Gennaro Ruggiero - www.gennaroruggiero.com
(alcune fonti da �Strettamente Riservato� di Geronimo e Il Giornale Nuovo del
03/11/2003)
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Questo articolo e` stato inviato dal sito web http://www.nonsolonews.it
> Geronimo, alias Paolo Cirino Pomicino
"massivan"
Il boss delle coop bianche di Napoli...
L'imputato, negli anni '80 spartiva
i lavori con le coop rosse di Bassolino,
fuori dalla libera concorrenza, con
accordi mafiosi.
Proprio un bel personaggio
� stato uno dei 24 parlamentari italiani che hanno ricevuto condanne penali
in via definitiva nella XV legislatura: � stato condannato ad un anno e otto
mesi di reclusione per finanziamento illecito (tangente Enimont) e ha
patteggiato una pena di due mesi per corruzione per fondi neri Eni.
Inoltre � stato coinvolto nella cattiva gestione dei fondi per il Terremoto
dell'Irpinia del 1980 (circa 60.000 miliardi di lire), ma i reati sono stati
prescritti per decorrenza dei termini processuali.
http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Cirino_Pomicino
La fine della Prima Repubblica
"Mi chiamo Gioacchino Genchi, ho 49 anni, sono il più grande scandalo della
storia della Repubblica, fino a un anno fa ero un comune cittadino, un
funzionario di Polizia che aveva lavorato per oltre 20 anni nelle più
importanti indagini italiane: da Palermo a Milano, da Catanzaro a Catania,
da Locri a Siderno, a Reggio Calabria; nei processi di mafia, di omicidi, di
criminalità organizzata, nei processi ai colletti bianchi; il sequestro di
Silvia Melis e tante, tante altre indagini, prima che scoppiasse il
cosiddetto “Caso Genchi”.
Si tratta di una delle più grandi pantomime di questo sistema, con la quale
si è cercato di bloccare un’indagine, quella del Pubblico Ministero di
Catanzaro Luigi De Magistris, ma non solo, si è impedito a dei magistrati
di fare le indagini sul conto di altri magistrati e poi, alla fine, si è
cercato di far fuori me.
Si è cercato di impedire che io potessi continuare a dare il contributo che
stavo dando a tanti magistrati da Palermo a Caltanissetta, a Catania, a
Catanzaro, a Roma e a Milano, in indagini importanti.
Tutto ciò per impedire che questo lavoro, iniziato con Giovanni Falcone e
proseguito, purtroppo, ahimè con le indagini sulla strage di Capaci, in cui
Falcone era stato ucciso e poi con la strage di Via d’Amelio, potesse
portare una volta per tutte a individuare i mandanti reali di quelle stragi
e, probabilmente, gli esecutori che, assai probabilmente, sono molto diversi
da quelli che sono stati individuati finora.
Sono sulla riva del fiume e sto vedendo sostanzialmente passare il cadavere
del mio nemico.
Perché le cose che avevo detto e scritto diciassette anni fa si stanno
avverando. 17 anni fa non condivisi le scelte investigative che portarono
alla chiusura posticcia delle indagini sulla strage di Via d’Amelio con il
pentito Scarantino.
Ho assunto delle posizioni durissime, ho messo nero su bianco quale era il
mio punto di vista sui mandanti morali di quelle stragi e anche sugli
esecutori. Adesso i fatti mi stanno dando ragione.
Le indagini che furono fatte nel '94, '95, '96 e 97 a Palermo nelle indagini
di mafia su Dell’Utri, su Berlusconi, sulla nascita della Fininvest ci
hanno portato a acquisire elementi incontrovertibili su quello che è
accaduto in Italia nei primi anni '90, sulla fine della Prima Repubblica e
su come la classe politica ha creato quei nuovi equilibri, quei nuovi
leaders, quei nuovi partiti, o meglio quel nuovo partito che doveva
consentire di fare sì che, secondo un detto autorevolissimo di Tommasi di
Lampedusa ne “Il Gattopardo”, se vogliamo che tutto resti come è ogni
cosa deve cambiare.
C’era la necessità di cambiare tutto, perché i partiti tradizionali
della Prima Repubblica si erano resi impresentabili, erano sotto l’occhio
del ciclone non solo di mani pulite per le inchieste giudiziarie, per gli
arresti che ogni giorno vedevano decapitare e rinchiudere in carcere leader
politici appartenenti al mondo imprenditoriale che quella politica aveva
foraggiato. No, perché la gente, il popolo iniziava a ribellarsi a quella
classe politica e quindi c’era una progressiva erosione della fiducia, una
delegittimazione di quella classe politica e a questa delegittimazione, che
nasceva da Mani Pulite, si è aggiunta un’ulteriore forte delegittimazione
da parte della mafia, di quella mafia che aveva appoggiato un partito come
Democrazia Cristiana, che fin dal 1987 inizia a portare il conto alla
Democrazia Cristiana.
