Jacopo Matano, 03 settembre 2008, 18:40
L'avvocato del dialogo Dopo l'intervista di Violante il Pd entra
forzatamente nel dialogo sulla riforma Alfano. Soro si dice pronto a
"mettere in discussione molte certezze del passato", ma Anna Finocchiaro
chiude sulle riforme costituzionali. E mentre gli altri legali di Berlusconi
presentano in Cassazione il ricorso contro la mancata ricusazione del
giudice titolare del processo Mills, Niccolò Ghedini fa da "timoniere" alle
manovre di apertura
La notizia ha il carattere dell'ufficialità: è scoppiato il dialogo sulla
giustizia. Che il Pd lo voglia oppure no, complice il convegno hardcore a
porte chiuse organizzato dall'Udc (titolo "Giustizia: tutto da rifare?",
invitati: praticamente tutti), complice l'intervista di Violante dalla quale
la linea ufficiale cerca di smarcarsi tramite un intervento "chiusista" in
scivolata di Anna Finocchiaro, complici le parole di Antonello Soro, che si
dice pronto a "mettere in discussione molte certezze del passato", complici
le pendenze di Latorre e i silenzi di Veltroni, complici le manovre di
Niccolò Ghedini, il fatto è successo: il senso di trasversalità del progetto
di intervento sulla giustizia pervade le aule ancora vuote di Camera e
Senato, e le prepara ad accogliere la riforma di Angelino Alfano a braccia
aperte.
L'AVVOCATO DEL DIALOGO - I democratici inciampano dunque in un tema su cui
non sono ancora pronti ad aprire, e vengono accusati ed applauditi di
cercare il dialogo. L'imbarazzo c'è, anche perché il regista manifesto di
queste prove tecniche di bipartisan settembrino si chiama Niccolò Ghedini.
L'avvocato del premier, che al convegno di Casini è oratore di prim'ordine,
si lancia contro l'Anm lasciando intendere che è la rottura dell'asse tra la
magistratura organizzata e alcuni settori della politica a consentire il
dialogo tra gli schieramenti. L'Anm, secondo Ghedini, è su una posizione
"conservatrice assoluta". Ma "trova minor ascolto da parte della politica,
che si è resa conto che alcune riforme vanno fatte".
Il difensore di Berlusconi afferma comunque di registrare da parte dei
magistrati flebili aperture alle sue proposte, in particolare sull'Istituto
della messa alla prova, misura già utilizzata nella giustizia minorile che
di fatto anticipa il processo, dando la possibilità all'imputato di dare
prova di comportarsi bene con la prospettiva di vedere estinto il reato
senza andare a processo. "E' stato lo stesso segretario dell'Anm Giuseppe
Cascini ad introdurre l'argomento", fa notare Ghedini. Sul punto avrebbe
concordato anche la controparte ombra di Alfano Lanfranco Tenaglia.
INCIAMPI DIALOGHISTI - Il discorso sulla riforma si conferma così croce e
delizia per il Partito Democratico. "Non è un tema fortunato", scrive il
quotidiano Europa. "Sulla giustizia il Pd ha passato giugno e luglio a
ballare, fra la nuova ondata di leggi ad peronsam, i ricatti girotondini e
le scorribande di Di Pietro", si legge sulle colonne dell'ex organo
ufficiale della Margherita. "Sul piano strettamente tattico è apparsa
abbastanza sorprendente la parata di dichiarazioni ed interventi
'democrat'". Europa critica la scelta di Veltroni di ripiombare sulla scena
politica postvacanziera con l'intervento sul diritto di voto agli immigrati,
nonostante l'agenda setting del Pd sembrasse essere orientata su temi più
cari agli italiani, "carovita, recessione, probleimi quotidiani dlle
famiglie, crisi clamorosa della produzione industriale".
DOVE SI APRE, DOVE SI CHIUDE - Se sulle riforme per lo snellimento dei tempi
dei processi in materia civile l'apertura potrebbe raggiungere i termini di
una manovra bipartisan, è sulle riforme costituzionali che la voce ufficiale
del Pd conferma il niet già espresso ieri. "Sono del tutto contraria a
toccare la Costituzione, sarebbe meglio intervenire solo per via ordinaria",
afferma a margine del convegno di Casini Anna finocchiaro. Per quanto
riguarda il ruolo della magistratura il Pd "è disposto a ragionare". E
sull'obbligatorietà dell'azione penale, la Finocchiaro ricorda che "nel
decreto sicurezza c'è già una norma che stabilisce la priorità di
trattazione di alcuni processi". "Possiamo - spiega la senatrice-, andare
avanti su questa strada", favorendo da parte del Parlamento "degli
"indirizzi prioritari da definire anche con le relazioni dei procuratori
generali". Il freno sulla separazione delle carriere si fa ancora sentire:
Finocchiaro cita l'ultima riforma Mastella dove "di fatto c'è una
separazione delle funzioni. Un legislatore serio - spiega- più che ripartire
nuovamente da zero dovrebbe prima valutare gli efffetti che quella riforma
sta comportando".
Nel frattempo, il presidente della Commissione Giustizia del Senato Filippo
Berselli si dice certo che sulle riforme prioritarie che snelliscono i tempi
dei processi ci potrà essere una convergenza con il Pd, ma assicura che se
sulla parte consistente della riforma non ci sarà dialogo la maggioranza
andrà avanti da sola. "Il centrodestra ha una maggioranza sia alla Camera
che al Senato e senza una convergenza faremo comunque le riforme perchè gli
elettori ci hanno dato su questo un mandato categorico".
DI PIETRO NON SI SIEDE - Sul dibattito giustizia, a sparigliare le posizioni
arriva oggi Antonio Di Pietro. "Io non mi siedo al tavolo a discutere di
giustizia con Berlusconi", taglia corto il leader dell'Italia dei Valori.
"Sbaglia il Pd a farlo senza neanche aver visto le carte, perchè -continua-
rischia di trovarsi seduto per terra". Conversando con i giornalisti a
Montecitorio, l'ex pm cita il ricorso presentato in Cassazione dai legali di
Berlusconi contro il respingimento dell'istanza di ricusazione del giudice
Gandus, titolare del processo Mills: "Berlusconi si è tirato fuori dal
processo Mills grazie al lodo Alfano, quindi ora non dovrebbe interessargli
più. Perchè allora i suoi legali insistono nel chiedere la ricusazione della
Gandus? Perchè Berlusconi non vuole che gli italiani sappiano quello che ha
combinato: vuole fermare il processo Mills per evitare che venga dimostrata
la sua colpevolezza". E allora "con queste credenziali, io non mi siedo a
parlare di giustizia con Berlusconi".