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PRODI e le svendite italiane

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DARKNES

unread,
May 31, 2013, 4:24:43 PM5/31/13
to
Controstoria di Romano Prodi
La 'complicità' tra Romano Prodi e Carlo De Benedetti inizia nel luglio
1982, quando Prodi viene nominato presidente dell'IRI, il più grande ente
economico dello Stato, in casa di Carlo De Benedetti(proprietario del gruppo
Repubblica e L'Espresso e di altre 30 riviste/quotidiani/settimanali/mensili
in tutta Italia).

L'attività di Prodi dal 1982 al 2007 è stata concentrata principalmente in
un solo unico compito:svendere (o regalare) tutti gli enti pubblici dello
Stato al suo alleato Carlo De Benedetti a un prezzo irrisorio con bandi
truccati.
De Benedetti, dal canto suo, si è poi puntualmente affrettato a rivendere
immediatamente tali società al loro reale valore di mercato (di solito 20
volte il loro prezzo d'acquisto) a gruppi stranieri (o addirittura allo
Stato stesso, che li ricomprava a prezzi folli), realizzando guadagni
incalcolabili a danno degli italiani.
Prodi, per 7 anni guidò l' IRI dello Stato, concedendo tra l'altro incarichi
miliardari alla sua società di consulenza "Nomisma", con un evidente
conflitto di interessi.
Al termine di questi 7 anni il patrimonio dell' IRI risultò dimezzato per la
cessione di importanti gruppi quali Alfa Romeo e FIAT, passando da 3.959 a
2.102 miliardi. La Ford aveva offerto 2.000 miliardi in contanti per l'Alfa
Romeo, ma Prodi la regalò alla FIAT per soli 1000 miliardi a rate e, nel
frattempo, lottizzò ben 170 nomine dei quali ben 93 diessini.

Le privatizzazioni dell'IRI fatte da Romano Prodi sono state delle vere e
proprie svendite del patrimonio economico italiano a gruppi privati della
sinistra (De Benedetti, Coop Rosse) complici del professore, anche se
"svendere" un ente pubblico a un decimo del suo valore quando ci sono altri
gruppi privati che offrono il doppio, più che una "svendita" fu un regalo o,
per essere ancora più precisi, una serie incredibile di furti colossali a
danno dello Stato e degli italiani perpetrata impunemente per anni.

Giocando sulle parole e sull'interpretazione dello statuto dell'Ente, Romano
Prodi vantò utili inverosimili (12 miliardi e 400 milioni nel 1985), ma la
Corte dei Conti, magistratura di sorveglianza, portò alla luce l'enorme
falso in bilancio di Prodi: «Il complessivo risultato di gestione dell'Istituto
IRI per il 1985, cui concorrono. sia il saldo del conto profitti e perdite
sia gli utili e le perdite di natura patrimoniale, corrisponde a una perdita
di 980,2 miliardi, che si raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata
nel 1984». La Corte, inoltre, segnalava che le perdite nette nel 1985 erano
assommate a1.203 miliardi contro i 2.347 miliardi del 1984.

Romano Prodi si vanta tantissimo che durante i suoi 7 anni alla presidenza
dell' IRI riuscì a far guadagnare utili stratosferici, mentre la verità,
come chiarito dalla Corte dei Conti, è che invece di utili stratosferici
realizzo perdite stratosferiche, regalando il patrimonio dello Stato e degli
Italiani ai suoi amici. Prodi uscì indenne dai processi perché le aziende
erano S.P.A. di diritto privato e ,quindi, i dirigenti non erano qualificati
come pubblici ufficiali.

La conferma di tutto questo si trova nell'indebitamento dell'Istituto,
salito dal 1982 al 1989 da 7.349 a 20.873 miliardi (+184 per cento), e
quello del gruppo IRI da 34.948 a 45.672 (+30 per cento). Lo stesso Massimo
D'Alema, intervistato da Biagi in televisione, affermò che Romano Prodi, da
lui scelto per guidare la coalizione contro Berlusconi, era un «uomo
competente» perché quando lasciò l'IRI nel 1989 il bilancio dava un «più 981
miliardi». Fu facile confutare queste affermazioni, facendogli notare che la
cifra reale, tenendo contro delle perdite siderurgiche transitate soltanto
nel conto patrimoniale, era di «meno» 2.416 miliardi. Il buco reale non fu
mai contestato dai diretti interessati.

La vera abilità di Romano Prodi è sempre stata di riuscire a prendere soldi
dallo Stato a costo zero. La conferma viene da un articolo di Paolo Cirino
Pomicino, nel quale rileva che dei 28.500 miliardi erogati dallo Stato a
titolo di fondo di dotazione dalla data di nascita dell'IRI, Romano Prodi ne
ottenne ben 17.500!

