Adam Palomar
unread,Oct 14, 2015, 3:35:40 AM10/14/15You do not have permission to delete messages in this group
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Una incredibile storia di contatto tra esseri umani e razze aliene, il caso
Amicizia, ci racconta anche di basi extraterrestri nelle viscere della
Terra. Anche sotto la Capitale. Ne abbiamo parlato con Ivan Ceci,
giornalista esperto di ufologia
Basi aliene sotto la Città Eterna? Incredibile realtà oppure buffa fantasia?
Ebbene, stando alle testimonianze di alcune persone coinvolte nel caso
“Amicizia”, sotto il Parco di Vejo, e perfino sotto i Fori Imperiali,
sarebbero esistite delle basi sotterranee realizzate da una razza
extraterrestre. Ma cos’è il caso “Amicizia”? E perché, con quali scopi,
razze aliene avrebbero realizzato basi a grandi profondità nelle viscere
della terra e sotto i mari?
Nel 2007 è uscito un libro scritto da Stefano Breccia, professore alla
facoltà di ingegneria dell’Aquila ed esperto di telecomunicazioni ed
informatica, intitolato “Contattismi di massa”, nel quale veniva raccontato
il lungo rapporto nato tra alcuni cittadini italiani e razze aliene alla
fine degli anni ’50, e durato fino al 1978. Questi alieni, che “abitavano”
in enormi basi sotterranee, si sarebbero palesati in forma umanoide portando
un messaggio di pace e di invito all’amore universale, stabilendo appunto un
forte legame di “amicizia” con i terrestri contattati. Terrestri che erano
scienziati, professori universitari, professionisti. Insomma, di questo
caso, sul quale oggi possiamo trovare molti approfondimenti su internet,
abbiamo testimonianze dirette, fotografiche, sonore, e gli “umani” coinvolti
erano persone spesso molto stimate nella comunità scientifica ed
universitaria. Particolare da sottolineare per restare col dubbio che quanto
meno non si trattasse di persone squilibrate di mente o alla ricerca di
notorietà. Anzi. Fino al libro del 2007 tutti i protagonisti coinvolti
avevano mantenuto uno stretto riserbo sui loro contatti avuti con gli esseri
provenienti da altri mondi.
Ma torniamo a noi. C’erano dunque basi aliene sotto il territorio di Roma?
Abbiamo deciso di chiedere maggiori spiegazioni ad Ivan Ceci, giornalista
romano esperto di ufologia, autore del libro “Alberto Perego. Il console che
svelò il mistero dei dischi volanti”, volume che ha riscosso molto successo
valicando anche i confini della comunità di appassionati di ufologia.
Forse prima di arrivare alla questioni delle basi, una domanda fondamentale.
Esistono gli alieni? Esistono esseri intelligenti provenienti da altri mondi
che sono venuti a visitarci?
Le testimonianze credibili di avvistamenti o di contatti diretti negli
ultimi decenni sono numerose. E anche nei secoli passati si parla di
avvistamenti di oggetti volanti, o c’era chi ricollegava personaggi mitici
come gli elfi o le fate ad essere provenienti da altri pianeti. Quella degli
Ufo è una realtà inconfutabile, che peraltro è ormai accettata da buona
parte della comunità scientifica internazionale, come anche dall’opinione
pubblica. Troviamo testimonianze di visite di alieni sulla Terra anche in
molti libri sacri delle religioni antiche.
A proposito di religione ed alieni. La stessa Chiesa Cattolica parrebbe non
negare la presenza di esseri intelligenti al di fuori del pianeta Terra.
Anzi.
Vero. Diversi uomini di chiesa hanno più volte parlato apertamente dell’esistenza
di razze aliene, e del fatto che accettare questa realtà non copertina
librocontrasti con la fede. Ad esempio già quarant’anni fa, padre Domenico
Grasso, teologo gesuita e professore all’Università Gregoriana di Roma,
sosteneva che ci sono esseri intelligenti su altri pianeti, e fanno parte
anch’essi del progetto divino. Un pensiero simile è stato espresso in una
famosa intervista all’Osservatore Romano da padre Funes, anch’egli gesuita,
direttore della Specola Vaticana: spiegò che la presenza di extraterrestri
non è in contraddizione con la religione cattolica, perché chi li ha creati
è quel dio che ha creato anche noi. Sono dunque nostri fratelli, anche se
non sarebbero macchiati dal peccato originale.
Extraterrestri liberi dal peccato originale perché più evoluti di noi?
No, non per questo motivo. Leggendo le dichiarazioni di padre Funes si
sarebbe portati a concludere che questi esseri di altre galassie fanno parte
dello stesso universo, figli dello stesso dio, ma stanno in un’altro piano
della creazione, che non prevede il peccato originale. Fanno parte di una
storia parallela alla nostra ma che non è la nostra.
Anche il console Alberto Perego, che lei ha studiato e riportato all’attenzione
dell’ufologia italiana ed internazionale, aveva collegato l’arrivo degli
alieni a un messaggio di tipo religioso, se possiamo usare questo termine.
In effetti il primo pensiero di Perego, che vide il 6 novembre 1954 decine
di oggetti luminosi in volo sopra il Vaticano,come lo videro centinaia di
romani, fu che fosse un messaggio collegato in qualche modo alla religione
cristiana. Anche perché gli oggetti volanti in quell’occasione si disposero
a formare una croce in cielo. Però le sue successive riflessioni lo
portarono a capire che non era un messaggio rivolto solo ai cristiani o in
favore della cristianità. La croce è in realtà un simbolo presente in quasi
tutte le religioni più antiche. Quindi Perego concluse che l’avevano fatto
solo per richiamare l’attenzione. Era probabilmente la sintesi di un
richiamo a una spiritualità “unica”. Secondo Perego la presa di coscienza
dell’esistenza di civiltà aliene doveva necessariamente portare l’umanità
non solo verso una istituzione politica mondiale unica, ma verso una cultura
spirituale unitaria che superasse i conflitti esistenti tra le religioni.
