giovanni
unread,May 18, 2013, 3:23:24 AM5/18/13You do not have permission to delete messages in this group
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Israele è sempre più povero
Ad una settimana dalle manifestazioni di piazza in Israele contro il
piano di tagli al budget tirato fuori dal cilindro del ministro delle
Finanze Lapide e del premier Netanyahu, un report fotografa la
drammatica situazione economica in cui versa il Paese. Un Paese che
dagli anni Ottanta in poi ha imboccato a testa bassa il sentiero del
neoliberismo e del capitalismo, di privatizzazioni selvagge e
ridefinizione dei diritti sociali, economici e del lavoro.
Ieri un rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e
lo Sviluppo (OECD) ha rilevato come il tasso di povertà israeliano sia
il peggiore dei 34 Paesi membri dell'organizzazione internazionale che
riunisce Paesi a libero mercato: nel 2010 il 20,9% della popolazione
israeliana vive sotto la soglia della poverta'. Oggi il tasso è salito
al 23,6% secondo i dati Index.
Un dato che va sicuramente posto nel giusto contesto: a vivere in
difficili condizioni socio-economiche sono per lo più i palestinesi
israeliani, spesso costretti ai margini del mercato del lavoro e
discriminati da politiche statali che li lasciano spesso senza servizi
educativi ed economici adeguati, e gli ebrei ultraortodossi che vivono
esclusivamente di sussidi statali. Basti pensare che all'interno
dell'OECD Israele occupa il quinto posto nella poco onorevole
classifica dei Paesi meno egualitari, ovvero quelli in cui il gap tra
ricchi e poveri è più elevato. Peggio di Tel Aviv, fanno solo Cile,
Messico, Turchia e Stati Uniti.
Il dato è preoccupante e dovrebbe allarmare il neonato governo
israeliano alle prese con misure di austerity che andrebbero ad
indebolire ulteriormente le condizioni di vita delle classi medio-
basse: il tasso di povertà (che in Israele scatta quando le entrate
economiche sono inferiori a 1.100 dollari) registrato nel 1995 era
pari al 13,8%. Nel 2010, secondo l'OECD è volato su di sette punti.
Ieri il ministro Yair Lapid, al centro delle attenzioni nelle ultime
settimane per il piano di tagli presentato all'opinione pubblica poco
tempo fa, ha commentato il rapporto in un'intervista alla Israeli
Radio: la soluzione al problema della povertà non sono i sussidi, ma
l'occupazione, ha detto Lapid. Ovvero il problema non sono i tagli al
budget nazionale - necessari a coprire il buco di bilancio definito da
Lapid "enorme" e pari a 9.6 miliardi di dollari - ma la creazione di
nuove opportunità di lavoro.
Resta il fatto che negli ultimi tre decenni Israele ha portato avanti
politiche neoliberiste che stanno piegando giorno dopo giorno la
classe medio-bassa. E non intende smettere: nel presentare il piano di
austerity, il premier Netanyahu ha definito libero mercato,
capitalismo e privatizzazioni le basi fondanti lo Stato israeliano
(NDG: ROTFL!). Come reagirà il Paese?