Va poi ricordato anche che, nel 1986, Romano Prodi svendette il più grande
gruppo alimentare dello Stato, la SME alla Buitoni sempre a Carlo De
Benedetti per soli 393 miliardi, mentre il valore globale della SME, che già
soltanto nelle casse aveva più di 600 miliardi di denaro liquido, ma il suo
valore globale era di 3.100 miliardi. A Prodi e De Benedetti fu dato torto
in primo grado, in Corte d'appello e in Cassazione da ben 15 magistrati, all'unanimità.

Come presidente dell'IRI, svendette anche la Italtel alla Unilever
nonostante un conflitto di interessi evidente, essendo consulente di quest'ultima.

Come se tutto questo non bastasse, durante il suo governo nel 1996, regalò
5.000 miliardi alla Fiatper fare una rottamazione e durante i fallimenti
Parmalat e Cirio e difese i banchieri che truffarono i risparmiatori e loro
ricambiarono, e ricambiano ancora, il favore con i loro giornali schierati.

Salvatore DOC

unread,
May 31, 2013, 5:52:16 PM5/31/13
to
DARKNES ha scritto:

grande Prodi, dobbiamo a lui se non siamo precipitati nel baratro del
fallimento dopo 15 anni di governo berlusconiano

--
Coelum non animum mutant qui trans mare currunt

Salvatore


questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


massivan

unread,
May 31, 2013, 7:18:52 PM5/31/13
to
> "DARKNES"

> Controstoria di Romano Prodi
> La 'complicit�' tra Romano Prodi e Carlo De Benedetti inizia nel luglio
> 1982, quando Prodi viene nominato presidente dell'IRI, il pi� grande ente
> economico dello Stato, in casa di Carlo De Benedetti(proprietario del
> gruppo Repubblica e L'Espresso e di altre 30
> riviste/quotidiani/settimanali/mensili in tutta Italia).
>
> L'attivit� di Prodi dal 1982 al 2007 � stata concentrata principalmente in
> un solo unico compito:svendere (o regalare) tutti gli enti pubblici dello
> Stato al suo alleato Carlo De Benedetti a un prezzo irrisorio con bandi
> truccati.
> De Benedetti, dal canto suo, si � poi puntualmente affrettato a rivendere
> immediatamente tali societ� al loro reale valore di mercato (di solito 20
> volte il loro prezzo d'acquisto) a gruppi stranieri (o addirittura allo
> Stato stesso, che li ricomprava a prezzi folli), realizzando guadagni
> incalcolabili a danno degli italiani.
> Prodi, per 7 anni guid� l' IRI dello Stato, concedendo tra l'altro
> incarichi miliardari alla sua societ� di consulenza "Nomisma", con un
> evidente conflitto di interessi.
> Al termine di questi 7 anni il patrimonio dell' IRI risult� dimezzato per
> la cessione di importanti gruppi quali Alfa Romeo e FIAT, passando da
> 3.959 a 2.102 miliardi. La Ford aveva offerto 2.000 miliardi in contanti
> per l'Alfa Romeo, ma Prodi la regal� alla FIAT per soli 1000 miliardi a
> rate e, nel frattempo, lottizz� ben 170 nomine dei quali ben 93 diessini.
>
> Le privatizzazioni dell'IRI fatte da Romano Prodi sono state delle vere e
> proprie svendite del patrimonio economico italiano a gruppi privati della
> sinistra (De Benedetti, Coop Rosse) complici del professore, anche se
> "svendere" un ente pubblico a un decimo del suo valore quando ci sono
> altri gruppi privati che offrono il doppio, pi� che una "svendita" fu un
> regalo o, per essere ancora pi� precisi, una serie incredibile di furti
> colossali a danno dello Stato e degli italiani perpetrata impunemente per
> anni.
>
> Giocando sulle parole e sull'interpretazione dello statuto dell'Ente,
> Romano Prodi vant� utili inverosimili (12 miliardi e 400 milioni nel
> 1985), ma la Corte dei Conti, magistratura di sorveglianza, port� alla
> luce l'enorme falso in bilancio di Prodi: �Il complessivo risultato di
> gestione dell'Istituto IRI per il 1985, cui concorrono. sia il saldo del
> conto profitti e perdite sia gli utili e le perdite di natura
> patrimoniale, corrisponde a una perdita di 980,2 miliardi, che si
> raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata nel 1984�. La Corte,
> inoltre, segnalava che le perdite nette nel 1985 erano assommate a1.203
> miliardi contro i 2.347 miliardi del 1984.
>
> Romano Prodi si vanta tantissimo che durante i suoi 7 anni alla presidenza
> dell' IRI riusc� a far guadagnare utili stratosferici, mentre la verit�,
> come chiarito dalla Corte dei Conti, � che invece di utili stratosferici
> realizzo perdite stratosferiche, regalando il patrimonio dello Stato e
> degli Italiani ai suoi amici. Prodi usc� indenne dai processi perch� le
> aziende erano S.P.A. di diritto privato e ,quindi, i dirigenti non erano
> qualificati come pubblici ufficiali.
>
> La conferma di tutto questo si trova nell'indebitamento dell'Istituto,
> salito dal 1982 al 1989 da 7.349 a 20.873 miliardi (+184 per cento), e
> quello del gruppo IRI da 34.948 a 45.672 (+30 per cento). Lo stesso
> Massimo D'Alema, intervistato da Biagi in televisione, afferm� che Romano
> Prodi, da lui scelto per guidare la coalizione contro Berlusconi, era un
> �uomo competente� perch� quando lasci� l'IRI nel 1989 il bilancio dava un
> �pi� 981 miliardi�. Fu facile confutare queste affermazioni, facendogli
> notare che la cifra reale, tenendo contro delle perdite siderurgiche
> transitate soltanto nel conto patrimoniale, era di �meno� 2.416 miliardi.
> Il buco reale non fu mai contestato dai diretti interessati.
>
> La vera abilit� di Romano Prodi � sempre stata di riuscire a prendere
> soldi dallo Stato a costo zero. La conferma viene da un articolo di Paolo
> Cirino Pomicino, nel quale rileva che dei 28.500 miliardi erogati dallo
> Stato a titolo di fondo di dotazione dalla data di nascita dell'IRI,
> Romano Prodi ne ottenne ben 17.500!
>
> Va poi ricordato anche che, nel 1986, Romano Prodi svendette il pi� grande
> gruppo alimentare dello Stato, la SME alla Buitoni sempre a Carlo De
> Benedetti per soli 393 miliardi, mentre il valore globale della SME, che
> gi� soltanto nelle casse aveva pi� di 600 miliardi di denaro liquido, ma
> il suo valore globale era di 3.100 miliardi. A Prodi e De Benedetti fu
> dato torto in primo grado, in Corte d'appello e in Cassazione da ben 15
> magistrati, all'unanimit�.
>
> Come presidente dell'IRI, svendette anche la Italtel alla Unilever
> nonostante un conflitto di interessi evidente, essendo consulente di
> quest'ultima.
>
> Come se tutto questo non bastasse, durante il suo governo nel 1996, regal�
> 5.000 miliardi alla Fiatper fare una rottamazione e durante i fallimenti
> Parmalat e Cirio e difese i banchieri che truffarono i risparmiatori e
> loro ricambiarono, e ricambiano ancora, il favore con i loro giornali
> schierati.


