come
> dire ... non mi viene il termine. Diciamo una decisione MOLTO
> GROSSA, molto ponderata da prendersi in casi assolutamente
> eccezionali e dove non s' ha altra via d' uscita.
>
> E di certo non mi parrebbe il caso si sparare in testa ai
> razzisti. O no ?
non ho mai scritto questo
i casi sono due: o non leggi quello che scrivo o non lo capisci
la conclusione è comunque unica: dedicare il mio poco tempo a cose più
utili :-)
--
bye
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