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INCHIESTA SUL SIGNOR TV - Cap 12

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ernesto

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May 5, 2002, 10:00:17 AM5/5/02
to
Quello che segue è tratto dal libro INCHIESTA SUL SIGNOR TV di
Giovanni Ruggieri e Mario Guarino. - Edizioni KAOS -
All'uscita della prima edizione Berlusconi Silvio querelò gli Autori
per calunnia, ma alla fine la Corte di Appello di Venezia non solo
assolse i due Autori perchè avevano scritto il vero, ma condannò alla
galera il Berlusconi per aver reso nel corso del processo falsa
testimonianza sulla sua appartenenza alla società di assassini e
ladroni detta P2.
Quindi tutto quanto leggerete ha la validazione del Tribunale che ha
dichiarato corrispondere a verità assoluta.
Così capirete meglio chi abbiamo eletto a governare questo povero
Paese.
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(per il libro intero: http://berlusca.monrif.net/lavera.htm
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12 - UN PATTO PER DELINQUERE

"I miei rapporti con Flavio Carboni erano tenuti dal mio amico Romano
Comincioli", ammette Silvio Berlusconi deponendo al Tribunale di
Verona il 27 settembre 1988 : si tratta di un'ammissione importante,
ancorché inevitabile.

Romano Comincioli attualmente alle dipendenze di Publitalia, di
Berluseoni è un ex compagno di liceo, e da sempre è un suo stretto e
fedelissimo collaboratore fin da metà anni Sessanta, quando Comincioli
vendeva le abitazioni che la Edilnord aveva costruito nel centro
residenziale di Brugherio. A metà anni Settanta, quando Berlusconi ha
necessità di una società dì comodo per alcune operazioni immobiliari,
il Comincioli fonda, insieme con Maria Luisa Bosco (anch'essa agente
immobiliare della EdiInord), la Generale commerciale sri. La società
nasce a Milano il 15 aprile 1976 con un capitale di 900 mila lire, e
scopo sociale la compravendita di immobili in proprio e per conto
terzi, amministratori Cominciolì e Bosco, entrambi con facoltà di
firma disgiunta. Benché dotata di un risibile capitale sociale, la
Generale commerciale comincia subito a manovrare cifre ingentissime,
delle quali tuttavia nei suoi bilanci non vi è traccia.
Sia personalmente, sia quale contitolare della Generale commerciale,
Comincioli è uomo di fiducia di Berlusconi: ne attua le direttive,
opera con i suoi finanziamenti, agisce in suo nome e per suo conto.

Per Berlusconi, Comincioli è un prezioso prestanome, un necessario e
comodo paravento quando si tratta di dare corso a ardite e
"pericolose" operazioni speculative in diretto contatto con noti
esponenti della criminalità organizzata o con affaristi malavitosi.
Questi complessi rapporti scabrosi fanno perno soprattutto sulle
spericolate scorribande del faccendiere Flavio Carboni, e a esse si
intrecciano. Berlusconi, tramite il paravento Cominciolì, concede a
Carboni cospicui finanziamenti, in cambio dei quali Carboni coinvolge
Comincioli cioè Berlusconi in numerose operazioni immobiliari. Pur non
disdegnando altre località, l'ambito di manovra prevalente è la costa
quasi vergine nel nord della Sardegna, tra Olbia e Porto Rotondo.
Carboni, che è sardo, conosce il territorio dell'isola, e agisce
secondo uno schema molto semplice: accaparrato un terreno agricolo, si
attiva per mutarne la destinazione in terreno edificabile,
decuplicandone il valore di mercato; dopodiché: o vende una porzione
del terreno e utilizza il ricavato per stipulare il rogito e
assicurarsi la proprietà definitiva del rimanente, oppure intesta i
terreni a una società appositamente creata e ottiene il medesimo
risultato cedendo parte delle quote societarie; in taluni casi, attua
insieme l'una e l'altra combinazione.

"La prima operazione", preciserà Carboni, "la feci con Pompeo
Locatelli, uno speculatore milanese al quale pagai 1 miliardo e 300
milioni di allora per dei terreni all'interno. Poi mi spostai sulla
costa... Nella zona di Porto Rotondo. Poiché il paese era stato
monopolizzato da un gruppo di operatori turistici, acquistai un lotto
che restava fuori del comprensorio. Lo chiamai Costa delle Ginestre...


Fu un affare colossale: 45 ettari per 150 milioni". Carboni acquista
il lotto del "colossale affare" dalla famiglia del giornalista Jas
Gawronski, e lo intesta alla società Costa delle Ginestre, dopodiché
cede quote societarie a Romano Comincioli (cioè a Berlusconi).
Ma il faccendiere Carboni conduce una vita da nababbo, al disopra
delle sue effettive possibilità, così è costretto a ricorrere agli
usurai romani: "Io sapevo che non erano stinchi di santi ma mi
servivano per avere denaro... Costa delle Ginestre è una società te
avevo dato a Balducci e a altri usurai per i soliti interessi". In
effetti, nella società Costa delle Ginestre sono associati: Flavio
Carboni e suo fratello Andrea, soci di maggioranza; Romano Comincioli
(cioè Berlusconì), socio di minoranza Domenico Ballucci, socio di
minoranza e Danilo Abbruciati , socio occulto. Questo assetto
societario verrà confermato dal mandato di cattura spiccato il 29
gennaio 1983 dal giudice istruttore Imposimato a arico dei fratelli
Carboni e di esponenti della cosiddetta "Banda della Magliana"

Seguendo le orme del prestanome di Berlusconi, troviamo Romano
Comincioli coprotagonista di un colossale affare truffaldino,
imbastito da Carboni e da Fiorenzo Ravello.
Ravello, classe 1925, cittadino italiano ormai residente in Svizzera
(dove si fa chiamare Lay Florent Ravello), comincia come precettore
presso illustri famiglie di Venezia, e in seguito diventa
amministratore dei loro patrimoni immobiliari. Carboni lo conosce in
circostanze singolari: acquistato a Porto Rotondo un appezzamento di
proprietà del malavitoso Simplicio Dejana (condannato all'ergastolo
per omicidio), Carboni scopre che il terreno era già stato venduto
abusivamente da qualcuno che al rogito si era sostituito a Dejana
facendolo figurare presente (mentre in realtà era in carcere), e che
nel frattempo su quel terreno erano sorte varie costruzioni di Porto
Rotondo; Carboni chiede spiegazioni alla società titolare dei nuovi
insediamenti, amministrata da Ravello.

"I veri proprietari", racconterà Carboni, "si chiamavano Cmi, Gaggia,
Pratolongo, e un famoso banchiere inglese... Ravello impallidi
sentendo il motivo della mia visita. Parlammo tre ore. Alla fine mi
propose un accordo". Nasce così tra i due un rapporto affaristico che
nei fatti consentirà alla mafia di investire nell'edilizia fiumi di
capitali sporchi. D'intesa con Carboni Ravello imbastisce in breve
tempo un colossale marchingegno di ingegneria societaria.

Il 17 ottobre 1973, Ravello promuove la costituzione a Tempio Pausania
(Sassari) della società Punta Volpe spa, alla quale intesta i beni che
lui stesso amministra e rappresenta a Porto Rotondo e nel Comune di
Olbia; subito dopo, la società Punta Volpe viene trasferita a Trieste,
dove contemporaneamente vengono costituite altre dieci nuove società
per azioni; nel capoluogo giuliano ha già sede la Immobiliare Sea spa,
che prende parte attiva all'operazione. Il 12 dicembre dello stesso
anno, la società Punta Volpe si fonde per incorporazione e
singolarmente con ognuna delle undici spa; il senso dell'operazione è
di suddividere i terreni in frazioni più commerciabili, che divengono
così più snelle proprietà di singole società, il tutto in esenzione di
oneri fiscali (da qui la scelta di Trieste, che ai tempi godeva di un
regime fiscale privilegiato), e facendo ricadere ogni altro onere
sulla società Punta Volpe, che così svuotata li elude e anzi viene
cancellata dal registro delle società; ma il significato ultimo di
tutta l'operazione è che in tal modo Carboni si assicura l'80 per
cento (mentre a Ravello va tacitamente il 20 per cento) dei terreni e
dei fabbricati delle undici spa. Dai dati catastali emerge che i soli
terreni della defunta Punta Volpe sono di oltre 143 ettari; la
cessione avviene al prezzo dì 2 miliardi 250 milioni dei quali l'80
per cento di Carboni ammonta a i miliardo e 800 milioni, pagamento
dilazionato all'8 per cento di interesse annuo; il faccendiere versa
una prima rata di 250 milioni, poi fa fronte alle altre scadenze
cedendo a Ravello quote di sue società. Al 31 agosto 1974, secondo un
promemoria contabile sequestrato dalla Guardia di Finanza, Carboni è
in debito di circa 354 milioni, e ciò porta a una nuova ripartizione
delle rispettive quote: i due convengono, sulla parola, che fino
all'estinzione del debito, e a garanzia dello stesso Ravello è socio
al 50 per cento delle società nelle quali è stato disperso il
patrimonio della ex società Punta Volpe.

L'operazione, detta delle "12 sorelle", e definita "un patto a
delinquere" nella sentenza 8 febbraio 1986 del Tribunale di Roma
contro la malavita romana, interessa qui unicamente per la
destinazione finale delle singole società e le relative proprietà
immobiliari. Tre di esse transitano per la Generale commerciale di
Comincioli e finiscono nella Fininvest di Berlusconi: sono le spa
Poderada, Su Ratale, Su Pinnone. In altre due delle truffaldine
società, Prato Verde e Immobiliare Sea, Comincioli-Berlusconi
èpresente direttamente, come sono presenti in ulteriori due, Monte
Majore e Punta Lada ma attraverso la fiduciaria Sofint controllata al
50 per cento. In tre delle società subentrano interessi mafiosi e
della malavita romana: Iscia Segada e Mediterranea vanno ai siciliani
Luigi Faldetta e Lorenzo Di Gesù per conto di Pippo Calò (il "cassiere
della mafia"), mentre Sa Tazza passa a Domenico Balducci. Circa
qucst'ultima, la sentenza giudiziaria 8 febbraio 1986 appena ricordata
evidenzia che Balducci con i terreni della stessa "costituì la
cooperativa Delta, la quale, con il gioco della cessione successiva
delle quote, sembra veramente avere avuto la funzione di stanza di
compensazione delle azioni reciproche dei maggiori usurai romani".
Della Delta immobiliare costruzioni sono infatti soci Spurio Oberdan,
Aldo Proietti, Cesare Gemelli, Amedeo Mastracca, Pietro Cuccarini
[padrc della soubrette Fininvest, Lorella, NdA], e Luciano Merluzzi,
usurai, e uomini di Calò come Guido Cércola Luciano Mancini, Franco Di
Agostino. Nel marzo 1978, la Delta figurerà tra i clienti "in
sofferenza" del Banco Ambrosiano (l'esposizione è di 28 milioni, di
cui 14 rubricati come "perdita certa").

Esclusa Punta Volpe, che abbiamo visto ridotta a un guscio vuoto e
quindi soppressa, delle "12 sorelle" rimane Iscia Manna, la quale
viene ceduta nel 1974 da Carboni al commercialista milanese (amico di
Craxi) Pompeo Locatelli. Carboni è infatti in difficoltà: tra l'altro,
ha rilevato il pacchetto di controllo di un giornale sardo,
"Tuttoquotidiano", che in pochi mesi registra un passivo di circa 500
milioni.

