> Mi domando: Se il buon Dio dei Cristiani è infinita bontà, perchè fa
> morire tanti innocenti tra atroci dolori?
Me lo sto chiedendo anche io da tanto tempo... non so aiutarti. Io
intanto penso che "il buon Dio dei Cristiani" non esista e mi affido a
sogni molto piu' terra terra nell'attesa del giorno del trapasso, o a
personaggi che ispirino un "mondo migliore", vedi John Lennon, Ernesto
Che Guevara, Albert Einstein, Isaac Asimov...
Cosa ne dici, e' solo una fuga? E' sicuramente tutto piu' facile, ma
perche' complicarsi la vita alla ricerca di un Dio?
Ciao,
Federico
> Ah, ho capito, siamo in beta testing! A quando "Dio versione 1.0"?
Ccccciao Renk!
cucccurucu`!
com'e` che non e` cross-postato in *.barzellette?
Bye, Govinda
** QUI ED ORA ** SONO/SEI/E' ** L'ETERNO INFINITO **
>Mi domando: Se il buon Dio dei Cristiani è infinita bontà, perchè fa
>morire tanti innocenti tra atroci dolori?
Perche`Li ama e vuole ricongiungerSi con essi, che Lo ritrovano
attraverso il dolore.
Amen.............. Govinda
>perche' complicarsi la vita alla ricerca di un Dio?
Giusto!
Infatti:
Dio non si cerca, Dio si trova
finche` Lo cerchi, non Lo trovi.
f.to:
il tuo beneamato Govinda :-P
>La domanda era giustappunto polemica, ed anche se può sembrare un pò
>banale, proprio in questi giorni di post congresso non lo è.
Le tue riflessioni sono interessanti, ma non capisco perche' porle in
modo polemico. Capirei la polemica contro il Congresso Eucaristico
Nazionale, ma le scelte di vita legate ad una religione non credo
possano essere oggetto di polemica. Sono scelte, e in quanto tali
facoltative.
Il Cristianesimo poi ha una forte dimensione di quotidianita', di
concretezza che purtroppo viene un po' ignorata da molti, che invece
preferiscono la dimensione spirituale, che se pur non va trascurata,
e' solo un aspetto.
Credo che sia molto vicino a Dio chi lo cerca, anche se avolte sembra
una ricerca vana. (Per rispondere a Govinda, che saluto amabilmente).
Il Cristianesimo e' una testimonianza, e andrebbe vissuto come tale.
Non credo che l'errore del CEN sia stato di rivolgersi al piu' vasto
pubblico possibile, credo che lo scandalo sia stato l'offrire una
testimonianza che anziche' arricchire impoverisce. Sia stato l'aver
offerto la massima visibilita' senza curare minimamente
l'interiorita'. Sia stato l'aver offerto spettacoli che in niente si
distinguevano dagli altri, se non l'aver interrottto Bob Dylan, cosa
che credo nessun altro avrebbe fatto.
Boh, queste sono le cose che mi sono venute in mente dopo aver seguito
e da un po' la "polemica religiosa". Spero di non aver disturbato.
Prosit!!!!
#### SUPERCIUK! ####
dag...@iperbole.bologna.it
l'acqua fa mal, il vino fa cantar!!!
Alcune riflessioni sull'anima......:
I Cristiani, che sviluppano il concetto di mortalità del corpo e
di sopravvivenza dell'anima, parlano di qualcosa che non appartiene alla
loro tradizione, perché secondo la tradizione giudaico-cristiana l'anima non
esiste. Manca addirittura la parola per dire anima. Nel Credo i Cristiani
invocano la resurrezione del corpo, non l'immortalità dell'anima.
L'anima è un concetto greco. Non è però pensata come il "luogo" della
soggettività, qualcosa che gioca le sue carte nell'eternità o
nell'immortalità. I Greci, non fidandosi dei sensi che sono ingannevoli,
pensano all'anima come alle strutture razionali necessarie per dominare la
natura. I Cristiani rubano questo concetto di anima perché funziona a
livello popolare. All'inizio San Paolo era convinto che non sarebbe mai
morto, poi che sarebbe stato assunto in cielo direttamente, poi, visto che a
Corinto morivano, che anche i Cristiani morivano, si rassegna all'idea che
bisogna morire e recupera il concetto greco di anima. E l'anima, che in
Grecia vuol dire ragione, viene riproposta dai Cristiani in termini di
salvezza, anche se questo è per lo più un sentimento popolare: nessun
teologo cristiano parla infatti dell'immortalità dell'anima. Quindi anche il
cristiano percepisce l'essere umano interamente come corpo che aspetterà
l'ultimo giorno per la sua resurrezione.
