Il 13/01/2022 19:55, ernesto ha scritto:
> AGGIORNAMENTO 16/04/2011
>
> A seguito di un susseguirsi di email e commenti riguardanti la questione, abbiamo approfondito la questione: in realtà, non è stato condannato PRODI ma la Commissione Europea, da lui presieduta (1999 – 2004)
>
Tra i vari misfatti di Romano Prodi la sua condanna come responsabile
della commissione europea è tra i meno gravi, quindi non appigliarti a
delle minuzie.
I misfatti di Romano Prodi sono ben più gravi.
Chi è Romano Prodi
Storia della legge salva-Prodi
Roma, 27 SET 2005 (Velino) (...) ma come ando' la vicenda del falso in
bilancio? La vicenda e' relativa al '96:Prodi era iscritto nel registro
degli indagati del tribunale di Roma. Nata da una serie di esposti e
notizie apparse sui giornali, l'inchiesta voleva far piena luce sulla
privatizzazione della Cirio-Bertolli-De Rica. Il pm della procura della
Repubblica di Roma Giuseppa Geremia, al termine dell'inchiesta chiese il
rinvio a giudizio per Prodi e altri, compresi i componenti del consiglio
di amministrazione dell'Iri. Conflitto d'interessi, violazione delle
direttive del Cipe sul miglior prezzo, modifica delle condizioni a
favore dell'acquirente, violazione dell'obbligo della continuita'
produttiva, queste le ipotesi di reato allora contestate. Quando la
Geremia chiuse l'indagine il Parlamento, nel frattempo, aveva gia'
modificato la struttura del reato di abuso d'ufficio. Ministro della
Giustizia dell'epoca era Giovanni Maria Flick, che fino alla nomina a
Guardasigilli era stato l'avvocato di fiducia del Professore, anche
davanti ai magistrati romani. Il Gip prese atto dell'avvenuta riforma e
con la "formula del fatto non sussiste" boccio' la richiesta della
procura. La Geremia avrebbe potuto opporsi e riaprire l'inchiesta, ma il
Csm la promosse aggiunto presso la procura generale del tribunale di
Cagliari.(...) Fu Antonio Di Pietro a chiedergli infatti perche' voleva
vendere la Sme e lo stesso magistrato ancora recentemente ha sostenuto
che "vendere una realta' imprenditoriale al prezzo che veniva offerto da
De Benedetti (497 miliardi) era chiaramente una svendita. Capisco che
Craxi si incazzasse".(...) (vum)
Romano Prodi condannato
La sentenza e' a nome del Presidente della Commissione (Cioè Romano
Prodi) condannato per ostacolo alla giustizia, diffusione di notizie
false e mobbyng dalla Terza Sezione Penale della Corte di Giustizia
Europea con sentenza dell’8 luglio 2008.
De Benedetti e Romano Prodi
Come fare una montagna di soldi a spese dello Stato
La complicità tra Romano Prodi e Carlo De Benedetti inizia nel luglio
1982, quando Prodi viene nominato presidente dell'IRI, il più grande
ente economico dello Stato, in casa del suo storico compare Carlo De
Benedetti (proprietario del gruppo Repubblica ed Espresso e di altre 30
riviste/quotidiani/settimanali/mensili in tutta Italia), nel caso di
Repubblica addirittura De Benedetti ne è l'unico editorialista, quindi
gli articoli se li scrive persino lui stesso (pensa un pò che obiettività)!
L'attività di Prodi dal 1982 al 2007 è stata concentrata principalmente
in un solo unico compito:
Svendere (o regalare) tutti gli enti pubblici dello Stato al suo alleato
Carlo De Benedetti a un prezzo irrisorio con bandi truccati.
De Benedetti, dal canto suo, si è poi puntualmente affrettato a
rivendere immediatamente tali società al loro reale valore di mercato
(di solito 20 volte il loro prezzo d'acquisto) a gruppi stranieri (o
addirittura allo Stato stesso, che li ricomprava a prezzi folli),
realizzando guadagni incalcolabili a danno degli italiani.
Prodi, per 7 anni guidò l’ IRI dello Stato, concedendo tra l'altro
incarichi miliardari alla sua società di consulenza "Nomisma", con un
evidente conflitto di interessi.