Nel 1975 la situazione economica di Carboni, secondo Emilio Pellicani
(segretario di Carboni), si fa "disperata", e se ne preoccupano anche
i suoi partner. "Nell'estate a Porto Rotondo", dichiara Pellicani in
un suo memoriale alla Procura di Trieste, "Ravello, Locatelli e
Balducci avevano tentato un piano di salvataggio per Carboni. Il piano
culminerà in un incontro che si terrà verso la fine di settembre
all'Hotel Gritti di Venezia... L'incontro, a detta di Carboni, fu
piuttosto burrascoso, perché le condizioni risultavano vessatorie e
leonine". Fallito l'incontro di Venezia, Carboni è costretto a cercare
altri finanziatori, e trovando in Comincioli grandi disponibilità,
associa il prestanome di Berlusconi ai propri affari. Nel 1977, i
rapporti tra i due divengono strettissimi, poiché Ravello si libera
delle sue attività in Italia: infatti, nell'estate è scoppiato lo
scandalo Italcasse-Caltagirone (nel quale Ravello è coinvolto quale
membro del consiglio di amministrazione della società Flaminia nuova),
e il losco affarista decide di ritirarsi definitivamente in Svizzera,
liberandosi della propria parte del patrimonio sardo - per intenderci,
quello delle "12 sorelle": l'acquirente è Comincioli, cioè Silvio
Berlusconi.

Dopo lo scorporo della società Punta Volpe, negli ultimi mesi del 1975
le azioni delle undici società che si sono spartite i suoi beni erano
state intestate fiduciariamente alla Sofint (Società finanziaria
internazionale), che era dunque divenuta "la cassaforte" del sodalizio
Ravello-Carboni. Con il subentro di Comincioli-Berlusconi, Ravello
viene liquidato appunto con denaro Generale commerciale-Berlusconi
(400 milioni in contanti, e i miliardo e 425 milioni in cambiali). Il
contratto, firmato il 9 settembre 1977, cui segue il 4 novembre una
convenzione di passaggio di azioni, trasferisce alla società
amministrata dal prestanome di Berlusconi Romano Comincioli le spa
Poderada (con 2 ettari di terreno a edificabilità di tipo intensivo
per 23 mila mc), Su Ratale (a edificabilità intensiva per 99 mila mc),
Prato Verde (con edificabilità intensiva per 58.500 mc), Su Pinnone
(edifici già esistenti adibiti a uffici, e sede del Consorzio di Porto
Rotondo).

Ma l'operazione non si chiude pacificamente. Ravello non ha infatti
provveduto a regolare le pendenze fiscali delle società cedute, e ne
nasce un pittoresco contenzioso giudiziario - in una "memoria"
depositata al tribunale, il prestanome di Berlusconi definisce Ravello
"finanziere fasullo" ed evasore con un piede sempre in qualche
paradiso fiscale...

Anche tra Carboni e Comincioli-Berlusconi si apre una disputa che
approda al Tribunale di Roma. Tra l'aprile e il maggio 1978, Carboni
promuove ben sei cause civili contro Comincioli-Berlusconi, la
Generale commerciale e la Sofint, sostenendo che nelle operazioni di
subentro a Ravello, il berlusconiano Comincioli e la berlusconiana
Generale commerciale hanno agito per conto dello stesso Carboni, cioè
interponendosi come suoi prestanome avendone in cambio cospicui
appezzamenti di terreni edificabili.

L'aspetto ulteriormente singolare di questa sintomatica lite tra un
prestanome e un faccendiere in merito ai loro loschi affari, èche
Carboni adendo il tribunale contro la Sofint adisce anche contro sé
medesimo in quanto comproprietario effettivo della società... E
altresì evidente che il contrasto tra i due non può farsi troppo
cruento, fino a rischiare di svelare il groviglio di inconfessabili
interessi che lega i due affaristi, come ad esempio un giro di
cambiali tra la Sofint e le spa Finanziaria regionale veneta,
Safiorano e Stella azzurra, società che la sentenza 8 febbraio 1986
del Tribunale di Roma attribuirà alla "famiglia di Joscf Ganci in
questi giorni deceduto, imputato di traffico internazionale di
stupefacenti e di appartenenza a Cosa Nostra".
Il 9 ottobre 1978 le parti comunicano al Tribunale la composizione
della controversia, estinguendo le cause: è infatti intervenuta una
risistemazione generale dei rapporti tra Carboni e
Comincioli-Berlusconi. Berlusconi paga 3 miliardi e 500 milioni
(detratto il miliardo e 825 milioni già versati nel 1977 in contanti e
cambiali), e ottiene in cambio la definitiva proprietà delle società
Su Ratale, Su Pinnone e Poderada (che troveremo per anni nella
Fininvest); Comincioli-Berlusconi viene confermato socio di Carboni
nella Prato Verde, che rimane intestata fiduciariamente alla Sofint
(con altre società del faccendiere sardo), Sofint che Carboni e
Comincioli-Berlusconi controllano paritariamente al 50 per cento.
La Prato Verde spa è per molti aspetti una società "a rischio". Il
prestanome di Berlusconi, Comincioli, ne diviene amministratore unico
il 30 novembre 1977, e in quella stessa data la sede sociale viene
trasferita da Trieste a Milano, presso un commercialista del giro
berlusconiano.

L'espediente del "prestanome-paravento" Comincioli si rivela quantomai
opportuno per Berlusconi di lì a poco, quando cioè comincia ad avere
quali soci nella Prato Verde anche personaggi decisamente pericolosi.
Uno di essi è Fausto Annibaldi, già noto alle cronache giudiziarie e
nel gruppo di finanziatori-usurai di Carboni; interrogato il 17 luglio
1982 dal procuratore di Perugia Domenico Tontoli Montalto, Annibaldi
confermerà: "Sono stato socio della Prato Verde per il 5 per cento
[come, sempre per il 5 per cento, lo sono stati Francesco Santi,
Bernardino e Italo Drago, nonché tale prof. Valentini, reumatologo,
tutti residenti a Roma] dal luglio 1980 all'agosto-settembre 1981" (la
gestione Comincioli della Prato Verde è 30 novembre 1977-2 maggio
1981); tra l'altro, nella sentenza 8 febbraio 1986 la
compartecipazione di Annibaldi nella Prato Verde verrà definita
"penalmente rilevante".

Durante la gestione Comincioli-Berlusconi della Prato Verde, e cioè
nel febbraio-marzo 1978, Carboni entra in affari con esponenti di
'Cosa Nostra". Tramite i nialavitosi Balducci e Diotallevi, Carboni
concorda con un gruppo di mafiosi l'esecuzione di lavori di
risanamento nel centro storico di Siracusa, e ottiene un anticipo di
450 milioni; ma l'iniziativa sfurna per J'opposizione della Regio ne
Sicilia, e a quel punto i committenti siciliani (Luigi Faldetta,
Lorenzo Di Gesù, Gaetano Sansone, Antonio Rotolo, e un certo "Mario"
che si scoprirà essere il 'cassiere della mafia" Pippo Calò)
pretendono la restituzione dei 450 milioni anticipati, e 250 milioni
di interessi. Carboni salda il debito attraverso cambiali per 700
milioni emesse dalla società Elbis di Milano in favore di Romano
Comincioli e da questi "girate". Nella Elbis srI (società costituita
il 12 novembre 1969 dal messinese Antonino Franciò e da alcuni
prestanome di Berlusconi) Carboni è entrato da poco apportando 138
milioni, e dunque BerlusconiComincioli non possono rifiutare "un
favore" al consocio...

Il pieno e diretto coinvolgimento di Romano Comincioli, e dunque di
Berlusconi, nelle iniziative di Flavio Carboni è tutt'altro che
episodico. Insieme, il prestanome di Berlusconi e il faccendiere sardo
combinano affari con Ravelio, con Calò, e con altri mafiosi (Sardegna,
Siracusa) e anche con un altro protagonista delle cronache
giudiziarie, Francesco Pazienza (Prato Verde). Lo spregiudicato
faccendiere sardo offre al rappresentante di Berlusconi gioielli
ricettati, e il rappresentante di Berlusconi firma assegni destinati a
malavitosi, e intrattiene dunque rapporti con la malavita romana. Se
la farnigerata Banda della Magliana può "lavare" i proventi della
droga, delle rapine e dei sequestri di persona, riciclandolì
nell'acquisto di terreni, società, costruzioni, cio e anche grazie
alle "attività" di Flavio Carboni, alle quali il berlusconiano
Comincioli fornisce un decisivo contributo.

Le cambiali sottoscritte dalla Elbis con la "girata" del prestanome dì
Berlusconi, Comincioli. vengono consegnate nelle mani di Diotallevi,
il quale prowede a recapitarle a Pippo Calò. Costretto poi a una lunga
latitanza, Diotallevi verrà catturato a Roma alla fine del 1988.
Con la rinuncia "per motivi personali", nel maggio l981, alla carica
di amministratore, il prestanonie di Berlusconi, Comincioli, non esce
dalla Prato Verde' vi rimane infatti quale socio, e ne mantiene il
controllo col suo 50 per cento della Sofint alla quale la Prato Verde
fa capo fiduciariamente. Anzi, Comincioli-Berlusconi consente alla
Prato Verde di accedere al credito bancario fornendo garanzie e
effetti cambiari della Generale commerciale.

A memoria di Pellicani, il pluriprotestato e chiacchieratissimo
Carboni non era mai riuscito a ottenere fidi bancari: vi riesce per la
prima volta nel 1980 grazie a Berlusconi, quando la Banca del Cimino
accorda alla Prato Verde uno scoperto di conto corrente fino a 200
milioni; la linea di credito viene riconfermata nel 1981, quando anche
il Banco di Santo Spirito accetta di scontare alla Prato Verde effetti
rilasciati da Comincioli e da società del gruppo Berlusconi. Ascoltato
il 24 febbraio 1983 dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla
P2, Pellicani conferma queste operazioni e ne chiarisce meglio la
meccanica: "Carboni ottiene i finanziamenti attraverso effetti di
società di Comincioli. E uno sconto che ottiene perché, d'accordo con
Comincioli stipula dei contratti fasulli nei quali dice di vendere una
parte di azioni...". (Carboni, nel settembre 1986 rimedierà l'ennesima
condanna per emissione di assegni a vuoto per 775 milioni - nove mesi
di carcere).

Nel novembre di quello stesso 1981, la società Prato Verde ottiene
finanziamenti ben più cospicui dal piduista Banco Ambrosiano grazie
all'interessamento di Francesco Pazienza. Già in estate, Pazienza
aveva propiziato un incontro tra il presidente del-l'Ambrosiano
Roberto Calvi e Carboni durante una gita in barca lungo le coste
sarde, e aveva poi indotto Carboni a chiedere un mutuo garantendogli
un esito positivo: il presidente dell'Ambrosiano - gli aveva spiegato
- ha necessità di denaro ma non vuole attingere personalmente al suo
istituto, bensì attraverso terzi. In effetti, Calvi caldeggia
l'operazione di mutuo a favore della Prato Verde; chi invece la
osteggia è il suo vice, Roberto Rosone, il quale la ritiene
un'operazione rischiosa e anomala - proprio per questa sua
intransigenza, Rosone subirà un attentato: "Negai un fido e mi
spararono", dirà poi al processo contro Carboni e Diotallevi
(condannati a 10 anni di reclusione quali mandanti del killer
Abbruciati che nell'attentato ferisce Rosone ma viene ucciso da una
guardia giurata).

Fatto è che, per ordine di Calvi, il 19 novembre 1981 la sede Fomana
del Banco Ambrosiano dispone l'erogazione alla Prato Verde di un primo
acconto di 600 milioni, e in più riprese successive il finanziamento
arriva a complessivi 6,6 miliardi. Ditale somma, i miliardo e 200
milioni sarebbero finiti a Calvi, 136 vanno a Pazienza per la
mediazione, i miliardo e 500 milioni a Fausto Annibaldi quale rimborso
prestiti, e il resto si disperde in mille rivoli. Pazienza, Annibaldi,
Carboni e altri saranno rinviati a giudizio per concorso in bancarotta
fraudolenta aggravata del Banco Ambrosiano.

