Il 10/08/2016 14:20,
radica...@gmail.com ha scritto:
> Ma anche chi ha la facciaculaggine di dire che non esistono va
> combattuto.
Mi pare che i firmatari del Manifesto degli scienziati antirazzisti
(10/11 Luglio '08, Tenuta di San Rossore, Pisa), i cui nomi puoi leggere
in calce, abbiano più titoli di te, in materia. Ma magari sono un caso
di "facciaculaggine" anche loro :)
I.
Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è
un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole
differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente
associate a differenze “psicologiche” e interpretate sulla base di
pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che
gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti,
sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare
arbitrariamente uomini e donne in “migliori” e “peggiori” e quindi
discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati
come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.
II.
L’umanità, non é fatta di grandi e piccole razze. È invece, prima di
tutto, una rete di persone collegate. È vero che gli esseri umani si
aggregano in gruppi d’individui, comunità locali, etnie, nazioni,
civiltà; ma questo non avviene in quanto hanno gli stessi geni ma perché
condividono storie di vita, ideali e religioni, costumi e comportamenti,
arti e stili di vita, ovvero culture. Le aggregazioni non sono mai rese
stabili da DNA identici; al contrario, sono soggette a profondi
mutamenti storici: si formano, si trasformano, si mescolano, si
frammentano e dissolvono con una rapidità incompatibile con i tempi
richiesti da processi di selezione genetica.
III.
Nella specie umana il concetto di razza non ha significato biologico.
L’analisi dei DNA umani ha dimostrato che la variabilità genetica nelle
nostra specie, oltre che minore di quella dei nostri “cugini” scimpanzé,
gorilla e orangutan, è rappresentata soprattutto da differenze fra
persone della stessa popolazione, mentre le differenze fra popolazioni e
fra continenti diversi sono piccole. I geni di due individui della
stessa popolazione sono in media solo leggermente più simili fra loro di
quelli di persone che vivono in continenti diversi. Proprio a causa di
queste differenze ridotte fra popolazioni, neanche gli scienziati
razzisti sono mai riusciti a definire di quante razze sia costituita la
nostra specie, e hanno prodotto stime oscillanti fra le due e le
duecento razze.
IV.
È ormai più che assodato il carattere falso, costruito e pernicioso del
mito nazista della identificazione con la “razza ariana”, coincidente
con l’immagine di un popolo bellicoso, vincitore, “puro” e “nobile”, con
buona parte dell’Europa, dell’India e dell’Asia centrale come patria, e
una lingua in teoria alla base delle lingue indo-europee. Sotto il
profilo storico risulta estremamente difficile identificare gli Arii o
Ariani come un popolo, e la nozione di famiglia linguistica indo-europea
deriva da una classificazione convenzionale. I dati archeologici moderni
indicano, al contrario, che l’Europa è stata popolata nel Paleolitico da
una popolazione di origine africana da cui tutti discendiamo, a cui nel
Neolitico si sono sovrapposti altri immigranti provenienti dal Vicino
Oriente. L’origine degli Italiani attuali risale agli stessi immigrati
africani e mediorientali che costituiscono tuttora il tessuto
perennemente vivo dell’Europa. Nonostante la drammatica originalità del
razzismo fascista, si deve all’alleato nazista l’identificazione anche
degli italiani con gli “ariani”.
V.
È una leggenda che i sessanta milioni di italiani di oggi discendano da
famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio. Gli stessi Romani
hanno costruito il loro impero inglobando persone di diverse provenienze
e dando loro lo status di cives romani. I fenomeni di meticciamento
culturale e sociale, che hanno caratterizzato l’intera storia della
penisola, e a cui hanno partecipato non solo le popolazioni locali, ma
anche greci, fenici, ebrei, africani, ispanici, oltre ai cosiddetti
”barbari”, hanno prodotto l’ibrido che chiamiamo cultura italiana. Per
secoli gli italiani, anche se dispersi nel mondo e divisi in Italia in
piccoli Stati, hanno continuato a identificarsi e ad essere identificati
con questa cultura complessa e variegata, umanistica e scientifica.
VI.
Non esiste una razza italiana ma esiste un popolo italiano. L’Italia
come Nazione si é unificata solo nel 1860 e ancora adesso diversi
milioni di italiani, in passato emigrati e spesso concentrati in città e
quartieri stranieri, si dicono e sono tali. Una delle nostre maggiori
ricchezze, é quella di avere mescolato tanti popoli e avere scambiato
con loro culture proprio “incrociandoci” fisicamente e culturalmente.
Attribuire ad una inesistente “purezza del sangue” la “nobiltà” della
“Nazione” significa ridurre alla omogeneità di una supposta componente
biologica e agli abitanti dell’attuale territorio italiano, un
patrimonio millenario ed esteso di culture.
VII.
