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Furio, ti ricordi quel latitante che gestiva con te la banca

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Cronista Padano

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Sep 22, 2002, 1:33:38 PM9/22/02
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Furio, ti ricordi quel latitante che gestiva
con te la banca?
Colombo era nello stesso
Cda con un uomo indagato per riciclaggio
Pubblichiamo un altro capitolo del libro “Il processo” scritto da Paolo
Griselli, Massimo Novelli e Marco Travaglio ed edito dalla Editori Riunti
nel 1997. Il brano racconta come la banca Overseas Union Bank & Trust di
Nassau, definita dagli autori “la banca off-shore delle tangenti Fiat”,
servisse per versare cospicue somme nelle casse della Dc, del Psi e,
addirittura, della cosca mafiosa di Nitto Santapaola. Nel Cda di questa
banca sedeva Furio Colombo, oggi direttore de l’Unità accanto a Mariano
Fasano che viene indicato, nel 1997, come “latitante con l’accusa di
riciclaggio di denaro sporco” derivante dal narcotraffico.
La sede dell’Overseas Union Bank and Trust di Nassau, la banca off-shore
delle tangenti Fiat, è al primo dei due piani di un basso palazzotto
coloniale della Bay Street, il vialone principale della capitale delle
Bahamas, nell’isola più grande delle oltre 700 che formano l’arcipelago: New
Providence. Al pianterreno, negozi per turisti.
Di sopra, il modesto ufficetto dell’Overseas, con due o tre impiegati. E già
il fatto che la Fiat possegga una banca (controllata dall’Ihf) oltre a
svariate società nel più impenetrabile e chiacchierato paradiso fiscale del
mondo, la dice lunga. «Nessuno potrà mai spiegare - affermano i pm - perché
un gruppo che opera con 450 banche in tutte le parti del mondo gestisca le
uscite illecite o comunque inconfessabili per il tramite di una sola banca,
di minime dimensioni, sconosciuta al settore internazionale, oltretutto
completamente controllata e suscettibile di controllo dal vertice di Fiat
Spa». Anche in questo caso, insomma, era impossibile che i vertici
ignorassero quei movimenti. Il fatto poi che, dopo il ciclone Tangentopoli,
la Fiat non abbia avuto il buon gusto di chiudere lo sportello, la dice
ancor più lunga. Il fatto, infine, che la Oub torni agli onori delle
cronache per lo scandalo Gemina e addirittura per un caso di riciclaggio
senza che nessuno, a Torino, provi il benchè minimo imbarazzo, la dice
lunghissima.
Le cose stanno proprio così: nell’agosto del ’95, viene inquisito per
riciclaggio di denaro sporco derivante dal narcotraffico l’allora direttore
della banca Fiat, Mariano Fasano (in carica dal ’90), a tutt’oggi latitante.
Nato a Postiglione (Salerno) nel 1949, doppia cittadinanza italiana e
americana, domicilio a Lugano presso l’Ihf, Fasano approdò in Svizzera nel
’66 come uno dei tanti emigranti meridionali in cerca di fortuna. Fece un
po’ di tutto: dal magazziniere al sarto. Finché entrò come impiegato alla
Buc.
Nel ’91, lo ritroviamo a Nassau nientemeno che direttore della Overseas. Le
sue due figlie, Lorena e Tamara, lavorano una alla Pirelli Trade Europa Sa e
l’altra all’Ihf, domiciliate come il padre a Lugano, via Zurigo 1.
Accanto a quello di Fasano, nel consiglio d’amministrazione Overseas, figura
fino al 1993 il nome del noto giornalista Furio Colombo, già presidente
della Fiat Usa, ora deputato dell’Ulivo, che entra nel consiglio Oub nel
1984 e ci rimane nove anni. Ma i nomi noti non sono finiti.L’Overseas nasce
nel 1980, con un milione di dollari di capitale, sotto la presidenza di
Carlo Sganzini, che presiede pure la Buc di Lugano. Vicepresidente e
