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La mutazione genetica Cc5-delta32 che rene resistenti all'HIV il 10% degli europei

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ant...@gmail.com

unread,
Jan 13, 2006, 1:54:44 PM1/13/06
to
A causa della selezione naturale operata dal vaiolo e da altre passate
epidemie, il 10% degli europei ha compiuto un balzo in avanti nel
lentissimo processo evolutivo che va avanti da milioni di anni.
Vi propongo die articoli che ho trovato:
Primo articolo
http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=172

Secondo articolo
http://www.sieropositivo.it/default.cfm?channel=26&ID=1551

C'e' anche un articolo in inglese:
http://groups.google.it/group/misc.health.alternative/msg/949ae1fe41bb0cbf
un po' lungo.

Copio solo i primi due articoli in italiano (che non sono troppo
lunghi)

Primo articolo:
Europei meno esposti all'AIDS grazie al vaiolo
Presso l'Università di Berkeley, in California, è stato condotto uno
studio sulle possibili relazioni tra AIDS e vaiolo e se ne è tratta
una conclusione sorprendente: in Europa la resistenza all'AIDS è più
forte che altrove proprio 'grazie' al vaiolo. Il 10% degli europei ha
infatti una mutazione genetica, selezionata dall'organismo umano per
resistere al vaiolo, che è in grado di disattivare una proteina
dell'HIV: in coloro che presentano la mutazione in uno dei due geni che
codificano questa proteina, nel caso in cui contraggano l'AIDS, la
malattia progredirà più lentamente; chi invece possiede la mutazione
in entrambi i geni, è pressoché resistente alla malattia. I risultati
dello studio giungono al termine di una lunga analisi delle condizioni
storiche e sociali dell'Europa, che hanno evidenziato come il vaiolo,
radicato nel Vecchio Continente negli ultimi 2.000 anni, abbia
interessato nei secoli la quasi totalità della
popolazione. Questo particolare, unito alle affinità biologiche tra
vaiolo e AIDS e al fatto che entrambi i virus si basano sull'RNA, hanno
portato a concludere che si deve al vaiolo la mutazione che, oggi,
protegge dall'HIV
molti europei.

Secondo articolo:
«GRAZIE ALLE PANDEMIE DEL XIX SECOLO 10% EUROPEI IMMUNE ALL'HIV»
da La Gazzetta del Mezzogiorno - 11.03.2005
Furono proprio le pestilenze e la propagazione nel continente di letali
febbri virali a favorire la diffusione di una mutazione genetica grazie
alla quale s'è sviluppata l'immunità al virus. E' quanto afferma uno
studio condotto da due biologi britannici pubblicato sulla rivista
"Journal of
Medical Genetics"
LONDRA - Le sofferenze patite dai nostri avi durante le terribili
epidemie di peste e di colera che dal Medioevo fino al XIX secolo
decimarono la popolazione europea, non sono state vane. Furono proprio
le pestilenze e la propagazione nel continente di letali febbri virali
a favorire la diffusione di una mutazione genetica grazie alla quale il
10% degli europei
di oggi è immune al virus Hiv dell'Aids.

E' quanto afferma uno studio condotto da due biologi britannici
pubblicato sulla rivista "Journal of Medical Genetics", il quale spiega
così il perchè la piaga dell'Aids si sia abbattuta fino ad oggi con
molta più ferocia sull'Africa che non sull'Europa.
Un europeo su dieci presenta la mutazione genetica, denominata
Ccr5-delta32, che rende resistenti all'Hiv impedendo al virus
l'ingresso nel sistema immunitario. La percentuale sale fino al
14-15% in Scandinavia, dove le epidemie si protrassero fino al 1800.

E' proprio nelle aree dove le epidemie sono state più recenti,
dunque, che si rileva il maggior numero di individui immuni. La
mutazione invece si riscontra molto raramente nei Paesi che si
affacciano sul Mediterraneo e risulta del tutto assente nelle
popolazioni dell'Africa sub-Sahariana e dell'Asia, come pure fra
gli Indiani d'America.
«Il fatto che il Ccr5-delta32 sia limitato all'Europa suggerisce che
le epidemie del Medioevo ebbero un ruolo importante nell'incremento
della frequenza della mutazione», ha spiegato al quotidiano britannico
"The Daily Telegraph" Christopher Duncan dell'Università di
Liverpool, che con la
collega Susan Scott ha condotto lo studio.

