Renato Schifani ha un vizietto: nominare per importanti ruoli pubblici i
suoi avvocati. Gli stessi che poi incarica privatamente di chiedere milioni
di euro ai giornalisti scomodi per i loro articoli. Giovanni Pitruzzella,
l’avvocato che ha chiesto per conto di Schifani ben 1 milione e 750 mila
euro a Marco Travaglio ottenendo dal giudice solo 16 mila euro (e una
sentenza imbarazzante che conferma i rapporti societari passati del
presidente del Senato con soggetti condannati per mafia molti anni dopo) è
stato nominato da Renato Schifani (e da Gianfranco Fini) presidente della
Commissione di Garanzia sugli scioperi. Mentre un altro amico di Schifani al
mattino fa l’avvocato del presidente del Senato e al pomeriggio cambia
toga e diventa il giudice del Senato stesso. Si chiama Claudio Scognamiglio,
è un professore ordinario di Diritto civile all’Università di Tor
Vergata a Roma e ha scritto l’atto di citazione con il quale il presidente
del Senato chiede 720 mila euro di danni al Fatto per gli articoli nei quali
ricostruivamo gli affari societari e professionali del passato del
presidente del Senato. Il professor Scognamiglio è stato incaricato dal suo
cliente di vergare un atto di 54 pagine per giustificare l’esosa richiesta
di un risarcimento che superava il nostro capitale totale. Renato Schifani,
con sprezzo del buon gusto e del possibile conflitto di interessi, lo ha
nominato (prima della causa privata contro il nostro giornale) membro della
Commissione Contenziosa del Senato, un istituto parlamentare che rappresenta
una sorta di Tribunale della Casta.
NOMINE E AMICIZIE. Se il Senato viola i diritti di un candidato a un
concorso o di un suo fornitore in una gara non è soggetto ai giudici
ordinari. Le cause dei privati nei suoi confronti finiscono davanti a questa
“Commissione Contenziosa”, formata da tre senatori e due esperti esterni
nominati dal presidente del Senato e scelti tra alti magistrati a riposo e
professori universitari. Il 19 giugno del 2008 Schifani ha nominato i due
membri non parlamentari in questa commissione: il costituzionalista
messinese Antonio Saitta e il professor Claudio Scognamiglio. L’effetto di
questa scelta di pessimo gusto è che gli atti del Senato contro i cittadini
non saranno solo esclusi dal giudizio della magistratura ma saranno anche
giudicati dall’avvocato privato del presidente del Senato. Scognamiglio
resterà in carica per la durata della legislatura e percepirà per studiare
i pochi casi che gli saranno sottoposti un'indennità fissa di mille euro al
mese.
Scognamiglio poco prima della nomina al Senato, ha preparato una diffida per
un articolo di Marco Travaglio, rivolta anche contro chi scrive, per
intimare ai giornalisti che osavano ricordare il passato del presidente di
non riproporre più quelle notizie. Secondo la lettera minaccio-sa
dell’avvocato Scognamiglio quelle vecchie storie sui rapporti palermitani
del suo illustre cliente non dovevano più essere scritte nonostante fossero
state già pubblicate nel 2003 da chi scrive e dal collega Franco Giustolisi
su L’espresso e nonostante l’archiviazione della querela di Schifani che
ne era seguita. All’intimazione seguiva la minaccia: pur avendo perso la
causa penale, secondo Scognamiglio, il presidente Schifani poteva sempre
ricominciare la sua guerra legale sul piano civile, perché i termini non
erano ancora scaduti. Quando Schifani è passato all’attacco contro Marco
Travaglio, il 28 maggio del 2008, però, la citazione non fu affidata
all’avvocato Scognamiglio ma a Giovanni Pitruzzella e Giuseppe Pinelli.
Pinelli è il figlio di Nunzio Pinelli e assieme al padre è socio dello
studio Schifani-Pinelli che ha sede in uno stabile in piazza Virgilio a
Palermo di proprietà di una società comune delle due famiglie. Nunzio
Pinelli è stato per 30 anni socio con il presidente e ora lo è con i due
rampolli: Roberto Schifani e suo figlio Giuseppe Pinelli. Roberto Schifani,
che continua la professione sulla scia del padre, come Pinelli jr, che firma
la citazione contro Travaglio, sono due allievi di questo avvocato 66enne.
