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IMPORTANTI RISCONTRI SULLE CONFESSIONI DI IGOR MARINI

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Padano 54

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Jul 24, 2003, 4:54:28 AM7/24/03
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INTANTO IL MARESCIALLO CHE HA CONDOTTO LE INDAGINI SPIEGA:
IMPORTANTI RISCONTRI SULLE CONFESSIONI DI IGOR MARINI
Telekom, la commissione
convoca la moglie di Dini

MAURO BOTTARELLI
ROMA - Tutto confermato, tutto come anticipato ieri da la Padania. Anzi, un
qualcosa in più la seduta di ieri della Commissione d’inchiesta Telekom
Serbia l’ha in effetti regalato: la signora Donatella Dini, moglie dell’ex
ministro degli Esteri Lamberto Dini, verrà infatti ascoltata alla ripresa
dei lavori dell’organismo bicamerale. Lo ho comunicato il presidente Enzo
Trantino nel corso della riunione dell’ufficio di presidenza: oltre alla
signora Dini, verrà ascoltato anche Curio Pintus, il faccendiere imputato
assieme a lei, a Lucca, per concorso in corruzione. Con queste audizioni, la
commissione intende chiarire una serie di circostanze riferite da Igor
Marini, il consulente finanziario che ha parlato di una presenta tangente da
450 miliardi di lire a Prodi, Dini e Fassino nell’ambito dell'affaire
Telekom Serbia. In particolare, Marini, interrogato a Berna sia dai
magistrati di Torino, sia da una delegazione della commissione, ha riferito
di un presunto incontro tra l’avvocato Fabrizio Paoletti e Donatella Dini
nel corso del quale - sempre a suo dire - alla moglie dell'ex ministro degli
Esteri sarebbe stata consegnata una valigetta con dentro 5 milioni di
dollari. Marini sostiene che l'incontro sarebbe avvenuto al circolo del golf
“Le Querce”, a Sutri, in provincia di Viterbo. Nell’ascoltare la signora
Dini e Curio Pintus, la commissione intende inoltre riscontrare quanto
contenuto nelle informative dei carabinieri e della guardia di finanza per
il processo in corso a Lucca. L’organismo bicamerale d’inchiesta
sull’affaire Telekom Serbia intende inoltre verificare i presunti rapporti
di affari tra la signora Dini e Pintus in epoca prossima ai fatti per cui la
commissione indaga. A far ritenere necessarie queste le audizioni sarebbe la
presenza all’interno del fascicolo dalla Procura di Lucca della banca
inglese NetWest, in prima fila anche nella vicenda Telekom Serbia, sia
fattivamente (agì da advisor per i serbi prima dell’operazione) che
attraverso la mediazione del suo presidente Douglas Hurd, già ministro degli
Esteri britannico e amico di Romano Prodi. Ma degli intrecci d’affari tra la
signora Dini e Curio Pintus parleremo più diffusamente dopo, ora è il
momento di lucidare i galloni della nostra testata riportando i principali
contenuti della deposizione del maresciallo dei carabinieri Giuseppe
Quaresima, il militare che per primo ha raccolto le denunce di Igor Marini
contro l’avvocato Paoletti e la sua rete di riciclaggio.
IL MARESCIALLO CONFERMA: SEGUIVAMO MARINI?
