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Kosovo: un gran bordello per ONU e Kfor

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Conte Monaldo

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Apr 30, 2000, 3:00:00 AM4/30/00
to
Repubblica Pagina 17

Pristina, schiave del sesso
per i funzionari dell'Onu

dal nostro inviato PIETRO DEL RE
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PRISTINA - Sul muro d'ingresso del Miami Beach Club, alla periferia nord di
Pristina, c'è una scritta che vieta di entrare armati. Tra le macchine
parcheggiate di fronte al locale, sostano anche due gipponi bianchi delle
Nazioni Unite. È mezzanotte e stasera, in questo bordello camuffato da
night, lavorano dieci ragazze. Sono giovani, alte, avvenenti. Ognuna è
seduta a un tavolino e ti sorride appena incroci il suo sguardo. Provengono
tutte dall'Europa dell'est. Sono georgiane, moldave, ucraine, bulgare,
romene. Ogni quarto d'ora, sulla pedana vicino al bar, una di loro si
spoglia strusciandosi contro una pertica d'acciaio, come nei locali a luci
rosse di Bangkok. Una ventina sono gli astanti. C'è anche una piccola
comitiva di americani, tra i quali, sebbene nei Balcani la notte faccia
ancora freddo, un paio di ragazzotti in bermuda. Dal gruppo si alza un
signore di una quarantina d'anni, calvo e baffuto, e va a sedersi accanto a
una ragazza. Per appartarsi con lei in uno tanti "séparés" che circondano
la sala, dovrà ordinare una bottiglia di champagne, e solo quella gli
costerà 300 marchi. Per la prestazione sessuale, ne sborserà altri 200.
Totale: 500 marchi, mezzo milione di lire, l' equivalente di ciò che un
kosovaro guadagna in tre mesi.
Il Miami Beach Club ricorda l' International Club, la prima "casa chiusa"
per funzionari dell'Onu, soldati della Kfor e ricchi trafficanti kosovari
scoperta il 22 gennaio scorso dai carabinieri dell'Unità specializzata
multinazionale (Msu), comandati dal colonnello Vincenzo Coppola. Quella
notte, i carabinieri liberarono una dozzina di prostitute ridotte in
schiavitù. "Appena entrammo le più giovani ci saltarono al collo
chiedendoci di portarle via, di farle scappare da quell'inferno, di
aiutarle tornare a casa", dice il colonnello Coppola. "Non avevano
documenti né potevano lasciare il locale. La più giovane aveva sedici
anni".
Certo, Pristina non è la Napoli del '44 né la Saigon occupata dagli
americani, ma conta 2000 funzionari dell'Onu e 15.000 soldati della Kfor.
Soltanto a loro e a pochi contrabbandieri kosovari sembra destinato il
nuovo, fiorente mercato del sesso. Un mercato che qui è facilitato dalle
frontiere di burro e dall' assenza totale di un sistema giudiziario. Oggi,
secondo la polizia dell'United Nations Mission in Kosovo (Unmik), nella ex
provincia, le schiave del sesso provenienti dall'est sarebbero almeno
quattrocento. "Bisogna fare la differenza tra quelle che scelgono questo
mestiere e quelle che sono costrette a prostituirsi", dice Michael Barton
dell'Organizzazione mondiale per la migrazione (Iom), la struttura
umanitaria che ha già aiutato una cinquantina di ragazze a tornare nei loro
paesi d'origine. "E i loro clienti, compresi quelli della comunità
internazionale, quelli che sono qui per scopi umanitari, questa differenza
non la fanno. Per loro sono solo prostitute".
Le ragazze del Miami Beach Club sembrano appartenere alla categoria più
fortunata. Ines è nata ventiquattro anni fa a Tbilisi, e quel po' di
inglese che conosce l'ha imparato negli ultimi mesi, "lavorando". Si dice
soddisfatta: qui guadagna bene, molto più dei 50 dollari al mese che
riusciva a racimolare in Georgia. La povertà del suo paese, incredibile a
