Ieri il cittadino italiano ha avuto un riscontro esemplare della
fisionomia etico-politica della destra odierna: la legge sul falso in
bilancio che riduce le pene per quel tipo di reato, pur clamorosamente
contestata dall'opposizione, pur manifestamente sovvertendo il principio
dell'uguaglianza del cittadino di fronte alla legge, è stata approvata dalla
maggioranza. Il cavalier Berlusconi ne è il primo beneficiario: la riduzione
dei tempi di prescrizione dei reati gli consentirà anche questa volta di
farla franca.
Il modo insolente e turpe in cui la problematica del conflitto di
interesse del cavaliere è stata elusa da una maggioranza concorde, oggi
ripropone in Italia in termini nuovi ed inediti la questione morale, termini
che sopravanzano la denuncia della corruzione generica di un'intera classe
politica. Oggi la questione è quella di una cultura politica delle destre
che utilizza una rozza concezione iperliberista come supporto ideologico
d'una deriva antilegalista, antidemocratica, giustificazionista, in cui
larghi settori del paese rischiano di essere cooptati. Una cultura in cui è
travolto il criterio dell'istanza universalistica delle legge, della cogenza
degli obblighi e delle sanzioni che ne derivano. In Parlamento ieri le
destre hanno detto spudoratamente al cittadino che la legge, se puoi, è
meglio che te la faccia da solo. Se puoi, vale a dire se ne hai la forza. Il
primo ministro, potendolo, l'ha fatto.
Quel buco osceno di legittimità, quella sconcia soperchieria inferta al
costume ed al senso civico del Paese ha una portata sovversiva e
criminogena: potrà divenire il terminus ad quem, la pietra di paragone per
un giudizio autoreferenziale, per una propensione autoassolutoria che
categorie di cittadini e settori interi del Paese potranno assumere senza
troppi patemi. Si tratta di una grave minaccia al sistema condiviso di
valori che può portare, prima, a fenomeni mimetici di trasgressione, ed in
seguito anche al prodursi di una condizione di vera e propria anomia.
La nozione di anomia è stata introdotta da Durkheim, studioso francese
del XIX° secolo. L'anomia (dal greco a-nomos, senza leggi) si riferisce a
contesti sociali in cui l'individuo è rimasto privo di criteri normativi
adeguati a condizioni di vita mutate. In particolare, una forma specifica di
anomia si stabilisce quando la trasgressione delle norme vigenti è divenuta
così frequente e diffusa da non essere più consapevole, quando l'unico
criterio disponibile è quello dell'utile personale, e la vita sociale è
regolata dai soli rapporti di forza. Fra le cause contingenti vengono
annoverate la trasgressione delle regole da parte dei garanti delle regole
stesse, e la presenza di categorie privilegiate "legibus solutae" [che ve ne
pare?].
Forse le mie sono considerazioni premature, indebitamente allarmate?
Chi sa. Quando il cittadino concludesse che "accà nisciun'è fesso" potrebbe
anche essere tardi.
Calcante