"massivan"

Ride giusto perch� s'� scampato la galera.




e

unread,
May 31, 2013, 7:48:48 PM5/31/13
to
CASO SME

Il 29 aprile del 1985,l'allora presidente dell'IRI (poi presidente del
Consiglio e infine presidente
della Commissione europea) Romano Prodi e il presidente della Buitoni
avevano trovato un accordo: Buitoni acquistava la partecipazione
dell'IRI (64%)
nella Sme per 497 miliardi di lire (256 milioni di euro di allora) che
era ben il 38% in più di quanto capitalizzava la SME in Borsa!
Valutazione di Luigi Guatri, padre della dottrina valutativa italiana,
per la cessione del 100%: 700
miliardi.
E' in vendita il 64,3% del pacchetto azionario e quindi valutazione
pari a 448 miliardi.
Accordo siglato invece a 497 miliardi con in più il compratore si fa
carico di SIDALM, in cronica perdita, che ha un
disvalore di 30 miliardi.

E' un passaggio chiave che conclude un'operazione iniziata da De
Benedetti
un anno prima.
Con un'audace colpo di scena, l'ingegnere dell'Olivetti ha
bruciato sul tempo i francesi di BSN Gervais Danone, sicuri si avere
l'affare in tasca grazie all'appoggio di Mediobanca, e si è assicurato
la
Buitoni.
Un gruppo la cui situazione finanziaria non è fiorente ma che già
a fine '85 metterà a bilancio un attivo di 448 milioni di lire
rispetto ai
forti passivi del biennio precedente e che conta su un fatturato
consolidato di 1176,6 miliardi di lire.
Il disegno di De Benedetti è semplice quanto ambizioso: creare un polo
alimentare italiano privato, di
dimensioni tali da poter rivaleggiare con i grandi concorrenti
stranieri,
cedendo eventualmente alcuni brand con un abile spezzatino azionario.