L'ala stragista di Cosa Nostra e Forza Italia
La Seconda Repubblica nasce nel momento in cui, nelle ceneri della Prima
Repubblica, questi referenti di Cosa Nostra iniziano a cercare nuovi uomini,
iniziano a cercare tra i rottami, tra le macerie di quella Prima Repubblica
che si era consumata, quei soggetti che, anche per pregresse conoscenze nel
campo imprenditoriale, come probabile investimento di risorse economiche e
finanziarie della mafia, avevano dato un certo affidamento.
Lì il mio lavoro fornisce e ha fornito ai processi e ne fornirà dei
risultati che ritengo i più importanti in assoluto sotto il profilo
dell’oggettività, della dimostrazione della genesi della nascita mafiosa
del partito di Forza Italia, di come dei soggetti appartenenti a Cosa
Nostra, appartenenti all’ala stragista di Cosa Nostra, che certamente ha
consumato le stragi del 1993, agiscano in perfetta sintonia con le fasi
prodromiche e organizzative del partito di Forza Italia a Palermo e in tutta
Italia.
Viene varato un primo tentativo di creazione di una lega siciliana, Sicilia
Libera e, proprio dalla ricostruzione dei dati di traffico telefonici, si è
potuto accertare con certezza processuale che uomini di Costa Nostra
direttamente collegati a Leoluca Bagarella, il più sanguinario tra i
criminali di mafia che siano mai esisti nella storia della mafia da quando
esiste la mafia in Sicilia, proprio il gregario di Leoluca Bagarella era in
contatto con esponenti romani appartenenti alla massoneria, collegati alla
P2, con i quali si sono fatte delle riunioni a Palermo e in Sicilia in date
ben precise, tra Palermo e Catania e ci sono dei contatti telefonici con
questi soggetti e, immediatamente dopo, a stretto giro questi soggetti hanno
chiamato direttamente a casa di Silvio Berlusconi.
Ma non finisce qua, perché quando il progetto separatista o il progetto del
partito Sicilia Libera, che nasceva un po’ come clonazione di quelli che
erano stati il successo e l’esplosione della Lega, che prende lo spazio
della frantumazione, dell’annientamento dei partiti tradizionali al nord,
quando questo progetto viene abortito, viene abortito nel nome della
costituzione di un partito unico che, da associazione nazionale Forza
Italia, diventa partito Forza Italia con la creazione dei club di Forza
Italia.
E lì ci sono delle date che sono indimenticabili, che sono certe: la data
con cui nasce il partito di Forza Italia e la data in cui si organizzano i
primi clubs a Palermo e si tengono le prime riunioni, una delle quali viene
tenuta, non a caso, all’Hotel San Paolo di Palermo: l’Hotel San Paolo,
costruito dai costruttori Ienna per conto della mafia, per conto dei
Graviano, un Hotel San Paolo nel quale i Graviano pensavano di allocare,
all’ultimo piano, nell’attico di un grattacielo per le altezze dei
palazzi di Palermo l’appartamento giardino della loro madre, dei loro
genitori.
In quell’albergo si tiene la prima riunione a cui partecipano gli
esponenti mafiosi di Brancaccio e gli esponenti mafiosi di Misilmeri: uno di
questi, che è stato sentito nel 1994, si chiama Lalia.
Lalia conferma che il club Forza Italia di Braccaccio e quello di Misilmeri
sono stati creati a febbraio.
Noi vedremo poi dal traffico telefonico che la sezione di Forza Italia, il
club Forza Italia di Palermo viene attivato in Via Sciuti appena a marzo,
quindi nasce prima quello di febbraio e poi quello di marzo.
Ho effettuato la ricostruzione del traffico telefonico di Lalia in
un’indagine di mafia, un indagine di omicidio a Misilmeri, l’indagine
dove viene trovato il bunker con i lanciamissili con i quali doveva essere
fatto l’ulteriore attentato a Caselli, da quegli uomini che poi vengono
fatti uccidere tutti da Bernardo Provenzano.
Nel telefono di La Lia ci sono i contatti telefonici con Pietro Benigno,
condannato all’ergastolo per le stragi di Firenze, ci sono i contatti
telefonici con Spatuzza, con lo stesso cellulare con cui Spatuzza, come ho
accertato nel 1992, si sentiva e utilizzava il giorno 23 maggio della strage
di Capaci e il 19 luglio 1992, la strage di Via d’Amelio.
Partendo da quei contatti telefonici, si ricostruisce la catena dei rapporti
del cellulare di Lalia, che è uno dei tanti soggetti che si sentono con
parlamentari di Forza Italia, persone che diventeranno senatori, persone che
diventeranno deputati regionali, persone che diventeranno esponenti locali
del partito di Forza Italia e le chiamate sono perfettamente sequenziali:
prima Lalia chiama queste persone, queste persone immediatamente dopo
chiamano a casa di Silvio Berlusconi.
Tutto si può pensare, ma i numeri telefonici, i contatti telefonici non
sono opinioni, sono dati oggettivi."
Gioacchino Genchi
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