dirsi, è più aspra di quella del Kosovo. Chi sono i suoi clienti? "Gente da
tutto il mondo", risponde Ines, dopo aver ordinato una coppa di champagne
(50 marchi). Anche funzionari dell'Onu? "Certo, e loro sono i più gentili".
Gabriela, invece, arriva dall' Ucraina. È bionda e grassottella, ha gli
occhi azzurri. Una volta studiava legge. Due anni fa, l' uomo che lei
chiama il suo boss l' ha portata in Macedonia. Dallo scorso dicembre, ossia
dall'apertura del Miami Beach Club, vive a Pristina. "Per noi è molto
facile entrare o uscire dal Kosovo: all'aeroporto non fanno mai storie.
Ogni due mesi posso tornare a casa da mio figlio".
È probabile che Ines, Gabriela e le loro colleghe del Miami Beach Club
sapessero ciò che le aspettava nel Kosovo. Sono "professioniste". Ma dalle
testimonianze raccolte presso le ragazze liberate prima dai carabinieri,
poi dalla polizia dell'Unmik in altri bordelli kosovari, risulta che otto
su dieci sarebbero state costrette a prostituirsi con la violenza, a suon
di botte. Molte sono ancora a Pristina, ospitate dall'Iom, in attesa dei
documenti per il rimpatrio. Nessuna di queste ha accettato di farsi
intervistare. "Sono ancora terrorizzate", dice Barton.
Negli ultimi mesi, le forze di sicurezza hanno chiuso cinque o sei
bordelli. Tutti erano gestiti da clan albanesi, e in tutti lavoravano solo
ragazze dell'ex blocco sovietico. Nel Kosovo, ex provincia jugoslava, la
prostituzione non è reato. Lo sono però i pestaggi, il sequestro, lo
sfruttamento sessuale. "Agli albanesi è stato contestato il reato di
"riduzione in schiavitù": ma si è trattato di un'imputazione solo teorica.
Sono stati tutti subito rilasciati, per via di un problema tecnico,
logistico. Le prigioni del Kosovo sono piccole e poche. C'è spazio solo per
chi ha commesso reati molto gravi", spiega Coppola.
I raid condotti dai carabinieri hanno provocato attriti con la polizia
dell'Unmik, che ha accusato gli italiani di essere intervenuti in modo
troppo tempestivo. Se anche fosse vero, però, i carabinieri hanno per primi
sollevato il problema dello sfruttamento delle ragazze e consentito
l'apertura di una struttura per l'accoglienza di chi desidera rimpatriare.
Dice Coppola: "C'è stata la richiesta di una maggiore collaborazione tra
noi e la polizia dell' Unmik. Ma quei locali andavano chiusi, punto e
basta". Lo scorso dicembre, nel Sud del Kosovo, nella zona controllata
dalle forze tedesche, l' apertura dei primi bordelli è stata persino
incoraggiata, probabilmente perché in Germania la prostituzione è
tollerata. "Ma la maggior parte delle ragazze dell'est non vengono pagate
dai loro sfruttatori", sostiene Barton. "Molte di loro vivono in condizioni
spaventose".
Nessuno è in grado di dire quanti siano i bordelli nel Kosovo. Dopo la
chiusura dei cosiddetti night club, gli albanesi hanno aperto postriboli
meno appariscenti. Piccole unità, con due, tre ragazze, che danno meno
nell'occhio. "Sono case private dove le donne lavorano per non più di un
mese, prima di prendere la strada verso i marciapiedi dell'Europa "ricca",
in Italia, Francia, Belgio, Germania. A Pristina, nel frattempo, la
prostituzione è un fenomeno in piena espansione. E ciò, proprio a causa
della comunità internazionale che dovrebbe aiutare i kosovari a costruire
il futuro", dice Barton.
L'International Club, l'Hollywood, il Toto's ed altri postriboli sono stati
chiusi. Di quel genere di locali, a Pristina, è rimasto il Miami Beach
Club. "Ma chi ha fornito l'autorizzazione per aprirlo? A chi spetta
controllarlo?", si chiede il colonnello Coppola. Fino a prova contraria,
sono compiti dell'Unmik. Ossia delle Nazioni Unite, che di fatto, dallo
scorso giugno, governano il Kosovo.

