Quando il signor Wang mi chiese di aiutarlo nel suo negozio di
casalinghi (150 metri quadri di diavolerie), non volli credere alle
mie orecchie. Wang era più perspicace di quel che pensassi: il ragazzo
che si ergeva incredulo davanti al quel cinese alto, dai denti così
gialli da sembrare d'ambra, avrebbe senz'altro accettato la sua
offerta di lavoro. Non si vive di parole in questo mondo, e il termine
“giovane giornalista” è un'ignobile metafora che sta per “giovane
disoccupato a vita”.
L'orario di lavoro di un'attività commerciale al dettaglio gestita da
cinesi è il seguente: la mattina dalle otto e trenta fino alle tredici
e trenta; la sera dalle sedici fino alle ventuno. Dieci ore di lavoro,
dal lunedì al sabato. La domenica, invece, – si lavora anche il giorno
in cui perfino il Dio degli ebrei osò riposarsi –, si prende servizio
per le “sole” cinque ore mattutine.
All'inizio a spaventarmi non fu tanto l'idea che avrei lavorato tutti
i giorni e per così tante ore, come non avevo mai fatto in tutta la
mia vita; ero preoccupato del fatto che non sarei stato accettato così
facilmente dagli altri due commessi, Lin e Man, rispettivamente marito
e moglie. Lei, Man, una ragazza di ventitré anni un po' scorbutica,
era la nipote di Wang. Man, in mancanza della signora Wang, tornata in
Cina per un periodo di vacanza, si sentiva la nuova “padrona” e faceva
il bello e il cattivo tempo in quel piccolo tempio del consumismo. «
Cosa c'è, fratello, non sai come si adopera una scopa? – mi aveva
rimproverato, il mio primo giorno di lavoro, strappandomi l'arnese
dalle mani – Non si pulisce mica così il pavimento! ». Agli occhi di
Man io ero, in senso dispregiativo, un “du shu ren”: un buono a nulla
capace solo di leggere libri. In seguito ho fatto molte volte da
interprete a Man, accompagnandola nelle visite mediche a cui si
sottoponeva essendo in dolce attesa; nonostante mi abbia più volte
dimostrato la sua gratitudine, aprendosi in sorrisi e battute
ironiche, credo che il suo giudizio su di me non sia cambiato molto in
tutto questo tempo.
Suo marito, Lin, invece sembrava apprezzare la mia compagnia. Nella
sua ingenuità di “min gong”, strappato ai cantieri e alle industrie
cinesi per essere catapultato nell'alienante ruolo dell'immigrato, mi
dimostrava la sua amicizia intrattenendosi con me in bevi ma intense
conversazioni. Mentre eravamo attenti a che i clienti non rubassero la
merce (capitava ogni giorno), Lin mi raccontava della sua vita da
operaio, delle aspirazioni che nutriva per il figlio che stava per
venire.
Quei due, seppur in modo del tutto differente, hanno scavato nella mia
mente e nel mio cuore impressioni difficili da descrivere. Ho visto in
loro una generazione di cinesi, i rappresentanti di un proletariato
che aspira, come le loro controparti italiane negli anni '50 e '60, ad
elevarsi al ruolo di piccolo borghese; in cerca di quella ricchezza,
ma soprattutto di quello status sociale a cui pensano di arrivare
solamente svendendo (ma questo loro non possono saperlo) la loro
capacità lavorativa.
Nel signor Wang ho trovato, contrariamente a quanto avrei potuto
immaginare, un “padrone” rispettoso e attento ai bisogni dei suoi
dipendenti; il prototipo pirandelliano del commerciante buono. Sarebbe
stato lo stesso anche se non si fosse trattato dei suoi parenti; Wang
è proprio così: una persona perbene.
Di diverso giudizio sono le mie considerazioni sui clienti. Siamo,
ormai da decenni, un popolo di consumatori, è ora che ne si prenda
piena coscienza; non c'è nient'altro a parte questo; questo è, sopra
ogni cosa, in maniera che trascende le classi sociali, la
caratteristica più evidente del nostro popolo, come di quello degli
altri paesi occidentali. Abbiamo scambiato le particolarità distintive
della nostra cultura per degli orpelli fastidiosi di cui bisognava
sbarazzarsi. Li abbiamo barattati con l'omologazione del consumismo.
I clienti del negozio di casalinghi (la quasi totalità) si muove come
acari nel labirinto degli scaffali ricolmi di prodotti di ogni genere.