Il finanziamento del Banco Ambrosiano alla Prato Verde è stato
garantito dalla Sofint e da tutta una serie di società che a essa
fanno capo; ciò presuppone dunque esservi stato l'assenso del
prestanome di Berlusconi, Comincioli. Ma la stessa situazione
economica della Sofint è difficile - Piero Citti, dipendente della
società, il 7 dicembre 1982 dichiarerà al giudice istruttore Drigani
del Tribunale di Trieste: "La Sofint versava in cattive acque... fra
l'altro non si erano presentati i bilanci per mancanza di liquidità.
Si paventava la messa in liquidazione". E tuttavia, il sodalizio tra
Carboni e Berlusconi prosegue. Comincioli e Maria Luisa Bosco (della
Generale commerciale) telefonano più volte al giorno presso la sede
romana della Sofint, dove pervengono anche chiamate di Fedele
Confalonieri (numero due della Fininvest), inentre hanno luogo summit
societari tra Carboni e i prestanome di Berlusconi, e incontri in
Sardegna.

Tutto precipita il 12 giugno 1982, quando Carboni si dilegua per
accompagnare il banchiere piduista Roberto Calvi verso il suo tragico
destino, dopo avergli procurato un passaporto falso: sei giorni dopo,
il presidente dell'Ambrosiano viene ritrovato a Londra, impiccato
sotto il ponte dei Frati neri. Quarantatré giorni dopo il rinvenimento
del cadavere del banchiere a Londra, il 30 luglio 1982 Carboni viene
arrestato a Lugano, e quindi estradato in Italia.

Quando Carboni e il suo braccio destro Emilio Pellicani verranno
arrestati, si avrà l'irreversibile crisi della Prato Verde e della
Sofint. Il 9 maggio 1984, il giudice Ragonesi (della sezione
fallimentare del Tribunale di Roma) dichiara il fallimento della Prato
Verde, mentre il ministero deil'Industna, il 7 luglio l986, revocherà
alla Sofìnt l'autorizzazione a esercitare l'attività fiduciaria, e il
6 febbraio 1987 ne decreterà la messa in liquidazione coatta
amministrativa.

Si arriva così alla sentenza più volte citata dopo un processo presso
il Tribunale di Roma con imputati, tra gli altri, Frnesto Diotallevi,
Flavio Carboni, Giuseppe Calò, Danilo Sbarra, Lorenzo Di Gesù,
accusati di avere investito in società varie e in beni immobiliari
denaro e valori provenienti da rapine, estorsioni, sequestri di
persona. A causa dei limiti posti dalle autorità svizzere
nell'accordare l'estradizione (di questa comoda "scappatoia" si
avvarrà anche il Venerabile maestro Licio Gelli), Carboni non ha
potuto essere processato per associazione a delinquere; risponde
soltanto di concorso nell'attentato a Rosone, e anche, con Fausto
Annibaldi e Romano Comincioli della ricettazione di un brillante
rubato del valore dii miliardo di lire. L'8 febbraio 1986 la sentenza:
Calò 6 anni dì reclusione, Diotallevi 5, Di Gesù 1 anno e 6 mesi,
Sbarra 3 anni e 6 mesi. Carboni e Comincioli vengono assolti.
L'attentato a Rosone viene stralciato, e Carboni viene rinviato a
giudizio in un diverso processo. In secondo grado, l'11 marzo 1987 la
Corte d'Appello di Roma confermerà la pena a Diotallevi e Di Gesù
(Calò non si era appellato).

Nel frattempo (il 25 luglio 1983), il prestanome di Berlusconi, Romano
Comincioli, pone in liquidazione la Generale commerciale. Nei suoi
confronti pendono un processo penale a Roma (quello sopra menzionato)
e un procedimento istruttorio a Milano: è dunque opportuno non
richiamare l'attenzione anche sulla Generale commerciale, ed è
necessano farla uscire tempestivamente di scena.

Il procedimento che coinvolge Comincioli, aperto presso il Tribunale
di Milano, concerne il fallimento del Banco Ambrosiano, e vede
imputati, tra gli altri, i vertici della Loggia P2 Licio Gelli e
Umberto Ortolani, e Francesco Pazienza, Flavio Carboni, Fausto
Annibaldi, Gennaro Cassella, e insomma tutti coloro che in vario modo
hanno concorso alla bancarotta fraudolenta aggravata dell'istituto di
credito presieduto da Roberto Calvi. Carboni, Pazienza e Annibaldi vi
sono coinvolti per i 6,6 miliardi erogati alla Prato Verde e finiti in
parte nelle loro tasche - ma nella Prato Verde vi erano anche
interessi della Generale commerciale e dei suoi amministratori
berlusconiani Romano Comincioli e Maria Luisa Bosco: da indiscrezioni
trapelate durante la lunga fase istruttoria (durata 6 anni), sembrava
che vi fossero implicati anch'essi, ma nell'ordinanza di rinvio a
giudizio firmata dai giudici istruttori Antonio Pizzi e Renato
Bricchetti i due prestanome di Berlusconi non figureranno tra gli
imputati.

Non vi è dubbio che una delle chiavi di lettura del fallimento del
Banco Ambrosiano si trovi nella società Prato Verde. I fascicoli e le
carte della società, sequestrati già nel 1982 dagli inquircilti
romani, sono trasmigrati da un giudice all'altro, da un ufficio al
l'altro, e ora giacciono presso la sezione istruzione del Tribunale di
Milano. Dell'operato di una società non ripondono i soci bensì solo
gli amministratori: al momento del crack, amministratorc unico della
Prato Verde e della Sofint è il prestanome Gennaro Cassella (che
infatti, nel l992 verrà condannato dal Tribunale di Milano a 5 anni di
reclusione).

Il sostituto procuratore di Milano Pier Luigi Dell'Osso, che si occupa
della Prato Verde e del ruolo di Carboni rispetto al Banco Ambrosiano,
il 27 agosto 1982 interroga Silvio Berlusconi. Per l'occasione, la
Fininvest diffonde un comunicato nel quale si afferma che "nessun
rapporto societario intercorre tra le società del gruppo e il signor
Flavio Carboni. Il signor Carboni ha svolto invece una propria
autonoma attività di intermediazione come fiduciario di proprietari di
terreni interessanti un progetto edilizio del Comune di Olbia
attualmente all'esame di una società del gruppo" - una "smentita" così
impudente e sibillina da non smentire nulla...


"Berluskatz, mafioso cappuccione" diceva Bossi. 2 miliardi dopo è Carlo Magno!

ernesto

unread,
May 5, 2002, 6:16:43 PM5/5/02
to

ernesto

unread,
May 5, 2002, 6:26:10 PM5/5/02
to

ernesto

unread,
May 7, 2002, 6:23:04 AM5/7/02
to
ernesto <ernest...@libero.it> wrote:

>In article <3cd5b177...@powernews.libero.it>


>ernest...@libero.it (ernesto ) wrote:
>>
>> Quello che segue è tratto dal libro INCHIESTA SUL SIGNOR TV di

>"UN MODELLO LE LEGGI DI BERLUSCONI"
>Il premier Berlusconi l'aveva detto: la legge sulle rogatorire non si
>tocca. E adesso l'Oscse l'Organizzazione per le cooperazione e lo
>sviluppo economico, lo ha decretato: le norme in Italia in tema di
>assistenza giudiziaria e falso in bilancio sono in piena regola e sono
>un esempio per tutta l'Europa:


E' un falso. Non perchè il minchione si firma "ernesto" ma pechè
l'OCSE ha solo detto che la legge infame sulle rogatorie non è contro
la corruzione! Chi po si rallegra perchè un falsario come Berlusconi
che ha falsificato il Consolidato fininvest per 1500 miliardi e si è
cancellato la legge penale, è davvero un poveraccio!

Che scoperta eh? I soliti falsificatori cercano di far passare questo
come un avallo europeo all'infamia della retroattività di quelle
norme, rifiutate dal governo svizzero (erano comprese nel trattato)
che servivano a salvare le chiappe ai criminali alla previti &
Berlusconi.
Norme fortunatamente che non sono vigenti perchè sovrastate da accordi
internazionali che le contraddicono.

Il falsariuo berlusconi lo ha detto, questo minchione lo ripete. Ma
resta un falso in ogni senso.

Ernesto

Di Ernesto ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno! ;-))

g

unread,
May 7, 2002, 7:53:40 AM5/7/02
to

Ovvio ......
-------------------------------------------------------------------

'ernesto' <ernest...@iol.it> wrote in
message<6qt1so$p1$6...@hermes.iol.it>

E' divertente sentirsi giudicare come anonimo da un anonimo.
Vogliamo sfidarci a singolar tenzone su argomenti complessi?
Che arma preferisci?
Storia dei partiti?
Economia politica?
Politica economica?
Cromodinamica quantistica?
La teoria della realtività?
L'angiogenesi?
Filosofia della Scienza?
Linguaggi per computer?
Robotica?
Storia Moderna?
linguistica?
La lista mi sembra tremendamente corta. Ti prego di aggiungere:
-Storia del Cinema
-Mccarthismo (recentissimo!)
- QED
- Genetica (in particolare sugli omeobox, introni e telomeri)
- Teoria del caos
- Nuova economia dei rendimenti crescenti
- diritto costituzionale
- Cosmogenesi
- Spazi discreti di Schild e multidimensionali
- Chimica del carbonio
- Neurofisiologia del cervello
- Neodarwinismo
- TOC
- Cosmonautica secondo Newton e secondo Einstein
- Teoria delle probabilità
- Storia della civiltà occidentale
------------------------------------------------------------------

Il megalomane fallito mendace tuttologo millantatore Professo Dottò
'ernesto' ciancialesto banana é infalsificabile.

g

ernesto

unread,
May 7, 2002, 12:43:32 PM5/7/02
to
ernesto <ernest...@libero.it> wrote:

>"UN MODELLO LE LEGGI DI BERLUSCONI"

Sebza volerlo a volte i falsari dicono il vero: per questo miserello
l'OCSE ha detto che le leggi berlusconiane sono un modello.... DE CHE?

leggete dei nuovi decreti "modello".... e INORRIDITE!!!!!

Il vile e incapace 3monti oltre a taroccare il Bilancio dello Stato e
a papparsi i soldi dele Fondazioni Bancarie, società private che con
una legge stalinista statalista e comunista dovrebbero essere
obbligate ad avere il 70% della loro dirigenza "PUBBLICA", ci porta
dritti alla comica di Totò: la vendita di Fontana di Trevi!

ATTENZIONE GENTE! STANNO SPOLPANDO L'ITALIA!

L'incapace 3monti e il comico da avanspettacolo Fazio dopo
aver previsto boom economici che non si sono avverati e che paiono
lungi dall'avverarsi sono nei guai grossi: i conti non tornano!

La tremontina ha scavato una voragine senza dare il via agli
investimenti, la detassazione assurda e folle dei superpatrimoni
miliardari ha fatto un ulterio buco nell'erario, l'economia va male e
e le entrate invece di salire scendono!!! CHE FARE?

Aggiungete il crescere folle delle spese nelle regioni amministrate da
questi ladroni e vedrete che si vanificheranno in poco tempo gli
immensi sforzi e sacrifici fatti da tutti noi per entrare nell'euro.

Invece di dichiarare la propria inadeguatezza e dare le dimissioni il
vile 3monti ne studia una al giorno per spolpare l'Italia senza che
gli Italiani se ne avvedano.