--
Contro la guardia bianca, contro la guardia rossa

@mat

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Apr 30, 2000, 3:00:00 AM4/30/00
to
Da www.cnnitalia.it di oggi:


Mitrovica, serbi attaccano
convoglio autobus
29 aprile 2000
Articolo messo in Rete alle 23:33 ora italiana (21:33 GMT)


KOSOVSKA MITROVICA (CNN) -- Disordini sono esplosi questa sera per il
secondo giorno consecutivo a Kosovksa Mitrovica, la cittadina kosovara da
mesi al centro di violenti scontri tra serbi e albanesi. Almeno un
poliziotto civile è rimasto ferito, ma non si conosce ancora il bilancio
definitivo degli incidenti.

Secondo una prima ricostruzione dell'agenzia Ansa, i disordini sono iniziati
intorno alle 18,30 quando quattro autobus scortati dalla Kfor e dalla
polizia civile dell'Onu stavano trasportando cittadini albanesi dalla parte
meridionale della città al quartiere di "Little Bosnia" nella parte
settentrionale. Un gruppo di un centinaio di serbi che presidiava la zona ha
cercato di impedire il passaggio dei mezzi.

A quel punto è iniziata una fitta sassaiola alla quale i soldati francesi
dei reparti antisommossa hanno risposto con il lancio di lacrimogeni. Fonti
della Kfor (la forza di pace internazionale) hanno detto che dalla folla di
circa 400 persone sono stati esplosi colpi d'arma da fuoco anche in
direzione di un elicottero militare che aveva iniziato a sorvolare la zona.
Auto e finestre di abitazioni sono state danneggiate.

Degli incidenti nella cittadina del Kosovo settentrionale contesa dalla fine
della guerra tra serbi e albanesi, non si conoscono al momento altri
dettagli.

Delegazione Onu in Kosovo
Quel che è certo è che gli incidenti si sono verificati mentre è in corso in
Kosovo la missione di una delegazione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Nel terzo e ultimo giorno della visita, gli otto ambasciatori provenienti da
New York si sono impegnati a rinforzare il numero di poliziotti e di
amministratori internazionali nel tentativo di porre un freno alla violenza
e porre le basi per la democrazia.


Un soldato della Kfor, la forza di pace internazionale guidata dalla Nato
"Ci siamo resi conto che gli uomini a disposizione della missione in Kosovo
sono pochi - ha detto il capo della delegazione Anwarul Karim Chowdhury - lo
faremo notare al nostro ritorno a New York".

L'ultima tappa della visita è stata oggi Djakovica, dove la Kfor ha scoperto
una fosse comune su cui sta indagando il Tribunale dell'Aia. E' stato lì che
i diplomatici hanno assistito all'opera di identificazione del cadavere di
una donna e di un ragazzo di 13 anni, trovati a fianco di altri 20 corpi.

Durante la guerra, a Djakovica le truppe di Milosevic rinchiusero in
prigione almeno 317 kosovari, ma oltre 700 risultano dispersi: ecco perché
circa 500 persone hanno atteso i diplomatici Onu mostrando loro le
fotografie dei parenti scomparsi.

La delegazione ha poi visitato la comunità serba del comune di Gnjilane, a
Sudest di Pristina, e altre località della regione, raccogliendo l'invito
del capo della missione Onu per il Kosovo, Bernard Kouchner, di redigere un
rapporto sull'attuale situazione nella regione.

