LA COCAINA è entrata nella vicenda Marrazzo come un velo di polvere
depositato per caso su una scena dove succedeva tutt’altro. Portata a casa
del trans frequentato dal presidente della Regione Lazio dai carabinieri poi
arrestati per il ricatto. Ora questi continuano a ripetere: “La cocaina
l’abbiamo trovata là”. Saranno le indagini a dire chi mente. Certo è
che la polvere bianca è ormai sempre più frequentemente ingrediente delle
storie che incrociano trasgressione, politica e potere.
C’è una pista di coca nella vicenda dell’imprenditore pugliese
Gianpaolo Tarantini e delle sue escort, arrivate fin dentro le camere da
letto di Silvio Berlusconi. È di pochi giorni fa il rinvio a giudizio di
Armando De Bonis, nipote del cardinal Donato De Bonis, un tempo potente, ma
soprattutto stretto collaboratore del deputato dell’Udc (oggi passato al
Pdl) Giuseppe Galati, ex sottosegretario alle Attività produttive. Le
intercettazioni telefoniche ricostruiscono una storia in cui, nel 2007,
Galati riceve escort dai nomi esotici, Sally, Linette, ma anche robuste dosi
di cocaina. Fornitore di entrambe le merci (e per questo arrestato insieme
ai suoi complici) è Carmelo Di Ianni, gestore del Club 84 di Roma, locale
un tempo famoso per la Dolce vita: una volta vi scorrevano fiumi di
champagne, ora sono recapitati a domicilio dosi di cocaina ed escort da
duemila euro a notte.
Poco più in là, all’Hotel Flora di via Veneto, ha passato la sua notte
di passione il deputato Udc (poi passato all’Alleanza di centro di
Francesco Pionati) Cosimo Mele, con cocaina e due ragazze. Beccato perché
una di queste, Francesca Zenobi detta Pocahontas, aveva avuto un malore. È
del 2002 l’informativa dei carabinieri che raccontava Gianfranco
Micciché, uomo di Forza Italia e allora viceministro delle Finanze, come un
consumatore abituale di cocaina, che gli veniva fornita fin dentro gli
uffici del ministero. Corriere d’eccezione, il suo collaboratore
Alessandro Martello, che gli faceva spesso visita in ufficio. Ancora nel
dicembre del 2008, a Palermo, veniva fermato Ernesto D’Avola, autista di
Miccichè. Nella sua auto aveva una busta piena di cocaina con su scritto
“On. Gianfranco Miccichè”. Il politico ha sempre smentito
categoricamente, lamentandosi di essere vittima di un servizio d’ordine
deviato. Così, di fronte alle smentite imbarazzate e ai piagnucolii dei
nuovi politici, si staglia la reazione di un uomo della Prima Repubblica
come l’ex ministro democristiano Emilio Colombo che, seppure con qualche
reticenza, quando è stato il suo momento ha ammesso di far uso di coca.
Sono poco meno di un milione in Italia i consumatori di cocaina, una
percentuale doppia rispetto alla media europea. Dal 2001 a oggi la crescita
è stata continua. Quasi 400 mila i consumatori che, secondo i dati
ministeriali, avrebbero bisogno di un trattamento di disintossicazione,
mentre sono solo 174 mila quelli in cura presso i Sert, i servizi pubblici
per le tossicodipendenze. A questi si aggiunge il gruppo, non quantificabile
con certezza, di coloro che si affidano a servizi privati e a psicoterapie
individuali. La coca è sempre di più assunta insieme ad altre droghe, la
cannabis ma ora anche l’eroina, sniffata o fumata come sedativo dopo una
nottata di piste.
“Chi fa uso di cocaina non si sente un tossicodipendente, è di solito ben
integrato nella vita e nel lavoro”, spiega Achille Saletti, presidente
dell’associazione Saman, che ha aperto cinque centri di aiuto: “Spazi
neutri, non frequentati da altri tossicodipendenti, dove arrivano manager,
broker finanziari, cantanti, ma anche tassisti. Non abbiamo ancora politici,
ma qualche figlio di politico c’è”.
A Roma la coca, che un tempo costava 160-180 mila lire al grammo, viene
ormai venduta anche in piccole dosi da 15 euro l’una, che permettono due o
tre sniffate. Ma la qualità (e anche il prezzo) cambia molto a seconda dei
fornitori. A Milano, diventata una delle capitali europee della coca,
l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha valutato che ogni
giorno in città si consumano 12 mila dosi di cocaina, fatte affluire in
Italia dalla ’ndrangheta, in associazione con i cartelli colombiani. Il
connubio sesso-cocaina è centrale: “La coca è considerata droga
prestazionale per eccellenza. Chi comincia, lo fa quasi sempre
nell’illusione di migliorare le proprie prestazioni sessuali”, dice
Saletti. Diffusissimo anche il connubio coca-trans: “La sostanza serve per
aumentare la trasgressione, ma anche per superare il trauma inconscio di una
sessualità considerata dai confini incerti”. E Riccardo Gatti,
specialista in Psichiatria e dirigente del dipartimento dipendenze
dell’Asl di Milano: “Da noi, in Italia, la cocaina viene usata come una
sorta di doping della vita quotidiana. E questo le ha permesso di farsi
strada nelle classi dirigenti. Ma la classe dirigente che fa uso di cocaina
diventa estremamente ricattabile. Non solo: l’uso della cocaina alza il
nostro livello di ricerca del piacere, per cui per raggiungerlo si arriva a
fare cose che non si sarebbe mai pensato di fare”. Ormai le cronache sono
ricche di storie di professionisti e cocaina. A Milano un banchiere e
professore universitario è stato trovato in un centro massaggi con la sua
dose di polvere. E cinque avvocati penalisti sono stati fermati mentre
invece acquistavano coca vicino ai parcheggi della clinica Mangiagalli.
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