Si consideri anche che, dopo la seconda guerra mondiale, le statistiche
europee avrebbero dovuto valutare i trasferimenti, le stragi in massa, in
presenza dei contrapposti interessi al gonfiamento delle stragi subite e
all'occultamento di quelle effettuate.
Le difficoltà aumentano nelle statistiche postbelliche delle popolazioni
ebraiche, per essere queste ultime soggette a frequenti spostamenti
volontari o forzati, e per essere inoltre interessate a non figurare nei
censimenti onde evitare di allarmare i paesi ospitanti.
Si ritengono più attendibili di quelle postbelliche le statistiche
precedenti la seconda guerra mondiale, e particolarmente quelle relative
all'effettiva consistenza di una determinata etnia o di una determinata
confessione religiosa. Comunque, è necessario interpretare razionalmente e
confrontare le statistiche esistenti.
Secondo il Calendario Atlante De Agostini, nel 1940, su una popolazione
mondiale di 2,155 miliardi, 2,045 miliardi di uomini aderivano a una delle
più importanti religioni, e solo 110 milioni, il 5%, erano "pagani o senza
religione".
Nel 1991 su una popolazione mondiale di 5,094 miliardi, sono stati censiti
come aderenti a una delle grandi religioni 3,582 miliardi di uomini, fra i
quali 18 milioni di ebrei, e il resto, cioè 1,512 miliardi, il 30%, come
confessanti altre religioni o atei.
Dunque, gli aderenti ad altre religioni e agnostici o atei, censiti dal 1940
al 1991, sono aumentati dal 5 al 30%; anche se si è verificato un aumento
dei membri di nuove sette cristiane, ecc., è evidente che è molto aumentata
la massa degli agnostici o degli atei.
Popolazione ebraica
Sempre secondo il Calendario Atlante De Agostini (edd. degli anni citati),
gli israeliti (ebrei) nel mondo erano:
1904 9.000.000
1914 12.000.000
1920 13.000.000
1940 16.600.000
Essi erano aumentati quindi dell'84,4% in 36 anni. Queste statistiche si
devono ritenere attendibili in quanto non influenzate dalle ricadute
politiche e sociali delle perdite avvenute durante la seconda guerra
mondiale.
1) Popolazione ebraica negli Stati Uniti
Esaminiamo ora le statistiche degli ebrei presenti negli USA, loro paese di
elezione, giacché vi si è trasferita la maggior parte delle loro
popolazioni. Non per niente New York era ed è la più grande città ebraica
del mondo (nel 1940, su una popolazione di 7 milioni di abitanti, vi erano
2,5 milioni di ebrei).
L'edizione del 1991 del Calendario chiarisce che in America esistono
"statistiche tenute dalle varie Chiese, nelle quali però sono compresi
[solo] gli ufficialmente iscritti e praticanti" (p. 586).
Gli ebrei "ufficialmente iscritti" nei registri sinagogali e in documenti
del genere negli USA erano:
ANNO
milioni
1940
4,65 (p. 40)
1948
4+5 (p. 395)
1952 5
1955
5,5
1964
5,6
1969
5,87
1975
6,115
1980
5,92
1983
5,728
1986
5,814
1987
5,944
1988
5,935
1991
5,981
Quindi dal 1940 al 1991, in 51 anni, gli ebrei sarebbero aumentati solo da
4,65 a 5,981 milioni e sarebbero addirittura diminuiti rispetto al 1975,
malgrado l'aumento naturale della popolazione e i milioni di ebrei immigrati
dall'ex Unione Sovietica e dall'Europa.
Anche se New York era il comune porto di sbarco degli immigrati europei e se
gli ebrei preferivano stabilirsi nelle grandi città, la sproporzione fra i
2,5 milioni di residenti ebrei a New York nel 1938-40 e i 2,15 milioni di
residenti ebrei nel resto del paese è troppo elevata e fa pensare a una
sottostima, anche perché era più facile censire gli immigrati a New York,
dato che altrove spesso essi erano in transito.
Evidentemente l'effettiva popolazione ebraica è molto maggiore (è ciò che
pensava Arthur Koestler e ciò che pensa oggi Norman Finkelstein). Per
valutarla calcoliamo un aumento naturale dal 1940 al 1991 proporzionale a
quello verificatosi dal 1904 al 1940, e cioè 4,65 x 1,844 x 51 / 36 = 12,15
milioni circa. Anche se dopo il 1940 si fosse verificato un calo nella
natalità, esso doveva venir compensato dalla diminuita mortalità per
malattie.