Al termine di questi 7 anni il patrimonio dell’ IRI risultò dimezzato
per la cessione di importanti gruppi quali Alfa Romeo e FIAT, dalla
quale prese grosse somme di denaro in tangenti per la Nomisma, passando
da 3.959 a 2.102 miliardi. La Ford aveva offerto 2.000 miliardi in
contanti per l'Alfa Romeo, ma Prodi la regalò alla FIAT per soli 1000
miliardi a rate. Egli nel frattempo lottizzò ben 170 nomine dei quali
ben 93 diessini.
Le privatizzazioni dell'IRI fatte da Romano Prodi sono state delle vere
e proprie svendite del patrimonio economico italiano a gruppi privati
della Sinistra (De Benedetti, Coop Rosse) complici del professore, anche
se "svendere" un ente pubblico a un decimo del suo valore quando ci sono
altri gruppi privati che offrono il doppio, più che una "svendita" è un
regalo, o per essere ancora più precisi è una serie incredibile di furti
colossali a danno dello Stato e degli italiani perpetrata impunemente
per anni.
Giocando sulle parole e sull’interpretazione dello statuto dell’Ente,
Romano Prodi vantò utili inverosimili (12 miliardi e 400 milioni nel
1985). La Corte dei Conti, magistratura di sorveglianza, portò alla luce
l'enorme falso in bilancio di Prodi: «Il complessivo risultato di
gestione dell’Istituto IRI per il 1985, cui concorrono... sia il saldo
del conto profitti e perdite sia gli utili e le perdite di natura
patrimoniale, corrisponde a una perdita di 980,2 miliardi, che si
raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata nel 1984». La Corte,
inoltre, segnalava che le perdite nette nel 1985 erano assommate a 1.203
miliardi contro i 2.347 miliardi del 1984.
Romano Prodi, davanti alle folle dei suoi fans tuttoggi si vanta
tantissimo che durante i suoi 7 anni alla presidenza dell' IRI riuscì a
far guadagnare utili stratosferici. La verità, come chiarito dalla Corte
dei Conti, è che invece di utili stratosferici realizzo perdite
stratosferiche, regalando il patrimonio dello Stato e degli Italiani ai
suoi amici della Sinistra.
Prodi uscì indenne dai processi perché le aziende erano S.P.A. di
diritto privato e quindi i dirigenti non erano qualificati come pubblici
ufficiali. Mani Pulite cambierà anche questo, per cui le società
controllate da enti pubblici sarebbero state considerate tutte operanti
nell'interesse pubblico, con le relative conseguenze per gli amministratori.
La conferma di tutto questo si trova nell’indebitamento dell’Istituto,
salito dal 1982 al 1989 da 7.349 a 20.873 miliardi (+184 per cento), e
quello del gruppo IRI da 34.948 a 45.672 (+30 per cento). Perdite
stratosferiche appunto.
Lo stesso D’Alema, intervistato da Biagi in televisione, affermò che
Romano Prodi, da lui scelto per guidare la coalizione contro Berlusconi,
era un «uomo competente» perché quando lasciò l’IRI nel 1989 il bilancio
dava un «più 981 miliardi». Fu facile confutare queste affermazioni,
facendogli notare che la cifra reale, tenendo contro delle perdite
siderurgiche transitate soltanto nel conto patrimoniale, era di «meno»
2.416 miliardi. Il buco reale non fu mai contestato dai diretti interessati.
La vera abilità di Romano Prodi è sempre stata di riuscire a prendere
soldi dallo Stato a costo zero. La conferma ci viene da un articolo di
Paolo Cirino Pomicino, nel quale rileva che dei 28.500 miliardi erogati
dallo Stato a titolo di fondo di dotazione dalla data di nascita
dell’IRI, Romano Prodi ne ottenne ben 17.500!
Nel 1986, Romano Prodi, con un contrattino di appena 4 paginette
(anzichè centinaia come normalmente si fa) a trattativa privata,
svendette il più grande gruppo alimentare dello Stato, la SME, alla
Buitoni del suo amicone Carlo De Benedetti per soli 393 miliardi. La
SME, già nelle casse aveva più di 600 miliardi di denaro liquido, ma il
suo valore globale era di 3.100 miliardi. A Prodi e De Benedetti fu dato
torto in primo grado, in Corte d'appello e in Cassazione da ben 15
magistrati, all'unanimità.
