rokko ha scritto:
> Mi spiego. Nell'universo vi sono tutte queste galassie costituite da
> stelle. Qeste stelle causa reazioni di tipo nucleare, principalmente di
> fusione, emettono radiazioni ovvero particele sub atomiche che
> viaggiano alla vel della luce.
> Queste particelle si allontanano dalla loro sorgente in eterno oppure,
> giunte ai confini dell universo, succede loro qualcosa?
Ho seguito finora questa discussione senza intervenire, solo perché mae
ne mancava il tempo, causa nuovo PC che mi sta facendo ammattire con
l'installazione del software :-<
Ora però vorrei dire qualcosa.
Tommaso Russo ha scritto:
> Vedo che la discussione si e' concentrata sul significato della frase di
> rokko "ai confini dell'universo".
>
> Io avrei fatto prima un'altra osservazione: gran parte delle particelle
> emesse da un corpo celeste viene assorbita da qualche altra parte
> (magari nella retina o nel sesore CCD della fotocamera dell'astronomo, o
> nel rivelatore di neutrini sotto al Gran Sasso :-)
Mi fa piacere quello che dici, perché anch'io avrei chiesto prima di
tutto: ma quanta strada riescono a fare le particelle di cui parla
rokko?
Possiamo facilmente vedere che le particelle cariche non vanno molto
lontano: infatti l'Universo è tutt'altro che vuoto, e qualunque
particella prima o poi si "scontra" con qualcosa, producendo diversi
effetti, a seconda della particella, della sua energia, del bersaglio
che colpisce...
Restano da considerare solo due tipi di particelle: i fotoni e i
neutrini.
Sui primi, molto dipende (in modo complicato) dalla loro energia. Di
fatto sappiamo bene che i soli fotoni che ci arrivano da molto lontano
sono quelli del fondo a microonde, che erò non erano affatto microonde
quando sono partiti.
E questa considerazione introduce un aspetto che è stato accennato da
dumbo, però in modo veloce, e forse poco comprensibile dall'OP, che mi
sembra sia alle prime armi (senza offesa: nessuno nasce imparato).
Ci torno più avanti.
Sugli "inafferrabili" neutrini, confesso che non conosco dati.
Di sicuro anche i neutrini interagiscono, anche se poco: la prova è
che si fabbricano i rivelatori per neutrini :)
Ma non ho idea di quale sia il "cammino libero medio cosmico" di un
neutrino, che comunque dipende fortemente dalla sua energia: i neutrini
di energia più alta interagiscno di più, quindi fanno meno strada.
Quello che scrivi poi:
a me non torna per niente, ma non ho letto la fonte che citi (solita
mancanza di tempo).
Ma scommetto che anche se riuscissi a leggerlo non rimuoverebbe le mie
obiezioni, che ora non ti scrivo anche perché mi sembrano piuttosto
OT.
rokko ha scritto:
> Nell'ipotesi in cui l'universo sia abbastanza omogeneo, ovvero le
> galassie siano distribuite in esso in modo casuale, ovvero ancora non
> esista una zona periferica vuota di materia, le stelle vicine alla
> periferia emetteranno pure radiazioni e particelle veloci, no? Che si
> sposteranno in linea retta, giusto? Ma quelle dirette verso l'esterno,
> per definizione, non potranno proseguire oltre i confini perché oltre i
> confini dell'universo per dwfinizione non c'è niente, neppure il nulla.
> Quindi che fanno? Tornano inxietro?
Questo tuo intervento mette in evidenza una concezione che bisogna
criticare: tu parli di "periferia" e di "linea retta", il che dimostra
che concepisci l'Universo come una palla in uno spazio euclideo
Ormai da un secolo la cosmologia nata con Einstein ha sconvolto questo
punto di vista: l'Universo è *tutto quello che c'è*; non esiste spazio
al di fuori.
Inoltre lo spazio non è detto che sia euclideo (la questione è
soggetta a determinazioni sperimentali, assai indirette, di cui non
posso parlare ora)
Infine, l'Universo è in espansione; la legge di questa espansione nel
tempo è ancora sub-judice, anche se oggi è di moda parlare di
*accelerazione* dell'espansione.