Prima ha cartolarizzato il cartolarizzabile (significa semplicemente
vendere i beni dello Stato sottocosto per farsi dare dalla banche
subito i contanti per poi, invece di portarli in diminuzione del
Debito Pubblico, spenderli nelle sue leggi-puttanate)

Con un ignobile decreto legislativo (63/2002) passato quasi inoservato
ai cittadini, il vile 3monti ha istituito due società: la PATRIMONIO
DELLO STATO spa" e la "INFRASTRUTTURE spa".

Alla prima il 3monti intende passare la proprietà dei beni alienabili
e non alienabili dello Stato di cui il Ministero dell'Economia deterrà
il 100% delle azioni, libero poi di traferirle un po' a tutti
compresa la INFRASTRUTTURE spa con modalità che verranno stabilite
d'un botto dal venditore-acquirente che può essere sempre il
taroccatore 3monti!

Ma il bello viene adesso! La PATRIMONIO spa ha il diritto di alienare
i beni dello Stato e di cartolizzarle (anche il Colosseo, le coste
marine, Fontana di Trevi....) e anche la INFRASTRUTTURE spa, sempre
con il beneplacito del 3monti, può cedere al mercato parte delle sue
azioni ed emettere obbligazioni, garantite dal patrimonio dei Beni
Culturali e non, dello Stato e delle Regioni, per finanziate le famose
infrastrutture di Lunardi, la società dei suoi figli e le mafie con
cui, è noto, ha dichiarato che bisogna convivere.

TUTTO QUESTO SENZA PORRE IN BILANCIO NEPPURE UN EURO COME FONDO DI
GARANZIA PER QUESTE OPERAZIONI.
Anzi la finalità principe di tutto questo è OCCULTARE una parte del
debito pubblico perchè le obbligazioni della Patrimonio e della
Infrastrutture non verranno iscritte come "debito" ma FORSE come
partite di giro.

SI TRATTA INSOMMA DELL'APPLICAZIONE DELLA FRODE ENRON AL BILANCIO ELLO
STATO.
Frode che ha portato alla bancarotta della Enron e che ci farà fare la
stessa fine: ma quando salteremo per aria il vile 3monti sarà alle
Bahamas con il vecchio imbroglione di Arcore a ridersela di coloro che
li hanno votati, pur sapendo che sono dei ladroni e degli imbonitori.

C'è dell'altro ancora: si prevede in quell'infame decreto che la
PATRIMONIO spa possa cedere a titolo gratuito anche il 100% dei suoi
beni (che sono i Beni Demaniali)a INFRASTRUTTURE spa la quale poi si
prevede che nell'emettere titoli possa dare in garanzia le sue azioni
e perfino cedere pacchetti azionari.

CAPITE CHE SIGNIFICA? Che Berlusconi o chi per lui potrà alla fine
diventare proprietario del Colosseo e di Fontana di Trevi nonchè dei
musei e delle coste italiane! Coronerebbe il suo sogno megalomane di
scarafaggio stercoraro: UNO STATO DI SUA PROPRIETA' e noi cittadini
tutti suoi dipendenti!

La mia generazione ha riso al cinema nel vedere Totò che vendeva
Fontana di Trevi al ricco turista americano, adesso c'è poco da
ridere.

AVETE VOTATO DEI VERI E PROPRI SPOLPATORI DELLA NOSTRA PATRIA.

ernesto
L'imbroglione condannato per spergiuro parla di brogli!OCCHIO:sta per farli lui!

Tafkar

unread,
May 7, 2002, 5:13:01 PM5/7/02
to

ernesto <ernest...@libero.it> ha scritto nel messaggio
3cd803ef...@powernews.libero.it...

> ernesto <ernest...@libero.it> wrote:
>
> >"UN MODELLO LE LEGGI DI BERLUSCONI"

sei un emerito coglione


Ernesto

unread,
May 8, 2002, 11:45:09 AM5/8/02
to
ernesto <ernest...@libero.it> wrote:

>Sebza volerlo a volte i falsari dicono il vero:

>"UN MODELLO PER COSA NOSTRA LE LEGGI DI BERLUSCONI"


LA GANG:

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

N.1

BERLUSCONI SILVIO, capataz

è ormai un libro, anzi un registro aperto: quello degli indagati e
degli imputati.
Non era mai accaduto, nemmeno in Italia, che diventasse Presidente del
Consiglio un uomo riconosciuto colpevole di falsa testimonianza dalla
Corte di Appello di Venezia (reato amnistiato) e dai giudici di Milano
di corruzione della GdF (reato confermato il 9.5.2000 in appello e
pena prescritta), di finanziamenti illeciti a Craxi per 21 miliardi
(reato prescritto in appello ma confermato in Cassazione), di reati
fiscali nell'acquisto dei terreni di Macherio (reato prescritto in
primo grado);
un uomo imputato in due processi per falso in bilancio (uno per 6
miliardi di fondi neri, l'altro per 1500 miliardi) e in due processi
per corruzione in atti giudiziari (SME-Ariosto e Lodo Mondadori);
un uomo indagato a Caltanissetta per concorso nelle stragi di Capaci e
Via d'Amelio (la procura ha chiesto l'archiviazione alla scadenza
del'indagine);
un uomo imputato in Spagna per le frodi fiscali di teleCinco.

---------
N.2
ANTONIO D'ALI',

neosottosegretario all'Interno, è un personaggio di tutto rispetto.
Senatore di Forza Italia eletto a Trapani da tre legislature, in
quella scorsa era addirittura vicepresidente della commissione
Finanze, e per un po' è stato pure responsabile economico di Forza
Italia. Famiglia ricca e potente, proprietaria di saline, tenute
agricole e sopratutto della Banca Sicula. Lo zio, Antonio il Vecchio,
amministratore delegato dell'istituto deve lasciare la carica nel
1983: il suo nome risulta nelle liste della loggia P2 (sì, nel 1983
non si sareebbe potuto da piduisti diventare PdC)
Gli subentra il nipote e omonimo, Antonio jr.
Qualche anno dopo, il commissario di poliza Calogero Germanà ipotizza
che l'Istituto, (come la banca Rasini) venga usato per il riciclaggio
deld enaro sporco di Cosa Nostra: non a caso -sostiene il funzionario-
il collegfio dei sindaci è presieduto da Giuseppe provenzano,
presidente delal regiuone e sopratutto ex commercialista dell'omonima
famiglia Provenzano, quella del vecchio boss di Cosa Nostra.
I sospetti scompaiono nel 1991 insieme alla banca Siula, inglobata
dalla comit, nel cui consiglio di amministrazione va così a sedere
Giacomo d'Alì, figlio di ntonio il Vecchio e cugino del senatore. Ma
la famiglia d'Alì è celebre a Trapani anche epr aver dato per anni
lavoro e stipendio a vari rampolli delle famiglie mafiose dei Minore
e dei Messina denaro.
Francesco messina denaro, storico boss di Trapani, è stato per decenni
il "fattore" dei d'Alì. Poi cedette il testimone - di capomafia e di
fattore- al figlio Matteo, che oggi, a 39 anni, è il nuovo numero uno
di Cosa Nostra, latitante, condannato per le stragi del 1992-93.
Sembra di leggere la storia del mafioso vittorio Mangano, "fattore" di
villa Berlusconi dal 1973 al 1975. Alla Commissione parlamentare
Antimafia sono conservati i documenti che testimoniano il pagamento di
4 milioni nel 1991 dai d'Alì all'INPS come indennità di disoccupazione
di Matteo Messina Denaro, di professione "agriccoltore".

Nelle carte dei giudici poi, le prove di una strana compravendita:
quella di una vasta tenuta in contrada Zangara (Castelvetrano) passata
dai d'Alì ai Messina Denaro, i quali però non hanno sborsato una lira.
Un gentile omaggio oppure un'estorsione? E nel secondo caso perchè
nessuno l'ha mai denunciata? Oggi comunque quei terreni ono sotto
sequestro perchè il vero propietario è TOTO' RIINA, che usava Messina
Denaro come testa di legno per nascondere i suoi beni. (non male eh?)

Che fine han fatto i protagonisti della nostra storia?
Giuseppe Provenzano è stato appena eletto deputato di Forza Italia.
Il Commissario Germanà è stato trasferito altrove e ha pure subito un
attentato a Luca Bagarella in persona.
E Antonio d'Alì, come sottosegretario all'Interno, è ufficialmente un
suo superiore( potrebbe anche diventare presidente delal commissione
sui pentiti (ahahaahh!) carica che spetta tradizionalmente a un
sottosegretario del Viminale; in alternativa c'è pronto l'avv. aormina
h avendo ddifeso fra gli altri Claudio Vitalone (omicidio Pecorelli,
culo e camicia con la banda della Magliana e braccio destro di
Andreotti) e il tenente Carmelo Canale, dei pentiti deve avere
certamente un'ottima opinione e sopratutto molto serena.)
---------

N.3
UMBERTO BOSSI

leader della lega Nord e neo ministro delle Riforme Costituzionali e
della Devoluzione è stato condannato in via dfinitiva dalla Cassazione
a 8 mesi di galera per violazione sulla legge sul finanziamento
pubblico ai partiti ( i famosi 200 milioni che gli versò Carlo Sama
nell'ambito della maxitangente ENImont).
Altri 8 mesi definitivi glieli ha inflitti la Cassazione per
istiganzione a delinquere: un giorno il Senatùr invitò i suoi "ad
andare a prendere i fascisti casa per casa". I fascisti, per la
cronaca, erano i suoi ex e odierni alleati di AN.
Non solo nell'aprile del 2001 il Tribunale di Cantù gli ha inflitto 1
anno e 4 mesi di galera per vilipendio della bandiera ( il nostro
patriota aveva rivelato "io il Tricolore lo uso per pulirmo il culo" e
poi per avere la poltrona lo ha baciato giurandosi sopra).
E quello di Milano gli ha appioppato altri 7 mesi per resistenza e
oltraggio a pubblico ufficiale nei tafferugli seguiti alla
perquisizione della sede leghista in via Bellerio a Milano da parte
dela polizia inviata dal giudice Guido Papalia,procuratore capo di
Verona.
Qui Bossi è indagato per attentato contro l'integrità dello Stato e
alla Costituzione, a proposito delle "camicie verdi" reclutate dala
Lega. Finora la Camera l'ha salvato dal rinvio a giudizio,
dichiarandolo "insindacabile", ma Papalia ha solevato il conflitto di
attribuzione contro Montecitorio dinanzi alla Consulta, che ora dovrà
decidere se autorizzare o meno il processo, congelato in udienza
preliminare.

(sommatoria della galera che dovrebbe scontare Bossi Umberto:

8 mesi + 8 mesi + 1 anno e 4 mesi + 7 mesi = 3 anni e 3 mesi di
boita!!! )
--------------------
N.4

ALDO BRANCHER

neodeputato forzista eletto in Veneto è il degno sottogretario unico
alle Riforme e alla Devcoluzione: un ministero, due condannati
(l'altro è il ministro Bossi).
Ex sacerdote "paolino", ex pubblicitario per il settimanale Famiglia
Cristiana e poi per Publitalia, da 20 anni è il braccio destro di
fedele Confalonieri alla fininvest comunicazioni. E' il primo manager
del Biscione a finire in galera nell'inchiesta ManiPulite, il 18
giugno 1993, pr corruzione: accusato di avre allungato una mazzetta di
300 milioni al ministro della Sanità Francesco DeLorenzo (figlio di
quel Ferruccio corrotto da Berlusconi per sgnaccare all'ENPAM
l'invenduto di Milano Due) per la pubblicità anti-AIDS sulle TV
berlusconiane, in cella non apre bocca e si guadagna l'eterna
gratitudine del Cavaliere e dei suoi cari. Condannato in Appello a 2
anni e 8 mesi per falso in bilancio e violazione della legge sul
finanziamento dei partiti, diventa nel 1999 responsabile di Forza
Italia nel nord Italia.