I due ricercatori hanno messo a punto una matrice matematica che ha
mostrato come la frequenza della mutazione genetica sia aumentata ogni
volta che si verificava un'epidemia: dalla Morte Nera del 1347
passando per la Grande Peste di Londra del 1665-66 fino ad arrivare
alle epidemie che travolsero Copenhagen, la Svezia, la Russia, la
Polonia e l'Ungheria fino
agli inizi del XIX secolo.

Il modello da loro creato ha evidenziato come le pressioni della
selezione naturale abbiano incrementato il numero dei portatori della
mutazione da uno su 20.000 nel XIV secolo ad uno su dieci tre secoli
più tardi. Ogni volta che le epidemie di peste e di febbri emorragiche
virali si abbattevano su un villaggio uccidendone la metà degli
abitanti, si registrava un aumento fra i sopravvissuti degli individui
protetti dalla
mutazione genetica.
Questi ultimi poi trasmettevano la resistenza naturale alla prole, che
a sua volte era più predisposta a sopravvivere ad epidemie successive.

ant...@gmail.com

unread,
Jan 13, 2006, 3:00:03 PM1/13/06
to

Ary

unread,
Jan 13, 2006, 5:35:59 PM1/13/06
to

<ant...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:1137178484.1...@g44g2000cwa.googlegroups.com...

A causa della selezione naturale operata dal vaiolo e da altre passate
epidemie, il 10% degli europei ha compiuto un balzo in avanti nel
lentissimo processo evolutivo che va avanti da milioni di anni.
Vi propongo die articoli che ho trovato:
Primo articolo
http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=172

Secondo articolo
http://www.sieropositivo.it/default.cfm?channel=26&ID=1551

Copio solo i primi due articoli in italiano (che non sono troppo
lunghi)

Primo articolo:
Europei meno esposti all'AIDS grazie al vaiolo

Per forza! grazie al cazzo di mia nonna.
Il virus Hiv è un virus del vaiolo modificato ad arte in laboratorio!

a.


PonnFarr

unread,
Jan 13, 2006, 6:46:45 PM1/13/06
to

<ant...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:1137178484.1...@g44g2000cwa.googlegroups.com...
A causa della selezione naturale operata dal vaiolo e da altre passate
epidemie, il 10% degli europei ha compiuto un balzo in avanti nel
lentissimo processo evolutivo che va avanti da milioni di anni.
(.......)

Mah... non ho le conoscenze mediche per stabilire l'attendibilità di tali
notizie, ma che il 10% degli europei sia resistente al virus HIV mi pare troppo:
troppo alta la percentuale e troppo azzardata l'ipotesi.
Credo che per affermarlo con certezza si dovrebbe selezionare un numeroso
campione rappresentativo di soggetti (diciamo qualche migliaio di persone) ai
quali inoculare il virus HIV, poi vedere in quanti avviene la sieroconversione e
in quanti quanti il sistema immunitario elimina il virus spontaneamente.

Assai più semplicemente, basterebbe verificare che nella popolazione
sieropositiva non esista la mutazione Ccr5-delta32: se nessun sieropositivo ce
l'ha, allora si può prendere in considerazione la teoria e lavorarci sopra per
studiare un vaccino o una terapia, altrimenti mi sento di dire che si tratta
semplicemente di chiacchiere...

ant...@gmail.com

unread,
Jan 13, 2006, 7:00:29 PM1/13/06
to

Ary ha scritto:

> Il virus Hiv è un virus del vaiolo modificato ad arte in laboratorio!
>

Ho trovato questo
http://www.anarcotico.net/index.php?name=News&file=article&sid=1672

Spero che non sia vero.
Ci sono link o riferimenti con maggiori informazioni?
Quanto è davvero credibile un'ipotesi del genere?

Il fatto è che, se ho capito bene, vengono accusati gli americani,
vero?
Perchè allora, tra le prime aree interessate, ci sono proprio le
grandi città americane? Perchè sperimentare un'arma contro sè
stessi?

ant...@gmail.com

unread,
Jan 13, 2006, 7:27:05 PM1/13/06
to

PonnFarr ha scritto:

> altrimenti mi sento di dire che si tratta
> semplicemente di chiacchiere...

