On 05/11/19 13:40, Leghista ex comunista wrote:
>MaxBass #I-D +GTT a écrit
>> Il giorno martedì 5 novembre 2019 13:30:25 UTC+1, Leghista ex comunista ha
>> scritto:
>>
>>> Non lo dice il leghista razzista ma lo dice lo scopritore del DNA
>>> premio nobel.
>>
>> Toh che strano... Nessuno studio peer-reviewed linkato, ma un articolo de "la
>> carta igienica"...
>
>Sei proprio un cretino, leggilo l'articolo e poi vatti a leggere
>i libri dello scopritore del DNA.
>Ma che cazzo scrivo a fare...
Sono stronzate.
Ignoriamo per un attimo le discussioni su quanto senso abbia il quoziente
intellettivo come misura dell’intelligenza, specialmente quando in realtà
l’intelligenza è una combinazione di abilità cognitive. È vero che in Usa,
dove Watson vive e a cui presumibilmente si riferisce, esiste
un divario significativo nel quoziente intellettivo medio, e in generale
nei risultati accademici, tra neri e bianchi(anche se
la variabilità interna a entrambi i gruppi è molto superiore alla
differenza media). La cifra cambia a seconda degli studi, di quando sono
stati condotti, dell’età dei soggetti etc. ma si tratta grossomodo di 10-15
punti di QI. Non abbiamo peròalcuna prova definitiva che la differenza sia,
come sostiene Watson, prevalentemente genetica. Il dibattito
è complessissimo e avvelenato, con opinioni variegate, e richiederebbe
pagine. Mi limito a citare tre dati. Uno, da decenni la differenza si sta
restringendo grazie all’aumento dei punteggi dei neri, un dato
pressoché impossibile da spiegare su base genetica. Due, gli africani
di recente immigrazione in Usa tendono ad avere più successo
accademico rispetto agli afroamericani -anche questo un dato poco
compatibile con una forte componente genetica. Tre, ci sono indizi
che interventi sociali mirati possano chiudere completamente il divario
accademico tra bianchi e neri.
>
>--
>Solo gli asini non cambiano mai idea,
>nemmeno se li bastoni.
--
Lo Scopritore