Per un riscontro ci riferiamo all'accrescimento annuo della popolazione in
Israele, accrescimento che nel 1987 è stato del 2,27 - 0,67 = 1,60% annuo
(p. 357). Calcolando lo stesso aumento per la popolazione ebraica negli USA,
risulterebbe una popolazione attuale di circa 10,45 milioni.
Tuttavia si osserva che il coefficiente di aumento della popolazione ebraica
negli USA potrebbe essere maggiore se rispondesse al vero quanto dichiarato
il 16 agosto 1963 dal presidente israeliano David Ben Gurion: la popolazione
ebraica negli USA, ufficialmente di 5,6 milioni, non era inferiore ai 9
milioni (in R. Harwood, Ne sono davvero morti sei milioni?, Genova,2000, p.
33). I 9 milioni del 1963, con l'incremento naturale dell'1,6% annuo,
sarebbero diventati 14 milioni nel 1991.
2) Emigrazione dall'URSS
Secondo il "Jerusalem Report" del maggio 1995 la popolazione ebraica
nell'Unione Sovietica, dal 1946 al 1995, si era ridotta da 4,6 a 1,24
milioni. Tenendo conto dell'aumento naturale della popolazione, si può
stimare che 5 milioni di ebrei siano emigrati negli USA o in Israele, la cui
popolazione ebraica nello stesso periodo è globalmente aumentata di circa 3
milioni.
Si può quindi stimare che 2 milioni di ebrei sovietici siano emigrati in
America, direttamente o transitando per Israele. Si tenga anche presente
che, fino al 1978, su 35.000 nordamericani o canadesi emigrati in Israele,
solo 5.400 vi si stabilirono, ritenendo gli altri più utile per Israele la
loro attività negli USA. Evidentemente l'emigrazione dal Nord America verso
Israele è trascurabile (si veda Roger Garaudy, I miti fondatori della
politica israeliana, Genova, 1996, p. 133).
3) Emigrazione dall'Europa e altri paesi fra il 1974 e il 1991
Nel 1974 (anno preso a caso) e nel 1991 le popolazioni ebraiche nei vari
Stati (esclusi Israele, Stati Uniti e Unione Sovietica) risultavano
2.744.682 e 2.876.872 unità, con un aumento di 132.190. Applicando alle
relative popolazioni l'aumento dell'1,6% registrato in Israele, i 2.744.682
del 1971 sarebbero diventati nel 1991 circa 3.595.000, cioè sarebbero
aumentati di 0,85 milioni, di cui oltre 0,72 milioni evidentemente enúgrati
negli USA (si veda, più avanti, la tabella delle popolazioni ebraiche).
4) Emigrazione dall'Europa dal 1946 al 1973
Il confronto con le popolazioni registrate nel 1991 è stato limitato al 1974
e non è stato esteso agli anni dei dopoguerra perché le statistiche
diventavano sempre più incomplete e con variazioni di non lieve entità nel
giro di pochi anni. Per esempio, dal 1956 al 1974 le popolazioni ebraiche
risultavano aumentate in Francia da 150.000 a 520.000 (per l'afflusso di
ebrei dall'Algeria), in Gran Bretagna da 300.000 a 450.000, mentre in
Romania c'era stato un calo da 700.000 a 120.000, in Ungheria da 400.000 a
43.000, in Polonia da 80.000 a 12.000, in Olanda da 44.000 a 23.000.
Come si spiegano queste riduzioni? E la Romania, l'Ungheria e la Polonia non
erano separate dal resto dell'Europa dalla cortina di ferro? Eppure è noto
che soprattutto nei 27 anni che corrono dal 1946 al 1973 l'immigrazione
ebraica negli USA è stata notevole e potrebbe spiegare qualche variazione
statistica. Anche se fosse stata percentualmente della stessa entità di
quella calcolata fra il 1974 e il 1991, risulterebbe di 0,72 x 27 / 17 =
1,14 milioni.
Stima della polazione ebraica mondiale
In totale, la popolazione ebraica negli USA calcolata ai par. 1 , 2 , 3 e
4 risulta di 12,15 + 2 + 0,72 + 1,14 = 16,01 milioni, con uno scarto fra
quella censita e quella stirnata di 2,67 milioni.
Se la popolazione ebraica del resto del mondo fosse stata sottostimata nella
stessa proporzione, nel 1991 risulterebbe una maggiore popolazione mondiale
di 2.876.872 x 1,67 = 4,8 milioni; ma questa è un'ipotesi priva di
riscontri.
Arbitrariamente valuteremo in altri 2 milioni la popolazione ebraica non
censita.