Il magistrato Saverio Borrelli del pool Mani Pulite di Milano, 6 anni
dopo, incriminerà invece penalmente Silvio Berlusconi, per aver impedito
(insieme a Ferrero e Barilla con una pubblica offerta d'acquisto
enormemente superiore rispetto a quella di De Benedetti) l'ennesima
svendita di Romano Prodi: la SME (un regalo di 3100 miliardi dello
Stato) a Carlo De Benedetti, nonostante a questi due compari fosse stato
dato torto in tutti e 3 i gradi di giudizio dal Tribunale di Roma e dal
TAR del Lazio e nonostante Berlusconi e gli altri imprenditori non ci
avessero guadagnato alla fine nulla.
Come presidente dell'IRI, svendette anche la Italgel alla Unilever,
essendo contemporaneamente consulente di quest'ultima, nonostante quindi
un conflitto di interessi evidente.
Se l'IRI era, come in realtà era, un covo di corruzione senza limiti
sarebbe stata giusto arrestare e processare Prodi, che la presiedette
per 7 anni e non solo chi (Nobile) lo fece per soli 17 mesi.
Durante Tangentopoli, Di Pietro stava per arrestare Prodi, ma lui se ne
andò dritto a piangere (nel vero senso della parola) da Mancuso e dal
presidente della Repubblica Scalfaro, il quale, come presidente del
Consiglio Superiore della Magistratura, riuscì a non farlo incriminare.
Tutto in un giorno.
Durante il suo Governo nel 1996 regalò 5.000 miliardi alla Fiat per fare
una rottamazione.
Durante i fallimenti Parmalat e Cirio, Prodi difese i banchieri che
truffarono i risparmiatori e loro ricambiarono il favore con i loro
giornali schierati.
I PM dovrebbero usare lo stesso metro, lo stesso zelo sia con Fiorani
che con Consorte; o, almeno, sullo stesso Fiorani credergli sempre o
mai. Anche quando dice, e Boni conferma, d'aver dato 750 mila
euro Palenzona (Margherita), che sono 15 volte di più di quanto dato (e
rifiutato) dal leghista Giorgetti. Anche se il Corriere su Giorgetti ha
fatto un titolo 15 volte più vistoso di quello per Palenzona.
L'affare Infostrada
Nel 1997, il Governo Prodi svende Infostrada (dello Stato) a De
Benedetti per 700 miliardi di lire, da pagarsi a rate in 14 anni. De
Benedetti la rivende immediatamente (dopo aver pagato solo la prima
rata) alla tedesca Mannesman a 14.000 miliardi (20 volte il prezzo
d'acquisto !). Non basta, lo Stato italiano nel 2001, quando ancora
c'era il governo di centrosinistra, RIACQUISTA Infostrada dalla tedesca
Mannesman a 21.300 miliardi di lire. Con la "privatizzazione"
di Infostada fatta da Prodi quindi lo Stato ha sborsato 21.300 miliardi
di lire, le quali sono finiti 14.000 nelle tasche di De Benedetti e
14.000 nelle casse della Mannesman, in Germania.
De Benedetti e Mannesman avevano un losco accordo: De Benedetti si fa
regalare Infostrada da Prodi, la Mannesman se la compra al suo reale
valore di mercato e poi se la rivende al doppio (realizzando 14.000
miliardi) allo Stato, complice un governo di Sinistra.
Il manager di Infostrada, Lorenzo Necci, provò ad opporsi a questo
immane ladrocinio ai danni dello Stato, ma fu subito incriminato,
incarcerato, sputtanato dai giornali della Sinistra (di cui gran parte
di proprietà di De Benedetti e persino scritti da lui !) e poi,
ovviamente, assolto. Questo è quello che di solito succede a chi mette i
bastoni tra le ruote di De Benedetti.
L'affare Telecom Italia
Nel 1997, sempre Prodi, al governo, svende le azioni Telecom Italia al
solito prezzo irrisorio (tanto che subito dopo il loro valore di mercato
aumenta di 6 volte) incassando 22.800 miliardi di lire (la Telecom ne
valeva enormemente di più). Con questo stesso denaro, poi, il governo di
centro-sinistra riacquisterà Infostrada con la scusa che le
infrastrutture delle telcomunicazioni devono appartenere allo Stato.
