Ma allora perché lo stato «cartolarizza» questi crediti, di sicura
riscossione? Semplice: le banche anticipano tutto il malloppo, permettendo a
Tremonti e soci di rimpinguare il bilancio 2003; lo possono fare perché su
quei crediti - che incasseranno tutti, dal primo all'ultimo euro - emettono
delle obbligazioni che collocano sul mercato. Né le banche né i
sottoscrittori di obbligazioni corrono rischi, le banche ovviamente
guadagnano il margine dell'intermediario. Gli unici che corrono rischi -
anzi, subiscono sicuramente perdite - sono i lavoratori che versano
contributi previdenziali - obbligatori - all'Inpdap.
Vediamo perché. Il fondo con il quale l'istituto finanzia i crediti si è
formato negli anni grazie al versamento dello 0,30% dello stipendio dei
lavoratori pubblici e anche grazie a entrate contributive supplementari.
Dunque in primo luogo «cartolarizzandolo» lo stato non fa che espropriare
questi contributi. Ma c'è di più. Il fondo funziona grazie al fatto che ogni
mese, oltre a quello 0,30% (che dà un flusso di entrate sui 200 milioni
all'anno), entrano i rimborsi dei crediti concessi in passato. Se in futuro
questi non entreranno più - perché ceduti alle banche cioè confiscati dal
governo - il cerchio si intrerrompe: come potranno essere finanziate nuove
erogazioni di crediti a chi chiederà in futuro «la cessione del quinto»? «Il
rischio è che la possibilità di prendere prestiti - che è un diritto
acquisito dei lavoratori del pubblico impiego - sia fortemente ridotta o
resa impossibile», commenta Beniamino Lapadula, responsabile della Cgil per
le tematiche pensionistiche. Che attacca anche più in generale questa
cartolarizzazione impropria: «Si tratta di prestiti supergarantiti, cederli
è solo un costo in più che crea un indebitamento occulto. Il governo non sa
più che fare, è la classica operazione di finanza creativa. Ma facendola il
governo si appropria di risorse dei lavoratori».
Finora l'operazione è passata sotto silenzio. Ma adesso che la
«securitization da record» (la definizione è del quotidiano di
Confindustria) è al via, si può prevedere che gli impiegati pubblici - e i
sindacati che li rappresentano, tra i quali la parte del leno la fa la
Cisl - alzino la voce. Mentre per ora l'Inpdap fa discutere solo per il
totonomine: è in arrivo come commissario straordinario Marco Staderini, già
consigliere di amministrazione Rai in quota Udc. Scelta attaccata da
Cossiga: «è un personaggio che sarà anche degnissimo ma che fa parte di una
società di giochi e scommesse» (Lottomatica).
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Pomero da
Il Manifesto
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