Buitoni punta la Sme per questo: con 3mila miliardi di lire di
fatturato e
18mila dipendenti, Sme controlla marchi di prestigio come Cirio, Motta
Alemagna, Bertolli, Charms, Sanagola. Offre accesso al settore
alimentare
ma anche della distribuzione (GS supermercati) e della ristorazione
(Autogrill). Un progetto che non può non ricevere avvallo politico per
andare in porto.

Questo progetto del polo alimentare salterà per colpa del ladrone
Bettino Craxi che incarica il
piduista Berlusconi beneficiato dalla rapina delle nostre frequenze
pubbliche televisive di un'opera di puro killeraggio.
Inoltre 500 miliardi per il 62% era il 38% in più di quanto
capitalizzava in Borsa in quel momento: non male.

La SME era in forte passivo e piena di debiti.

Le condizioni sottoscritte nel compromesso tra IRI e Debenedetti
obbligava quest'ultimo a:

- non licenziare NESSUNO
- non scorporare l'azienda
- non rivendere per ben 10 anni!

quindi il contratto non solo era congruo ma se fosse andato a buon
fine oggi avremmo un grande gruppo alimentrare italiano (SME +
Buitoni), però non era prevista la tangente per Craxi che incarica il
piduista Berlusconi, noto falsario di bilanci, diffamatore e
corruttore di magistrati che presenta due “cordate” di cui una sotto
falso nome con una sua propria offerta di appena 550 miliardi e senza
gli obblighi che invece avrebbe assunto la
Buitoni: il piduista cerca di lucrare come sempre soldi nostri,
pappandosi la SME, tagliare gli occupati, per poi subito spezzettarla
e
rivenderla.

Divertiamoci ora a leggere i commenti dell'epoca:

IL GIORNALE di Montatelli, Berlusconi Editore:

" Affare SME, governo soddisfatto. I sindacati invece sono irritati.
Positive le valutazioni delle società concorrenti (....) Il fulmineo
passaggio delle imprese alimentari dell'IRI a DeBenedetti per 497
miliardi è un'operazione che non sfigura alle analoghe imprese della
signora Thatcher. I "decisionismi" di Prodi e DeBenedetti hanno fatto
il miracolo."

IL SOLE 24 ORE scrive:

"Se il compratore Debenedetti ha fatto un buon affare, il venditore
Romano Prodi ha fatto qualcosa di più di un affare. La cessione della
SME in cambio di alcune centinaia di miliardi è il primo segnale
concreto del radicale mutamento di un clima gestionale nell'industria
pubblica... E' vero che il gruppo SME è appena tornato in modesto
utile, ma è anche vero che insieme alla SME è stata ceduta Sidalm, in
cronica perdita, così com’è vero che mantenere un'importante settore
alimentare avrebbe richiesto grossi investimenti non certo
finanziabili
coi 15 miliardi di utili del 1984. Lo Stato non può e non deve fare
tutto, solo per accontentare qualche sindacalista da ufficio studi.."

Il Ministro di Craxi delle PPSS, Darida, dichiara:

"Sono stato costantemente informato della trattative.
Viva soddisfazione per la nascita di un grande polo alimentare
italiano. Come ministro liberale non posso che compiacermi del fatto
che lo Stato affidi ai privati attività non tecnologicamente di punta
per dedicare maggiori investimenti a settori più avanzati."

Gianni deMichelis, ministro craxiano del Lavoro, dice:

"La cessione di SME e Sidalm a DeBenedetti era già stata ipotizzata
tra anni fa nel mio Libro Bianco e ora rende più facile l'ingresso
dell'Italia nel mercato agroalimentare internazionale."

Giorgio LaMalfa (PRI) elogia Prodi:

"Questa operazione affidata alle capacità manageriali di deBenedetti
può rappresentare un risanamento per imprese che per anni hanno
versato in condizioni precarie. E' positivo che per la prima volta
venga privatizzato un settore importante delle Partecipazioni Statali.
Per questo Prodi merita un elogio."

Enrico Manca (PSI e P2, Presidenza RAI) scrive:

"La privatizzazione del SME non contrasta col rilancio dell'impresa
pubblica".

la BARILLA, concorrente, dichiara:

"L'operazione contribuirà alla razionalizzazione del mercato italiano
e permetterà una maggiore penetrazione nei mercati esteri."

Il Ministro Spadolini dichiara:

"...alleggerisce la presenza pubblica nelle aree in cui la mano
statale può essere sostituita da quella privata.

--------------------------------------------------------------------
Tutti applaudono, da Gianni Agnelli a Lucchini, presidente di
Confindustria.