Ordigno contro una chiesa serbo-ortodossa
Situazione che resta tesa: una bomba, probabilmente con innesco a
orologeria, è stata fatta esplodere ieri contro una chiesa serbo-ortodossa
nel Kosovo orientale. L'esplosione, che non ha provocato vittime, ha
danneggiato gravemente l'edificio, nel villaggio di Gncar, vicino alla città
di Vitina, in una zona sotto il controllo dei soldati americani della Kfor.

Secondo le autorità di Belgrado, dalla fine del conflitto, nel giugno
scorso, sono almeno cento le chiese ortodosse danneggiate in attentati
compiuti da estremisti albanesi di religione musulmana.

Con il contributo di Ansa e Reuters


Conte Monaldo

unread,
Apr 30, 2000, 3:00:00 AM4/30/00
to

@mat <mat...@libero.it> wrote in message
LcWO4.64653$xt2.7...@news.infostrada.it...

> Mitrovica, serbi attaccano
> convoglio autobus

Ma va'.... Devo ricordarti le cifre della *pulizia etnica* che il MAI
disciolto UCK sta perpetrando su serbi, Rom e ogni altra etnia non
albanese? Sotto gli occhi benevoli della Kfor?


@mat

unread,
Apr 30, 2000, 3:00:00 AM4/30/00
to

Conte Monaldo <james....@infinito.it> wrote in message
8ehgrm$8t8$1...@serv1.albacom.net...

>
> @mat <mat...@libero.it> wrote in message
> LcWO4.64653$xt2.7...@news.infostrada.it...
> > Mitrovica, serbi attaccano
> > convoglio autobus
>
> Ma va'.... Devo ricordarti le cifre della *pulizia etnica* che il MAI
> disciolto UCK sta perpetrando su serbi, Rom e ogni altra etnia non
> albanese?

No, non credo ce ne sia bisogno.

> Sotto gli occhi benevoli della Kfor?

Ecco, già di questo mi piacerebbe avere un documentato contributo.
@mat
>
>
>

Kronstadt

unread,
May 1, 2000, 3:00:00 AM5/1/00
to

@mat <mat...@libero.it> wrote in message
p40P4.66982$xt2.8...@news.infostrada.it...

> > Sotto gli occhi benevoli della Kfor?
> Ecco, già di questo mi piacerebbe avere un documentato contributo.
> @mat

Be', come altri ti hanno risposto, sarebbe imprudente da parte dei capoccia
lasciare in giro documenti compromettenti. Ma qualcosa si puo' arguire
dall'incapacita' mostrata nell'arginare le offensive per niente isolate
degli albanesi contro persone, chiese e case, dalla facilita' con cui i
pochi arrestati vengono rimessi in circolazione. E dal fatto che, mentre
infuriava l'offensiva albanese a Mitrovica, i soldati onu si preoccupavano
di rastrellare le case dei *serbi*, per controllare che non avessero armi
(manco difendersi...). Negli stessi giorni, di fronte agli attacchi
dell'Ucpmb (frazione dell'Uck) al di la' della frontiera, gli americhens si
preoccupavano di diffondere notizie allarmistiche sui serbi che si
preparavano ad attaccare il Montenegro e a spezzare le reni alla Macedonia.

@mat

unread,
May 2, 2000, 3:00:00 AM5/2/00
to
> Be', come altri ti hanno risposto, sarebbe imprudente da parte dei
capoccia
> lasciare in giro documenti compromettenti.

Qualcun altro mi ha risposto? Se sě, nel mio server non č ancora arrivato
niente.

> Ma qualcosa si puo' arguire
> dall'incapacita' mostrata nell'arginare le offensive per niente isolate
> degli albanesi contro persone, chiese e case, dalla facilita' con cui i
> pochi arrestati vengono rimessi in circolazione.