Certo, il fatto che quell'articolo in inglese sia stato proposto anche
su un forum dal titolo "health.alternative" dà un po' da pensare.
Devo però dire che su HELPAIDS, precisamente su
http://www.helpaids.it/prevenzione/dove6.php#4
(Fattori legati al singolo individuo)

è scritto:
"Resistenza all'infezione: per particolari caratteristiche genetiche e
immunologiche alcuni individui sono particolarmente resistenti
all'infezione, per cui non si contagiano anche se vengono esposti al
virus (ciò è stato osservato per individui che possiedono variazioni
genetiche di particolari corecettori necessari all'HIV per poter
infettare le cellule)."

ant...@gmail.com

unread,
Jan 13, 2006, 7:38:49 PM1/13/06
to

PonnFarr

unread,
Jan 14, 2006, 12:07:56 PM1/14/06
to
<ant...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:1137198425.4...@g47g2000cwa.googlegroups.com...

> Certo, il fatto che quell'articolo in inglese sia stato proposto anche
> su un forum dal titolo "health.alternative" dà un po' da pensare.
> Devo però dire che su HELPAIDS, precisamente su
> http://www.helpaids.it/prevenzione/dove6.php#4
> (Fattori legati al singolo individuo)

> è scritto:
> "Resistenza all'infezione: per particolari caratteristiche genetiche e
> immunologiche alcuni individui sono particolarmente resistenti
> all'infezione, per cui non si contagiano anche se vengono esposti al
> virus (ciò è stato osservato per individui che possiedono variazioni
> genetiche di particolari corecettori necessari all'HIV per poter
> infettare le cellule)."


Helpaids mi pare senz'altro fonte assolutamente attendibile, non metto in dubbio
che in letteratura siano stati descritti casi di persone ripetutamente esposte
al virus senza che ne siano rimaste infettate.

Le mie perplessità riguardano altri parametri.
1 - la percentuale: il 10% di persone resistenti al virus mi pare tanto. Lì si
parla di "alcuni individui", il chè personalmente mi fa immaginare un numero
molto limitato di persone.
Definire "alcuni individui" 80 milioni di persone, cioè il 10% della popolazione
europea, non mi sembra appropriato.

2 - l'inequivocabile e certa azione della mutazione Ccr5-delta32 come fattore
protettivo dal virus HIV: se nessuna persona HIV+ presenta tale mutazione è un
indizio, ma per avere la certezza del suo potere immunizzante si dovrebbe, come
dicevo, inoculare il virus HIV a un campione numeroso e rappresentativo di
persone che hanno questa mutazione e verificare che non avvenga la
sieroconversione.
Solo dopo questa verifica si potrà affermare che la presenza nel genoma della
mutazione Ccr5-delta32 impedisce al virus HIV di penetrare nel sistema
immunitario.

Se è vero, spero per me e auguro a tutti gli S- del NG di appartenere al novero
dei mutanti... :-)

ant...@gmail.com

unread,
Jan 14, 2006, 9:00:03 PM1/14/06
to

ant...@gmail.com ha scritto:

Credo poi che questo sia il peggiore di tutti
http://cosco-giuseppe.tripod.com/medicina/aids.htm

Onestamente, mi sembra un po' assurdo. Per esempio, ecco un punto che
non quadra:

> "Il Laboratorio di alta sicurezza di Fort Detrick realizzò l'unione dei virus
> Visna e Htlv-1. Il risultato fu l'Hiv messo a punto tra la fine del 1977 e la
> primavera del 1978. Il 'cocktail' di Fort Detrick venne testato su carcerati
> che decidevano volontariamente di partecipare all'esperimento in cambio della
> libertà anticipata. Siccome i sintomi non si manifestano prima di 6 mesi, i
> test furono giudicati fallimentari e i carcerati vennero rilasciati".
> "Alcuni di loro erano omosessuali, - continua Segal - e una volta arrivati a
> New York, ignari delle loro condizioni, cominciarono a trasmettere il contagio
> a persone del giro dei gay newyorckesi. E qui, nel 1979, si manifestò il primo
> caso conclamato di AIDS, e la malattia cominciò a diffondersi rapidamente".

