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La verità sulla strage di Falcone e Borsellino: Sono stati i comunisti ad ucciderli

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viscardi

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Dec 19, 2009, 5:45:10 PM12/19/09
to

Geronimo, alias Paolo Cirino Pomicino, nel suo libro bomba �Strettamente
Riservato�, fa alcune considerazioni. In pratica si sofferma su alcune
coincidenze molto preoccupanti.
Infatti, pare che Giovanni Falcone, avrebbe dovuto incontrare, qualche giorno
dopo la sua morte, il procuratore di Mosca Valentin Stepankov, che indagava
sull�uscita dalla Russia di grosse somme di denaro esistenti nelle casse del
PCUS.
Tutto confermato da Valentin Stepankov, il quale ha detto anche che, dopo la
morte di Falcone, nessuno gli ha mai pi� chiesto nulla.
Eppure Falcone aveva informato allora Andreotti che il suo interessamento era
stato sollecitato dal presidente Cossiga qualche mese prima. Falcone, venne
ucciso a Capaci, in una strage in cui furono utilizzati materiali abbastanza
insoliti per la mafia e pi� consueti, invece, per le centrali del terrorismo
internazionale.
Tutte le conoscenze che Falcone aveva sui flussi di denaro sporco passarono
allora a Paolo Borsellino che, a sua volta, secondo l�annuncio dato da Scotti
e Martelli in Tv, avrebbe dovuto assumere la guida della Procura nazionale
antimafia. Fu la sua condanna a morte. Due mesi dopo Borsellino salt� in aria
alla stessa maniera di Falcone.
Il Giornale il 3 novembre 2003, raccontava che Giovanni Falcone, il simbolo
della lotta alla mafia, prima di morire si stava occupando dei finanziamenti
del Pcus al Partito comunista italiano: o meglio del riciclaggio di soldi,
tanti soldi, che nella fase di dissolvimento dell�Urss lasciavano Mosca
attraverso canali riconducibili al Pci. Per questo motivo Falcone si era gi�
incontrato con l�allora procuratore generale russo Valentin Stepankov che su
questo stava concentrando tutta la sua attivit�. Falcone � stato ucciso alla
vigilia di un nuovo e decisivo incontro sollecitato dallo stesso Stepankov.
Ci sono telegrammi con oggetto : �Finanziarnenti del Pcus al Partito comunista
italiano�.
L�ambasciatore Salleo comunica al Ministero a Roma: �Il Procuratore generale
della Federazione russa, Stepankov, mi ha fatto pervenire lettera con cui,
facendo riferimento a colloqui da lui a suo tempo avuti con i magistrati
Falcone e Giudiceandrea (ndr, il procuratore capo di Roma) mi informa della
sua intenzione di effettuare nel periodo 8-20 giugno p.ve una missione di
cinque giorni a Roma nel quadro della inchiesta sui finanziamenti del Pcus al
Partito comunista italiano�.
C�era solo un motivo per cui il magistrato russo sollecitava la collaborazione
di Giovanni Falcone; dopo averne apprezzato la competenza negli incontri
precedenti: Falcone era l�unico in grado di accertare l�eventuale
coinvolgimento della �criminalit� organizzata internazionale�, cio� della
mafia (o delle mafie), nel riciclaggio del tesoro sovietico.
Falcone, vale la pena ricordarlo, da poco pi� di un anno ricopriva il ruolo di
direttore generale degli Affari penali al ministero di Grazia e Giustizia. Era
stato chiamato da Claudio Martelli, allora Guardasigilli. Da quel momento
attorno gli era stato fatto il deserto. Quei mesi prima della strage di
Capaci, Falcone aveva visto bruciare la sua candidatura a procuratore
nazionale anti mafia dai suoi nemici al Palazzo di giustizia di Palermo e
dentro la magistratura: al Csm al momento di scegliere il �superprocuratore�
tre membri laici del Pds gli preferirono Agostino Cordova. I due governi, vale
sempre la pena di ricordare, presieduti da Giulio Andreotti dal �90 al �92,
con il ministro dell�Interno Enzo Scotti e i due ministri socialisti alla