Non mi risulta affatto che ci siano dei favoreggiamenti per l'UCK. Forse ci
sono stati (e del tutto incomprensibili) nel periodo delle trattative con
Milosevic, ma non vedo per quale motivo la Kfor dovrebbe favorire i ribelli
kosovari rispetto alle milizie serbe. Probabilmente c'č stato qualche
scontro gestito male, alcuni favoritismi da parte della compagine americana
(che ricordamolo era protagonista nella guerra) e... molte illazioni.

> E dal fatto che, mentre
> infuriava l'offensiva albanese a Mitrovica, i soldati onu si preoccupavano
> di rastrellare le case dei *serbi*, per controllare che non avessero armi
> (manco difendersi...).

Maddai!

> Negli stessi giorni, di fronte agli attacchi
> dell'Ucpmb (frazione dell'Uck) al di la' della frontiera, gli americhens
si
> preoccupavano di diffondere notizie allarmistiche sui serbi che si
> preparavano ad attaccare il Montenegro e a spezzare le reni alla
Macedonia.
>

Le notizie allarmistiche provenivano da molti osservatori di tutto il mondo
e quantomai esperti della situazione balcanica.
@mat

Conte Monaldo

unread,
May 2, 2000, 3:00:00 AM5/2/00
to

@mat <mat...@libero.it> wrote in message
liEP4.79677$xt2.9...@news.infostrada.it...

> Non mi risulta affatto che ci siano dei favoreggiamenti per l'UCK
Basterebbe riflettere sul FATTO che l'UCK non si e' mai realmente disarmato
come prevedeva l'accordo di giugno. E addirittura sono sorte "frazioni"
ancor piu' bellicose, come l'UCpmB.
Ma se non basta, leggi questo.
KOSOVO: KFOR ALLENTA CONTROLLI, INCENDIATA CHIESA SERBA
(ANSA) - PRISTINA, 9 NOV - Un'antica chiesetta serbo-ortodossa e' stata
incendiata nelle prime ore di questa mattina nel villaggio di Gornje, a 10
km. da Podujevo, nell' estremo Kosovo settentrionale: per molti mesi la
chiesa era stata presidiata dalle truppe della Kfor, ma negli ultimi
giorni, per problemi di servizio, i controlli erano stati allentati e
l'intera zona era vigilata solo da una pattuglia.
''Per incendiare la chiesa qualcuno ha dovuto tagliare la recinzione di
filo spinato'' ha riferito all' Ansa Andrea Angeli, portavoce dell'
amministrazione civile delle Nazioni Unite per il Kosovo (Unmik). Una volta
all' interno dell' edificio, muri e navate sono stati cosparsi di benzina e
il fuoco ha distrutto tutto. L'incendio e' stato appiccato tra le due e le
sette di questa mattina, in un orario tuttora non precisato: quando i primi
soldati della Kfor sono giunti sul posto, ormai la chiesa era completamente
in fiamme. (ANSA).

@mat

unread,
May 3, 2000, 3:00:00 AM5/3/00
to
> Basterebbe riflettere sul FATTO che l'UCK non si e' mai realmente
disarmato
> come prevedeva l'accordo di giugno. E addirittura sono sorte "frazioni"
> ancor piu' bellicose, come l'UCpmB.

Non ho detto che i risultati delle UN siano stati sorprendentemente in linea
con le previsioni, ho solo detto che non credo a favoreggiamenti dei gruppi
di guerriglia albanesi. Non ne vedo il motivo.