In conclusione la popolazione ebraica mondiale nel 1991 risultava la
seguente (in milioni):
Stima popolazione ebraica negli USA
16,01
Popolazione nell'ex URSS
1,2
Popolazione negli altri paesi al 1991
2,9
Popolazione ebraica in Israele
3,6
Sottostima negli altri Paesi
2
Possibile emigrazione negli USAfra il 1946 e il 1973
1,14
Totale
25,71
(Cfr. Eugenio Saraceni, Breve storia degli ebrei, 1979, il quale scrive che
gli ebrei rappresentano solo "il 5 per mille della popolazione mondiale",
dato corrispondente a una popolazione ebraica di 21,74 milioni nel 1979 e 25
milioni nel 1991. )
L'aumento risulta incompatibile con la morte di 6 milioni di ebrei, in
quanto questa avrebbe ridotto il loro numero sul piano mondiale nel 1945 a
10,6 milioni. Wiesenthal ha dichiarato il 2 maggio 1982 al "Post" che
nei lager nazisti sarebbero morti 11 milioni di ebrei. A prendere per buona
questa cifra, gli ebrei sopravvissuti sarebbero stati poco più di 5 milioni!
(nota: Si noti che il "New York Times" del 15 febbraio 1948 valutava gli
ebrei nel mondo tra 15.600.000 e 18.700.000 come cit. in R. Harwood,
Auschwitz o della soluzione finale, Milano, 1978, p. 9).
Le statistiche si arrestano al 1991 perché proprio in quell'anno un
periodico aveva pubblicato un testo in cui il qui scrivente sosteneva che,
se gli ebrei considerati tali per confessione religiosa erano 18 milioni
(Calendario Atlante, p. 26), quelli considerati (o da considerare) tali per
appartenenza etnica, cioè per appartenenza a un gruppo definito dal possesso
di certi tratti culturali, dovevano essere più numerosi.
Dal 1992 al 1999 la tabella degli aderenti alle grandi religioni è stata
omessa nelle edizioni del Calendario Atlante ed è stata reinserita in quella
del 2000. Mettiamo a confronto le cifre (rispettivamente pp. 26 e 38):
1991
2000
Cattolici 952.000.000
1.047.000.000
Protestanti 556.000.000
360.000.000
Ortodossi 162.000.000
226.000.000
altri (anglicani)
341.000.000
Musulmani 881.000.000
1.142.000.000
Ebrei 18.000.000
15.300.000
Buddisti 312.000.000
354.500.000
Induisti 663.000.000
746.000.000
Altri 38.000.000
22.000.000
totale 3.582.000.000
4.253.800.000
Come si vede, dal 1991 al 2000, il numero degli aderenti alle grandi
religioni è aumentato, eccezion fatta per gli ebrei, che sono (sarebbero)
diminuiti.
In questi anni non ci sono state conversioni in massa o stermini di ebrei;
evidentemente sono state eseguite rielaborazioni statistiche.
La riduzione da 18 a 15,3 milioni del numero degli ebrei si può giustificare
col fatto che la prima cifra si riferiva a tutti gli ebrei e la seconda solo
a quelli praticanti, e a conferma si nota che lo stesso Calendario Atlante
riporta la cifra di 17.981.460 ebrei in tutto il mondo (p. 357). Tuttavia
ricordiamo che dai calcoli prima svolti la popolazione ebraica negli USA
risultava di 16,01 milioni; e questi 16,01 milioni, sommati ai 3.481.400 di
abitanti ebrei di Israele, davano già un totale superiore ai 18.000.000, e
ciò, dunque, senza tener conto del resto del mondo.
Si noti che il "Daily Express" del 1 maggio 1945 in un articolo di un
corrispondente aveva riferito che nel campo di Dachau negli ultimi mesi
erano morti di fame e malattie 13.000 prigionieri e ne erano stati liberati
32.000, affamati. E il "Daily Mail" del 2 maggio dello stesso anno aveva
scritto:
Da quando gli Alleati hanno invaso la Germania sono stati liberati più di
2,5 milioni di esuli, profughi e prigionieri di guerra che risultavano nelle
liste SHAEF, settore profughi (displaced persons). Si ritiene che sotto
controllo tedesco ci siano ancora da 3 a 6 milioni di profughi.
Quindi la maggior parte degli internati era viva e fu liberata; e ciò vale
anche per gli internati ebrei.
(Nella pagina che segue il lettore trova la tabella delle popolazioni
ebraiche 1974-1991 con esclusione di Stati Uniti, Israele e Unione
Sovietica.)
