Storie di Palestina VI

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Pomero

lukematon,
29.8.2001 klo 22.18.3729.8.2001
vastaanottaja
Sharon senza freni Rioccupato il centro palestinese di Beit Jala. In
migliaia ai funerali di Abu Ali Mustafà STEFANO CHIARINI

I soldati israeliani scesi da un carro armato si sono presentati ieri a
casa di un assonnato palestinese del villaggio cristiano di Beit Jala, alla
periferia di Betlemme, comunicandogli che il suo appartamento era requisito
e che d'ora in poi la sua famiglia avrebbe avuto la possibilità di usare una
sola stanza sul retro e un bagno. Poi hanno tolto di mezzo i mobili e si
sono installati nell'appartamento. L'uomo, allibito, non ha potuto fare
altro che ritirarsi nella stanza con i suoi mentre i soldati ridevano e
scherzavano nel suo appartamento.

Israele stava in quelle prime ore della giornata di ieri rioccupando con i
suoi mezzi blindati buona parte di Beit Jala, ceduta nel 1995 all'Autorità
nazionale palestinese. Quell'uomo, privato della sua bella casa a due piani
e ridotto in uno sgabuzzino, ha rivissuto in pochi minuti tutta la storia
della Palestina. E di sicuro se uno di questi giorni si scaglierà contro la
soldataglia che gli ha preso la casa troverà qualche giornalista che parlerà
di "violenza insensata", e qualche rappresentante dell'Ulivo lo inviterà a
cessare la resistenza e accontentarsi della sua vita di profugo tra le mura
di casa.

Poco prima tre soldati abbattevano a calci la porta di un orfanatrofio
della vicina chiesa evangelica luterana e armi alla mano si facevano
consegnare le chiavi di un dormitorio ancora in via di completamento. E lì
sul tetto hanno piazzato una potente mitragliatrice. I 45 bambini sono stati
portati dagli assistenti nei sotterranei dove ancora si trovano. Sulla parte
di Beit Jala rioccupata dalle truppe di Sharon è stato imposto il
coprifuoco. Nessuno può entrare o uscire. Il capo della Chiesa evangelica
luterana di Terrasanta, vescovo Munib Younan, ha chiesto alla comunità
internazionale di intervenire per imporre a Israele la restituzione degli
edifici occupati.

L'attacco israeliano scattato all'una e trenta della notte ha incontrato
una disperata (anche se simbolica, di fronte ai carri armati) resistenza. Un
poliziotto palestinese è stato ucciso e sei sono stati feriti gravemente. Il
governo israeliano ha giustificato la rioccupazione del piccolo centro
cristiano con la necessità di porre fine ai tiri della resistenza
palestinese contro i soldati e i coloni dell'insediamento di Gilo, la
colonia ebraica nei Territori occupati dall'altra parte della valle. Ma
poche ore dopo, ieri sera, un colpo di mortaio è arrivato senza fare
eccessivi danni su un capannone ai bordi della colonia. Per tutta la
giornata sono continuate brevi sparatorie tra i partigiani palestinesi e le
forze di occupazione.

E' la prima volta che il governo israeliano rioccupa un centro abitato di
quella minima parte dei Territori che ha restituito all'Autorità palestinese
dal 1995 in poi. Una chiara violazione degli accordi di Oslo. Ma per Sharon
gli accordi sono carta straccia. Anche ai tempi dell'invasione del Libano
nel 1982 aveva detto che si sarebbe fermato a 40 chilometri dal confine e
invece arrivò a Beirut, aveva detto agli Usa che non avrebbe occupato Beirut
ovest e invece vi mandò i suoi tank e fece entrare i falangisti nei campi
per "ripulirli dai terroristi", uomini vecchi e bambini massacrati a Sabra e
Chatila. Nulla di nuovo. La meraviglia per le sue imprese la lasciamo a
coloro che avevano parlato al momento della sua elezione di un "nuovo
Sharon", di un nuovo "De Gaulle del Medioriente". La sua politica sta
puntando invece direttamente verso la guerra. Una guerra strisciante contro
la popolazione palestinese che non potrà non divenire guerra aperta.

