Articolo di Stefania Piazzo
Di questi tempi, con grande forza e stentorea quanto accorata voce, Silvio
Berlusconi ha perorato la causa di un libro, un'opera che - grazie a questo
potente sponsor politico - ora campeggia nelle vetrine di tutte le pi�
importanti librerie italiane.
Si tratta, il lettore l'avr� gi� capito, del Libro nero del comunismo, non a
caso tradotto e stampato dalla casa editrice Mondadori.
Tuttavia, nelle medesime librerie, tenuto ben lontano e nascosto, senza che
abbia ricevuto eguali - ma nemmeno pi� modesti - riconoscimenti (ad oggi
nessun quotidiano, settimanale, quindicinale, mensile e trimestrale, nonch�
nessuna radio e televisione, n� pubblica n� privata, n� locale n� nazionale,
ha scritto o parlato di quest'opera) � possibile acquistare un altro libro,
di cui gi� il titolo � un programma: Il rosso & il nero.
Guardate, non c'� necessit� di aggiungere altro.
Diamo corso alla lettura di alcuni passaggi di quest'opera, iniziando con
una veloce premessa dell'autore, Roberto Di Fede: �Questo libro si occupa
proprio degli sconcertanti rapporti e degli ambigui contatti, diretti e
indiretti, fra l'anticomunista Berlusconi e i neo-comunisti di
Rifondazione�.
Che ne dite? Vale o no la pena di leggere il seguito? La storia inizia
quando �il 14 dicembre '73 viene costituita a Milano la coop Due Giugno
Srl�.
Obiettivo: offrire impiego ai disoccupati �vicini all'area del Pci e della
Cgil milanesi�.
I primi bilanci "stentano", ma col tempo il fatturato cresce, la sede
sociale passa da Milano a Segrate.
Nell'80 � nominato presidente �il comunista cossuttiano e attivista della
Cgil Ruggero Parisio�.
Due anni dopo, l'8 novembre, la Due Giugno diventa Movicoop e si trasferisce
a Pioltello.
Oggetto sociale: �Facchinaggio, manovalanza, custodia auto.
Il fatturato sale a 995 milioni�.
Nell'84 il consiglio di amministrazione si apre a forze "nuove": �Loredano
Azzalin (sindacalista Cgil ed esponente dell'area cossuttiana del Pci�.
Ma il salto di qualit� � documentato nella relazione al bilancio '83, per �l'unificazione
della Movicoop con la coop Cst ma soprattutto per l'acquisizione della
commessa Videotime (Canale 5)"�.
Inizia quindi cos� �il rapporto con le imprese tv della Fininvest
berlusconiana (.), rapporto utilissimo alla Fininvest: l'oscuro gruppo
berlusconiano, attivo nel settore dei media tv privati, sta acquisendone -
con l'aiuto del Psi craxiano e della destra Dc - il monopolio e ha dunque
necessit� di disporre all'interno del proprio ciclo produttivo, di una forza
lavoro flessibile�.
Nel novembre '84 l'assemblea straordinaria della coop sancisce il matrimonio
col Biscione.
Le rendite non tardano ad arrivare: �Il bilancio registra il raddoppio delle
prestazioni, 2 miliardi e 281 milioni�.
Gli affari, come si dice, s'ingrossano.
�Nell'85 Movicoop comincia ad avviare rapporti con una societ� di macchine
utensili della Germania Est, la Wemex.
A fine esercizio, il giro d'affari � salito a 3 miliardi e 346 milioni�.
Non male per una cooperativa con fini autogestionari e solidaristici.
Nell'86 un altro grande balzo in avanti.
Dal bilancio: �Il rapporto con il nostro pi� importante cliente, Videotime,
dovr� qualificarsi notevolmente. Prevediamo di entrare in un nuovo
capannone, investimento 1.350.000.000�.
L'assemblea dei soci �si tiene come sempre nella sede della Lega delle
cooperative a Milano, alla presenza di Marino Camagni (della presidenza
regionale della Lega): � dunque evidente come l'indirizzo di Movicoop abbia
il pieno avallo di Legacoop e Cgil.
Questo bench� l'indirizzo sia sempre pi� volto a favorire il gruppo
Fininvest che detiene l'incostituzionale monopolio tv aspramente criticato
formalmente a livello politico anche dal Pci.
Ma c'� di pi�: con la fornitura di manodopera il cliente-privilegiato
Fininvest viene sgravato da costi e oneri di gestione del personale, il
tutto in violazione (.) della legge (che vieta espressamente di "prestare
manodopera)�.