Popolazioni ebraiche (1974-1991) con esclusione di Stati Uniti, Israele e
Unione Sovietica
Nazione 1974 1991
+ -
Austria 12.000 12.000
Belgio 41.000
000 - 6.000
Cecoslovacchia 15.000
- 9.000
Danimarca 6.000
- 2.383
Finlandia 1.280
1 - 309
Francia 520.000 650.000
+ 130.000
Germania 31.700
- 4.148
Gran Bretagna 450.000 450.000
Grecia 6.500
0 - 1.500
Irlanda 3.255
7 -1.128
Italia 35.000 35.000
Iugoslavia 7.000 7.000
Liechtenstein 25
- 3
Lussemburgo 643 699
+ 56
Norvegia 855 1.044
+ 189
Olanda 23.000
Polonia 12.000 12.000
Romania 120.000 120.000
Spagna 7.000 7.000
Svezia 13.000 16.000
+ 3.000
Svizzera 20.744
860 - 884
Ungheria 43.000 43.000
Afghanistan 800 800
India 16.000 16.000
Iran 68.000 80.000
+ 12.000
Iraq 2.500 2.500
Libano 6.000 6.000
Siria 4.000
Turchia 38.000 38.000
Algeria 1.000
Tunisia 23.000 23.000
Marocco 70.000
0.000 - 30.000
Sudafrica 114.762 125.000
+ 10.238
Zaire 1.500 1.500
Zimbabwe 6.000
Canada 254.368 296.425
+ 42.057
Costarica 1.500 1.500
Giamaica 600
Messico 100.750
4 - 19.016
Argentina 450.000 500.000
+ 50.000
Brasile 140.000
119.000 - 21.000
Cile 30.000 30.000
Uruguay 50.000 50.000
Nuova Zelanda 5.000
- 1.079
Totale 2.744.682 2.876.872
+ 132.190
Altre notizie statistiche
Il mito dello sterminio ebraico non solo è incompatibile con le precedenti
valutazioni statistiche, ma è contraddetto anche da dati fomiti subito dopo
la seconda guerra mondiale.
1)
Popolazioni ebraiche secondo Léon Poliakov e Josef Wulf (Das Dritte Reich
und die Juden, Berlin, 1955, p. 229)
1939
1945
URSS(zoneoccupate) 2.100.000
1.500.000
Germania 210.000
170.000
Austria 60.000
40.000
Ungheria 404.000
200.000
2)
Ebrei in Europa nel 1947 - Congresso Ebraico Mondiale (Calendario Atlante De
Agostini, 1952, p. 46)
URSS 2.000.000
Romania 410.000
Gran Bretagna 390.000
Francia 180.000
Germania 198.000
Ungheria 190.000
Polonia 90.000
Italia 55.000
Bulgaria 49.000
Cecoslovacchia 48.000
Austria 45.500
Belgio 40.000
Altri 137.500
Totale 3.833.000
3)
Popolazione ebraica in Europa secondo la Commissione Anglo-Americana
sull'ebraismo mondiale e la Palestina, Losanna 20 aprile 1946 (Enciclopedia
Treccani,Aggiornamento 1938-48 ,I, 1948, p. 813)
1939
1946
Albania 200
300
Austria 60.000
15.000
Belgio 90.000
33.000
Bulgaria 50.000
45.000
Cecoslovacchia 315.000
65.000
Danimarca 7.000
5.500
Finlandia 2.000
1.800
Francia 320.000
180.000
Germania 215.000
94.000
Grecia 75.000
10.000
Italia 50.000
46.000
Jugoslavia 75.000
11.000
Lussemburgo 3.500
500
Norvegia 2.000
1.000
Olanda 150.000
30.000
Polonia 3.351.000
80.000
Romania 850.000
336.000
Ungheria 400.000
200.000
totale 6.015.700
1.153.000
4)
Il 30 giugno 1965 il giomale ebraico di New York "Der Aufbau" ha riferito
che 3.375.000 persone avevano presentato domanda di riparazioni per i danni
subiti durante il nazismo (in R. Garaudy, op. cit., p. 68).
Il giomalista americano A. Doksen Marcus, in una corrispondenza da
Gerusalemme del marzo 1993, aveva calcolato che gli ebrei cittadini di
Israele reduci dell' olocausto erano 300.000 (si veda "Il Borghese", 18
luglio 1993). Questo, 48 anni dopo la fine della guerra. Considerando la
mortalità, i profughi dalla Germania stati almeno il doppio. A questi si
devono aggiungere gli ancor più numerosi ebrei emigrati negli USA
attraverso Israele.