E' lui l'artefice del riaggancio di Bossi. Ora i due lavoreranno
insieme per riformare le vecchie istituzioni italiane portandovi una
ventata di pulizia e di novità...... (ihihihih!!!!)
----------
N.5

VITTORIO SGARBI

eletto deputato per Forza Italia nel Friuli col ripescaggio
proporzionale è il nuovo sottosegretaio ai Beni Culturali. Già
presidente della Commissione Cultura della Camera, nel 1996 è stato
condannato in via definitiva dalla Cassazione a sei mesi e 10 giorni
di reclusione e 700mila lire di multa per TRUFFA AGGRAVATA E
CONTINUATA E FALSO AI DANNI DELLO STATO: precisamente ai danni della
Sovrintendenza ai Beni Artistici e Storici del Veneto, dove fu
impegato per 3 anni ma lavorò soltanto 3 giorni, allegando per il
resto certificati di false malattie mai sofferte (tra cui il cimurro,
da quel cane che è... e i dottori che scrivevano le false ricette? Nel
suo piccolo è un bel falsario anche lo Sgarbi, vi pare?)

Il cumulo di questa pena con quelle per le continue diffamazioni
(preferibilmente ai danni di magistratri, da buon deliquente li odia
tutti...) , alcune delel quali senza più la sospensione condizionale
lo rende un soggetto arischio: senza l'immunità parlamentare finirebbe
ispo facto in galera.
Ma la condanna per truffa alla Sovrintendenza avrebbe dovuto
sconsigliare la sua nomina proprio ai beni Cultrurali, che è un po'
come mettere la volpe a guardia del pollaio... (ma essendo un govrno
di pregiudicati forse è normale)

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N.6

ROBERTO MARONI, detto BOBO

leghista, già ministro dell'Interno nel Berlusconi 1, già capo del
"governo della padania", ora Ministro del Lavoro, salute e Politiche
Sociali, è l'unico condannato e - provvisorio- per giunta- che ha
subito veti per una poltrona nel governo Berlusconi.
La condanna è quella per resistenza e oltraggio a pubblico ufficilae
che gli è costato il posto di ministro della Giustizia dove nel 1994
Berlusconi pensò di piazzare il nobile Cesare Previti!!!).
Condanna in 1° grado a 8 mesi di reclusione per gli scontri con la
Polizia inviata dal Procuratore Papalia a perquisire la sede della
Lega a Milano: Maroni, prima di finire in ospedale con il naso rotto,
avrebbe tentato di mordere la caviglia di un agente....

Il processo di appello, probabilmente, non si celebrerà mai: dopo la
prima sentenza la Camera ha dichiarato insindacabili Maroni, Bossi e
gli altri deputati leghisti condannati.
In più, sempre a braccetto col Senatùr, Bobo è indagato a Verona ccome
ex-capo delle "camicie verdi elal guardia nazionale padana" per
attentato all'integrità dello Stato e alla Costituzione, nonchè per
associazione antinazionale e paramilitare.

Infine, la procura di Roma, ha chiesto il ssyuo rinvio a giudizio per
"favoreggiamento a istigazione alla ccorruzione" nella presenta
compravendita di voti che movimentò la nascita del governo D'Alema:
secondo l'accusa, l'ex-leghista Luca Bagliani, passato all'UDEUR,
avrebbe "offerto denaro e altre utilità economiche" a 4 colleghi
leghisti per convincerli a lasciare la Lega, passare all'UDEUR e
votare pro-D'Alema. Maroni avrebbe aiutato Bagliani "a eludere le
investigazioni degli inquirenti", tenendosi nel cassetto una
registrazione che provava il mercato dei voti. Udienza preliminare il
6 luglio.

------------------
N.7
GIROLAMO SIRCHIA

chirurgo di fama internazionale, assessore uscente ai Servizi Sociali
nella Giunta milanese di Gabriele Albertini e attuale Minitro della
Sanità sarebbe al centro di un'indagine del pubblico ministero Fabio
napoleone , nata da un esposto della consigliera comunale diessina
Emilia DeBiasi. L'inchiesta partita il 5 aprile di quest'anno con
l'acquisizione di documenti negli uffici comunali di Via Larga, è
chiamata "adotta un Nonno" e riguarda laa campagna di beneficenza
"Buon Natale, anziani! 1999-2000", lanciata proprio dall'allora
assessore Sirchia per raccogliere fondi per l'assistenza agli anziani
bisognosi. secondo l'esposto - scrive il orriere della sera - "l'anno
scorso per la raaccolta dei fondi erano stati aperti due conti
correnti: uno intestato alla Fondazioen Fratelli di San Francesco e
l'altro ad Andrea Mascartti, consigliere ella fondazione (e
consigliere comunale di F.I.)". DeBiasi ha segnalato inoltre che il
denaro raccolto non è transitato sul Bilancio del comune".
Uno degli ultimi filoni dell'inchiesta ipotizza una gestione
clientelare di quei fondi, che - secondo l'accusa- sarebbero stati
erogati ad anziani "vicini" ai partiti della maggioranza.
Sirchia ha sempre smentito di essere formalmente indagato. Si vedrà.
------

N.8

ANTONIO MARTINO

economista, deputato forzista eletto in Sicilia al proporzionale, già
ministro degli Esteri nel Berluskatz 1°, ora "declassato" alla Difesa,
straccia un altro tabù: mai, finora, un "piduista" aveva retto il
ministero dele orza Armate. nemmeno negli anni d'oro della loggia del
poco venerabile Licio Gelli. Il nome di Antonio martino compariva
nelle liste P2 sscoperte a Castiglion Fibocchi nel 1981: fra coloro
che avevano inoltrato a Gelli reegolare domana di iscrizione ma non
c'era stato il tempo di perfezionarla (erano arrivati prima i
giudici).
martino ha sempre negato di aver presentato quella richiesta ma nelle
carte del poco Venerabile fu ritrovata la sua domanda con tanto di
firma e data :6 luglio 1980 e la Commissione Anselmi raccolse la
testimonianza del "fratello" massone he l'aveva "presentato" alla pia
confraternità dei ladroni e degli assassini: un certo Giuseppe donato
strettissimo collaboraatore di Gelli-
(il papà di Antonio si rivolta nella tomba...)
------

N.9

GIUSEPPE PISANU detto BEPPE

deputato dal 1972, prima nella DC e poi in F.I., già capo gruppo
forzista della Camera, candidato al minsitero dell'Intrno e poi
dirottato all'ultimo momento sulla neonata poltrona del "Attuazione
del programma di Governo" (sic!) è un altro che gli ambienti piduisti
li ha conosciuti bene, tanto che, nella vita precedente, quando non
era anccora anticomunista portava la borsa a benito Zaccagnini
(Sinistra DC), fu travolto da uno scandalo per i suoi rapporti con il
banchiere bancarottiere e piduista Roberto Calvi, presidente del banco
Ambrosiano, con il GranMaestro della massoneria Armando Corono e con
il faccendiere Flavio Carboni, plurinquisito, pluriarrestato, legato a
varie esponenti della banda della Magliana.
Sassarese, ex amico del cuore di Francesco Cossiga, già capo della
segreteria Zaccagnini negli anno del compromesso storico DC-PCI,
Pisanu diventa sottosegretario al tesoro e alla Difesa in vari
governi. Ma ai tempi di Fanfani V (1983), saltano fuori le sue
"liasons dangereuses" con alcuni imbarazzanti compagni di vacanze in
barca: Flavio Carboni e Silvio Berlusconi !
Tutto comincia nell'estate el 1980, quando il Berluskats e Flavio
brigano per regalare a Porto Rotondo una bella colata di cemento
(progetto "Olbia 2"). Caboni , ospita Pisanu e Berluskatz, sulla sua
"Punto Rosso", una tinozza di 22 metri!!!
L'estate seguente, Beppe fa un'altra conquista: veleggia, sempre sulla
barca di Carboni, al largo della Costa Smeralda ma stavolta a bordo
c'è pure il bancarottiere Calvi, fresco di condanna, in libertà
provvisoria. Memorabile la testimonianza di Pisanu davanti al PM
milanese Pier Luigi Dell'Osso che indaga sul crac ambrosiano e lo
interroga per SEI ORE l'11 settembre 1982 (mentre Carboni si trova in
carcere da qualche giorno a Milano perchè coinvolto nelle indagini
sulla fuga e sulla morte di Calvi): Carboni -spiega Pisanu- era "un
interlocutore valido per le forze politiche richiamntesi alla
ispirazione cattolica " (ahahahah!!!).
Insomma, il pio terzetto non discuteva di affari ma di teologia e
mariologia....
"Carboni", prosegue Pisanu, riuscendo a restare serio "mi disse che il
Berlusconi aveva interesse a espandere Canale 5 in Sardegna, tal che
lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare a tal fine la più
importante rete TV sarda, Videolina (quella fondata dal discusso
finnziere Niki Grauso). Non solo: "il Carboni mi disse di essere in
affari col signor Berlusconi anche con riguardo a un grosso progtto
edilizio di tipo turistico denominato 'Olbia 2'. Fin dall'inizio
ritenni di seguire gli sviluppi delle varie attività di Carboni,
trattanddosi di un sardo che intendeva operare in Sardegna".

Il pio sodalizio Carboni-Pisanu si estende poi miracolosamente
all'affaire Ambrosiano. Il sottosegretario al Tesoro portato
dall'amico Flavio incontra Calvi per ben 4 volte, e subito dopo l'8
giugno 1982, risponde alla Camera alle allarmate interrogazioni delle
opposizioni sul colossale buco dell'Ambrosiano, aggravato dai debiti
miliardari del Banco Andino. Niente paura - rassicura Pisanu - è tutto
sotto controllo! Nessun allarme: "Le indagini esperite all'estero
sull'Ambrosiano non hanno dato alcun esito".

La sera dopo, 9 giugno, Pisanu è di nuovo a cena con Carboni: pare
che il tema della serata sia la nomina a nuovo procuratore Generale di
milano di un "amico", il giudice Consoli, presente al convivio.

L'indomani, 10 giugno, Calvi fugge dall'Italia per finire come
sappiamo, impiccato sotto il Ponte dei farti neri a Londra!

Nove giorni dopo, il Governo dichiara insolvente l'Ambrosiano,
mettendo sul lastrico migliaia di risparmiatori. Pochi mesi dopo sia
l'Ambrosiano sia l'Andino fanno bancarotta.
Racconterà Angelo Rizzoli alla Commissione Parlamentare di inchiesta
sulla P2: "a proposito dell'Andino, Calvi disse a me e a Tassa Din che
il discorso ell'on. pisanu in Parlamento l'avva fatto fare lui.
Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu avva preso 800
milioni da Flavio Carboni". Accua mai dimostrata, anche se il
portaborse di Calvi, Emilio Pellicani, dirà all'Espresso che Calvi
aveva stanziato - per "comprare" il proprio salvataggio 100 miliardi,
dei quali "poche decine di milioni" sarebbero finite anche nelle
tasche di Pisanu, tramite Carboni". e aggiunge che Pisanu si interessò
attivamente del progtto di cessione del Corriere della sera da parte
di Calvi, tentando di pilotare l'operazione "in favore
dell'on.Piccoli".
Cioè di garantire una sorta di controllo DC sul primo quotidiano
d'Italia. Pisanu smentisce e querela Pellicani. Memorabili gli
attacchi che gli sferrano in quel periodo i due membri più battaglieri
della Commissione P2: il missino Mirko Tremaglia e il radicale Massimo
Teodori.

