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Voto di scambio in Sicilia: finalmente si aprono le inchieste!!

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alessandro balducci

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Jul 4, 2001, 12:43:20 AM7/4/01
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Mi permetto di inoltrare questo articolo comparso su La Repubblica,
3-7-2001:

<<Voto di scambio in Sicilia in cella candidato dell'Ulivo
Agrigento, dieci arresti. Alle Regionali i boss offrivano il loro
appoggio a Forza Italia>>

ENRICO BELLAVIA

<<AGRIGENTO - Trecento voti per trenta milioni. Al mercato delle
preferenze l'aspirante deputato della "Margherita", Alfonso Lo Zito è
andato un mese prima delle Politiche. L'incontro con i boss Vito e
Rocco Iannì, padre e figlio, ras di Porto Empedocle, paese di mare
alle porte di Agrigento, è stato registrato dalle microspie dei
carabinieri. Adesso Lo Zito, 42 anni, medico radiologo, considerato
vicino all'ex ministro Salvatore Cardinale, è in carcere accusato di
compravendita di voti con Cosa nostra, reato difficile da provare e
per questo contestato raramente.
Con Lo Zito, in manette altre nove persone: i capimafia che gli hanno
assicurato il compenso incassando cinque milioni di anticipo, e
l'intermediario, Calogero Lavignani, 47 anni, consigliere comunale di
Porto Empedocle, eletto in una lista civica. Il clan mafioso lavorava
come un'agenzia, non facendo differenze di colore politico. Così, alle
regionali, il pacchetto sarebbe stato messo a disposizione di Michele
Cimino, deputato uscente di Forza Italia, risultato primo degli
eletti, in predicato per un incarico da assessore nella giunta di
Salvatore Cuffaro, a carico del quale non sono venuti fuori elementi
diretti di coinvolgimento.
"Da queste indagini è emerso che Cosa nostra non ha ideologie
politiche, il suo apporto non ha un orientamento, ma è solo dettato
dalle convenienze", spiega il procuratore Pietro Grasso che con
l'aggiunto Anna Maria Palma e il pm Mauro Terranova ha coordinato
l'operazione. Se a carico di Lo Zito ci sono le intercettazioni che
documentano l'incontro con i boss, per Cimino ci sono solo le
confidenze dei capimafia. "In questo caso - ha aggiunto Grasso - Cosa
nostra ha appoggiato un esponente politico della Casa delle Libertà,
ma non si è proceduto per mancanza di prove. Dalle intercettazioni -
ha proseguito Grasso - non siamo riusciti a risalire alla dazione di
denaro".
L'incontro tra Lo Zito e i boss si svolge il 17 aprile. Prima di
arrivare all'appuntamento Lavignani spiega a Lo Zito: "Questi sono
cristiani, tutto d'un pezzo, cristiani seri. Per ora alla "Marina"
gestiscono loro, a Porto Empedocle sono loro. Sono referenti per ora".
Davanti a Vito Iannì l'aspirante deputato argomenta: "È una battaglia
che si giocherà sulla lama del rasoio, voto in più voto in meno,
occorre il contributo di tutti". Iannì parla a nome degli "amici".
"Dottò noi abbiamo duecento voti qua a Porto Empedocle sicuri. Abbiamo
cinquanta voti sicuri a Lampedusa. Tra Realmonte e Monserrato noi
abbiamo altri cinquanta, sessanta voti, così se ne vanno a
duecentocinquanta, trecento voti. Vogliamo trenta milioni". Il
"dottore" prende tempo, poi cede, versa i primi 5 milioni, ma poi
perderà le elezioni. >>

Come dice il Procuratore Grasso, la Mafia in Sicilia e' adesso piu'
forte che mai. E le recenti inchieste sul voto di scambio in occasione
delle elzioni del 13 maggio dimostrano che sono i boss mafiosi a
cercare i politici: di tutti i colori! Forse adesso capirete perche'
nella scorsa legislatura il POLIVO si e' affrettato a varare una serie
di provvedimenti (giusto processo, giudice unico, legge sui pentiti)
con lo scopo nenache tanto nascosto di mettere i bastoni tra le ruote
alle indagini dei magistrati sulla mafia.
....
Ma la verita' alla fine viene sempre a galla!


alessandro balducci

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