L'espulsione degli ebrei dalla Germania era iniziata subito dopo il 1933, e
"nel luglio 1939, su 560.000 ebrei non ne restavano vivi in Germania che
215.000" (Emil Ludwig, La conquista morale della Germania, Milano, 1948, p.
123). L'espulsione era proseguita dopo lo scoppio della guerra, attraverso i
paesi neutrali, anche se con crescenti difficoltà perché nessuno li voleva,
come documenta il libro "Ebrei in vendita? " di Yehuda Bauer (Milano, 1998).
Secondo l'indagine del Congresso Ebraico Mondiale, nel 1947 in Germania gli
ebrei erano ancora 198.000, cioè poco meno che nel 1939, ma va tenuto
presente il fatto che ne erano affluiti moltissimi dall'Europa orientale a
partire dal 1945.
Se ci fosse stato un piano di sterminio in massa, logicamente le prime
vittime sarebbero stati gli ebrei tedeschi in quanto erano i primi a
disposizione e i più detestati, come sostiene Goldhagen. Si può ipotizzare
che gli ebrei emigrati negli Stati Uniti o in Palestina prima della guerra
siano rientrati nella Germania distrutta, immiserita, sotto la protezione
dell'esercito alleato, nel 1946?
Al massimo poteva rientrare qualche capofarniglia per tentare di far valere
le proprie ragioni e compiere le proprie vendette, ma non è credibile il
rientro, di intere famiglie emigrate da 5 -10 anni. Quanto al ritomo degli
ebrei che si erano rifugiati in Unione Sovietica, come risulta dalle
testimonianze citate più avanti, si è verificato parecchio tempo dopo.
Invece gli ebrei in Polonia erano 3.315.000 nel 1939 e 90.000 nel 1947. Non
è credibile che i tedeschi abbiano voluto sterminare solo gli ebrei
polacchi. Non sarebbe stato necessario, del resto, che agissero
direttamente. Vi avrebbero provveduto gli stessi polacchi. Sarebbe bastato
lasciarli liberi di agire.
Come è stato documentato anche da Rudi Assuntino e Wlodek Goldkorn nel libro
" Il guardiano. Marek Edelmann racconta "(Palermo, 1998), il 4 luglio 1946 a
Kielce, in Polonia, si verificò un pogrom che provocò la fuga in Germania di
150.000 ebrei (quelli che sarebbero stati inviati già precedentemente nelle
camere a gas), creando imbarazzo alle autorità alleate. Furono fatti
emigrare a tempo di primato negli USA o in Palestina. Evidentemente il
numero degli ebrei sopravvissuti era molto superiore a quello ufficiale. E'
logico pensare, inoltre, che gli ebrei non fossero fuggiti solo nella
Germania occidentale e che complessivamente fossero di più.
Si ritiene che questi ebrei in transito non siano da includere nel numero di
quelli sopravvissuti in Germania, in quanto la loro stima era datata 2
aprile 1946, cioè precedentemente al pogrom.
Si nota anche che gli ebrei ungheresi erano 450.000 nel 1938 e 190.000 nel
1947, anche se la storia ufficiale e tante testimonianze affermano che gli
ebrei ungheresi nel maggio-giugno 1944 erano stati tutti deportati ad
Auschwitz e inviati subito nelle camere a gas.
L'inattendibilità delle statistiche correnti è stata confermata da Shalom
Baron (insegnante di storia ebraica all'Università di Colombia), il quale,
in data 24 aprile 1964, di fronte al tribunale di Gerusalemme, ha sostenuto
che nel 1945, quando la Polonia era stata liberata dai russi, 700.000 ebrei
polacchi erano ancora vivi. Anche il n. 143 del 1961 di "Jedioth Hazem" (Tel
Aviv) ha scritto che "il numero degli ebrei polacchi attualmente viventi
fuori dalla Polonia si approssima ai due milioni" (in Paul Rassinier, Il
dramma degli ebrei europei, Roma, 1967, p. 20).
Il tutto tanto per non rinfocolare polemiche? Credo tutti quelli che non
ragionano dogmaticamente abbiano capito che qui è meglio evitare di
insistere. Qui c' è chi ha le proprie convinzioni, perchè andare a
mettergliele in dubbio? Capisco che possa dare fastidio il fatto che
pontifichino e che qualcuno, magari adolescente, possa assecondarli ed
assorbire la loro stessa mentalità, ma vale la pena di perdere il proprio
tempo? Quest' ultima è una domanda, non un affermazione.
Artamà, sei ossessionato dagli Ebrei, come mai?