Giustizia, prima Giuliano Vassalli e poi Martelli che aveva voluto Falcone al
suo fianco, avevano emanato un numero
impressionante di provvedimenti contro la mafia. Per ricordarne alcuni: dal
mandato di cattura per decreto legge che riport� dietro le sbarre i grandi
mafiosi del primo maxi processo istruito a Palermo dallo stesso Falcone, alle
norme anti-riciclaggio, al varo della Dna, la Direzione nazionale anti mafia.
Curiosamente gli uomini di questi due governi che pi� si erano esposti nella
guerra dichiarata dallo Stato alla mafia, con la sola eccezione di Vassalli,
saranno tutti travolti da Tangentopoli, e il premier, Andreotti, addirittura
accusato di essere il baciatore di Tot� Riina, il puparo della mafia e il
mandante di un omicidio (quello di Mino Pecorelli).
Da quando Falcone aveva accettato l�incarico al ministero, Martelli si era
trovato a sostenere uno scontro pressoch� quotidiano con il Consiglio
superiore della magistratura. Questo era il clima che ha avvelenato la vita di
Falcone, prima di Capaci. Racconta Enzo Scotti: �Lo aveva visto pochi giorni
prima che partisse per Palermo, era gi� di tono. Era stanco e avvilito.
Finora degli incontri tra Falcone e il giudice Stepankov si era saputo per
sentito dire. Il primo a parlarne � stato l�ex ministro dc Cirino Pomicino nel
suo libro �Strettamente riservato� . �L�allora presidente della Repubblica
Francesco Cossiga � spiega Cirino Pomicino �mi ha raccontato che fu lui a
chiedere a Falcone
di indagare, su quel flusso di denaro del Pcus che usciva dall�ex Unione
sovietica �. Andreotti ha confermato di aver visto i �telegrammi
riservatissimi� giunti alla Farnesina nel maggio del �92. Adesso c�� la prova
documentale.
Nel primo, quello dell�11 maggio, � indicato con precisione il periodo in cui
Stepankov intendeva venire in Italia, tra �l�8 il 20 giugno�, per indagare su
finanziamenti de Pcus, mafia e Pci. Il procuratore generale russo rispondeva
positivamente anche alla richiesta di assistenza giudiziaria avanzata dal
magistrati romani che indagavano su Gladio Rossa (inchiesta poi
frettolosamente archiviata).
Per l�incontro con Falcone non ci sar� tempo, poco prima delle 18,30 del 23
maggio una gigantesca carica di esplosivo lo ha fermato per sempre.
Del 27 maggio 1992, quattro giorni dopo la carneficina, � il secondo
telegramma �urgentissimo� e �riservatissimo�dall�ambasciata di Mosca alla
Farnesina, questa volta firmato da Girardo. Valentin Stepankov non pu� far
altro che esprimere l��amarezza� e il �profondo dolore �, e prega di portare
le condoglianze ai parenti delle vittime. Ma tramite la nostra ambasciata,
dopo aver sottolineato come fosse stato in programma di l� a poco il loro
incontro, Stepankov non rinuncia a ricordare Falcone �quale degno cittadino
dell�Italia, uomo di alto impegno professionale e morale�.
Peccato che i due telegrammi �urgentissimi� non abbiano mai attirato
l�attenzione della commissione parlamentare Antimafia, presieduta da Luciano
Violante e Vice presieduta dal democristiano Paolo Cabras: nel �93 preferirono
mettere sotto processo la Dc e Giulio Andreotti.
E oggi si vuole accusare Silvio Berlusconi e i suoi fedelissimi. Ma allora
tutta la storia, perch� � di storia che stiamo parlando non di leggenda, che
fine ha fatto?
Allora � vero che c�� una regia politica dietro tutta la vicenda Spatuzza &
Co.
Purtroppo stavolta non ci sono Falcone e Borsellino, magistrati veri ed
imparziali, ci sono solo quelli che come allora accusarono a vuoto Andreotti;
ma adesso chi saltar� in aria? E chi lo far�, visto che l�unione sovietica �
morta?
Ma non � morto anche il comunismo? O ci sono i residui bellici ancora vivi?
Lascio al lettore analizzare le notizie storiche che mi sono permesso di
riportare in questo articolo.