> Ma se non basta, leggi questo.
> KOSOVO: KFOR ALLENTA CONTROLLI, INCENDIATA CHIESA SERBA
> (ANSA) - PRISTINA, 9 NOV - Un'antica chiesetta serbo-ortodossa e' stata
> incendiata nelle prime ore di questa mattina nel villaggio di Gornje, a 10
> km. da Podujevo, nell' estremo Kosovo settentrionale: per molti mesi la
> chiesa era stata presidiata dalle truppe della Kfor, ma negli ultimi
> giorni, per problemi di servizio, i controlli erano stati allentati e
> l'intera zona era vigilata solo da una pattuglia.
> ''Per incendiare la chiesa qualcuno ha dovuto tagliare la recinzione di
> filo spinato'' ha riferito all' Ansa Andrea Angeli, portavoce dell'
> amministrazione civile delle Nazioni Unite per il Kosovo (Unmik). Una
volta
> all' interno dell' edificio, muri e navate sono stati cosparsi di benzina
e
> il fuoco ha distrutto tutto. L'incendio e' stato appiccato tra le due e le
> sette di questa mattina, in un orario tuttora non precisato: quando i
primi
> soldati della Kfor sono giunti sul posto, ormai la chiesa era
completamente
> in fiamme. (ANSA).

Ma queste sono cose che succedono. Del resto non si può mica pretendere che
ci sia un militare ogni metro quadro o un funzionario ONU in ogni ufficio
dei tribunali...
I disordini accadono in ogni parte del mondo, figuriamoci in una zona come
quella del Kosovo!!
Il fatto che accadono non significa necessariamente che ci sia stata volontà
di farli accadere, altrimenti non ci caveremmo più le gambe.
@mat

Conte Monaldo

unread,
May 3, 2000, 3:00:00 AM5/3/00
to

@mat <mat...@libero.it> wrote in message
clZP4.86365$xt2.1...@news.infostrada.it...

> Ma queste sono cose che succedono. Del resto non si può mica pretendere
che
> ci sia un militare ogni metro quadro o un funzionario ONU in ogni ufficio
> dei tribunali...

Ma quando si riduce la presenza militare e dopo un po' tacchete un attacco
a me pare piu' di una coincidenza (non e' l'unico caso, purtroppo)

@mat

unread,
May 4, 2000, 3:00:00 AM5/4/00
to

> Ma quando si riduce la presenza militare e dopo un po' tacchete un attacco
> a me pare piu' di una coincidenza (non e' l'unico caso, purtroppo)
>

Ammettiamo che non fosse una coincidenza. Per quale motivo la Kfor
appoggerebbe le milizie albanesi?
@mat

Giacomo Cappugi

unread,
May 11, 2000, 3:00:00 AM5/11/00
to
Perchè li fanno trombare gratis nei bordelli che loro gestiscono!
A parte gli scherzi (nei bordelli ci vanno ma pagano), l' occidente, di cui
la Kfor è in massima parte espressione, ha sempre appoggiato l'UCK perchè
gli è servito per destabilizzare la Jugoslavia e ancora gli serve.
Secondo te che ne sarà del Kossovo, tornerà a far parte della Federazione
Jugoslava, oppure la prospettiva futura sarà quella di mettere in piedi l'
ennesimo staterello balcanico?
Penso che il destino che viene prospettato sia quello dell' indipendenza, e
allora l'esercito, la polizia, da chi saranno formati se non dall' UCK o da
qualche sua diretta filiazione?

@mat <mat...@libero.it> wrote in message

jdaQ4.90505$xt2.1...@news.infostrada.it...

@mat

unread,
May 13, 2000, 3:00:00 AM5/13/00
to

> Perchè li fanno trombare gratis nei bordelli che loro gestiscono!

Non li gestiscono loro, per la verità. Anche se sono i clienti più fedeli...

> A parte gli scherzi (nei bordelli ci vanno ma pagano), l' occidente, di
cui
> la Kfor è in massima parte espressione, ha sempre appoggiato l'UCK perchè
> gli è servito per destabilizzare la Jugoslavia e ancora gli serve.

No. L'occidente non ha assolutamente alcun vantaggio a destabilizzare la
Jugoslavia, anzi, è semmai vero il contrario. Ti ricordo che all'epoca dei
primi scontri in Bosnia, il mondo occidentale aveva quasi appoggiato
Milosevic, perché l'idea della grande Serbia era vista come la meno peggio
allora. Si sono sbagliati sul conto di Milosevic, ma su una cosa non hanno
avuto torto: l'instabilità balcanica è il male peggiore che una fragile
unione europea possa permettersi.

