Caro Montanelli, sul "Corriere della Sera" del 21 marzo, in una cronaca del
bravissimo Gian Antonio Stella, leggo che l'avvocato Massimo De Carolis,
di cui non le dico cosa io penso effettivamente per paura di querela, deve
in gran parte la sua carriera politica a lei che gli avrebbe procurato,
alle elezioni politiche del 1976, ben 150.000 voti di preferenza. Se
fosse vero... - Sabatino Orrù, Milano
RISPONDE Indro Montanelli:
Caro Orrù, la libero subito dal dubbio: è vero, ma ciò avvenne in
circostanze che il bravissimo Stella avrebbe dovuto (ma a volte in un
articolo ne manca lo spazio: nessuno lo sa meglio di me) spiegare
un po' più a fondo.
Rimbombava nell'aria e nel mio orecchio il famoso "Turatevi il naso" che
tutti ricordano e che molti non mi hanno ancora perdonato. Non potevo
ripeterlo, ma nello stesso tempo non mi sentivo d'indebolire la DC, che
restava ancora la "diga" contro un PCI, grazie a Berlinguer, in crescita,
che infatti quell'anno raggiunse il massimo del consenso (35%), e alla cui
collaborazione di governo la DC di Aldo Moro, ma anche il PRI di Ugo La
Malfa, sembravano sempre più disponibili.
Allora noi del "Giornale" lanciammo agli elettori una proposta: "Votate DC,
ma concentrando le 'preferenze' sui candidati che più hanno dato prova di
fermezza nei confronti del PCI e di indipendenza, su questa linea, dallo
stesso loro partito. Dentro di esso, essi formeranno il partito degli
elettori a cui dovranno rendere ragione del modo in cui ne rispetteranno
la volontà. Ve ne daremo la lista".
Infatti pochi giorni prima delle urne gliela demmo: nomi tra cui Rossi di
Montelera, Sangalli, Zamberletti, Usellini e tanti altri, che è inutile
elencare, capeggiati, per quanto riguardava Milano, da De Carolis che dava
l'impressione di essere il più deciso di tutti a dare battaglia all'interno
della DC per riportarla sulle posizioni di centro.
Furono eletti quasi tutti (De Carolis, come dice Stella, con 150.000
preferenze). E qualcuno agl'impegni rimase fedele. Ma i più rientrarono
docilmente nei ranghi, e per riguadagnarvi i favori della Nomenclatura, che
li aveva spregiosamente chiamati "il partito del 'Giornale' ", sul quale
molti di essi, e specialmente De Carolis, si misero a sputare.
Ecco come andarono le cose, caro Orrù. Fu, da parte nostra, un errore. Un
errore dovuto al fatto che io, che ne resto il maggiore responsabile, non
ero ancora arrivato alla sconsolata conclusione cui sono arrivato oggi, alla
fine della mia carriera e della mia vita: che in questo Paese, ogni volta
che si cerca di migliorare qualcosa, la si peggiora.
De Carolis mi ringraziò poco dopo attribuendomi intrallazzi con Calvi, il
presidente del Banco Ambrosiano, e con Gelli, il capo della P2, e in
quell'occasione misurai, purtroppo in ritardo, la stoffa dell'uomo.
Quindi le sue ultime vicende giudiziarie che lo hanno costretto alle
dimissioni da presidente del Consiglio comunale, non mi sorprendono. Ma
meno ancora mi sorprende che, da quanto dicono, egli abbia già in tasca
l'impegno del suo partito a offrirgli una candidatura di maggiore spicco
alle prossime elezioni politiche. Egli appartiene a quella famiglia
di animali di potere che quando retrocedono di uno scalino è solo
per trovare lo slancio di risalirne due.
Trascritto da Andrea
salo...@mediacomm.it
Bravo Montanelli, avevi proprio sbagliato. Hai anche omesso che
Decarolis è un bancarottiere condannato alla galera e che ha
patteggiato la pena, come un Dell'Utri qualunque. Quindi nella scala
delinquenziale di Forza Italia ha acqusito una buona posizione per
essere eletto al Senato: tra Dell'Utri e Previti probabilmente. Per
l'ergastolano Mangano, del cui patrimonio s'è occupato l'amico
dell'Utri, se ne parlerà alla prossima legislatura.
Ernesto