Tremaglia denuncia "l'assalto partitocratico" al Corriere della Sera
tramite manovre che di volta in volta sono passate attraverso
Andreotti, Bagnasco, Pisanu, carboni o Rizzoli". E quanto
all'Ambrosiano appena dichiarato inssolvente, punta il dito sulle
"gravissime responsabilità degli organi di Governo", compreso "il
sottosegretario Pisanu, amico non per caso di Carboni, che aveva
dichiarato alla Camera che nulla era emerso ddi irregolare
nell'Ambrosiano(!!!). Se nonchè esattamente 9 giorni dopo il Tesoro
dispose lo scioglimento degli organi amministrativi dell'Ambrosiano.

E Teodori : "alcuni fatti sono inctrovertibili: i rapporti
strettissimi e continuativi tra Pisanu e Carboni; i rapporti di pisanu
con alvi tramite Carboni, i rapporti di pisanu con Calvi e carboni per
la sitemazione del Corriere della Sera; i rapporti di pisanu con Calvi
e Carboni quando, sottosegretario al Tesoro, il ministero prendeva
importanti decisioni sull'Ambrosiano; il sottogretario rispose per due
volte alla Camera sulla questione Ambrosiano". Poi, il 19.1.1983
aggiunge "il sottosegretario Pisanu deve dimettersi: se c'è ancora un
minimo di moralità (ahahahaahah!!!) è inconcepibile che l'on Pisanu
RESTI AL GOVERNO (ahahahaah!!!!).

"Non mi dimetterò su richiesta di Teodori", schiuma Pisanu. Poi però
cambia idea, o gliela fanno cambiare: 2 giorni dopo il 21 gennaio si
dimette da sottosegretario "per consentire il chiarimento della mia
posizione senza condizionamenti legati all'incarico di governo
ricoperto" (ahahahah).... ma il ssuo caso continuerà ad arroventare la
Commissione P2 nei mesi avvenire.

In febbraio Teodori torna a denunciare "l'arroganza socialista e
democristiana che vuole affossare la commissione dd'inchiesta e
pretene una condizione di speciale intoccabilità per tutti i politici
(ma no!!!), da Pisano a Piccoli a Andreotti".
Pisanu viene ascoltato una secona volta dalla Commisisone Anselmi, e
lì - pur rivenicando l'assoluta correttezza e "trasparenza" (ahahahha)
dei suoi rapporti con carboni e Calvi - ammette di avere UN PO'
SOTTOVALUTATO la delicatezza di certe ferquentazioni.
(ahahaah... TUTTI dal piduista Berlusco a Dell'Utri, a Miccichè, a la
Loggia... hanno SOTTOVALUTATO CERTE FREQUENTAZIONI.... ahahahaah!!!)

Dopo un breve purgatorio, Pisanu riciccia in sella nel 1987:
sottosegretario alla Difesa del nuovo governo Fanfani. poi un altro
po' di oblio, e la resurrezione "azzurra" grzie all'inseparabile
Silvio, sempre riconoscente con i vecchi compari: nel 1994 lo promuove
"vicecapogruppo vicario" alla Camera, nel 1996 capogruppo al posto del
povero Vittorio Dotti (colpevole di essere amico dell'Ariosto) e
quindi colpevole di avere sbagliato fidanzata e sopratutto non era
amico nè di Calvi nè di Carboni (niente amici criminali, niente
carriera... ahahaahahah).
Nel 2001 l'ultimo balzo: ministro nel Berluskatz 2, un'occasione per
rivedere TANTI VECCHI AMICI.....

Come ministro per gli Italiani all'Estero Mirko Tremaglia e il neo
deputato di F.I, Massimo Teodori , ah come passa il tempo....
(i due grandi accusatori oggi gli leccano il culo e dicono che sa di
buono...)

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N.10

CLAUDIO SCAJOLA

è il primo Ministro dell'Interno della storia d'Italia ad avere
conosciuto le patrie galere: non per le solite visite umanitarie ma
per esservi stato detenuto per 70 giorni.
Nato a Imperia 53 anni fa, ha la politica nel sangue, anzi,
nell'albero geneaologico. la sua famiglia superdemocristiana ha
regalato a Imperia tre sindaci: il padre ferdinando (costretto a
dimettersi negli anni 50 perchè sospettato di aver favorito il cognato
per un posto da primario), il fratello Alessandro e infine lui, nel
1982.
L'anno seguente però è già in manette. Arrestato dai carabinieri il 12
dicembre 1983, per ordine dei giudici milanesi (PM Davigo, DiMaggio e
Carnevali, giudici istruttori Arbasino e Riva Crugnola), che indagano
sullo scandalo dei casinò: una storiaccia di clan mafiosi siciliani
che ha messo le mani sulle case da gioco di San Rempo e Campione
d'Italia, accordanddosi con i politici locali. Scajola è accusato di
essersi incontrato in Svizzera con il sindaco di an Remo e il conte
Giorgio Borletti - che aspirava al controllo del casinò sanremese- e
di avergli chiesto alcune decine di milioni (una cinquantina, pare,
dell'epoca) a titolo di "rimborso spese" per l'impegno profuso dai
politici liguri. L'accusa è di tentata conussione aggravata (anche se
Scajola sostiene di aver fatto con Borletti solo discorso sulle sue
"intenzioni politiche" nella gestione del casinò). Settanta giorni a
San Vittore (ma senza ciapà i bott).
Ma alla fine, dopo una lunga e accidentata indagine, nel 1990 Scajola
viene prosciolto. Non perchè i fatti non siano realmente accaduti ma
perchè - spiega il fratello Alessandro- Cladio fece quel viaggio "su
incarico del partito".
L'accusa insomma non sarebbe riuscita a dimostrare che avesse chiesto
quel denaro per sè o per il collega sanremese.
Dopo quella triste disavventura, Scajola si riprende prontamente, si
fa rieleggere sindaco di Imperia dalla DC e nel 1995 si ricandida con
una lista civica.
Di Forza Italia, alleata con A.N., non ha una grande opinione: "sono
solo dei fascistelli".

L'anno seguente CAMBIA IDEA e si candida coi fascistelli: carriera
folgorante. Berlussconi lo promuove responsabile organizzativo e lui
in pochi anni trasforma il partito di plastica in una macchina da
guerra radicata nel territorio. Nel 2001 arriva il premio: ministro
dell'Interno.
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N.11

GIOVANNI ALEMANNO detto GIANNI

ministro delle Politiche Agricole, è il genero ddi PINO RAUTI,
avendone sposato la figlia. Fascista della seconda ora viene arrestato
due volte per le sue intemperanze di segretario nazionale del Fronte
della Gioventù. La prima il 20 .11.1981 a Roma, con l'accusa ddi aver
partecipato insieme ad altri 4 camerati all'aggressione di uno
studente ddi 23 anni: un pestaggio con tanto di spranghe ferro,
costato al giovanee il ricovero in ospedale per 10 giorni.
Il secondo arresto risale al 29.5.1989, a Nettuno: l'aitante Alemanno
finisce in cella con altri 12 camerati per resistenza aggravata a
pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, tentato blocco di
corteo ufficiale, lesione ai danni di due poliziotti. L'allegro
squadrone era sceso in piazza per contestare l'allora presidente degli
USA, George Bush senior, in visita al cimitero di guerra amricano!!!!
Una provocazione intollerabile per la giovane camicia nera, che
organizza subito un contro corteo riparatore.
"Per rappresentare" recita il comunicato "un monito per chi troppo
facilmente dimentica il nostro passato e offende la memoria di
migliaia di caduti che si sono battuti per la ignità della Patria,
mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori!"
(ahahahahaah)))) Cioè un monito per chi, visitnado un cimitero,
offendeva la memoria i caduti di Salò privilegiando quegli
opportunisti dei partigiani , noti servi degli AMERIKANI.
Di Gianni Alemanno si parla diffusamente nelle carte dell'inchiesta
palermitana "Nuovi sistemi criminali" (di cui la Procura ha appena
chiesto l'arcchiviazione) per via del suo ruolo in alcuni movimenti di
estrema destra di stampo "sudista", in parallelo con il boom della
lega Nord.
Il 13.6.1991 Bossi partecipa a una manifestazione della Lega Sud
Sicilia e viene aspramente contestato dal Fronte della Gioventù
guidato da Alemanno.
Due anni dopo i due "fronti" fanno la pace... l'occasione - come
segnava il Sisde al ministero dell'Interno- è data da una
"manifestazione dell'ala rautiana del Fronte della Gioventù,
organizzata da Alemanno il 15.9.1993 ai Giardini di Castel
Sant'Angelo".
E' la "festa delle Comunità Nazionalpopolari", che si propone di
"gettare le basi per un fronte unico nazionalpopolare che convogli la
protesta del Sud". Partecipa fra gli altri, con uno suo stand, la lega
Nazionalpopolare di cui è fondatore e segretario l'estremista nero
STEFANO DELLE CHIAIE. Nel suo padiglione vengono avvistati Adriano
Tilgher e il prof. paolo Signorelli, ideologi dell'estemismo nero
passati di lì per una "breve visita".
La Lega Nord è presente con gli onorevole Irene Pivetti, Mario
Borghezio e Oreste Rossi. Un passo in avanti - secondo i Servizi -
verso "un accordo tra lega Nazionalpopolare e Lega Nord".
Una prospettiva che però nel MSI vede favorevole solo RAUTI, e infatti
"si parla di una sua possibile scissione".
Secondo gli investigatori sarebbe collegato a questo gruppo anche
Angelo Manna, ex-missino e fondatore del Fronte del Sud, uno dei tanti
movimenti separatisti siciliani nati nei primi anni Novanta e poi
confluiti nella lega Nazionalpopolare di DelleChiaie.
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n.12

ENRICO LA LOGGIA

ex assessore DC a Palermo (giunta Orlando), poi senatore forzista, ora
ministro degli Affari regionali, guai giudiziari non ne ha mai avuti,
ma certe intercettazioni telefoniche "siciliane" che lo riguardano
sono tutt'altro che rassicuranti.
Sarà perchè sua padre Giuseppe, agrigentino, capo di una dinastia di
avvocati DC, due volte presidente della Regione Sicilia e diverse
volte deputato, morto nel 1994, era il cognato dell'ex-ministro DC
Attilio Ruffini, più volte citato nelle inchieste di mafia. O sarà per
una certa sfortuna nelle amicizie.

Come quella che lo lega a Nino Mandalà, imprenditore di Villa Abate,
membro del coordinamento provinciale di FI, arrestato nel 1999 per
associazione mafiosa nell'inchiesta che riguarda pure il deputato
forzista Gaspare Giudice (per il quale la Camera, 2 anni fa, negò
l'autorizzazione all'arresto al GIP di Palermo).

Mandalà a Villa Abate è una potenza, economica e politica. E, secondo
gli inquirenti, gli capita spesso di chiacchierare a ruota libera con
gli uomini più vicini a Bernardo Provenzano.

Il 4.5.98, intercettato, Mandalà parla con Simone Castello, uno dei
colonnelli del boss dei boss. E gli racconta il suo ultimo burrascoso
incontro con Enrico LaLoggia.

Dice di averlo insultato e minacciato perchè quello, dopo l'arresto di
suo figlio Nicola (coinvolto nelle indagini su alcuni omicidi) aveva
preso ad evitarlo, a fingere di non conoscerlo.

Lui invece si aspettava almeno un cenno di solidarietà in nome
dell'antica amicizia "un rapporto che risale alla notte dei tempi,
quando eravamo tutti e due piccoli".
Non solo: Mandalà e il padre di laLoggia erano stati "soci in affari"
in una società di brokeraggio assicurativo (la Broker Sicula), con
LaLoggia presidente e Mandalà amministratore delegato.