La STAMPA informa che il giorno 15 maggio i socialisti han chiesto
Berlusconi di partecipare a un’asta sulla SME ma il Cavaliere risponde
CHE A 500 MILIARDI E' TROPPO CARA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

ahahahaahah!!! L'avete sentito il bagalun d'l luster mentre
scorreggiava nell'aula magna di Milano al processo in cui è imputato
per corruzione di magistrati???

Solo IL MANIFESTO e le Coop rosse si lamentarono nel 1985....

Ma a questo povero cittadino, probabilmente in buona fede,
la fotocopia di un articolo apparso su LA STAMPA del
15 maggio 1985 e pubblicato nel libro-documento "E LO CHIAMAVANO
IMPUNITA? " in cui Berlusconi dice che non è interessato all'acquisto
della SME PERCHE' E' TROPPO CARA, non lo fa pensare:

"Ma guarda che stronzo bastardo bugiardo quel Berlusconi!"...
immagino che lo faccia pensare a un falso, un fotomontaggio, una
complicità de La Stampa, a un complotto comunista e roba così.

Per deformare stabilmente la mente di un cittadino occorre un plagio
pesante, operato quotidianamente,
una calunnia alla volta, una menzogna dopo l'altra, sperando che MAI
venga in testa al misero di CONTROLLARE...

Interessante per i sociobiologi: sarà più innato o più culturale
questo baco della stronzaggine?



Il sicario corruttore di Berlusconi, Cesare Previti, ieri è arrivato
ad assommare SEDICI ANNI DI GALERA per corruzione, il magistrato
Squillante VENTUNO.
Tuttava dal dispositivo della sentenza si capisce che i giudici di
Milano non hanno ritenuto provato che la corruzione riguardasse in
specifico la sentenza contro Carlo DeBenedetti che riguardava il caso
SME.

Come al solito i servi di Berlusconi hanno suonato false grancasse,
sostenendo che la mancanza di prove significa che aveva ragione
Berlusconi e torto Prodi ... nel tentativo di vendita della SME!

Ovviamente il processo riguardava tutt'altro: quando DeBenedetti si
vide negata la validità del suo pre-contratto fece causa all'IRI, e
gli venne dato torto, il passaggio di denaro Fininvest e Barilla
tramite Previti e Pacifico verso i magistrati romani venne assunto
dall'accusa come prova di corruzione per quella sentenza e delle
successive. DA QUI IL PROCESSO PER CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI.

Ieri il Tribunale di Milano ha deciso che le prove per tale
collegamento sono insufficienti, Previti è un corruttore ma quella
sentenza può essere regolare: ossia quella che disse che il
pre-contratto IRI-BUITONI poteva essere annullato non essendo ancora
perfezionato poichè mancava la firma el ministro della Partyecipazione
Statali, Darida.

PRODI, il prezzo della SME, l'intervento delle cordate
craxo-piduiste-berlusconiane non c'entrano NULLA.

Magari come MEMO è bene ricapitolare:

Prodi ebbe l'ordine di sbaraccare l'industria alimentare IRI perchè
"lo Stato non può fare panettoni" e allora si rivolse a Barilla e agli
altri che avevano già industrie alimentari (DeBenedetti aveva la
Buitoni) per vedere se erano interessati.

BARILLA DISSE NO perchè la SME perdeva soldi (in realtà Prodi l'aveva
portata quell'anno in leggero utile).

La STAMPA informò che il giorno 15 maggio i socialisti avevan chiesto
a Berlusconi di partecipare a un'asta sulla SME ma il Cavaliere aveva
risposto CHE A 500 MILIARDI E' TROPPO CARA e si disse interessato a
comprare solo i pezzi della SME che erano in attivo, ma Prodi tentava
di mantenere unito il gruppo che costituiva il perno di un polo
alimentare italiano.

Si tentò una licitazione andata deserta.

Allora si fece avanti deBenedetti che offrì 497 miliardi a rate per il
64,3% della SME. CHE ERA il 38% IN PIU' DELLA CAPITALIZZAZIONE DI SME
IN BORSA!!!!
497 miliardi per il 64% significavano circa 750 miliardi per il cento
per cento.

Del prezzo non si occupò Prodi ma i tecnici dell'IRI che decisero che
era congruo, forti anche di pareri di illustri economisti terzi.

Fu solo dopo che l'IRI aveva firmato il compromesso con DeBenedetti
che Craxi o chi per lui si svegliò e chiese a Larini (l'architetto
delle tangenti) e al piduista Berlusconi di metter su velocemente una
cordata per impedire quella vendita per offrire un modesto 10% in più
sul prezzo offerto da Buitoni, ma senza garanzie di mantenere poi
unito il gruppo e senza le garanzie accettate da DeBenedetti di NON
licenziare nessuno.