«La prima denuncia del signor Marini alla nostra stazione (Aventino di Roma,
ndr) risale al 22 marzo 2002. Il 13 maggio, a seguito anche dell’arresto
dell’avvocato Paoletti avvenuto il 2 maggio, la pm Barborini di Roma,
competente per quanto riguarda le denunce del Marini, chiede di potenziare
il nucleo che si occupa delle indagini poiché c’era uno sviluppo della
vicenda che meritava un appoggio maggiore. Ciò che indicava Marini
richiedeva risorse adeguate». Queste le prime risposte del maresciallo alle
domande del presidente Enzo Trantino, risposte che sono altrettante
ammissioni della credibilità di Igor Marini come testimone e del fatto che i
carabinieri seguissero passo passo le sue attività. Prosegue Quaresima:
«Marini fu “trattato” (ovvero fatto oggetto di indagine da parte dell’Arma,
ndr) dal marzo 2002 all’estate dello stesso anno. In questo lasso di tempo
Marini entrò in contatto con me molto spesso. L’ultima volta che l’ho
incontrato è stato l’11 o 12 gennaio scorso, infatti dalla scorsa estate si
era trasferito nel bresciano e aveva pressoché interrotto la sua
collaborazione. Ricevetti un'unica telefonata nella quale Marini mi chiedeva
conto di quanto stesse succedendo visto che vedeva il proprio nome comparire
su tutte le prime pagine dei giornali». Poi la conferma di quanto anticipato
da la Padania. Alla domanda se fosse vera la notizia in base alla quale al
Marini fosse stato consegnato un foglietto con la scritta “Non ti
preoccupare, ci siamo noi”, Quaresima ha risposto: «Non ricordo l’esistenza
del biglietto, ricordo che qualche volta è capitato che Marini mi
telefonasse e mi dicesse di essere preoccupato per la propria incolumità: in
quei frangenti gli rispondevo “non ti preoccupare, noi siamo qui fuori, ti
vediamo”». Un’altra conferma offerta da Quaresima è quella relativa alla
famosa garanzia bancaria da 50 milioni di dollari che Marini gli presentò
per dimostrargli che non era un mitomane. Ecco come ha ricostruito il fatto
il maresciallo Quaresima: «Fu un atto che potrei definire occasionale,
comunque fu Marini a compierlo di sua volontà, nessuno lo aveva richiesto.
Dopo una serie di dichiarazioni ci disse che gli era stato fatto pervenire
un titolo da 50 milioni di dollari presso un notaio di Torino. Il giorno
dopo questa denuncia, Marini si recò a Torino - seguito dai Carabinieri del
capoluogo torinese da me interpellati - e tornò a Roma con un plico.
Portammo questo plico nello studio della dottoressa Barborini dove venne
aperto e posto sotto sequestro. Volevano capire dove voleva portarci, in
effetti il titolo esisteva. Marini ci forniva informazioni tutte da
vagliare, il nostro lavoro era trovare i riscontri. E spesso gli abbiamo
trovati, almeno su tre fattispecie distinte e riscontrabili». Alla faccia
del mitomane.
IL MISTERO DEL RUBINO
E I CONTI A SAN MARINO
Dopo aver ricordato come Marini avesse denunciato almeno due tentativi di
attentato alla sua vita simulando falsi incidenti stradali, Quaresima si
addentra sulle cifre, sui soldi. «Abbiamo accertato l’arrivo, attraverso un
corriere espresso dalla Cina via Dubai, di un titolo a garanzia di un grosso
rubino del valore di 32 milioni di dollari. Poi abbiamo accertato
l’esistenza di un mandato di pagamento di 512mila dollari per 36 settimane
che partiva da San Marino e finiva in varie banca sia italiane che
straniere, una delle quali era la Barcley’s Bank di Londra. Siamo arrivati a
quel titolo solo grazie a Marini, questo è stato uno dei casi di riscontro
reale». C’è poi un altro mistero ubicato a San Marino: «Marini stava
lavorando su una linea di credito a San Marino a nome della Compagnia di
Gesù: riguardo questa operazione ci ha fornito i documenti ma non abbiamo
trovato i riscontri». Peccato, visto che questo è il filone dell’inchiesta
che coinvolgerebbe di fatto lo Ior, la banca del Vaticano. Prosegue
Quaresima e proseguono i gialli: «Poco dopo l’arresto di Paoletti alcuni
funzionari dell’ambasciata statunitense ci chiesero notizie riguardo la
cattura, forse erano interessati alla famosa vicenda dei 50 milioni di
dollari. Noi, ovviamente, non abbiamo detto nulla poiché c’era un’inchiesta
in corso». Perché l’ambasciata Usa, più probabilmente i servizi
d’intelligence, erano interessati a Paoletti? Mistero. Ecco poi l’ultima
bomba: «Il 27 luglio 2002 Marini ci fa giungere una copia scannerizzata di
un titolo da 150 milioni di dollari, documento terminato tra quelli da
verificare». E’ stato verificato? Non si sa. Una sola cosa è certa: quando i
riscontri sono stati fatti, Marini si è dimostrato coerente e onesto nelle
sue denunce. Quando le verifiche non sono state fatte, Marini ha comunque
fornito ampia documentazione a sostegno delle proprie denunce. Vi sembra un
mitomane uno così?