I Greci invece avevano dei concetti più modesti, non avevano desideri infiniti
come i Cristiani, e l'essere umano era qualificato come brotos, mortale.
Omero non dice mai anthropos, uomo, dice "i mortali". Il concetto di mortale
è un concetto radicato, perché l'essere umano definisce se stesso a partire
dalla morte. E la morte diventa poi in qualche modo l'essenza del tragico.
La tragedia non è un genere letterario, è un accadimento tragico che nasce
in Grecia e muore in Grecia: solo il greco può pensare in modo tragico, il
cristiano e il protestante non possono farlo perché se credono
nell'immortalità non c'è nessuna tragedia. Il greco sa che con la vita sulla
terra finisce tutto, che l'essere umano può vivere solo se costruisce un
senso (a differenza dell'animale che è esonerato da tale costruzione). E
tutto questo in vista della morte, che è l'implosione di ogni senso. Quindi
l'individuo si trova qualificato da una produzione di senso senza la quale
non può vivere, in vista della sua implosione, che allude all'insignificanza
di quel senso. Qui nasce la tragedia. Essa viene in qualche modo compensata
con la filosofia, che porta le contraddizioni esistenziali a livello logico,
quindi le acquieta. I problemi logici si possono risolvere, quelli
esistenziali un po' meno. La filosofia potrebbe quindi essere pensata come
un rimedio al dolore....
>Federico Baffetti <tap...@iperbole.bologna.it> ha scritto:
>
>>Cosa ne dici, e' solo una fuga? E' sicuramente tutto piu' facile, ma
>>perche' complicarsi la vita alla ricerca di un Dio?
>
> La vita che stai vivendo è unica. Se la consumi alla ricerca
>di qualcosa che potrebbe anche non esserci, allora hai perso la tua
>unica occasione.
Non se questo qualcosa, pur difficile da credere, rappresenta l'unico
senso che puoi dare ad una vita che altrimenti a piu' riprese ti
lascia spiazzato, in preda a troppi perche'?
Certo non e' semplice, ma per dire, per me e' molto piu' strano che
improvvisamente il cielo diventi vuoto, un tramonto non rimandi piu' a
niente di "altro", di inspiegabile, in qualche modo di "spirituale"
(cioe' presente solo in una dimensione non concreta); oppure per me
sarebbe troppo doloroso pensare d'untratto che i miei cari defunti non
li rivedro' in effetti mai piu', e che con la morte finisca tutto.
Intendo dire, non sono questioni su cui si possa parlare cosi' con
leggerezza, non di fronte alla morte, che pure accetto con molto
fatalismo.
Non credo che la fede sia frutto di lievita', di gigioneria, o peggio
di creduloneria e stupidita'.
Per altro aggiungo che le cose cui ambisci tu (i viaggi, la vita
unica, l'occasione da perdere) sono tutte cose che condivido in pieno
e forse di piu' (non amiamo entrambi la musica?). Lo sforzarzi di
credere (chi puo' veramente definirsi un credente?) non ti toglie
queste possibilta', e per quanto mi riguarda le amplifica.
>
> Le domeniche e le feste vanno passate con la gente che si ama
Anche qui: la messa E' il manifestarsi di questo amore: E' lo stare
con chi si ama, con TUTTI quelli che si amano e anche con quelli che
non si amano, per coloro che credono.
Poi si possono avere posizioni diverse, il cielo per altri puo'
effettivamente essere vuoto ecc... ma non mi spiego questa acrimonia,
continuo a non spiegarmela, anche con la Tosti: insomma se fate tanta
fatica a distaccrvi da una (supposta) educazione ricevuta, dovete fare
i conti con la vostra maturita', non prendervela con l'oggetto del
vostro dubbio infamandolo per allontanare il rischio di ricascare
dentro all'inspiegabile.
Se ho mancato di rispetto scusatemi.