Berlusconi chiamò Pietro Barilla e Michele Ferrero (suoi grandi
inserzionisti) e Previti che gli segnalò un certo Scalera che
presenterà in modo anonimo un altra sperando di turlupinare anche
Barilla e Ferrero.

Il 25 maggio 1985 si stava per perfezionare il contratto tra IRI e
Debenedetti alla presenza del ministro delle Partecipazioni Statali
Darida. Arrivò una telefonata. Il ministro andò in un'altra stanza,
parlò con Previti, tornò e disse che non poteva più firmare perchè
c'era un'altra offerta.

Debenedetti si rivolse alla magistratura e chiese il sequestro delle
azioni SME che gli venne negato dal giudice Izzo e il 19 luglio 1986
una sezione civile del tribunale di Roma presieduta da Filippo Verde,
giudice a latere Zucchini, annullò l'affare: senza la firma di Darida
il contratto non era ancora valido.

Ovviamente Verde, Izzo e Zucchini risultarono mooooolto amici di
Previti... MA E' QUESTA LA SENTENZA CHE IERI A MILANO E' STATA
DICHIARATA (forse) REGOLARE.

Il pool di Milano, indagando anni dopo sui conti del finanziere Franco
Ambrosio, si imbattè in un conto zurighese usato dai Barilla per
pagare tangenti a DC e PSI.
Da quel conto uscirono il 2 maggio e il 26 luglio 1988 bonifici per
oltre UN MILIARDO di lire verso un conto di Pacifici che poi li smistò
200 milioni al giudice Verde, 850 a Previti, 100 a Squillante.
PERCHE'?

Convocato dal pool il figlio di Pietro Barilla, defunto, disse di non
avere idea del perchè il padre avesse dato tutti qui soldi ad avvocati
che MAI avevano lavorato per lui.

I giudici sospettati non hanno mai saputo spiegare il perchè dei
versamenti e al bar Mandara (colloquio registrato) Squillante
chiaramente disse che erano frutto di corruzione.

Però la SME restò all'IRI e Prodi che stava privatizzando TUTTO per
chiudere l'IRI si rimise all'opera: il mancato introito dei 497
miliardi provocò un buco di interessi passivi che in dieci anni
diventò gigantesco superando il capitale (allora i tassi erano molto
alti), e l'IRI dovette impiegare altri 600 miliardi per risanare le
società del gruppo SME che erano in grave passivo, poi, quasi DIECI
ANNI DOPO venderà le società separate, il famoso "spezzatino" della
SME, ricavando per la cessione del 100% DUEMILA MILIARDI di lire:
quattro volte il prezzo offerto dall Buitoni? ASSOLUTAMENTE NO.
Intanto la moneta si era svalutata di oltre il 30% e poi sulla SME
l'IRI , tra interessi passivi, ricapitalizzazioni e risanamenti aveva
speso altri 600 miliardi.

Fate i conti: l'intervento di craxi e Berlusconi, impedendo la vendita
della SME, causò un gravisismo danno allo Stato, non solo in lire, ma
anche perchè così perdemmo il polo alimentare italiano che DeBenedetti
stav costruendo.

Prodi fu interrogato dal PM Boccassini anche dopo il suo
proscioglimento di altri magistrati e la commissione Europea risaminò
quella questione PRIMA di eleggerlo Presidente della Commissione.
Tutto chiaro, nessun problema per Prodi.

Restano invece problemi per i corruttori.

Quasi un anno fa, sull' NG di it.politica, scrivevo:

"Io credo che Berlusconi verrà assolto da questa accusa, è difficile
arrivare con certezza a lui in questa corruzione. Credo lo sappia
anche il piduista: allora perchè s'incazza? perchè potrebbero
condannare Previti per questo e anche per il Lodo Mondadori? Lì saran
dolori! Perchè potrebbe essere la ROVINA ECONOMICA del berluskatz e
lui a una sola cosa tiene davvero, al diametro della palla del suo
stercodenaro che spinge come un PIRLA fino alla sua propria tomba.

Divertiamoci ora a leggere i commenti dell'epoca:

IL GIORNALE di Monatelli, Berlusconi Editore:

" Affare SME, governo soddisfatto. I sindacati invece sono irritati.
Positive le valutzioni delle società concorrenti (....) Il fulmineo
passaggio delle imprese alimentari dell'IRI a DeBenedetti per 497
miliardi è un'operazione che non sfigura alle analoghe imprese della
signora Thatcher. I "decisionismi" di Prodi e DeBenedetti hanno fatto
il miracolo."