CURIO PINTUS, UNA VITA BORDERLINE
Ma torniamo alla signora Dini e al faccendiere Curio Pintus. E per farlo
dobbiamo tornare a Lugano, città dove si sono intrecciati i destini di molte
persone: soprattutto Igor Marini ha incontrato tre persone che, ognuna a suo
modo, hanno ruotato attorno all´affaire balcanico. Il notaio Gianluca
Boscaro, il presidente del Lugano Calcio Helios Jermini e il faccendiere
Curio Pintus. I primi due sono deceduti, il terzo si trova in carcere in
Italia per scontare una condanna a tre anni per riciclaggio. Cominciamo da
quest´ultimo, per risalire - come Conrad in Cuore di tenebra- il fiume
dell’orrore. Cinquantanove anni, nato ad Oristano, Pintus lascia la Sardegna
nel 1974 per stabilirsi a La Spezia. La sua casa di viale Nazario Sauro 36
farà da base per una carriera iniziata come finanziere d´assalto e finita
nel grande riciclaggio di denaro sporco per conto della ’ndrangheta
calabrese e probabilmente anche della cosca mafiosa di Nitto Santapaola. Le
prime tracce di Pintus nei fascicoli giudiziari risalgono al 1990, quando il
suo nome figura al vertice della Eurotrust Bank, con sede ad Anguilla, nei
Caraibi, assieme a quello dell´avvocato romano Vittore Pascucci. Di volta in
volta broker, assicuratore, imprenditore, finanziere, Pintus diventa un
personaggio della cronaca italiana nel 1991, quando cerca di acquistare la
Roma Calcio, operazione che lo vedrà battuto da Giuseppe Ciarrapico. Sarà
stato forse questo retroterra calcistico ai confini di un sottobosco di
affari borderline a favorire la conoscenza di Pintus con il luganese Helios
Jermini. Ma la gloria di self made man di Pintus dura soltanto lo spazio di
un mattino. Nel 1995 finisce dietro le sbarre a La Spezia per truffa e
tentativi di truffa a banche straniere usando certificati di credito
americani falsi. Nel febbraio di quest´anno, poi, viene indagato per un giro
di truffe ai danni di quattro imprenditori del Cadore a cui erano stati
sottratti 590 milioni di vecchie lire.
DINI, L´INCHIESTA
E L´UOMO DI FIDUCIA
E c´è ancora Pintus dietro il rinvio a giudizio da parte della Procura di
Lucca, nel dicembre 2002, di Donatella Zinconi, moglie dell´ex ministro
Lamberto Dini, accusata di concorso in corruzione per aver agevolato la
concessione di finanziamenti ad un´azienda fiorentina. Un´accusa nata da una
serie di intercettazioni durante un´indagine su Pintus, il quale in alcune
telefonate avrebbe accennato a dei soldi da destinare alla signora Dini. Si
tratta forse della vicenda del golf club “Le Querce” denunciata da Marini
alle autorità elvetiche e alla Commissione d’inchiesta in trasferta a Berna?
Ripercorriamola brevemente. Marini, dopo aver ammesso che i pagamenti a
volte avvenivano “a mano” in contanti, disse di ricordare la presenza di una
borsa piena di banconote, quantificate in 5 miliardi di vecchie lire, che fu
chiusa e portata via dall’avvocato Paoletti, Erik Vatten (che verrà
interrogato la prossima settimana dalla Commissione, ndr) e da Marini
stesso. I tre presero l’automobile e si diressero al golf club “Le Querce”,
al chilometro 44,500 della via Cassia. Quando furono giunti nel circolo di
Sutri i due collaboratori scesero dall’auto portando con sé la borsa e
incontrarono una persona che Marini, nel corso dell’interrogatorio, dice di
riconoscere nella signora Donatella Dini, moglie dell’allora ministro degli
Esteri, Lamberto Dini. Dopo dieci minuti - ricorda Marini - i due
collaboratori tornarono verso la macchina senza la borsa. Vero? Falso? Tra
non molto tempo potremo saperlo. Ma torniamo a Pintus e alla sua carriera,
la cui fine sarà sancita dell’operazione denominata Hidros dopo che il
faccendiere era rimasto anche impigliato nell´inchiesta “Forziere” sul
riciclaggio di denaro per conto di Nitto Santapaola e nelle indagini delle
Procure di Aosta e La Spezia su gruppi affaristici massonici nati dalle
ceneri della P2 di Licio Gelli. Sono gli inquirenti calabresi a scoprire che
Pintus è sul libro paga di uno dei più pericolosi gruppi della ´ndrangheta.