consigliere, di lì a poco, è l’immancabile Merlani. I nomi di Merlani,
Sganziani, Fasano e Colombo compaiono nei verbali delle assemblee annuali
degli azionisti dal 90 al 93. Sono loro, insieme a una decina di altri
signori ad approvare regolarmente i bilanci. E il ruolo di Fasano è di
notevole rilievo:«manager», cioè direttore generale, ma anche «delegato per
la International Holding Fiat di Lugano». E presidente delle assemblee. In
quella del 27 giugno 1995 compare per l’ultima volta. Poi, meno di un anno
dopo, viene raggiunto da mandato di cattura per riciclaggio, in combutta con
due intraprendenti ristoratori italoamericani di Milani.
Nel menu, questi ultimi offrivano gentilmente anche il caffè e la cocaina.
Da allora, per la polizia della Florida, risulta fugitive, cioè latitante.
Anche se, pare, seguita a circolare liberamente per Nassau, con qualche
puntatina in Svizzera. L’estate scorsa era segnalato a Lugano, e i
magistrati di Miami si precipitarono a Torino per uno scambio di
informazioni con i colleghi Maddalena, Sandrelli e Avenati. Poi questi
ultimi si recarono dalla procuratrice elvetica Carla Del Ponte, per
sollecitare l’esecuzione del mandato di cattura americano per evasione
fiscale e valutaria.
Ma la pratica si arenò e Fasano tornò ai Caraibi indisturbato. Finché la
Florida non otterrà l’estradizione, non potrà essere processato: la legge, a
Miami, vieta i dibattimenti per gli imputati contumaci. La sporca faccenda
del banchiere presunto riciclatore la scoprono nell’agosto del ’95 gli
agenti federali della Dea di Miami, che da tempo tengono d’occhio di
ristoranti «Stefano’s», «Sundays on the Bay» e «Linda B. Steak House», tutti
di proprietà di una coppia di origine italiana, Stefano e Linda Brandino,
che ne possiedono altri tre: il «Linda B» a Key Biscayne, il «Salty’s» a
Haul-over Beach e il «Bellini» a Captiva. Nato nel 1940 a La Morra (Cuneo),
Brandino emigra alle Bahamas negli anni ’70. Fa il cameriere in un locale
per qualche tempo. Poi, all’improvviso, negli anni ’80, rileva alcuni
casinò. E, nel ’91, addirittura una catena di alberghi e ristoranti. Con i
soldi del riciclaggio e del narcotraffico, secondo la Dea, che gli contesta
anche fitti rapporti con la famiglia Gambino di Cosa Nostra newyorkese.
Nella primavera del ’95, un agente sotto copertura della polizia di Miami,
mister Mangone, spacciandosi per un narcotrafficante italiano avvicina
Stefano e Linda. Acquista cocaina nel rettrobottega dei loro locali. E i due
gli propongono un affare: vogliono vendere ristoranti e villa e 17 milioni
di dollari per ritirarsi in Italia. L’agente Mangone chiede un contatto per
riciclare denaro sporco: la coppia lo manda dall’amico Fasano. Che lo riceve
varie volte a Nassau, e- sempre secondo gli investigatori - lo rassicura: il
riciclaggio si può fare attraverso Overseas. No problem. A Miami scatta il
blitz. Finiscono in galera i Brandino, e con loro il capo-chef del
«Sundays», il gestore del «Linda B», la commercialista, l’avvocato, un
socio, il fornitore di droga (un pilota di aerei che importa dalla Colombia
un paio di chili di cocaina a settimana) e un finanziere del North Carolina.
Unico a sfuggire alla cattura (il mandato è del 28 marzo 1996), Mariano
Fasano. Secondo gli investigatori, un dipendente dell’Overseas, tale
Alessandro Cronchi, viene contattato dalla Dea e si dice disposto a
raccontare tutte le operazioni di riciclaggio svolte dalla banca. La banca,
quasi in tempo reale, lo licenzia. A quel punto, Cronchi fa sapere di non
avere più alcuna intenzione di collaborare con la giustizia. E dopo qualche
