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L'IDENTITA' DI UN POPOLO

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qal

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Jan 9, 2015, 12:43:28 PM1/9/15
to
Un popolo che non riconosce le proprie radici, è un popolo che perde
la propria identità, è un popolo che non ama se stesso. L'importanza
di riconoscere le radici cristiane che sono presenti nel dna della
cultura, dei valori e della storia del nostro paese dovrebbe essere
chiara a tutti, tesoro di tutti. E' importante, non solo importante
per i credenti che in esse si riconoscono, ma anche per i laici, e
ancor di più per le persone non credenti, perché è difesa stessa della
nostra libertà. La difesa della libertà di scegliere ciò che vogliamo
essere, ciò in cui vogliamo credere, pur sempre all'interno di una
identità di popolo. La religione accompagna l'uomo fin dalle sue
origini, in alcuni casi assorbendo completamente la figura dello
stato, in altri, pur con percorsi più o meno difficili, più o meno
lunghi e tortuosi, distinguendosi da esso. In questo ultimo caso è
possibile che in un popolo vi siano persone che hanno altri credi o
persone che non credano affatto e che per questo non siano emarginate
o ridotte al silenzio. La difesa dei nostri valori che si incarnano
non solo, ma in ogni caso in maniera fondamentale, nel cristianesimo,
è la difesa alla nostra possibilità di scelta. Si può scegliere di
essere laici in una nazione dove stato e religione intimamente si
confondono?
Siamo incerti, timorosi, smaniosi di dimostrare che noi si, noi siamo
davvero liberi perché vietiamo tutto. E siamo tolleranti perché ci
autocensuriamo. La tolleranza non sta nell'annullarsi o nel diventare
ciò che non si è, sta nel rispetto dell'altro, nel permettere
all'altro di essere se stesso (ovviamente sottostando alla legge).
Cosa che dovrebbe, deve essere reciproca. Davvero la nostra religione
può offendere? Davvero il crocifisso può offendere? Davvero qualcuno
può sentirsi offeso dai valori o dalla cultura di un popolo? Se se ne
sente offeso l'individuo che appartiene alla stessa comunità, questo
sentimento forse fonda le sue basi sull'ignoranza; se se ne sente
offeso uno straniero, forse l'offesa fonda sull'intolleranza. Non
tollerare i sentimenti, la cultura, i valori, la religione di un
popolo che non è il tuo. Noi siamo la nostra storia, non siamo altro,
e la nostra religione, la religione del popolo italiano, è la
religione cristiana. Come è possibile pretendere il nichilismo?
Perché essere costretti a negare noi stessi? Davvero uno stato in cui
o tutte le religioni o nessuna religione? Davvero bisogna
necessariamente non essere niente o essere tutto insieme per garantire
la tolleranza, cioè garantire un valore che nel profondo già ci
appartiene? Per impedire che nessuno si senta offeso, offeso dalla
nostra storia, offeso da ciò che sono anche come laico o non credente?
Riconoscendo e affermando l'importanza della religione, non si
impedisce a nessuno di noi di credere a qualcosa di diverso o di non
credere, o di essere profondamente laico o finanche totalmente
indifferente al mondo, semplicemente si ricordano le nostre radici, è
un modo per non cancellare la strada, il percorso che ci ha permesso
di essere ciò che siamo.
In alcuni luoghi capita che religione e legge si fondano e si
confondano, fino addirittura ad annullare la possibilità di scelta,
luoghi ove la religione è appunto essa stessa stato e lo stato esso
stesso religione. Pur nel rispetto dei popoli, è importante rimarcare
le nostre differenze, è importante far capire che noi non siamo così,
ma che non per questo siamo più deboli, siamo senza identità. L'aver
negato la nostre radici cristiano-giudaiche come Europa, ci priva di
questo scudo protettivo che è appunto la nostra identità. Nel momento
in cui le radici vengono tagliate si perde la consapevolezza di sé, ed
un popolo che non ha più consapevolezza di sé, della propria storia,
dei propri principi e valori e del percorso che li ha fatti
germogliare, è un popolo destinato ad essere terra di conquista, un
popolo destinato a scomparire.

qal

Namib

unread,
Jan 9, 2015, 1:58:11 PM1/9/15
to
Il giorno venerdì 9 gennaio 2015 18:43:28 UTC+1, qal ha scritto:

> Un popolo che non riconosce le proprie radici, è un popolo che perde
> la propria identità, è un popolo che non ama se stesso.

Si scrive po-pollo, però.
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