IL SOLE 24 ORE scrive:

"Se il compratore Debenedetti ha fatto un buon affare, il venditore
Romano Prodi ha fatto qualcoa di più di un affare. La cessione della
SME in cambio di alcune centinaia di miliardi è il primo segnale
concreto del radicalòe mutamento di un clima gestionale nell'industria
pubblica... E' vero che il gruppo SME è appena tornato in modesto
utile, ma è anche vero che insieme alla SME è stat cedut Sidalm, in
cronica perdita, così comìè vero che mantenere un'importanzte settore
alimentare avrebbe richiesto grossi investimenti non certo finnziabili
coi 15 miliardi di utili del 1984. Lo Sttao non può e non deve fare
tuttoi, solo per ccontentare qualche sindacalista da ufficio studi.."

Il Ministro di Craxi delle PPSS, Darida, dichiara:

"Sono stato costantemente informato della trattative.
Viva soddisfazione per la nascita di un grande polo alimentare
italiano. Come ministro liberale non posso che compiacermi del fatto
che lo Stato affidi ai privati attività non tecnologicamente di punta
per dedicare maggiori investimenti a settori più avanzati."

Gianni deMichelis, ministro craxiano del Lavoro, dice:

"La cessione di SME e Sidalm a DeBenedetti era già stata ipotizzata
tra anni fa nel mio Libro Bianco e ora rende più facile l'ingresso
dell'Italia nel mercato agroalimentare internazionale."

Giorgio LaMalfa (PRI) elogia Prodi:

"Questa operazione affidata alle capacità mnageriali di deBenedetti
può rappredsentare un risanamento per imprese che per anni hanno
verato in condizioni precarie. E' positivo che per la prima volta
venga privatizzato un settore importante delle Partecipzioni Statali.
Per questo Prodi merita un elogio."

Enrico Mnaca (PSI e P2, Presidenza RAI) scrive:

"La privatizzazione del SME non contrasta col rilancio dell'impresa
pubblica".

la BARILLA, concorrente, dichiara:

"L'operazione contribuirà alla razionalizzazione del mercato italiano
e permetterà una maggiore penetrazione nei mercati esteri."

Il Ministro Spadolini dichiara:

"...alleggerisce la presenza pubblica nelle aree in cui la mano
statale può essere sostituita da quella privata.

--------------------------------------------------------------------
Tutti applaudono, da Gianni Agnelli a Lucchini, presidente di
Confindustria.

Solo IL MANIFESTO e le Coop rosse si lamentarono nel 1985 per il
tentativo di vendita di Prodi!

Poi tutti gli Italiani han sentito il bagalun d'l luster parlare per
due ore, non del processo per corruzione, ma di prodi e del rezzo
della SME, dicendo allegramente il CONTRARIO di quanto lo stesso
personaggio aveva dichiarato SOTTO GIURAMENTO nel 1986!


E' un MEMO lunghetto ma ieri ascoltando Pancione Ferrara mi sono
convinto che lui è grosso ma ce l'ha piccolo, il cervello dico....


LA SME:
RICOSTRUIAMO (del resto questi conti li ha già fatti
IlSole24Ore ma i plagiati ripetono solo come dischi rotti le menzogne
calunniose che spara il piduista colluso con Cosa Nostra da 30 anni!

Innanzi tutto la SME era PARZIALMENTE nell'IRI (60%) perchè azienda in
grave perdita, come tutte le aziende che confluivano nell'IRI, poi
PRODI ne aveva avviato il risanamento ma era ancora in perdita e la
offrì a BARILLA, BERLUSCONI.
Entrambi dissero NO perchè le condizioni erano TROPPO PESANTI, non
solo il prezzo (circa 500 miliardi) ma perchè non si poteva
licenziare, non si poteva smembrare e bisognava farsi anche carico di
Motta e Alemagna che perdevano miliardi ogni anno!

Si fece avanti DEBENEDETTI che accettò tutte le condizioni.

Solo allora Craxi si allertò perchè non gli era arrivata nessuna
tangente e chiamò il sicario Berlusconi a fare una cordata di
disturbo.

Il ministro delle Pertecipazioni Statali che doveva approvare la
vendita era il craxiano DARIDA che aveva detto SI', ma che poteva
anche dire NO, solo che avrebbe dovuto spiegare il perchè del NO.
Poichè TUTTI I GIORNALI economici dell'epoca dicevano che la SME a
quelle condizioni era un cattivo affare per DeBenedetti e un ottimo
affare per lo Stato, non aveva ragione per dire NO.

Da qui il sicariato del complice Berlusconi.

SME non fu più venduta.