Nell'87 ormai �il 60 per cento del fatturato deriva dal solo cliente
Videotime�, e nell'89 l'integrazione nel sistema Fininvest �diventa ancora
pi� stretta, con l'acquisto di un servizio di trasporto e di messa in
funzione dei gruppi elettrogeni: un preciso segnale della tendenza della
coop, formalmente esterna alla galassia berlusconiana, a diventarne vero e
proprio comparto produttivo�.
Nel '91 il cossuttiano Loredano Azzalin viene nominato vicepresidente della
coop e, dopo contestazioni interne, entrano nuovi iscritti al Pci e alla
Cgil.
La ricompattata dirigenza nel '93 �informa l'avvenuta costituzione di una
societ� di capitali, la Pragma Service Srl che la stessa Movicoop potrebbe
facilmente acquistare dato che l'azionista unico � il presidente della coop,
Parisio�.
L'orizzonte l'allarga. Il consulente commerciale Vladimiro Sacchi �documenta
costi e ricavi del servizio acquisizione clienti per Telepi�, e spiega gli
eventuali assetti societari proposti informalmente dai dirigenti Telepi� che
sarebbe coinvolta nella misura del 30%, con il 60% della nostra coop e il
rimanente 10 richiesto dal presidente Parisio�.
In pratica, si prospetta �una societ� compartecipata fra Movicoop, Telepi� e
Parisio (.)�.
Dalla relazione al bilancio: �Abbiamo sperimentato nuovi lavori quali il
telemarketing�.
Intanto il fatturato Movicoop � di �oltre 12 miliardi�, ma la dirigenza non
commenta i crediti morosi per circa 5 miliardi verso le aziende del gruppo
Fininvest�.
Qualche "sorpresa": tra i clienti di Movicoop �l'Italiana Produzioni di
Stefania Craxi, la Diakron di Gianni Pilo�.
E, �fra gli allegati al bilancio '93 c'� anche un versamento di 50 milioni a
favore dell'Associazione Radio Popolare per l'acquisto di azioni�.
Nel legame Movicoop-Rifondazione ci mette per� il naso la stampa.
Maggio '95: il settimanale L'Espresso scrive della �costituzione di presunti
fondi neri e allo stretto rapporto tra Rifondazione comunista e Movicoop e
tra quest'ultima e il gruppo Fininvest (.), oggetto di indagini da parte
della Procura di Milano�.
Nel '93 si fa il passo pi� lungo: occorre �prevedere che la coop diventi
holding�.
I passaggi ci sono tutti: �assorbimento della coop di trasporti Cst,
partecipazione nella Ets, Europe Transport Service Srl, nella Pragma Service
Srl (servizi per Viteotime, Rti, Telepi�), nella ItalNord Service Srl
(manIfatturiera italo-lettone), nel Consorzio Lombardo Trasporti Servizi
(gestione magazzini e trasporti)�.
E poi ci sono �quote di capitale nella Obiettivo Lavoro, dell'Immobiliare
Palmanova (proprietaria della sede milanese della LegaCoop)�.
Societ� o piede di porco? Vediamo.
�Nell'89 Movicoop entra al 50% nella Ets. Gli altri soci sono i
trasportatori Vago�. I clienti: �La Ets ha rapporti d'affari nel SudAfrica
dell'apartheid, sui quali la holding mantiene uno schermo di riservatezza
interna (.).
Nelle relazioni non si specifica mai la natura delle attivit� africane n� la
loro esatta localizzazione: una ben strana omissione che nasce dall'imbarazzo
di dover ammettere che la societ� viola un embargo internazionale sancito
dall'Onu�.
Morale: �In Italia un coop comunista e controllata da dirigenti Cgil fa
affari con aziende di un Paese totalitario e razzista�.
D'altra parte �segrete aperture diplomatiche nei confronti del SudAfrica
vengono avviate fin dall'88 anche dall'Urss�.
Ma Movicoop non � sola.
�L'interesse affaristico � condiviso da Fininvest con relazioni commerciali
col regime di Pretoria per via di Telepi�.
Queste, infatti, �si avvalgono della tecnologia sudafricana, formalmente
messa al bando dalla comunit� internazionale ma non dalla Fininvest.
I decodificatori di segnale, indispensabili per le tv criptate, sono
brevettati dal gruppo Richemont (del sudafricano Johann Rupert) che li cede
a Telepi�.
I cui abbonamenti saranno venduti, dal '93, dalla Pragma.
Anche se l'oggetto sociale � �fornire un servizio di collocamento di
personale per le produzioni cine-televisive.