Il razzismo é contemporaneamente omicida e suicida. Gli Imperi sono
diventati tali grazie alla convivenza di popoli e culture diverse, ma
sono improvvisamente collassati quando si sono frammentati. Così é
avvenuto e avviene nelle Nazioni con le guerre civili e quando, per
arginare crisi le minoranze sono state prese come capri espiatori. Il
razzismo é suicida perché non colpisce solo gli appartenenti a popoli
diversi ma gli stessi che lo praticano. La tendenza all’odio
indiscriminato che lo alimenta, si estende per contagio ideale ad ogni
alterità esterna o estranea rispetto ad una definizione sempre più
ristretta della “normalità”. Colpisce quelli che stanno “fuori dalle
righe”, i “folli”, i “poveri di spirito”, i gay e le lesbiche, i poeti,
gli artisti, gli scrittori alternativi, tutti coloro che non sono
omologabili a tipologie umane standard e che in realtà permettono
all’umanità di cambiare continuamente e quindi di vivere. Qualsiasi
sistema vivente resta tale, infatti, solo se é capace di cambiarsi e noi
esseri umani cambiamo sempre meno con i geni e sempre più con le
invenzioni dei nostri “benevolmente disordinati” cervelli.
VIII.
Il razzismo discrimina, nega i collegamenti, intravede minacce nei
pensieri e nei comportamenti diversi. Per i difensori della razza
italiana l’Africa appare come una paurosa minaccia e il Mediterraneo è
il mare che nello stesso tempo separa e unisce. Per questo i razzisti
sostengono che non esiste una “comune razza mediterranea”. Per spingere
più indietro l’Africa gli scienziati razzisti erigono una barriera
contro “semiti” e “camiti”, con cui più facilmente si può entrare in
contatto. La scienza ha chiarito che non esiste una chiara distinzione
genetica fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli
Orientali e gli Africani dall’altra. Sono state assolutamente
dimostrate, dal punto di vista paleontologico e da quello genetico, le
teorie che sostengono l’origine africana dei popoli della terra e li
comprendono tutti in un’unica razza.
IX.
Gli ebrei italiani sono contemporaneamente ebrei ed italiani. Gli ebrei,
come tutti i popoli migranti ( nessuno é migrante per libera scelta ma
molti lo sono per necessità) sono sparsi per il Mondo ed hanno fatto
parte di diverse culture pur mantenendo contemporaneamente una loro
identità di popolo e di religione. Così é successo ad esempio con gli
Armeni, con gli stessi italiani emigranti e così sta succedendo con i
migranti di ora: africani, filippini, cinesi, arabi dei diversi Paesi,
popoli appartenenti all’Est europeo o al Sud America ecc. Tutti questi
popoli hanno avuto la dolorosa necessità di dover migrare ma anche la
fortuna, nei casi migliori, di arricchirsi unendo la loro cultura a
quella degli ospitanti, arricchendo anche loro, senza annullare, quando
é stato possibile, né l’una né l’altra.
X.
L’ideologia razzista é basata sul timore della “alterazione” della
propria razza eppure essere “bastardi” fa bene. È quindi del tutto cieca
rispetto al fatto che molte società riconoscono che sposarsi fuori,
perfino con i propri nemici, è bene, perché sanno che le alleanze sono
molto più preziose delle barriere. Del resto negli umani i caratteri
fisici alterano più per effetto delle condizioni di vita che per
selezione e i caratteri psicologici degli individui e dei popoli non
stanno scritti nei loro geni. Il “meticciamento” culturale é la base
fondante della speranza di progresso che deriva dalla costituzione della
Unione Europea. Un’Italia razzista che si frammentasse in “etnie”
separate come la ex-Jugoslavia sarebbe devastata e devastante ora e per
il futuro. Le conseguenze del razzismo sono infatti epocali: significano
perdita di cultura e di plasticità, omicidio e suicidio, frammentazione
e implosione non controllabili perché originate dalla ripulsa
indiscriminata per chiunque consideriamo “altro da noi”.
Enrico Alleva, Docente di Etologia, Istituto Superiore di Sanità, Roma
Guido Barbujani, Docente di Genetica di popolazioni, Università Ferrara
Marcello Buiatti, Docente di Genetica, Università di Firenze
Laura dalla Ragione, Psichiatra e psicoterapeuta, Perugia
Elena Gagliasso, Docente di Filosofia e Scienze del vivente, Università
La Sapienza, Roma
Rita Levi Montalcini, Neurobiologa, Premio Nobel per la Medicina
Massimo Livi Bacci, Docente di demografia, Università di Firenze
Alberto Piazza, Docente di Genetica Umana, Università di Torino
Agostino Pirella, Psichiatra, co-fondatore di Psichiatria democratica,
Torino
Francesco Remotti, Docente di Antropologia culturale, Università di Torino
Filippo Tempia, Docente di Fisiologia, Università di Torino
Flavia Zucco, Dirigente di Ricerca, Presidente Associazione Donne e
Scienza, Istituto di Medicina molecolare, CNR, Roma.
http://www.peacereporter.net/upload/documenti/1215171904894_Manifesto_antirazzista_2008.pdf
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Namib
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Die Arbeiter haben kein Vaterland (Karl Marx)