Quindi gli alieni sono buoni e portatori di un messaggio di pace universale?
In realtà diversi ufologi o studiosi di esobiologia hanno descritto
addirittura extraterrestri che sarebbero interessati a rubare agli umani l’anima
che loro non riescono ad avere…
Gli alieni non sono né buoni né cattivi. Dobbiamo capire che, come nella
razza umana, è molto probabile che anche all’interno di razze aliene ci
siano esseri buoni o cattivi. Ma anche questa è una distinzione troppo
semplicistica. Anche perché dovremmo chiarire cosa intendiamo per giusto o
sbagliato. Se leggiamo attentamente i documenti e le testimonianze
riguardanti i fenomeni di contatti alieni-umani capiamo che il tema ufo è
molto complesso. Una complessità che ancora non ci è chiara. Di sicuro non
dobbiamo né preoccuparci, temendo alieni che vorrebbero annientarci o
conquistarci, né essere portati ad adorare nuovi dei.
Insomma c’è un po’ di confusione sul tema Ufo. Certo però non potrà negare
che molti testimoni o esperti raccontano storie non solo poco credibili, per
chi voglia avere un approccio razionale, ma anche piuttosto lugubri.
Ha ragione. Ed anche il cinema ha contribuito a creare una immagine
distorta, e negativa, dell’extraterrestre. C’è un immaginario collettivo
alterato dal cinema e da certa ufologia. Un esempio lampante è il caso
“Amicizia” che, tra gli esempi di contatto tra umani ed alieni, è uno dei
meglio documentati, con fotografie, registrazioni, testimonianze dirette. Ma
quando parlo di questo caso, anche tra gli addetti ai lavori trovo persone
che fanno fatica ad accettarla. Perché è una storia che ribalta le carte
dell’ufologia. Perché è una storia che va in controtendenza rispetto all’immagine
che la cinematografia da, e che la pubblica opinione ha, degli alieni, visti
di solito come invasori, brutti, che vogliono conquistarci. La storia di
Amicizia ci racconta esattamente il contrario. Ci racconta di alieni che ci
osservano un pò come gli adulti guardano un bambino. Il fatto che noi li
vediamo in modo negativo è colpa della cinematografia. L’incredulità non è
nei confronti dell’esistenza di alieni su altri pianeti, l’argomento è
vissuto con grande curiosità. Ma c’è grossa difficoltà ad accettare l’esistenza
di un alieno “buono”, di un alieno preoccupato per noi. Pensare un alieno
cattivo ci de-resposabilizza. Ogni giorno i media ci fanno vedere una
umanità molto negativa. Nessuno ci fa mai vedere il lato buono dell’umanità.
In qualche modo sapere che anche “fuori” c’è cattiveria e negatività è più
comodo. Sapere invece che “fuori” c’è gente che è più avanti di noi dal
punto di vista spirituale e materiale, che ha superato i nostri problemi,
che ha fatto ciò che noi non riusciamo o non vogliamo fare, è più “faticoso”.
Torniamo alle basi sotto Roma. Ma come avrebbero fatto gli alieni ad
installare delle basi senza che nessuno se ne accorgesse? Si sono
mimetizzati con i cantieri dei lavori per le metropolitane?
Premesso che esistono numerose basi aliene sotterranee in tutto il mondo,
quindi anche in Italia, in effetti nell’ambito del caso Amicizia si parla
anche di due basi sotto Roma. La più grande base in territorio italiano si
sarebbe trovata sotto al Mar Adriatico all’altezza di Marche ed Abruzzo. La
base di Vejo, e l’altra base romana, sotto i Fori Imperiali all’altezza dell’incrocio
con via Cavour, come tutte le basi aliene, erano situate a km di profondità,
irraggiungibili da mezzi di ricerca umani. Tra l’altro il Parco di Vejo è
una zona che ha registrato negli ultimi decenni numerosi casi di
avvistamenti.
Ma come sono riusciti a scavare nelle viscere della Terra per posizionare le
loro basi?
Stefano Breccia, ingegnere all’università dell’Aquila, direttamente
coinvolto nel caso Amicizia lo ha spiegato nel suo libro del 2007. Questi
alieni riuscivano a dilatare lateralmente la materia terrestre, e a creare
un vuoto all’interno della materia dove insediavano le basi. Rimuovendo
questi enormi campi di forza potevano richiudere le cavità. Per noi molto
difficile da concepire ma per loro molto semplice da fare. Basi che tra l’altro
si estendevano per chilometri, accogliendo mezzi volanti e decine di
abitanti. Alcuni umani hanno avuto la possibilità di accedere a queste basi,
attraverso luoghi particolari, attraverso tunnel che si aprivano
improvvisamente per terra, aperti sempre tramite i campi di forza che la
tecnologia aliena permette di generare.
Le basi sotterranee romane sono ancora attive?
Probabilmente no. Nel 1978, come raccontato dai protagonisti del caso
Amicizia, la razza aliena che occupava la base sotto l’Adriatico decise di
lasciare il nostro pianeta. In quell’anno gli avvistamenti di oggetti
volanti sull’Adriatico furono talmente numerosi che anche la guardia
costiera e le forze dell’ordine se ne occuparono. La base sotto Vejo era
occupata da un popolo, chiamato Weiros, antagonista, pare, della razza che
occupava la base adriatica. Se ne sarebbero andati anche loro.