Gennaro Ruggiero - www.gennaroruggiero.com

(alcune fonti da �Strettamente Riservato� di Geronimo e Il Giornale Nuovo del
03/11/2003)

--
Questo articolo e` stato inviato dal sito web http://www.nonsolonews.it

massivan

unread,
Dec 19, 2009, 6:14:00 PM12/19/09
to
> "viscardi"

> Geronimo, alias Paolo Cirino Pomicino

"massivan"

Il boss delle coop bianche di Napoli...

L'imputato, negli anni '80 spartiva
i lavori con le coop rosse di Bassolino,
fuori dalla libera concorrenza, con
accordi mafiosi.


pirex

unread,
Dec 19, 2009, 6:25:34 PM12/19/09
to

"viscardi" <dravi...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:hgjl1l$g68$1...@news.nonsolonews.it...

>
> Geronimo, alias Paolo Cirino Pomicino


Proprio un bel personaggio
� stato uno dei 24 parlamentari italiani che hanno ricevuto condanne penali
in via definitiva nella XV legislatura: � stato condannato ad un anno e otto
mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e ha
patteggiato una pena di due mesi per corruzione per fondi neri Eni.
Inoltre � stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il Terremoto
dell'Irpinia del 1980 (circa 60.000 miliardi di lire), ma i reati sono stati
prescritti per decorrenza dei termini processuali.

http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Cirino_Pomicino


Ernesto

unread,
Dec 19, 2009, 8:03:07 PM12/19/09
to
Le verità di Genchi sulla nascita di Forza Italia


La fine della Prima Repubblica

"Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della
storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un
funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre 20 anni nelle più
importanti indagini italiane: da Palermo a Milano, da Catanzaro a Catania,
da Locri a Siderno, a Reggio Calabria; nei processi di mafia, di omicidi, di
criminalità organizzata, nei processi ai colletti bianchi; il sequestro di
Silvia Melis e tante, tante altre indagini, prima che scoppiasse il
cosiddetto “Caso Genchi”.

Si tratta di una delle più grandi pantomime di questo sistema, con la quale
si è cercato di bloccare un’indagine, quella del Pubblico Ministero di
Catanzaro Luigi De Magistris, ma non solo, si è impedito a dei magistrati
di fare le indagini sul conto di altri magistrati e poi, alla fine, si è
cercato di far fuori me.
Si è cercato di impedire che io potessi continuare a dare il contributo che
stavo dando a tanti magistrati da Palermo a Caltanissetta, a Catania, a
Catanzaro, a Roma e a Milano, in indagini importanti.

Tutto ciò per impedire che questo lavoro, iniziato con Giovanni Falcone e
proseguito, purtroppo, ahimè con le indagini sulla strage di Capaci, in cui
Falcone era stato ucciso e poi con la strage di Via d’Amelio, potesse
portare una volta per tutte a individuare i mandanti reali di quelle stragi
e, probabilmente, gli esecutori che, assai probabilmente, sono molto diversi
da quelli che sono stati individuati finora.

Sono sulla riva del fiume e sto vedendo sostanzialmente passare il cadavere
del mio nemico.

Perché le cose che avevo detto e scritto diciassette anni fa si stanno
avverando. 17 anni fa non condivisi le scelte investigative che portarono
alla chiusura posticcia delle indagini sulla strage di Via d’Amelio con il
pentito Scarantino.
Ho assunto delle posizioni durissime, ho messo nero su bianco quale era il
mio punto di vista sui mandanti morali di quelle stragi e anche sugli
esecutori. Adesso i fatti mi stanno dando ragione.

Le indagini che furono fatte nel '94, '95, '96 e 97 a Palermo nelle indagini
di mafia su Dell’Utri, su Berlusconi, sulla nascita della Fininvest ci
hanno portato a acquisire elementi incontrovertibili su quello che è
accaduto in Italia nei primi anni '90, sulla fine della Prima Repubblica e
su come la classe politica ha creato quei nuovi equilibri, quei nuovi
leaders, quei nuovi partiti, o meglio quel nuovo partito che doveva
consentire di fare sì che, secondo un detto autorevolissimo di Tommasi di
Lampedusa ne “Il Gattopardo”, se vogliamo che tutto resti come è ogni
cosa deve cambiare.

C’era la necessità di cambiare tutto, perché i partiti tradizionali
della Prima Repubblica si erano resi impresentabili, erano sotto l’occhio
del ciclone non solo di mani pulite per le inchieste giudiziarie, per gli
arresti che ogni giorno vedevano decapitare e rinchiudere in carcere leader
politici appartenenti al mondo imprenditoriale che quella politica aveva
foraggiato. No, perché la gente, il popolo iniziava a ribellarsi a quella
classe politica e quindi c’era una progressiva erosione della fiducia, una
delegittimazione di quella classe politica e a questa delegittimazione, che
nasceva da Mani Pulite, si è aggiunta un’ulteriore forte delegittimazione
da parte della mafia, di quella mafia che aveva appoggiato un partito come
Democrazia Cristiana, che fin dal 1987 inizia a portare il conto alla
Democrazia Cristiana.