Comunque che l'espansione ci sia è fuori dubbio, e influenza in modo
pesante la descrizione teorica dell'Universo (i cosiddetti "modelli
cosmologici"). Molti ragionamenti che si fanno su base intuitiva, e che
ho letto anche in questo thread, alla luce di ciò che sappiamo non
stanno in piedi.
Una nota a parte su una tua frase:
> perché oltre i confini dell'universo per dwfinizione non c'è niente,
> neppure il nulla.
Bella :-)) Pensa che cosa può significare "non c'è il nulla", provando
ad asserire la proposizione opposta: "c'è il nulla".
Come c... fa "il nulla" a esserci?
A mio parere questa non è fisica, e neppure metafisica: sono solo
chiacchiere vuote che purtroppo piacciono ad alcuni filosofi.
Esempio: pare che Heidegger abbia scritto "das Nichts vernichtet" che
ho visto tradotto "il Nulla nullifica".
Questa sarebbe filosofia?
flym ha scritto:
> Detto così suona male perché si dovrebbe trovare. Il fatto che siano
> infinite da subito tre dimensioni spaziali significherebbe che esiste
> una informazione istantanea su scala infinita del crearsi dell'universo
> nel big bang, e questo si ridurrebbe ad una iper-mega-ultra-galattica
> supernova in uno spazio praticamente preesistente in pratica newtoniano.
>
> In oltre si dovrebbe dedurre che la nostra galassia è al centro
> dell'universo, visto che tutte le altre si allontanano da noi
> omogeneamente in tutte le direzioni e che in tutte le direzioni vediamo
> la superficie (l'ultima superficie di scattering dei fotoni) del bigbang
> (il fondo a microonde). Dovremmo insomma rinunciare ad uno dei capisaldi
> del modello standard che è la indifferenza dell'osservatore, o
> isomorfismo per traslazione.
>
> Non credo ce la si possa cavare così.
> Le tre dimensioni sono comunque limitate, l'universo è aperto nel suo
> essere a 4 dimensioni includendo quella temporale.
> Infatti la valutazione delle geometrie la si fa misurando la densità di
> galassie a Z (red shift, e quindi età) di versi: se al tempo T1 < T2 la
> densità è superiore a quella che si può dedurre dalla densità attesa a
> ritroso dal tempo T2 se lo spazio-tempo fosse piatto, vuol dire che
> l'espansione è stata frenata, dal quanto dipende l'apertura
> (quadridimensionale) o la chiusura dell'universo. Ma le tre dimensioni
> del solo spazio saranno sempre chiuse a T1 come a T2.
Non ho capito quasi niente di quello che scrivi.
Non so come descriveresti tu in parole un universo di Robertson-Walker
con sezioni spaziali piatte e in espansione.
Forse hai ragione su un punto: questi concetti *non sono esprimibili
in parole*. L'unica è darne una rapresentazione matematica.
Quanto alla nostra galassia al centro dell'universo, è un'idea
intutiva quanto sbagliata.
Se l'espansione è omogenea, tutte le distanze aumentano secondo la
stessa proprozione, e un ipotetico astronomo di un'altra galassia
osserverebbe anche lui la stessa espansione, con la stessa costante di
Hubble ecc.
Quindi l'espansione non dimostra affatto che esista un centro.
> Le tre dimensioni sono comunque limitate, l'universo è aperto nel suo
> essere a 4 dimensioni includendo quella temporale.
Questo lo dici tu, ma non vedo su che base lo dici.
Ripeto: è perfettamente possibile scrivere delle metriche di
Robertson-Walker con curvatua negativa, nulla o positiva.
Quello che scrivi dopo mi riesce incomprensibile, ma direi che hai
un'idea sbagliata di come si fa a dedurre da cose come la relazione
redshift-distanza quale sia la curvatura delle sezioni spaziali.
Naturalmente è impossibile andare più a fondo in questa sede...
--
Elio Fabri