Era lui, secondo la magistratura di Reggio Calabria, a ripulire i soldi dei
Morabito simulando grossi debiti con istituti di credito compiacenti.
QUANTE MORTI ACCIDENTALI...
Bene, stando a quanto affermato da Marini alla Commissione d´inchiesta,
sarebbe stato proprio Pintus a tirare le file del giro di tangenti per 55
milioni di dollari destinate a Prodi, Dini e Fassino. Marini ha affermato di
aver conosciuto Curio Pintus attraverso il notaio Gianluca Boscaro e Helios
Jermini e che questi era l´uomo di fiducia di “Ranocchio”, ovvero Lamberto
Dini. Boscaro? Deceduto nell´agosto del 2002 in uno strano incidente con il
deltaplano sul Lago d´Orta. Jermini? Suicidato nel marzo 2002 gettandosi con
la propria automobile nel lago. «Sono morti miei», ha dichiarato Marini che,
alla domanda se avesse notizia di un versamento di 512mila dollari ripetuto
per 36 settimane, ha risposto: «Sì, è quello che facevo spacciandolo per
proventi di un investimento fatto tramite la Fed. In realtà avevo i soldi
pronti e ho fatto le spedizioni e le ho affidate all´Adamas Bank di Lugano».
Ieri anche il maresciallo Quaresima ha confermato: forse la storiella di
Marini inaffidabile è ora che finisca. P.S. Forse, giusto per scrupolo, alla
signora Dini si potrebbe chiedere anche qualcosa riguardo la Mak
Environment. Perché? Valutate voi. «Il 5 giugno 1997 veniva proposta da
Telecom Italia alla Mak Environment, società di Skopje in Macedonia, una
letter of agreement avente per oggetto “Privatisation program of the
Telecommunications system in the Republic of Serbia” - che la società
macedone provvedeva a siglare per accettazione - cui si riconosceva, a
fronte dei “consultancy services which Your company has provided us on a
regular basis over the last 16 months in relation to our request of
assistance in the framework of the subject Program, and notably, with
respect to the acquisition, directly or through our affiliates, of the 49%
of the share capital of Telekom Srbija”, un corrispettivo di 30.000.000 Dm
da saldarsi in due tranche. (...) Dalla verifica delle contabili bancarie
emerge l’avvenuto pagamento di Dm 15.000.000 il 2 luglio 1997 e dei restanti
Dm 15.000.000 il 21 giugno 1998. Quanto alle prestazioni di cui
all’incarico, in mancanza di riscontri documentali il collegio sindacale ha
proceduto ad audizioni mirate che hanno assicurato il diretto coinvolgimento
della Mak Environment sia nelle attività presso istituzioni ed
amministrazioni serbe esercitate per la definizione del programma di
privatizzazione delle telecomunicazioni serbe, sia nelle attività volte ad
agevolare le negoziazioni che hanno portato all?acquisizione della quota
azionaria della Telekom Srbija. Nel corso delle audizioni è stato riferito
che fu accertato, che la Mak Environment e, segnatamente il suo legale
rappresentante, hanno avuto un ruolo essenziale per il buon esito della
negoziazione stessa. Non sussistono peraltro elementi documentali o
testimoniali per ritenere che il corrispettivo in questione abbia avuto
destinatari diversi dal percettore previsto dai contratti e dalle
documentazioni contabili e bancarie di esecuzione. Con il supporto della
società si è provveduto, inoltre, a svolgere un’attività informativa sulla
Mak Environment. I risultati hanno evidenziato tracce dell’esistenza,
all’epoca, della detta società Mak Environment (...). Mancano ulteriori
notizie sulla Mak Environment relative al 1997 perché la società non risulta
più iscritta nei registri pubblici macedoni dalla fine del 1998». Non lo
diciamo noi, è la memoria del collegio sindacale di Telecom Italia
sull’acquisizione di Telekom Serbia. Il presidente montenegrino Djukanovic,
forse per fare uno sgarbo all’Italia e all’allora ministro delle Finanze,
Ottaviano Del Turco che denunciò il contrabbando di sigarette dal
Montenegro, fece intendere che dietro quell’azienda ci fosse proprio la
signora Dini. Malignità? Ritorsioni? Sicuramente, ma già che ci siamo...


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