-Senza contare che 3 anni prima LaLoggia, - è sempre Mandalà che
parla- gli aveva chiesto di procurare al responsabile legislativo di
FI, on. Renato Schifani (eletto a Corleone) una consulenza "a 54
milioni l'anno" al comune di Villa Abate. -

I due si rivedono "in un congresso di FI, sette otto mesi dopo la
liberazione di mio figlio" riprende lqa telefonata intercettata col
boss mafioso e LaLoggia sarebbe andato incontro a Mandalà ma questi
l'avrebbe zittito e cacciato in malo modo: "Senti, devi farmi una
cortesia, pezzo di merda che sei, non ti devi permettere di rivolgermi
la parola".
E LaLoggia (sempre secondo la telefonata di Mandalà) :"Ma Nino, è mai
possibile che mi tratti così? I nostri rapporti...."
"Ma quali rapporti!"
A quel punto LaLoggia, allarmatissimo avrebbe invitato Mandalà a
proseguire l'incontro in privato, nel suo studio palermitano in via
"Duca della Verdura".
Un incontro di un' ora nel quale Mandalà minaccia di scoprire alcuni
altarini del senatore e della sua famiglia:

"Alla fine gli dissi: senti tu a me non mi devi cercare più! Devi
dimenticare che esisto... Siccome io sono mafioso, come tuo padre,
purtroppo, perchè io con lui me ne andavo a cercargli i voti da
Turiddu Malta, il capomafia di Vallelunga... io posso sempre dire che
tuo padre era mafioso".
Continuan la telefonata intercettata: - A quel punto LaLoggia si è
messo a piangere. "Mi rovini... mi rovini..." piangeva ma non perchè
era mortificato , ma per la paura.-
Castello a quel racconto sbotta: "No, ma quant'è cretino".
E Mandalà : - Vedi qaunt'è cornuto, minchia, ha pensato veramente che
io lo andavo arovinare... Io volevo solo spaventarlo, impaurirlo, per
fargli male. -

LaLoggia nega quel vertice a quattr'occhi. con minacce e lacrime,
ammette solo di avere incontrato mandalà na un congresso di FI e di
avere brevemente parlato con lui dell'arresto di suo figlio.
In ogni caso Carabinieri osservano nei loro rapporti che mandalà è
una figura centrale in Forza Italia siciliana: parla al telefono con
vari esponenti del partito del piduista berlusconi "con parole e toni
che lasciano chiaramente intendere una sua non bgiustificata - o forse
sì?- autorità nei conronti degli stessi " (da verbale)

Altre telefonate imbarazanti sono quelle di un quasi omonimo di
mandalà, il ragionier Pino Mandalari., gran maestro massone che,
secndo gli inquirenti era il commercialista di fiducia di salvcatore
Riina, nonchè presidente della Ri.Sa, la Riina Salvatore srl.
Telefonate intercettate alla vigilia delle elezioni del 27 marzo del
1994: il 17.3.1994 il Mandalari telefona al numero privato di Enrico
LaLoggia cheidendo di "Enrico", però assente, pregando di essere
richiamato.
Il 19.3.1994 dà indicazioni di voto a un mafioso "Tutti per Forza
Italia nella terza scheda... Bisogna vedere il candidato nel
collegio...LaLoggia è il nostro...apporti ottimi, ci siamo incontrati
qua con laLoggia per una riunione..."
LaLoggia smentissce di avere mai conosciuto Mandalari e gli dà del
"millantatore e persona poco raccomandabile". Mandalari gli fa
rispondere da un avvocato in maniera quanto mai sibillina:
"Mandalari pretende scuse pubbliche dal senatore Laloggia che dovrebbe
ringraziarlo per avergli dato il suo voto e aver avuto fiducia in lui
come politico: tutto questo SENZA CONOSCERLO..." (ahahhahh)
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N. 13

GIANFRANCO MICCICHE'

figlio del banchiere Gerlando (vicedirettore generale del banco di
Sicilia), già braccio destra di Delll'Utri in Publitalia, e è il nuovo
viceministro dell'Economia e delle finanze, nonchè il coordinatore di
Forza Italia in Sicilia.
Le intercettazioni si sprecano anche sul suo conto.
Nel novembre scorso vengono arrestati tra Terrasini e Cinisi quattro
colonnelli di Provenzano. Uno di questi è Giuseppe leone, presunto
capomafia di Carini (comune a due passi da Cinisi) intercettato a
lungo dai ROS per conto delle procure i palermo e Caltanissetta.
Secondo Leone, Miccichè avrebbe una vecchia amicizia con il presunto
boss di Terrasini, Salvatore d'Anna.
Leone lo racconta in automobile al suo braccio destro. Non solo, il
primo aprile 1993, in un villino di santa Flavia, vicino a Palermo, il
vertice di Cosa Nostra - messina denaro, Leoluca Bagarelal e Giuseppe
Graviano - si riunisce per deliberare le stragi di Firenzee, Milano e
Roma. Il villino è di proprietà di Giuseppe Vasile, figlio del vecchio
capomafia di Brancaccio, già condannato per favoreggiamento nei
confronti dei fratelli Graviano (i nuovi boss di Brancaccio), molto
amico di Guglielmo Miccichè, fratello di Gianfranco, i due sono
accomumati dalla passione per le corse in auto.
Il pentito Fulvio Cannella parla, a questo proposito, di una
"movimentazione di capitali destinata a finanziare l'organizzazione
Cosa Nostra nel 1993".
Il 12 maggio 1993, 48 ore prima dell'attentato a Maurizio Costanzo in
via fauro, avviene un fatto strano: Vasile e il suo amico Agostino
Imperatore entrano nell'agenzia n. 27 del Banco di Sicilia, diretta da
Guglielmo Miccichè, e gli chiedono di cambiare 25 milioni in contanti
in assegni circolari. Gli assegni verranno poi utilizzati per tentare
di affittare una villa in Versilia, per ospitare sotto falso nome tre
latitanti: i fratelli Graviano e Messina Denaro.
L'operazione immobiliare è gestita dall'imprenditore milanese Enrico
Tosonotti, amico di avsile Imperatore, l'uo0mo che sceondo il
settimanale Sette avrebbe presentato a Marcello dell'Utri la futura
moglie Miranda.
A fine 1994, dopo le stragi, nei giorni dela caduta del governo
Berlusconi, Tosonotti incontra Miccichè per tentare di fare ottenenere
a un amico "l'iscrizione all'albo dei fornitori del Ministero dei
Trasporti", come ha ammesso lo stesso Miccichè (a quell'epoca
sottosegretario uscente ai Trasporti).
Tosonotti e Imperatore finiscono sotto inchiesta a Firenze per
favoreggiamento ai Graviano nella strage del 1993.
Di Miccichè parla anche Lorenzo Rossano, un imprenditore in cattive
acque, già fondatore di un club di Forza Italia: "ricordo di aver
capito il peso del personaggio Miccichè dalla deferenza con cui veniva
trattato da persone del calibro di Franco Madonìa, Onofrio Greco,
Bino Catania (...) personaggi di calibro mafioso (...). Circa il
Miccichè ricordo che Pino Mandalari non lo considerava granchè e
diceva testualmente ' è stato voluto da personaggi importanti ma non
vale niente'. Quando dico ?personaggi importanti' mi riferisco a
personaggi di spessore mafioso".
Anche su queste deposizioni, che risalgono al 1996 e sono inserite nel
processo dell'Utri, la procura di Palermo sta indagando. Anche se
Miccichè non risulterebbe, al momento, iscritto nel registro egli
indagati.
Ma di Miccichè parla anche Miccichè medesimo: quando il PM di palermo
gli domanda se abbia mai incontrato personaggi poi risultati mafiosi ,
si ricorda di un vecchio pranzo con uno del madonìa, poi arrestato per
associazione mafiosa nel 1996, Sfortunato nelle amicizie anche lui
come Berlusconi, come Pisanu, come d'Alì, come LaLoggia, come
Alemanno... tutti al governo!!!!

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Con questo po' po' di esempio dall'alto (!), qualunque "veto" su
qualunque inquisito o condannato assume contorni burleschi. Infatti la
lista dei ministri e dei sottosegretari è farcita di personaggi di
entrambe le specie.

(questa e la "squadra eccellente di governo" - è incredibile ma
sembra una gang)

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Alocuni componenti di questa SQUADRACCIA ECCELLENTE sono stati scelti
tra la grande gang dei deputati della
"Casa delle Libertà su Prescrizione"
tutti inquisiti o addirittura pregiudicati:

ECCOLA:

ARNOLDI GIANANTONIO -deputato di Forza Italia
Ex assistenmde del ministro Prandini(DC), è accusato d aver falifiato
le tessere del suo partito, di avere falsificato le firme di
presentazione per le liste del PS di DeMichelis travasandole da FI.
E' accusato di falso in bilancio e bancarotta con coinvolgimento di
extracomunitari.

BERRUTI MASSIMO MARIA deputato di FI
già capitano della Finanza, comprato dal Berlusco nel 1979 ai tempi
della prima indagine sul enaro sporco che veniva dalla Svizzera per la
costruzione di Milano Due, quando il Berlusco dichiarò di NON essere
lui il costruttore, di non apere nulla di qquei soldi, perchè lui era
CONSULENTE ESTERNO!
Arrestato per corruzione negli anni Ottanta, poi assolto.
Poi di nuovo condannato in primo e secondo grado per corruzione dei
suoi vecchi compagni della GdF! Ha organizzato la campagna elettorale
pèer FI in Sicilia: accusato di nuovo di aver fatto icetà con ei
mafiosi, non è in prigione ma a Montecitorio...

BOSSI UMBERTO - al governo col tricolore nel cesso

BERLUSCONI SILVIO - Capataz piduista, spergiuro, diffamatore e
corruttore

BIONDI ALFREDO : ha patteggiato una condanna per frode fiscale

BRANCHER ALDO - al governo

BRIGUGLIO CARMELO - deputato AN
indagato per truffa nell'allestimento ei corsi profsionali in icilia

BONSIGNORE VITO: condannato a 2 anni per corruzione, Biancofiore in
Calabria.

CANTONI GIAMPIERO- Senatore della CdL
accusato in quanto ideatore e promotore di un piano fraudolento per
commettere truffe ai danni dello Stato, ha patteggiato la pena
ricoscendosi colpevole.

COLUCCI FRANCESCO - deputato di FI -Sottosegretario
Ex socialista, condannato per voto di scambio.

COMINCIOLI ROMANO - senatore delal CdL
imputato per i suoi rapporti con la Mafia con la banda della
Magliana, poi assolto ma poi di nuovo latitante perchè accusato di
falsa fatturazione in Publitalia.

D'ALI' ANTONIO - al governo

DEGENNARO GIUSEPPE - senatore della CdL.
Condananto a 16 mesi per voto di scambio: comprati dal clan dei
Capriati duemila voti di preferenza. Capofila nelel società che
dirigono l'interporto di Bari.

DELLUTRI MARCELLO - Senatore di FI.
Condannato a Torino alla galera in via definitiva per truffa e
falso.Sotto processo per mafia e per corruzione sia in Italia che in
Spagna.

DEL PENNINO ANTONIO - senatore della CdL.
Coinvolto nello scandalo Enimont patteggia una pena di due mesi e peer
la corruzione nell'affair del Metro patteggia ancora: un anno e tre
mesi di carcere! Accusato anche dal boss Epaminonda invece di andarte
in galera eccolo a Montecitorio come gli altri...

DEMICHELIS GIANNI - portatore d'acqua della CdL, segretrio del PS
Indimenticato ministro craxiano, ha lasciato alcune centinaia di
milioni da pagare all'hotel Plaza di Roma. Ha patteggiato per le
tangenti.