Nelle stesse ore nelle quali i carri armati entravano a Beit Jala altri
blindati attaccavano il campo di Rafah, nel sud della striscia di Gaza,
sparando all'impazzata e distruggendo 14 tra palazzi e palazzine e
danneggiandone gravemente altri dieci. Non caserme di polizia ma abitazioni
private. Risultato dell'operazione, altri 200 palestinesi hanno perso tutto
e da ieri sera dormono in tende di fortuna fornitegli dall'Onu. Lo smacco
subito con l'incursione di un audace commando del Fronte democratico in una
base israeliana a Gaza con tre soldati uccisi e tre feriti, ha fatto saltare
i nervi a Sharon battuto per una volta sul suo terreno, quello militare. E
Sharon ha risposto occupando Beit Jala, un altro pezzo del campo di Rafah e
uccidendo Abu Ali Mustafà leader del Fronte popolare per la liberazione
della Palestina. Il rappresentante palestinese più importante "eliminato"
dai tempi dell'uccisione di Abu Jihad a Tunisi nel 1988.


la Palestina ieri, bloccata da uno sciopero generale di tre giorni, si è
stretta ieri accanto alla famiglia di Abu Ali Mustafà nella cittadina di
Ramallah. Una folla enorme, cinquantamila persone, forse di più. Di tutte le
tendenze politiche e di tutti i partiti. Il feretro era circondato dai
fedaiyn del Fronte popolare e da una selva di bandiere palestinesi
intervallate a quelle rosse della sua organizzazione. "Questa notte ci
vendicheremo", gridava la folla a Ramallah mentre i militanti dell'intifada
sparavano al cielo raffiche di mitra. I muri di molti palazzi erano
tappezzati di scritte con le parole che Abu Ali Mustafà pronunciò al momento
del suo ritorno dall'esilio nel 1999: "Siamo qui per continuare la
resistenza". Dirigenti dell'Autorità nazionale palestinese seguivano il
corteo insieme con i capi di Hamas e della Jihad islamica. "Abu Ali, ti
prometto e Yasser Arafat ti promette che tutti i tuoi obiettivi non saranno
dimenticati, perdureranno e resisteranno", ha detto il dirigente dell'Anp
Ahmed Abdel Rahman. Disperata la vedova di Mustafa, Khitam, che in lacrime
implorava vicino alla bara: "Lasciatemelo abbracciare l'ultima volta". La
figlia Haya piangendo ha dichiarato: "Se i sionisti credono che uccidendo
mio padre hanno indebolito la lotta palestinese, presto capiranno che è un
errore". Zakaria Al-Agha, esponente dell'Organizzazione per la liberazione
della Palestina, di cui Mustafa fu uno dei fondatori, alle migliaia di
manifestanti riunitisi a Gaza, in quelle stesse ore, per ricordare
l'esponente del Fronte popolare ha detto: "L'assassinio di Abu Ali Mustafa
ha aperto le porte dell'inferno". Il leader scomparso è stato ricordato da
affollate e irate manifestazioni sia nei campi profughi in Giordania che in
Siria e in Libano. Grandi folle lo hanno ricordato nel campo profughi Al
Yarmouk a Damasco, in quello di Ein el Helwe a Sidone nel sud del Libano e
tra le casupole del campo di Baqaa in Giordania. Le autorità giordane hanno
vietato qualsiasi manifestazione al di fuori dei campi.

--
Pomero
da Il Manifesto
http://www.freeforumzone.com/viewForum.asp?f=486


Tommaso

lukematon,
30.8.2001 klo 23.44.1430.8.2001
vastaanottaja
La mia č solo una domanda? Noi, inutili spettatori della supremazia
sull'intero mondo (ONU) della massoneria ebraica e del movimento sionista,
cosa possiamo fare? Voglio fare qualcosa... ...qualunque cosa che sia di
aiuto al popolo Arabo in Palestina!!! Free Palestine


Uzi

lukematon,
31.8.2001 klo 23.16.4431.8.2001
vastaanottaja

"Tommaso" <mega...@genie.it> wrote in message
news:9mnhsp$oeo$1...@serv1.albacom.net...
Impiccati.
(per solidarietą con loro naturalmente) mi sembra il minimo che si possa
fare per restituire al poplo arabo il millesimo di terra occupato dagli
ebrei.


Veniero.


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