La gente non si sfiora con lo sguardo, ma si urta frenetica col corpo,
senza farci caso: avanza diritta verso l'obiettivo, in cerca del
prodotto giusto da acquistare. Il negozio di Wang, in effetti, è una
specie di miniera d'oro: oltre ai prodotti per la casa, vi sono
disposti in bella vista apparecchi elettronici di ultima generazione;
capi d'abbigliamento; materiale per l'edilizia. Il tutto a prezzi
stracciati!
I Wang, come la quasi totalità dei commercianti cinesi, applicano una
percentuale di guadagno molto bassa ai prodotti che acquistano dai
fornitori: « Se facessimo gli stessi guadagni dei commercianti
italiani perderemmo i clienti », confida il signor Wang. Per aiutarsi,
non si battono tutti gli scontrini, risparmiando sulle tasse. Ma
questo lo fanno anche i commercianti italiani.
Oltre ai guadagni, ciò che distingue un negozio di cinesi da uno di
italiani è il rispetto che si riceve dalla gente. I cinesi sono
vittime di un vero e proprio razzismo da parte della maggior parte dei
clienti. In maniera diversa, a seconda del grado d'istruzione, della
posizione sociale e della sensibilità personale, i cinesi vengono
trattati come persone “inferiori” da noi italiani.
Nell'intonazione della voce, dal fatto che spesso si usa il “tu”
anziché il “lei”, nei gesti ed in tutti i nostri comportamenti quando
si “ha a che fare” con un commerciante cinese, si evince una mancanza
dello stesso rispetto e della stessa riverenza con cui ci rivolgeremmo
ad un commerciante italiano. Sono quasi giunto a pensare, un po'
incredibilmente, che a noi italiani vadano bene i cinesi, che li
sopportiamo con non poca fatica, fintanto che producano e vendano a
prezzi ridicoli i prodotti per cui sembriamo letteralmente impazziti.
I cinesi – mi scuso con i lettori per la banale generalizzazione – ne
sono consapevoli e, naturalmente, ne soffrono; facendo di questa
sofferenza una ragione di rabbia. « Per quanto ci sforziamo non saremo
mai trattati da pari... ma sai cosa ti dico? Ora siamo noi a soffrire,
domani potrà capitare lo stesso a loro!», il tono del signor Wang
cambia di colpo, la rassegnazione lascia posto all'ira. E se fosse una
previsione? La ruota del capitalismo gira per tutti...
Per una volta mi hai commosso. Tra i miei migliori amici c'è proprio
una ragazza cinese che possiede un negozio di casalinghi e suo
fratello.
> dal lunedì al sabato. La domenica, invece, – si lavora anche il giorno
> in cui perfino il Dio degli ebrei osò riposarsi –, si prende servizio
> per le “sole” cinque ore mattutine.
spiegami una cosa, giovannino.
tu copincolli, da chissà dove nella rete, un articolo che parla di commercianti cinesi in italia e quindi, una volta tanto, assolutamente ortogonale al tema dell'ebraismo.
nell'articolo, in modo del tutto artato, vengono citati gli ebrei.
e quella volta (quell'unica volta che vengono citati) lo si fa affermando una una colossale castroneria.
ma com'è che sei così sfortunato?
<:3)-
questa è la visione del paranoico. Per qualsiasi altra persona, li
cita casualmente non intendendosene...
> e quella volta (quell'unica volta che vengono citati) lo si fa affermando una una colossale castroneria.
a ulteriore dimostrazione che la "citazione" è casuale, e per niente
artata.
le parole sono importanti giovannino, te lo devo insegnare io?
il ragazzo in questione è un (apprendista?) giornalista, uno che con le parole ci dovrebbe campare, che dovrebbe sapere come si usano.
se non t'intendi, e vuoi fare il giornalista, o t'informi o cambi argomento.
altrimenti rischi pece e piume in gran quantità.
vogliamo spennellare un po' di pece?
"perfino il Dio degli ebrei osò riposarsi"
che significa questa frase?
dimmelo con parole tue, fammi una (tua) analisi di quello che ti comunicano queste sette parole.
> > e quella volta (quell'unica volta che vengono citati) lo si fa affermando una una colossale castroneria.
>
> a ulteriore dimostrazione che la "citazione" è casuale, e per niente
> artata.
fammi capire, tu -che non t'intendi di un cazzo di niente, e suppongo meno t'intenda di 'ngomi- ti fregherebbe qualcosa del fatto che lavori anche durante il momento sacro agli 'ngomi?
<:3)-
maisè, ma ci sei o ci fai? Hai mai letto un solo articolo del corriere
che non contenga almeno una decina di errori concettuali o anche
grammaticali tali da prendere chi l'ha scritto e rimandarlo all'asilo?
E questo, per UNA cazzata scritta, dovrebbe cambiare mestiere?