Anche Giovanni Pitruzzella figurava nel 2008 sulla carta intestata dello
studio Pinelli-Schifani come consulente (“off counsel”).
Nonostante questi rapporti privati con i due avvocati palermitani, poco dopo
la causa contro Travaglio, il presidente Schifani ha nominato sia
Pitruzzella che Nunzio Pinelli nella commissione di garanzia per gli
scioperi. Pitruzzella già rivestiva il ruolo di commissario ma è stato
promosso presidente ed è stato l’unico confermato nella nuova
legislatura. Il presidente Pitruzzella incassa 118 mila euro all’anno per
il suo ruolo mentre Nunzio Pinelli ne guadagna 94 mila. La legge prevede che
i presidenti di Camera e Senato scelgano tra “gli esperti in materia di
diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali”
e il presidente Schifani ha pensato bene di pescare nello studio di
famiglia.
720 MILA EURO. Dopo questo esordio pieno di conflitti di interesse, Schifani
ci ha preso gusto. Quando abbiamo ricominciato a scandagliare il suo passato
con una serie di inchieste in cui si raccontava come il presidente nei
decenni passati sia stato socio di una mezza dozzina di persone che poi
(anni dopo la cointeressenza societaria con Schifani) sono state arrestate,
il solito Scognamiglio è tornato alla scrivania. E ha scritto la citazione
civile contro Il Fatto Quotidiano per 720 mila euro. All'avvocato
Scognamiglio abbiamo chiesto quanto avesse ricevuto dal presidente del
senato per la citazione al Fatto e per la precedente lettera di diffida per
le affermazioni di Travaglio a Che tempo che fa. La sua risposta è stata
“per la causa contro Antonio Padellaro e l’Editoriale Il Fatto, dopo
l’iscrizione a ruolo, avvenuta il 5 maggio scorso, ho emesso regolare
documento fiscale, naturalmente in mio possesso, intestato, ovviamente, al
senatore Schifani a fronte delle spese sostenute (notifica; contributo
unificato; marca da bollo per iscrizione) e delle attività difensive svolte
fino a quel momento, per euro 5.710,44”. L’avvocato Scognamiglio,
quindi, non ha fatto nessuno sconto al suo illustre cliente e datore di
lavoro: nemmeno i 44 centesimi gli ha tolto. “Schifani ha regolarmente
pagato la fattura, così come, allorché ho avuto modo di assisterlo in
un’altra vicenda processuale, ha ovviamente pagato le fatture da me
emesse”. E la diffida? “Non ho promosso, nell’interesse del senatore
Schifani”, continua Scognamiglio, “alcun giudizio civile nei confronti
di Marco Travaglio, avendo solo inoltrato nei confronti del medesimo una
lettera di diffida; non potevo, dunque, essere pagato per un’attività
professionale processuale non svolta”. Gli avvocati solitamente non
scrivono le lettere di diffida gratuitamente ma Scognamiglio, almeno in
questo, è stato generoso con il suo datore di lavoro. Quanto al ruolo nella
commissione contenziosa, Scognamiglio minimizza ed esclude il conflitto di
interesse: “il compenso mensile è di euro 1018 al netto della ritenuta
d’acconto”. Inoltre, “la Commissione Contenziosa giudica sui ricorsi
presentati avverso gli atti e i provvedimenti amministrativi che non sono
emessi dal presidente Schifani ma dagli organi amministrativi del Senato”.
Scognamiglio è anche avvocato della Rai. Il professore ha difeso
l’azienda contro il giornalista Paolo Ruffini (proprio quello responsabile
per la puntata di Fazio con Travaglio) ingiustamente rimosso dalla direzione
di Rai tre, e ha perso la causa. Anche nel 2005, Scognamiglio aveva difeso
la Rai contro un caporedattore del tgr della Puglia. Anche quella volta
Scognamiglio aveva perso. Visti i precedenti, al Fatto speriamo continui
così.
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