Il racconto di Cosimo Vindice: con tre colleghi denunciai tutto anche al
questore, ma fummo fatti tacere e Bargone ci chiamò «estremisti»
Un agente: così a Brindisi la spiaggia della polizia era gestita dalla
malavita
Carlo Vulpio,
DAL NOSTRO INVIATO
BRINDISI - Estate 1994. Alla Questura di Brindisi arriva Francesco Forleo.
«Per noi, poliziotti che abbiamo sempre amato la Polizia, è il momento del
tanto atteso cambiamento, dell'inversione di rotta rispetto a un andazzo
incredibile, vergognoso, fuorilegge».
E invece? «Non solo siamo rimasti delusi, ma dopo tante battaglie ci siamo
sentiti traditi. E abbiamo anche rischiato la pelle».
Perché? «Perché tutti sapevano, e ci han lasciati soli».
Chi sapeva? «Il questore Forleo, il capo della Mobile Pietro Antonacci e il
suo vice Giorgio Oliva, a Brindisi. Il segretario nazionale del nostro
sindacato, il Siulp, che allora era Roberto Sgalla, e forse anche il capo
della Polizia, Ferdinando Masone, a Roma. Sul fronte politico, l'onorevole
Bargone, il presidente dell'Antimafia Luciano Violante, i membri della
Commissione antimafia di allora e i politici locali, di maggioranza e di
opposizione».
A parlare è un poliziotto della Questura di Brindisi, Cosimo Vindice, 48
anni, da due mesi in pensione.
Con lui, altri tre poliziotti - Alberto Grassi, Franco Vilauro, Angelo
Elia - verso la fine del '94 andarono a Roma da Roberto Sgalla. Nelle mani,
un documento redatto da alcuni poliziotti che facevano parte della
«Commissione mensa e spiaggia» (in cui aveva un ruolo forte Pasquale
Filomena) della Questura brindisina.
Lo scritto, nove pagine, è indirizzato al presidente della medesima
Commissione, Giorgio Oliva, al questore Francesco Forleo, e al ministero
dell'Interno, con tre destinatari: al Dipartimento della Pubblica sicurezza,
alla Direzione centrale per gli Affari generali, al Servizio assistenza.
Quel documento in realtà è una denuncia circostanziata sulla gestione della
spiaggia della Polizia (con annesso ristorante da seimila pasti per
stagione, cabine e ombrelloni, bar). Ed è accompagnato da un'altra denuncia,
indirizzata alla Procura di Brindisi, «ma da noi consegnata per via
gerarchica ai nostri superiori», spiegano i poliziotti, che racconta persino
di un numero di partita Iva falso usato per la gestione della «Mensa e
Spiaggia».
«Quando Sgalla legge i due documenti e ascolta quel che gli diciamo -
ricorda Cosimo Vindice -, fa un balzo sulla sedia e dice: "È una faccenda
gravissima! Qui c'è tanto di quel fango che può schizzare fino a Roma". E
davanti a noi chiama per telefono, almeno così dice lui, il capo della
Polizia. È incredulo, Sgalla. Arrabbiato. Non con noi, naturalmente, tanto è
vero che da un cassetto tira fuori una lettera che gli ha inviato "Ciccio"
Forleo e ce la mostra. "Vedete? - dice - Qui Forleo mi scrive che Antonacci
merita una promozione e lo definisce il Ninni Cassarà (il commissario
siciliano ammazzato dalla mafia nel 1985, ndr) di Brindisi"».
I quattro poliziotti restano allibiti. E tuttavia, «poiché Sgalla è un
ottimo collega», tornano a Brindisi incoraggiati. Ma quando Grassi
(segretario provinciale Siulp) propone a Forleo di fare un encomio a Vindice
«perché ha gestito la spiaggia della Polizia riuscendo a chiudere il
bilancio del '94 addirittura con un utile di 41 milioni», Forleo tace.
Racconta Vindice: «Mi sorrise e mi disse bravo. E poi: però adesso è meglio
che lasci stare».
Ma perché si doveva lasciar stare la «Mensa e Spiaggia»? Perché, hanno
raccontato i poliziotti, «quella era diventata la spiaggia della malavita,
noi lì non contavamo più nulla... il servizio di pulizia era gestito dal
suocero del boss Franco Trane, Epifani, e la nostra spiaggia era diventato
il ritrovo degli uomini e delle donne del clan».
Poiché però Vindice e i suoi colleghi coraggiosi erano riusciti a far
togliere quell'appalto al suocero di Trane, vengono minacciati apertamente.
«Dallo stesso Epifani - raccontano gli agenti -, che venne a urlarci in
faccia di avere a libro a paga anche i poliziotti, e persino da alcuni
nostri colleghi. A quel punto decidiamo di raccontare tutto a un giornalista
del Tg-Puglia, Leonardo Sgura, che sappiamo essere vicino a Bargone, per il
quale noi non abbiamo mai fatto mistero di aver sempre votato. Sgura ci dice
che farà un servizio: "Ne ho anche parlato con Ciccio Forleo - dice - non vi
preoccupate". E cosa accade poi? Che la sera stessa invece di venire da noi
il giornalista, viene Forleo. Ci guarda sorridente e ci chiede: "Qualcosa
non va? È tutto a posto?" Abbiamo chinato la testa e abbiamo detto di sì».
Il numero di partita Iva falso, invece (04045940584, intestato al Centro
balneare della Polizia di Stato "Marerdomini", anziché al vero nome
"Materdomini", il cui numero è 02131841005), si riesce a «ritirarlo» dalla
circolazione dopo anni e dopo chissà quante transazioni «parallele».
Se ne accorge per caso lo stesso Vindice: glielo fa notare, dal proprio
computer, il fornitore di carta igienica della «Mensa e Spiaggia». D'un
tratto i poliziotti «controcorrente», ai quali intanto se n'era aggiunto un
altro, Francesco Poci (l'ispettore messo a riposo e incriminato per le sue
denunce ma poi assolto e «riabilitato»), si guardano in faccia: «Capiamo di
essere finiti in una tenaglia - raccontano -. Il "nostro" Forleo era contro
di noi». Ma le delusioni cocenti non sono finite: «Quando ci rivolgiamo a
Bargone e gli raccontiamo tutto, lui ci dice che siamo estremisti. "Ma
come - tentiamo di far capire -, manca solo che vengano ad ammazzarci dentro
casa nostra!". E lui: ma no, non fate i fondamentalisti».
E l'Antimafia? «Siamo stati sentiti nel '91 - afferma Vindice - sia dalla
Commissione, che venne in visita qui, sia nella sede del Pci-Pds, in via
Osanna, perché noialtri eravamo o siamo quasi tutti simpatizzanti di quel
partito. Erano presenti Bargone e lo stesso Violante.
«In quell'occasione, ripetemmo che bisognava far presto, altrimenti la
Questura brindisina sarebbe diventata una sorta di polizia sudamericana:
come quella di Pinochet, è questa l'espressione che abbiamo sempre usato
nelle nostre denunce. Non era e non è giusto, i poliziotti onesti sono la
maggioranza».
Estate '95: Brindisi vive due mesi di fuoco, culminati con l'uccisione di
Vito Ferrarese. Estate '96: Forleo diventa questore di Firenze.
Didascalia:
Cosimo Vindice mostra una denuncia sulla gestione della Questura di Brindisi