Lo Stato perse i 500 miliardi dell'epoca e poi ne dovette mettere
altri 700 per risanare del tutto il gruppo, che DIECI ANNI DOPO
vendette smembrandolo per duemila miliardi.

Ma tra quei 500 di DeBenedetti e i 2000 della vendita bisogna
calcolare i 700 miliardi investiti e gli interessi perduti per 10 anni
su 1200 miliardi di lire (allora il tasso era il 12% annuo!)

In più in dieci il valore della lira si era quasi DIMEZZATO: ergo i
duemila miliardi della vendita furono UNA PERDITA SECCA PER LO STATO e
una perdita grave (oltre MILLE MILIARDI DI LIRE!) per l'Italia che
distrusse così l'unico gruppo alimentare che le era rimasto.

QUESTA LA VIGLIACCATA DEL BASTARDO PIDUISTA IN COMBUTTA COL LADRONE
CRAXI!

giugiu...@gmail.com

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Nov 30, 2017, 6:19:28 AM11/30/17
to
Che Paese è mai questo dove gran parte della stampa e anche politici non compromessi con il passato e che si pretende giustamente siano informati parlano di quest'uomo come di uno dei salvatori della Patria? Ne sono indignata oltreché sgomenta

Morgan

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Nov 30, 2017, 6:29:11 AM11/30/17
to
Il 30/11/2017 12:19, giugiu...@gmail.com ha scritto:
> Che Paese è mai questo dove gran parte della stampa e anche politici non compromessi con il passato e che si pretende giustamente siano informati parlano di quest'uomo come di uno dei salvatori della Patria? Ne sono indignata oltreché sgomenta
>

In Italia quando le cose vanno male di solito si restaura, si
rivernicia, si riproduce, ed è quasi un rito apotropaico, uno scongiuro,
un esorcismo. “D’altra parte siamo in un’epoca di transizione”, ci dice
con tono pratico un grande finanziere sempre molto informato, lui che,
innamorato della politica, pensa non sia un male rielaborare il passato,
rivitalizzare gli antichi messaggi, persino abbandonarsi se necessario
al revival e al déjà vu, “considerato che le cose vanno male e
l’incertezza fa inacidire ogni cosa”, aggiunge. E nei momenti di
passaggio e di crisi, d’incertezza appunto, si sa, lo spirito, se non
soffia dove vuole, si rifugia dove può. Così, mentre dal fondo di un
passato remoto e primorepubblicano ri-torna il sistema proporzionale,
mentre Silvio Berlusoni si attrezza alla ri-discesa in campo ventitré
anni dopo, mentre anche Massimo D’Alema si ri-abbandona a quell’eterno
gioco di rancori e vendette che per lui sono allo stesso tempo un
propellente (umorale) e un progetto (politico), mentre insomma l’Italia
si consegna al re-play, ecco che sotto traccia si muove anche tutto un
mondo di potere e di relazioni, un cosmo che si mostra meno di D’Alema e
meno di Berlusconi, ma che sempre al déja vu ambisce. Un mondo di
sinistra e cattolico, alto borghese e danaroso, influente e salottiero,
milanese e internazionalizzato, che tifa per un grosso,
tranquillizzante, riconosciuto, abile federatore, insomma un ricucitore,
un mediatore, uno che sappia in caso parlare anche con Grillo, se
proprio necessario, cioè… Romano Prodi.


Morgan

unread,
Nov 30, 2017, 6:31:52 AM11/30/17
to

Morgan

unread,
Nov 30, 2017, 6:33:52 AM11/30/17
to
Il 30/11/2017 12:19, giugiu...@gmail.com ha scritto:
> Che Paese è mai questo dove gran parte della stampa e anche politici non compromessi con il passato e che si pretende giustamente siano informati parlano di quest'uomo come di uno dei salvatori della Patria? Ne sono indignata oltreché sgomenta
>

“Lei ha svenduto il patrimonio economico italiano a società private, e
non si è battuto per cambiare i criteri scellerati di Maastricht. Questa
Europa non è un’Europa che lei può definire non sua”. L’accusa arriva
da una studentessa appartenente alla rete Rethinking Economics Italia
che, nel corso di un incontro organizzato il 23 febbraio all’Università
di Bologna, si è rivolta all’ex premier Romano Prodi (ospite
dell’evento) usando parole durissime. La ragazza ha preso il microfono e
il suo intervento si è trasformato presto in una vera e propria accusa
all’ex presidente della Commissione europea. “Siamo una generazione
abbandonata dalle istituzioni, una generazione di disoccupati:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/27/universita-di-bologna-studentessa-contro-prodi-generazione-erasmus-e-una-favola-lei-ha-svenduto-il-nostro-futuro-ci-chieda-scusa/3419605/
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