La complementariet� della holding con il gruppo Fininvest trova ulteriore
conferma con l'allestimento di una unit� locale di Pragma presso la sede di
Videotime a Cologno Monzese�.
Ma ecco il colpo di scena: �Nel '95 Movicoop decide di cedere le proprie
quote Pragma (passata da 40 milioni a un miliardo e mezzo di fatturato) all'acquirente
presidente Parisio (.), in quanto "la societ� non � strategica n� di
interesse per la nostra coop"�.
Quanto all'Italnord, entra nel circuito Movicoop nel '94, condividendone la
sede di Pioltello e il presidente, Parisio.
Dove fa affari? �Nei Paesi dell'ex socialismo reale. Italnord (al 50 per
cento di Movicoop) detiene il 25% di due societ� lettoni, Latital e Arital.
Nella Latital i soci di Movicoop sono al 50% Sergey Markin, dirigente legato
al Pcus (.). La propriet� Arital � condivisa con Arij Paulikanis, "un
compagno". A sua volta Arital controlla la societ� del legno Armands che
"opera in situazioni di sicurezza inesistenti". La bramosia affaristica e
internazionalista di Movicoop � caratterizzata da una crescente
spregiudicatezza�.
Che la porta sino in Israele.
Nel '95, �avvia una collaborazione con la Shiran Inc che opera nel campo
dell'informatizzazione, della telefonia e di progetti nel settore agricolo�.
Movicoop le affida uno studio �per la gestione "dei nostri magazzini, il
tutto senza spendere una lira".
In realt� le prestazioni sono in cambio di entrature a Cuba.
Gli israeliani, attraverso Movicoop, possono trattare affari di tipo
agricolo con Fidel Castro.
Scrive Parisio ai consiglieri di amministrazione: "Si concluder� il primo
accordo relativo all'acquisto di 25mila tonnellate di zucchero cubano che
sar� acquistato dall' israeliana Scubidu. Il nostro guadagno sar� di circa
25mila dollari"�.
A ci� si aggiunge un accordo per altre �"150mila tonnellate. Al riguardo
rischiamo di guadagnare altri 100mila dollari"�.
E Cuba? Movicoop con le due societ� satellite dona �vari beni all'isola (.).
Ma l'altra faccia della solidariet� � la fitta rete di relazioni
affaristiche: cos� le missive nelle quali il cubano castrista Jesus Montan�
Oropesa apprezza l'attivit� di Parisio come "miembro de la Direccion
Nacional de la Liga de las Cooperativas y del Partido de la Refundacion
Comunista" sembrano pi� propedeutiche a quelle che l'alto funzionario
castrista illustra nei progetti di lottizzazione dell'area cubana del Cayo
Paredon Grande, di fronte alle Bahamas, con la costruzione di 3.150
abitazioni turistiche�.
Fine? Non ancora.
�Insieme alle apparecchiature di stampa generosamente regalate al quotidiano
del partito di Castro, Movicoop conta di far pervenire all'Avana
attrezzature tv col marchio del Biscione: l'impero berlusconiano progetta di
impiantare nell'isola caraibica un centro di produzione per irradiare i
programmi di una prossima tv commerciale nel continente latinoamericano.
Le trattative sono documentate dalle relazioni di Parisio che informa che
partir� "per Cuba il 7/9/95 con il dott. Carlotti di Telecinco. Il nostro
vantaggio sar� quello della gestione del merchandising sulle trasmissioni di
Telecinco e delle altre societ� del gruppo (Fininvest)".
Intanto, in Italia, le aziende dell'onorevole anticomunista Berlusconi
versano nelle casse comuniste di Movicoop decine di miliardi�.
Fine del programma.
ma guarda che questi qui continuano a sostenere che nessuno e' "padrone
delle coop" men che meno il partito !!!! Che tutto avviene alla luce
del sole e che non e' il partio il "padrone" delle coop...dunque...cove
sta il conflitto di interesse ? Le coop sono libere ed indipendenti
imprese e i vari Clolaninno, dellaValle...e compagni, lo sanno bene!!!
"Il nostro e' un sistema inattaccabile" (massimo dalema)
pensa che erano "quasi riusciti" ad avera una banca!!!
La sinistra � un po come la lega, sguazza e vive nell'ignoranza, invidia
e cialtronaggine dei suoi elettori!!
> pensa che erano "quasi riusciti" ad avera una banca!!!
scusa ma l'UGF cos'ᅵ ?
>
> La sinistra ᅵ un po come la lega,
va bhe! adesso...non ti allargare !!!!
>> La sinistra � un po come la lega,
>
> va bhe! adesso...non ti allargare !!!!
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