L'ala stragista di Cosa Nostra e Forza Italia

La Seconda Repubblica nasce nel momento in cui, nelle ceneri della Prima
Repubblica, questi referenti di Cosa Nostra iniziano a cercare nuovi uomini,
iniziano a cercare tra i rottami, tra le macerie di quella Prima Repubblica
che si era consumata, quei soggetti che, anche per pregresse conoscenze nel
campo imprenditoriale, come probabile investimento di risorse economiche e
finanziarie della mafia, avevano dato un certo affidamento.
Lì il mio lavoro fornisce e ha fornito ai processi e ne fornirà dei
risultati che ritengo i più importanti in assoluto sotto il profilo
dell’oggettività, della dimostrazione della genesi della nascita mafiosa
del partito di Forza Italia, di come dei soggetti appartenenti a Cosa
Nostra, appartenenti all’ala stragista di Cosa Nostra, che certamente ha
consumato le stragi del 1993, agiscano in perfetta sintonia con le fasi
prodromiche e organizzative del partito di Forza Italia a Palermo e in tutta
Italia.

Viene varato un primo tentativo di creazione di una lega siciliana, Sicilia
Libera e, proprio dalla ricostruzione dei dati di traffico telefonici, si è
potuto accertare con certezza processuale che uomini di Costa Nostra
direttamente collegati a Leoluca Bagarella, il più sanguinario tra i
criminali di mafia che siano mai esisti nella storia della mafia da quando
esiste la mafia in Sicilia, proprio il gregario di Leoluca Bagarella era in
contatto con esponenti romani appartenenti alla massoneria, collegati alla
P2, con i quali si sono fatte delle riunioni a Palermo e in Sicilia in date
ben precise, tra Palermo e Catania e ci sono dei contatti telefonici con
questi soggetti e, immediatamente dopo, a stretto giro questi soggetti hanno
chiamato direttamente a casa di Silvio Berlusconi.

Ma non finisce qua, perché quando il progetto separatista o il progetto del
partito Sicilia Libera, che nasceva un po’ come clonazione di quelli che
erano stati il successo e l’esplosione della Lega, che prende lo spazio
della frantumazione, dell’annientamento dei partiti tradizionali al nord,
quando questo progetto viene abortito, viene abortito nel nome della
costituzione di un partito unico che, da associazione nazionale Forza
Italia, diventa partito Forza Italia con la creazione dei club di Forza
Italia.

E lì ci sono delle date che sono indimenticabili, che sono certe: la data
con cui nasce il partito di Forza Italia e la data in cui si organizzano i
primi clubs a Palermo e si tengono le prime riunioni, una delle quali viene
tenuta, non a caso, all’Hotel San Paolo di Palermo: l’Hotel San Paolo,
costruito dai costruttori Ienna per conto della mafia, per conto dei
Graviano, un Hotel San Paolo nel quale i Graviano pensavano di allocare,
all’ultimo piano, nell’attico di un grattacielo per le altezze dei
palazzi di Palermo l’appartamento giardino della loro madre, dei loro
genitori.
In quell’albergo si tiene la prima riunione a cui partecipano gli
esponenti mafiosi di Brancaccio e gli esponenti mafiosi di Misilmeri: uno di
questi, che è stato sentito nel 1994, si chiama Lalia.

Lalia conferma che il club Forza Italia di Braccaccio e quello di Misilmeri
sono stati creati a febbraio.

Noi vedremo poi dal traffico telefonico che la sezione di Forza Italia, il
club Forza Italia di Palermo viene attivato in Via Sciuti appena a marzo,
quindi nasce prima quello di febbraio e poi quello di marzo.

Ho effettuato la ricostruzione del traffico telefonico di Lalia in
un’indagine di mafia, un indagine di omicidio a Misilmeri, l’indagine
dove viene trovato il bunker con i lanciamissili con i quali doveva essere
fatto l’ulteriore attentato a Caselli, da quegli uomini che poi vengono
fatti uccidere tutti da Bernardo Provenzano.
Nel telefono di La Lia ci sono i contatti telefonici con Pietro Benigno,
condannato all’ergastolo per le stragi di Firenze, ci sono i contatti
telefonici con Spatuzza, con lo stesso cellulare con cui Spatuzza, come ho
accertato nel 1992, si sentiva e utilizzava il giorno 23 maggio della strage
di Capaci e il 19 luglio 1992, la strage di Via d’Amelio.

Partendo da quei contatti telefonici, si ricostruisce la catena dei rapporti
del cellulare di Lalia, che è uno dei tanti soggetti che si sentono con
parlamentari di Forza Italia, persone che diventeranno senatori, persone che
diventeranno deputati regionali, persone che diventeranno esponenti locali
del partito di Forza Italia e le chiamate sono perfettamente sequenziali:
prima Lalia chiama queste persone, queste persone immediatamente dopo
chiamano a casa di Silvio Berlusconi.

Tutto si può pensare, ma i numeri telefonici, i contatti telefonici non
sono opinioni, sono dati oggettivi."

Gioacchino Genchi

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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

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