Praticamente lo Stato ha dato via un gigante come Telecom, allo stesso
prezzo, di un'azienda nana come Infostrada. Bello scambio!
Il presidente di Telecom era (ed è attualmente) Guido Rossi, l'avvocato
di De Benedetti (un pò il suo Previti).
Nel frattempo al governo arriva D'Alema, siamo nel 1999, e Roberto
Colaninno, attraverso l'Olivetti di De Benedetti, dà la scalata a
Telecom. Ancora una volta ci furono losche irregolarità per tenere il
prezzo basso, ma la Consob (l'autorità che deve sorvegliare questi
reati) era presieduta da Spaventa, amico di De Benedetti, per cui chiuse
entrambi gli occhi sull'affare.
Colaninno, tramite una serie di società fantasma con sede alle isole
Cayman (noto paradiso fiscale) arriva a controllare Telecom con appena
lo 0,3% delle azioni. Il Financial Times definì la scalata "una rapina
in pieno giorno".
Dalla Telecom fu svenduta la Seat-Pagine Gialle (che ne faceva parte) a
una società chiamata "Otto" (del figlio di Armando Cossutta, quello dei
Comunisti Italiani, che si vanta sempre di campare come un italiano
medio) per 1955 miliardi e rivenduta, insieme a Colaninno, a 16.000
miliardi (8 volte tanto, a quanto pare si divertono a sfotterci: ecco
perchè l'avevano chiamata Otto!).
Le società che avrebbero dovuto pagarci le tasse spariscono nei soliti
paradisi fiscali alle Cayman.
Nel 2000, come di solito succede nelle migliori rapine quando i complici
fanno a botte, Colaninno e De Benedetti litigano per il malloppo, e
Colaninno viene massacrato da Repubblica, Espresso e gli altri 30
giornali di De Benedetti. Nel 2001, De Benedetti si allea a Marco
Tronchetti Provera, il quale strappa il controllo di Telecom a
Colaninno, acquistando la quota di controllo in Olivetti. Ma quando
Tronchetti Provera arriva in sella alla Telecom si accorge di essere
stato fregato: dalle casse mancano 25.000 miliardi.
Telecom Italia è ormai una società con debiti fino al collo, ormai è
stata munta e ri-munta fino all'osso e gli stessi miliardi che
comparivano nel bilancio sono in realtà aria fritta: l'unica possibilità
si salvarsi è rivendere tutta la baracca allo Stato.
Ad aprile 2006, sale al governo Romano Prodi, il quale fa il solito
accordo sottobanco con Tronchetti Provera (e il socio De Benedetti) per
il RIACQUISTO della Telecom (come successe per Infostrada), ma stavolta
qualcosa non va per il verso giusto.
I due squali alleati, De Benedetti e Tronchetti Provera, iniziano a
litigare per chi deve avere la fetta più grossa, per cui, come al
solito, Espresso e Repubblica cominciano a infangare Tronchetti Provera
per mesi.
Prodi, ovviamente deve scegliere da che parte stare e sceglie il più
rassicurante De Benedetti (non vuole fare la fine di tutti quelli che si
mettono contro Repubblica ed Espresso!). A quel punto Tronchetti Provera
pubblica il progetto segreto di Prodi sul riacquisto della Telecom e
scoppia lo scandalo che indigna i giornali di mezzo mondo, anche se ben
presto messo a tacere in Italia dai giornali di De Benedetti che fanno
scoppiare lo scandalo delle intercettazioni telefoniche
contro Tronchetti Provera.
Prodi a quel punto si salva agli occhi dell'opinione pubblica con la
solita storiella del "non ne sapevo nulla", la colpa è tutta del mio
collaboratore Rovati (amico di Prodi da una vita, abitano persino nello
stesso palazzo), cui seguono prontamente le dimissioni.
La stampa estera arriva a dire: ma che razza di paese è l'Italia? dopo
una cosa del genere non solo Prodi non si dimette, ma non si apre
neppure un'inchiesta giudiziaria?