DE RIGO WALTER - Senatore della CdL.
presidente degli industriali di Belluno. Patteggiò una pena di un anno
e quattro mesi per una truffa architettata ai danni del ministero del
lavoro e della Cee. Ecco un grande italiano per Forza Italia.

DRAGO GIUSEPPE FILIPPO - deputato del CCD
figlio di Nino Drago. Entrambi processati per tangenti, della corrente
di Salvo Lima. FORZA MAFIA!

FALLICA GIUSEPPE DETTO PIPPO - deputato di FI
braccio destro e segretario di Miccichè. Condannato a 15 mesi per
fatture false. Cognato di gaspare Giudice, altro inquisito di FI.
Un altro grande italiano per Forza Italia!

FIRRARELLO GIUSEPPE - Senatore di FI
ex DC anndreottiano, accusato nelle tangenti per l'Ospedale di
Catania. Richisto l'areresto ma il senato nega l'autorizzazione.
Saprrite le cassette con le intercettazioni dei suoi dialoghi coi
mafiois, resta solo quelal con il boss Enrico Incognito.

FLORESTA ILARIO - deputato di FI
Imprenditore telefonico. Due volte indagato e due volte prosciolto per
presunte relazioni telefonche coi mafiosi.

FORTE MICHELE - Senatore del CCD
Ex sindaco di Formia. Arrestato negli anno Ottanta e ancora in attesa
di giudizio definitivo.

FRIGERIO GIANSTEFANO - deputato di FI - CAMPIONE DI FORZA ITALIA!
Candidato ed eletto in Puglia è stato arrestato subito dopo le
elezioni. LATITANTE ANCHE URANTE LE ELEZIONI (spassoso!)
pluripregiudicato, condannato a più di 7 anni di reclusione, in
attesa del cumulo della pena. Divertente: la candidatura proposta dal
Berlusco era SOTTO FALSO NOME!!! Infatti è stato presentato come CARLO
FRIGERIO...GRANDISSIMO. Un altro vero probo italiano per Forza
Italia!

GIANNI PIPPO - deputato del CDU
arrestato e condannato per tangenti a tre anni di galera. Ora è
coordinatoe del CDU...

GIUDICE GASPARE - deputato di FI
accusato di essere "a disposizione" del boss Caccamo Giuseppe Panzeca.
Accusato di riciclaggio con intercettazioni di capi mafia che gli
ricordavano di dover a loro la sua elezione! Chiesto il suo arresto.
FORZA MAFIA!

GRILLO LUIGI - Senatore di FI
fu uno di quelli che passò col Berlusco dopo ssere stato eletto nel
csx. E' accusato di truffa aggravata per l'Alta velocità

JANNUZZI LINO - deputato d FI
cacciato da L'Espresso per i suoi insulti a Falcone, ha preso dei
soldi da Pippo Calò per scrivere un libro sulla mafia. FORZA MAFIA!

LAMALFA Giorgio (figlio! Povero Ugo!!!!) - deputato di CdL.
Condannato per uno scherzo geneetico e per finanziamento illecito al
PRI.

LO PORTO GUIDO - deputato di AN
Condannato a 16 mesi di galera nel 1969 per possesso di armi da guerra
in macchina, con Pierluigi Concutelli di ordine Nuovo, quelli che
hanno messo le bombe in giro per l'Italia.

LUNARDI Pietro - ministro
Indagato per turbativa d'asta e corruzione.
Riguarda gli appalti per il traforo del monte Bianco quando la ditta
di Lunardi , la Rocksoil, venne battuta nella gara di appalto dalla
SPEA, ma poi grazie ai buoni uffici di Vincenzo Pozzo (collegato con
la SPEA tramite la RAV) rientrò in lavori di subappalto. Adesso che
Lunardi è ministro ripaga Vincenzo Pozzo confermandolo al vertice
dell'ANAS con 15mila miliardi di vecchie lire da gestire.

LUPI MAURIZIO - deputato di FI
Indagato a Milano per abuso di ufficio e truffa nella sua qualità di
assessore comunale.

LOMBARDO RAFFAELE - deèutato FI
Due volte in mamette, poi rilasciato perchè le tangenti sono passate
come "finanziamento illecito ai partiti". Torna per rifinanziare come
sa fare lui...

MARONI ROBERTO - al governo

MAURO GIOVANNI- deputato di FI
Arrestato nel 1998 per tangenti. Sotto processo per associazione per
delinquere finalizzata alla corruzione: un vero berlusconide!

MORMINO NINO - deputato di FI
Eletto a Cefalù. Indagato per contatti mafiosi da molti pentiti, che
poi, hanno ritrattato...

NESPOLI VINCENZO - deputato di AN
rinviato a giudizio per pressioni su una ssocietà cche gestisce
l'Iprcoop: voleva l'assunzione di 250 dei suoi. Si difende dicendo che
è "normale attività politica"...

NICOLOSI NICOLO' DETTO CICCIO: ha il primato delle assoluzioni! Tre
volte arrestato, altre due volte indagato, sempre assolto: un eroe!

PINI MASSIMO : ex detenuto di mani Pulite

PISANU GIUSEPPE - al governo

PREVITI CESARE - deputato di FI
Il più famoso dei corruttori. Sotto processo per corruzione di
magistrati (IMI-SIR) e del giducie Metta nel caso Mondadori.

SALINI ROICCA - senatore di CdL
Da presidente della regione Abruzzo venne arrestato con tutta la
giunta. Condannato a 1 anno e 4 msi di galera ha pateggiato
riconoscendosi colpevole. Ecco un altro senatore reo confesso.

SCAJOLA CALUDIO - ahimè al governo

RAFFAELE SCALA -Presidente del Consiglio proviniale di Caserta (Forza
Italia!)
E' finito in galera, colto in flagrante con la mazzetta in pugno e con
lui un altro galantuomo un assessore sempre di Forza Italia certo
SALVATORE VENTRIGLIA tutti in combutta col CLAN DEI CASALESI e in
particolare con CARLO DEL VECCHIO latitante per omicidioooooo!!!!!!

SGARBI VITTORIO - vile calunniatore al governo

SUDANO DOMENICO - senatore del CCD
Condananto per aver truccato il concorso ddi una S. Patteggia per un
anno e mezzo di carcere, riconoscenbdo la colpa.
Un altro delinquente reo confesso e subito eletto.

TOMASSINI ANTONIO - senatore di FI
Condannato in via definitiva a 3 anni di galera per falso ai danni di
una bambina cerebrolesa!!!! per FORZA SCHIFO!

VERDINI DENIS - deputato di FI
Indagato per falso in bilancio come presidente del Credito Fiorentino,
perfetto berlusconide!

VERRO ANTONIO - deputato di F
manager berlusconiano della Edilnord (tò, proprio come si chiamava
quella società svizzera che mandava 500 milioni al giorno di soldi
misteriosi per costruire Milano Due!). Indagato per abuso d'ufficio.

VITO ALFREDO deputato di FI
il capolavoro!!! 14 condanne con patteggiamento per furto, ilelciti e
restituzione di 5 miliardi di bottino!!! candidato in Campania
nonostante il mugugno di Fini! La Mussolini lo definì" un ladrone
della DC napoletana vera associazione per delinquere". Spera tanto
nella libertà della casa delle libertà dalla galera...

VIZZINI CARLO - Senatore delal CdL
Condannato a 10 mesi per la tangente Enimont.

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per depenalizzare tutti reati commessi da costoro occorrerà abolire il
Codice penale, NON BASTERA'

dimezzare la prescrizione per il falsone il bilancio commesso dal
capataz,

nè felicitarsi per il reato di bancarotta fraudolenta (lo stanno
facendo con uno progetto di legge in Parlamento),

nè varare leggi sulla revisione dei processi di MAFIA (altro disegno
di legge in parlamento),

nè premiare la "dissociazione" come cchiedono Totò Riina e altri boss
di COSA NOSTRA (altro progetto di legge in Parlamento - NOTA BENE:
tutte le leggi a favore della criminalità organizzata sono a firma di
sgherri di FORZA ITALIA!)

Castelli ha avuto il via libera per farsi gli affari suoi dal governo
dove c'è il ministro Castelli: pare una omonimia. Non si conoscono
affatto! ;-))

Lunardi fa lo stesso. Si becca gli appalti per la Rocksoil che gli
concede il ministro Lunardi.... ovviamente la Rocksoil adesso è
intestata ai figli del ministro, come "Il Giornale" è intestato a
fratel Monnezza Paolo Berlusconi (che offre di pagage altri 100
miliardi pur di non andare in galera!!!... CHE FAMIGLIA!!!!) e la
legge-burla sul conflitto di interessi costringe la vittima piduista a
dimettersi... dalla presidenza del Milan!

Abbiamo dato l'Italia in mano a un gang di malavitosi che si sono
autodetassati, autodepenalizzati, favoriti nel rientro dei capitali di
mafia, amici degli abusivi e di quelli che assumono la gente in nero,
autori di una legge feroce e folle contro gli immigrati pensate solo
che il figlio di un immigrato che compia in Italia i suoi 18 non va
all'università... VIENE CACCIATO VIA DALL'ITALIA a meno che non si
trovi un lavoro!

Gentaglia, un gruppo di pregiudicati o inquisiti (ce ne sono ben 64 in
Parlamento!) capeggiati da uno che da PdC chiede di spostare il suo
processo per corruzione di magistrati da Milano, città governata da un
sindaco suo, regione governata da uno dei suoi, perchè il popolo
milanese chiede LEGALITA' al Palavobis!!!!!

I malavitosi temono la legge e i giudici che non riescono a
corrompere.
Hanno una fifa boia della Giustizia europea, non vogliono le
rogatorie, il mandato di cattura europeo, il sequestro dei beni alla
criminalità organizzata.

Giuda Bossi strepita contro l'Europa, la chiama Forcolandia e crede
che il dittatore che venne eletto in Germania fosse il fottuto
europeista Stalin...mentre Berluskatz, il mafioso cappuccione - così
lo chiamava prima di incassare i 2 miliardi e rotti - ora è diventato
il "novello Carlo Magno". Più cialtroni di così credo non si possa.

Ma l'Italia s'è desta? Riuscirà a liberarsi di questi parassiti
autoritari incapaci che hanno già i conti in profondo rosso, prima che
si pappino tutto quanto? Occhio alla truffa gigante con PATRIMONIO SPA
e INFRASTRUTTURE SPA! Stannoc ercando di fregarsi anche i monumenti!

Ernesto

ERNESTO

unread,
May 8, 2002, 7:41:20 PM5/8/02
to
Ernesto <ernest...@libero.it> wrote:

> <clone.c...@schiavo.arc> wrote:

>LA VERITA':
>"UN MODELLO P2 LE LEGGI DI BERLUSCONI"

Il Berluskatz mafioso e cappuccione, come ebbe a definirlo Bossi due
miliardi di lire prima, fu affiliato alla setta di assassini e ladroni
con tessera 1816. Quando cercò di sostenere che era di passaggio venne
condannato alla galera per spergiuro e falsa testimonianza. Era il
1990 e sarebbe andao dentro, lo salvò l'amnistia dei craxiani!
Poi falsifico il Conssolidato Fininvest per 1500 miliardi, reo
confesso cchiese il patteggiamento e lo salvò.... la dabbenaggine
degli Italiani che lo mandarono a farsi la legge per depenalizzarsi i
propri reati!

E.

g

unread,
May 8, 2002, 8:02:33 PM5/8/02
to

> E.

Il mentecatto maniaco mendace tuttologo millantatore, anche
_sedicente_ "Dottore in economia e commercio", ha orecchiato e
ciancia di consolidato ....

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