Paolo Scarano per “Gente”
Ai bambini dell’epoca i genitori proibivano di parlarne, tanto l’episodio
appariva scabroso. Tutto avvenne sullo sfondo dell’Italia perbenista degli
anni Cinquanta, già turbata da un’altra sconvolgente vicenda: il “giallo”
politico-giudiziario a sfondo sessuale, scaturito dal ritrovamento del corpo
senza vita della giovane Wilma Montesi sulla spiaggia romana di Capocotta.
Ne seguì un processo, di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane (con
l’intervista alla supertestimone Anna Maria Moneta Caglio) e in cui diversi
altolocati personaggi della società erano accusati di aver provocato la
morte di Wilma in seguito a un’orgia a base di droga. Proprio da quel
turbolento dibattimento si dipanò la trama di un altro scandalo con effetto
ancora più dirompente.
Ne fu protagonista l’avvocato Giuseppe Sotgiu, considerato tra i massimi
penalisti di quel periodo, comunista di provata fede, presidente della
Provincia di Roma e che nel “caso” Montesi assunse la difesa del giornalista
Silvano Muto, querelato per aver rivelato insieme con la Moneta Caglio il
coinvolgimento nella scomparsa della ragazza del gaudente marchese Ugo
Montagna e del musicista Piero Piccioni, figlio del prestigioso leader
democristiano Attilio. Sotgiu fin dalle prime battute del processo assunse
il ruolo di implacabile accusatore della classe politica al potere e dei
suoi costumi corrotti. Per giorni e giorni la sua infuocata oratoria trovò
puntuale replica nelle aule del Parlamento, dove i deputati del PCI
sparavano a zero contro la DC, rappresentata dal padre del presunto
dissoluto artista sospettato del criminale festino di Capocotta.
Fino a quando nel novembre del 1954 la sua voce venne zittita all’improvviso
dal clamore di una vicenda dalle forte tinte morbose, che lo riguardava in
prima persona. Il professor Sotgiu fu infatti colto in flagrante in una casa
di appuntamenti particolari mentre assisteva alle esibizioni erotiche della
moglie con un terzo, per di più indicato in un primo tempo come minorenne.
Da qui l’immediata denuncia all’autorità giudiziaria. I giornali spararono
lo scandalo a titoli cubitali e la figura dell’insigne giurista di sinistra
ne uscì distrutta.
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Paolo Scarano per Gente
Ai bambini dellepoca i genitori proibivano di parlarne, tanto lepisodio
appariva scabroso. Tutto avvenne sullo sfondo dellItalia perbenista degli
anni Cinquanta, già turbata da unaltra sconvolgente vicenda: il giallo
politico-giudiziario a sfondo sessuale, scaturito dal ritrovamento del corpo
senza vita della giovane Wilma Montesi sulla spiaggia romana di Capocotta.
Ne seguì un processo, di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane (con
lintervista alla supertestimone Anna Maria Moneta Caglio) e in cui diversi
altolocati personaggi della società erano accusati di aver provocato la
morte di Wilma in seguito a unorgia a base di droga. Proprio da quel
turbolento dibattimento si dipanò la trama di un altro scandalo con effetto
ancora più dirompente.
Ne fu protagonista lavvocato Giuseppe Sotgiu, considerato tra i massimi
penalisti di quel periodo, comunista di provata fede, presidente della
Provincia di Roma e che nel caso Montesi assunse la difesa del giornalista
Silvano Muto, querelato per aver rivelato insieme con la Moneta Caglio il
coinvolgimento nella scomparsa della ragazza del gaudente marchese Ugo
Montagna e del musicista Piero Piccioni, figlio del prestigioso leader
democristiano Attilio. Sotgiu fin dalle prime battute del processo assunse
il ruolo di implacabile accusatore della classe politica al potere e dei
suoi costumi corrotti. Per giorni e giorni la sua infuocata oratoria trovò
puntuale replica nelle aule del Parlamento, dove i deputati del PCI
sparavano a zero contro la DC, rappresentata dal padre del presunto
dissoluto artista sospettato del criminale festino di Capocotta.
Fino a quando nel novembre del 1954 la sua voce venne zittita allimprovviso
dal clamore di una vicenda dalle forte tinte morbose, che lo riguardava in
prima persona. Il professor Sotgiu fu infatti colto in flagrante in una casa
di appuntamenti particolari mentre assisteva alle esibizioni erotiche della
moglie con un terzo, per di più indicato in un primo tempo come minorenne.
Da qui limmediata denuncia allautorità giudiziaria. I giornali spararono
lo scandalo a titoli cubitali e la figura dellinsigne giurista di sinistra