mese viene riassunto dall’Overseas... L’11 ottobre 1996, al processo davanti
al tribunale di Palm Beach (Florida), Brandino si dichiara colpevole di
riciclaggio di denaro sporco e di vari reati fiscali. Anche la moglie
ammette irregolarità fiscali. I due sono già a piede libero: per uscire,
hanno pagato una cauzione di 2 milioni di dollari. Nel gennaio ’97 le
condanne, dai 7 ai 3 anni di prigione. Altri due imputati confessano. E per
Fasano gli affari si complicano di molto. Le indagini della polizia di
Miami, affiancata dall’Us Customs, dall’Fbi e dalla Dea, proseguono
sull’asse Florida-Bahamas-Svizzera. E pm torinesi e milanesi (Greco e
Nocerino, che indagano sul buco nero di Gemina) sono molto interessati ad
ascoltarlo. Il 16 luglio 1996, Maddalena, Sandrelli e Avenati ricevono la
visita del sostituto procuratore di Miami, la giovane e avvenente Mary V.
King, accompagnata da un gruppo di investigatori americani e italiani,
compreso un carabiniere del Ros-Piemonte, per uno scambio di informazioni.
Il 27 luglio, la procura torinese - che ha aperto un fascicolo su Fasano (il
n. 680/96/C) - inoltra una rogatoria all’autorità giudiziaria di Miami,
dicendosi «interessata ad appurare gli esatti movimenti di Miami, per
valutare eventuali ulteriori profili e conseguenze interessanti la gestione
delle società del gruppo torinese e i rendiconti consolidati». Chiede
inoltre ai colleghi americani «copia degli elementi di prova sul conto di
Fasano e di eventuali intercettazioni ambientali o telefoniche», nonché
«copia del mandato di cattura ed ogni altra notizia sul conto del Fasano».
Ma anche, «ove Fasano fosse catturato, la possibilità di assistere
all’interrogatorio, al fine di conoscere la sua esatta posizione o funzione
in seno all’Oveseas; i rapporti di questa banca con altre società del gruppo
Fiat; le tecniche di contabilità adottate e i rapporti con altre banche come
Buc». Anche perché «si ritiene che, se arrestato, il Fasano possa
collaborare con gli inquirenti».
Intanto, l’Overseas l’ha precipitosamente rimosso all’incarico
rimpiazzandolo con Urs Frei. Il direttore della Buc Domenico Brandi,
intervistato dal settimanale Cash di Zurigo, smentisce che anche un solo
franco di origine illecita sia mai finito nella sua banca. E il presidente
dell’Ihf Henry Bodmer, interpellato da Ivo Caizzi del Corriere della Sera
(il giornalista che ha rivelato in Italia l’intera vicenda, e che dopo una
missione a Nassau è stato sentito come teste il 28 ottobre 1996 dai pm
torinesi, fornendo loro importanti informazioni i e documenti
sull’Overseas), «ha rifiutato commenti sulla vicenda, rigettando ogni
collegamento con le eventuali responsabilità di Fasano, che secondo lui
sarebbero in ogni caso esclusivamente personali». Fasano, raggiunto per
telefono da Caizzi nella sua casa di Nassau, «rifiutò qualsiasi spiegazione
e mi invitò a non occuparmi dell’argomento». Quanto a Furio Colombo, si è
dimesso dall’Overseas un anno prima di questa brutta storia: è del 30 giugno
1994 il verbale del Cda nel quale «le dimissioni del dr. Furio Colombo
vengono con la presente confermate ed accolte». Al suo posto, il nuovo
amministratore delegato della Fiat Usa, Franco Fornasari.


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Inviato via http://usenet.libero.it

Mix Blood

unread,
Sep 22, 2002, 2:23:03 PM9/22/02
to
Ricordi Bossi????? Sei pure stato condannato DEFINITIVAMENTE a quasi 2
anni.........per una tangente EniMont

LADROOOOOOOOOOOOOOOOOO

"Cronista Padano" <Cro...@cro.it> ha scritto nel messaggio
news:213Z45Z0Z41Y10...@usenet.libero.it...

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