Parlo sempre da non competente: quanto tempo intercorre tra la
primavera del 1978 ed il 1979? Un anno. E quando mai si e' sentito di
casi di AIDS conclamato dopo appena un anno dal contagio?
Ecco perche' queste affermazioni mi appaiono tendenziose.

ant...@gmail.com

unread,
Jan 14, 2006, 9:05:40 PM1/14/06
to

PonnFarr ha scritto:

>
>
> Le mie perplessità riguardano altri parametri.
> 1 - la percentuale: il 10% di persone resistenti al virus mi pare tanto. Lì si
> parla di "alcuni individui", il chè personalmente mi fa immaginare un numero
> molto limitato di persone.
> Definire "alcuni individui" 80 milioni di persone, cioè il 10% della popolazione
> europea, non mi sembra appropriato.

Guarda, un'ipotesi che si potrebbe fare e' la seguente.
Si legge in uno dei due articoli in italiano che alcune persone hanno
questa mutazione in due geni, altre in uno solo; quelle che ce l'hanno
in uno solo sono resistenti all'HIV non nel senso di non contagiarsi
mai, ma nel senso di contagiarsi e pero' di non presentare progressione
della malattia a lungo termine (sono quelle persone che, dopo 20 anni o
piu', stanno ancora bene, ringraziando il Cielo). Probabilmente la
percentuale di 10% si riferisce a persone che hanno la mutazione in
(almeno) un gene (ma non necessariamente in due).
Cio' coinciderebbe, con la percentuale di pazienti detti "long term
non-progressors" presentata su
http://scienzadellosport.coni.it/index.php?id=209
(QUADRI CLINICI DELL'INFEZIONE DA HIV, Infezione asintomatica)

Si potrebbe fare questo calcolo approssimato (non me ne intendo e non
ho alcuna intenzione di pensare di dire cose non errate).
Se la probabilita' per un europeo di avere la mutazione in questione su
(almeno) uno dei due geni e' 1 su 10, quella di averla su entrambi
dovrebbe essere
1 su 10 moltiplicato 1 su 10
uguale 1 su 100
quindi la percentuale di europei praticamente immuni all'HIV potrebbe
essere circa l'1% e non il 10%.
Inoltre, puo' darsi che, anche chi abbia la mutazione su entrambi i
geni, non e' che non possa proprio contagiarsi mai, ma possa
semplicemente contagiarsi con estrema difficolta'.

Ci sarebbe poi da aggiungere che quell'articolo inglese, oltre alla
mutazione Cc5-delta32, che forse (come hai scritto anche tu nella tua
osservazione 2) si chiama piu' correttamente "Ccr5-delta32", si
riferisce anche ad un'altra mutazione:
si legge
"CCR5 and CCR2b"

>
> Se è vero, spero per me e auguro a tutti gli S- del NG di appartenere al novero
> dei mutanti... :-)

ossia degli X-Men, se hai presente l'omonimo film :-)

Ary

unread,
Jan 15, 2006, 6:43:44 AM1/15/06
to

<ant...@gmail.com>

Parlo sempre da non competente: quanto tempo intercorre tra la
primavera del 1978 ed il 1979? Un anno. E quando mai si e' sentito di
casi di AIDS conclamato dopo appena un anno dal contagio?
Ecco perche' queste affermazioni mi appaiono tendenziose.

In verità è stato creato appositamente, come arma biologica, etica e
razzistica, nel 1969. Ci sono le prove.
Ma Conan il Barbaro non pagherà mai, per questo.

a.


ant...@gmail.com

unread,
Jan 20, 2006, 12:01:07 PM1/20/06
to

ant...@gmail.com ha scritto:

> si chiama piu' correttamente "Ccr5-delta32", si
> riferisce anche ad un'altra mutazione:
> si legge
> "CCR5 and CCR2b"
>

Un'ulteriore conferma di questa teoria si trova su

http://scienzadellosport.coni.it/index.php?id=206

"Replicazione dell'HIV
...
1) Adesione: per poter penetrare nella cellula bersaglio l'HIV deve
prima di tutto legarsi ad essa; il virus si può legare a cellule che
abbiano sulla loro superficie uno specifico recettore, denominato CD4,
al quale aderisce tramite una specifica porzione dell'envelope,
costituita da due glicoproteine: la gp120, più esterna, e la gp41,
situata più internamente.
Il primo legame avviene quindi tra la gp120 ed il recettore CD4; è
necessario però anche un secondo legame, che avviene tra la gp120 ed
un corecettore presente sulla superficie della cellula (il principale
di questi corecettori è stato denominato CCR5; si è visto che persone
affette da una difetto genetico di questo corecettore sono in grado di
resistere all'infezione).
2)..."

Ora sappiamo anche cosa è questo CCR5.

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