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Risposta su Genova

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Risposta su Genova


di Fulvia Bandoli
Documento Politico del 25 Luglio 2001

Risposte su Genova

Sono andata a Genova anche ai dibattiti dei primi giorni, che sono state
straordinarie occasioni di incontro, di approfondimento, di individuazione
di tante proposte serie e realizzabili per cambiare radicalmente il segno a
questa concreta mondializzazione americana (come l'ha chiamata efficacemente
Giulietto Chiesa sulle Pagine del Manifesto).
Ma a voi giustamente non interessano le posizioni personali, voi chiedete al
mio partito semplicemente questo:
perché avete tanto oscillato, prima astenendovi sulla Mozione del Polo alla
Camera, poi votando contro al Senato, poi aderendo in modo incerto e poco
convinto alla manifestazione e infine decidendo , dopo i primi gravissimi
incidenti, di non fare partire i pullman previsti?
Che io e diversi altri dirigenti DS, semplici iscritti, tanti ragazzi della
sinistra giovanile, diversi parlamentari, compagni della autonomie
tematiche, sindacalisti, amministratori importanti, esponenti DS del mondo
dell'associazionismo e del volontariato fossimo a Genova, che questo
Giornale che ci ospita abbia seguito così puntualmente, tutto ciò non è
bastato a rispondere alla domanda nuda e cruda che molti di voi rivolgono in
queste ore ai DS, con rabbia, disillusione, e una qualche voglia di
abbandonarci.
Il nostro "essere o non essere" che per la verità riguarda solo Genova, ma
che ci attanaglia ogni qual volta siamo chiamati a prendere una decisione, è
la primissima risposta alla vostra domanda: dopo la sconfitta elettorale
questo partito pare incerto su tutto, e forse è comprensibile quando si
ragiona di una perdita tanto secca, ma non è ancora la spiegazione vera e
profonda del perché il principale partito della sinistra italiana non sia
riuscito a trovare una sua strada autonoma e forte che lo portasse a Genova.
Io penso che la mancanza di riflessione sullo stato del mondo e del Pianeta
a visione del mondo si sarebbe detto un tempo - sulle crescenti ingiustizie
sociali, sulle grandi contraddizioni, sulla formidabile concentrazione di
risorse in poche mani, sulla perdita dei diritti fondamentali.penso che
venga da questo vuoto l'incredibile sequenza di errori compiuti.
Fatto sta che in questi giorni è difficile parlare davanti ai nostri
elettori, confrontarsi con i numerosissimi giovani che pacificamente hanno
dato vita al Genova Social Forum, trovare una strada che riapra un dialogo.
Non basta per un partito di sinistra che voglia avere una sua idea dello
sviluppo dire che la mondializzazione è una occasione ma va governata, resa
più giusta. Bisogna dire come la vogliamo governare, cosa proponiamo di fare
sul grande nodo che riguarda l'ONU e il suo progressivo svuotamento, come
pensiamo di costringere le grandi Multinazionali dei farmaci a lasciare
liberi dai brevetti i paesi poveri, cosa mettiamo in campo perché il
Protocollo di Kyoto non faccia la fine dei tanti trattati internazionali mai
applicati, come cambiamo le regole del commercio. Tutte questioni che a
Genova forse i G8 hanno nominato ma che hanno sicuramente, tutte, rinviate
all'anno venturo! Tranne un piccolo fondo sulla lotta all'AIDS, che stanzia
un decimo del necessario, e che costerà all'Italia tanto (400 miliardi)
quanto è costato organizzare il Summit di Genova (350 miliardi). Questo è
l'esito vero di quella riunione, con una appendice ancora più
inquietante..svoltasi fuori dalle stanze del vertice: Berlusconi che dice si
a Bush sullo scudo spaziale! E naturalmente non ci dice quanto costerà in
termini di aumento delle spese militari! Tutto questo non possiamo farlo da
soli, ma possiamo suonare la sveglia al Partito del Socialismo europeo e
alla Internazionale Socialista perché comincino una buona volta a far
sentire voci e opinioni e non l'assordante silenzio di queste settimane.
Noi siamo un partito, non un movimento, questo mi è chiarissimo. Abbiamo
ruolo e compiti diversi ma se non ascoltiamo la società che si muove e si
trasforma, se non riusciamo a capire due anni dopo Seattle che li era
accaduto qualcosa di serio, che l'opinione di moltissimi cittadini del mondo
stava cambiando, allora dobbiamo interrogarci seriamente, perché c'è
qualcosa di molto serio che si è inceppato. E non voglio tralasciare neppure
la violenza.... quella dei provocatori organizzatissimi e imprendibili -
pure avendo a Genova 17.000 agenti vari - , quella della polizia sui
pacifisti e sulle loro sedi, quella dei ragazzi che pensano di combattere le
ingiustizie insultando la polizia perché non hanno ancora trovato una strada
giusta - come ha detto il padre del ragazzo ucciso a Genova, quella della
barricate alzate a protezione degli 8 - sembra il muro di Berlino mi ha
detto un tassista genovese passando accanto alla zona rossa. Violenze tra
loro diverse, lo so bene e non voglio paragonarle ma che vanno respinte
tutte perché ognuna di esse contribuisce ad oscurare i contenuti che si
vogliono mettere al centro e rischia di annullare tutte le buone ragioni di
questo mondo. E' solo l'inizio di una risposta, un abbozzo, perché le
risposte vanno cercate insieme, nella discussione e nel confronto e anche
nelle differenze: ma anch'io penso che Genova era un appuntamento da
vivere..con le nostre forme e i nostri modi, e i nostri contenuti, se
fossimo stati capaci di metterli insieme.
Non siamo ancora fuori tempo massimo... non c'è ritardo che una buona e
chiara politica non possa recuperare.

24 luglio 2001

Fulvia Bandoli

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