Rovati, calmate le acque, ha già ripreso il posto accanto a Prodi.
L'affare Alitalia
A gennaio 2007, il Governo Prodi inizia la vendita di Alitalia. Tra i
concorrenti c'è una cordata formata da De Benedetti (poteva mancare?) e
la banca Goldman Sachs, protagonista cruciale di quasi tutte le
privatizzazioni italiane. Prodi ha lavorato per anni per la Goldman
Sachs, la quale lo ha sempre ricoperto d'oro per le sue preziosissime
"consulenze" (e ci credo!). Alla Goldman hanno lavorato fino a pochi
mesi fa praticamente tutti gli amici e collaboratori di Prodi: Mario
Draghi (vicedirettore della Goldman Sachs, e attualmente governatore
della Banca d'Italia) e Mario Monti (attuale vicedirettore). Claudio
Costamagna, presidente della Goldman Sachs, è quello che ha pagato tutta
la campagna elettorale di Prodi alle elezioni 2006. In cambio a breve
Prodi lo nominerà direttore generale del Tesoro. Sempre per la Goldman
Sachs, fino a ieri era direttore Massimo Tononi, ora sottosegretario al
Governo Prodi. Non c'è che dire, siamo in buone mani ! Dato che tutto il
vertice Goldman Sachs adesso è al Governo è fin troppo evidente come il
piano segreto Prodi-Rovati di acquisto Telecom era in realtà un piano
della Goldman Sachs.
Il copione è sempre lo stesso degli ultimi 25 anni e di tutte le altre
privatizzazioni. De Benedetti si aggiudicherà come sempre il bando
(realizzato ad hoc per lui dai suoi amici che occupano tutti i vertici
dello Stato e della Goldman Sachs) a un prezzo irrisorio, per poi
rivendere il tutto subito a un gruppo straniero (probabilmente Air
France) a un prezzo 10-20 volte più elevato.
Perchè il bando è truccato? Semplice: perchè pur svendendo il 30% delle
azioni lo Stato si terrà delle azioni speciali, le Golden Share, con le
quali eserciterà il controllo di Alitalia. Ora, nessuna società o
imprenditore può essere così folle da comprare un'azienda in piena crisi
e per giunta senza averne poi il pieno controllo sulla gestione.
Nessuno, eccetto chi, da sempre tiene il Governo al guinzaglio. Subito
dopo che De Benedetti metterà le mani sul patrimonio dell'Alitalia
potranno succedere, come da copione collaudato, due cose: 1) o il
governo Prodi si affretterà a togliere i vincoli in modo che De
Benedetti potrà rivendere liberamente l'Alitalia al miglior offerente
straniero realizzando immensi guadagni, oppure 2) se questa prima strada
non è percorribile, lo Stato si offrirà prontamente di RICOMPRARE le
azioni svendute, pagandole cifre astronomiche. E se qualche sprovveduto
manager di Alitalia avesse qualcosa da ridire farà la fine del povero
Lorenzo Necci (di cui sopra).
Conclusioni
L'Ing. Carlo De Benedetti, con la complicità di Romano Prodi, ha
saccheggiato il denaro pubblico dello Stato italiano e ha regalato la
ricchezza degli italiani, praticamente tutti i principali enti pubblici,
a gruppi privati stranieri, causando danni incalcolabili agli italiani.
Ma nonostante queste colpe, controlla l'informazione stampata con più di
30, tra quotidiani, settimanali, giornali e riviste nazionali e locali
(Repubblica, Espresso, gruppo Rizzoli RCS tanto per citarne alcuni),
oltre ad essere alleato all'intera editoria di Sinistra. Quando andare
in edicola o in libreria, sappiate che l'85% di quello che vedete
è edito da De Benedetti o dai suoi alleati di una vita.
Questo monopolio dell'informazione gli ha permesso (e gli permette
tuttora) di distogliere l'attenzione sui suoi loschi affari e di
concentrarla tutta sul suo rivale di sempre, Berlusconi. Oggi,
Repubblica e l'Espresso sono tra i giornali più letti, e gran parte
dell'opinione pubblica italiana è convinta che Berlusconi sia la causa
di tutti i mali d'Italia, mentre ignora del tutto o quasi, persino chi
sia, Carlo De Benedetti.
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