> che significa questa frase?
>
> dimmelo con parole tue, fammi una (tua) analisi di quello che ti comunicano queste sette parole.
una scemenza, detta senza pensarci...
mi capita, e di solito commento schifato.
come in questo caso peraltro.
> E questo, per UNA cazzata scritta, dovrebbe cambiare mestiere?
no, di cazzate ne ha scritte tante, ma facciamo un passettino alla volta: ha fatto commuovere antola, non possiamo predergli bambi e affogarlo direttamente in un lago di merda.
prima lo sbeffeggiamo un po'.
> > che significa questa frase?
> >
> > dimmelo con parole tue, fammi una (tua) analisi di quello che ti comunicano queste sette parole.
>
> una scemenza, detta senza pensarci...
scritta, giovannino, scritta -secondo te- senza pensarci.
che, evidentemente, non ti comunica nulla.
per te queste due idiozie scritte di seguito, sono identiche, ti comunicano la stessa cosa, hanno lo stesso tono?
1. si lavora di domenica quando perfino il Dio degli ebrei osò riposarsi
2. si lavora di domenica quando già il Dio degli ebrei decise di riposarsi
adesso fa il bravo bambino ed evita le mutandine della figlia della lattaia.
<:3)-
un'attività da veri adulti.
> per te queste due idiozie scritte di seguito, sono identiche, ti comunicano la stessa cosa, hanno lo stesso tono?
>
> 1. si lavora di domenica quando perfino il Dio degli ebrei osò riposarsi
> 2. si lavora di domenica quando già il Dio degli ebrei decise di riposarsi
mi comunicano che chi le ha scritte non sa che per gli ebrei dio si
riposò di sabato, period. La tua domanda invece mi comunica una certa
paranoia....
e questo è il motivo per cui sono due idiozie.
> period.
e questo mi dice che sei daltonico alle parole, capita, non è una colpa.
ma allora, che cazzo ci fai qui?
<:3)-
La tua amica possiede suo fratello?
PP
appunto. E solo i paranoici si fissano sulle idiozie
bisogna intendersi di un cazzo per postare idiozie, eh?
appropo' di non intendersi, ci sono diversi post -miei- a cui non hai risposto: sono quelli che finiscono con un punto interrogativo.
cosa credi che sia meglio per te:
1. rispondere
2. essere considerato un cretino
(lo so che la seconda potrebbe essere una diretta conseguenza della prima, ma -nel tuo caso- anche no)
<:3)-
>> E questo, per UNA cazzata scritta, dovrebbe cambiare mestiere?
>
> no, di cazzate ne ha scritte tante, ma facciamo un passettino alla
> volta: ha fatto commuovere antola, non possiamo predergli bambi e
> affogarlo direttamente in un lago di merda.
>
> prima lo sbeffeggiamo un po'.
ROTFL!
Candide
come TU STESSO, a questo punto pirla supremo senza concorrenti, hai
ammesso due o tre post fa, è praticamente impossibile leggere un
articolo che non contenga almeno una decina di idiozie. Ergo che ce ne
sia solo una è un lusso che evidentemente un fissato come te non
merita
> La tua amica possiede suo fratello?
De facto sì.
> no, di cazzate ne ha scritte tante, ma facciamo un passettino alla volta: ha fatto commuovere antola, non possiamo predergli > bambi e affogarlo direttamente in un lago di merda.
Fatelo pure: mi ha fatto commuovere l'immagine del negozio.
L'articolista potete pure macinarlo.
Bastardo. Ma potrebbe sempre contrarre un letale avvelenamento da
gallio, no? [P.S. Per la Polizia Postale: Se sta a scherza', eh]
--
Namib
"La force ne fait ni raison ni droit ; mais il est peut-être impossible
de s'en passer, pour faire respecter le droit et la raison" (Saint-Just)
>
>"perfino il Dio degli ebrei osň riposarsi"
>
>che significa questa frase?
Torna a scuola!
--
La Qultura di un cosiddetto laureato:
On Sun, 3 Oct 2010 18:30:20 +0200, orso*be.ru wrote:
> giravo con un amico ad angherizzare
ANGHERIZZARE? A SOMAROOOOOOOOOOO!
>
>Per una volta mi hai commosso. Tra i miei migliori amici c'č proprio
>una ragazza cinese che possiede un negozio di casalinghi e suo
>fratello.
Cazzo, mi ero spaventato! Ho detto: vuoi vedere che antolino ha
lavorato in un negozio di casalinghi? Per fortuna non č cosě!
Bombacci, non dovresti perdere tempo nel cercare di capire cose al di
fuori della tua esperienza.