> Secondo te che ne sarà del Kossovo, tornerà a far parte della Federazione
> Jugoslava, oppure la prospettiva futura sarà quella di mettere in piedi l'
> ennesimo staterello balcanico?

Il Kosovo è ad un drammatico bivio. La composizione della popolazione è
ormai quasi interamente albanese e questa vuole l'indipendenza. Ma un Kosovo
indipendente rimetterebbe in moto il progetto di una "Grande Albania" che se
da un lato genererebbe stabilità politica, dall'altro scatenerebbe
probabilmente le ire di Milosevic che si è già detto pronto a provvedere con
una nuova pulizia etnica ai sessantamila albanesi residenti ancora ai
confini serbi (che tra l'altro potrebbero essere rimessi in discussione).

> Penso che il destino che viene prospettato sia quello dell' indipendenza,
e
> allora l'esercito, la polizia, da chi saranno formati se non dall' UCK o
da
> qualche sua diretta filiazione?

Penso che di indipendenza non se ne parli, almeno finché Milosevic rimarrà
al suo posto. Del resto l'occidente non ha proposte alternative, se non
quelle di tenere (per quel che può) buoni i gruppi di guerriglia e
coordinare (nelle sedi politiche appropriate) programmi di ricostruzione
sociale e politica di una regione-stato ancora troppo fragile per riuscirci
da sola.
Per quanto riguarda la trasformazione dell'UCK in esercito di un futuro
stato del kosovo, non lo escludo, come non escludo che si possa prima o poi
riprodurre un processo di fusione nucleare a freddo.
A parte gli scherzi, credo che questa ipotesi sia invece possibile, ma a
lungo termine e a condizioni molto precise. Del resto non vedo questo come
fumo negli occhi.
Dire questa cosa però non significa appoggiare le milizie dell'UCK. A chi
conviene? A una comunità internazionale che deve ogni giorno fare i conti
con dei microfallimenti? A una comunità europea che vede alimentare tensioni
a pochi chilometri di distanza?
@mat

Giacomo Cappugi

unread,
May 13, 2000, 3:00:00 AM5/13/00
to
L' occidente non vuole destabilizzare la Jugoslavia?
Ma se nell' ultimo decennio abbiamo visto sfilarsi come petali di margherita
Slovenia, Croazia, Bosnia, Macedonia. Tutte secessioni appoggiate con
modalità diverse dall' occidente.
Per il Kossovo si è addirittura intervenuti direttamente.
Non so cosa si possa permettere la "fragile unione europea" (sicuramente
appoggiando la secessione slovena e croata la Germania ha avuto il suo
tornaconto), ma sicuramente non è la sola parte in causa: gli USA non sono
certo delle comparse.
La legittimazione dell' UCK c' è di fatto: ha già un ruolo di polizia
riconosciuto.
Del resto l' occidente li ha sempre rivestiti e armati....

@mat <mat...@libero.it> wrote in message

iC7T4.11827$F46.1...@news.infostrada.it...

@mat

unread,
May 15, 2000, 3:00:00 AM5/15/00
to

Giacomo Cappugi <gca...@tin.it> wrote in message
8fjsm8$535$1...@nslave2.tin.it...

> L' occidente non vuole destabilizzare la Jugoslavia?

Assolutamente no.

> Ma se nell' ultimo decennio abbiamo visto sfilarsi come petali di
margherita
> Slovenia, Croazia, Bosnia, Macedonia. Tutte secessioni appoggiate con
> modalità diverse dall' occidente.

Ma và. Guarda che gli stati raggiungono l'indipendenza se c'è una chiara e
evidente volontà della stramaggioranza della popolazione. La Slovenia ha
combattuto due giorni di guerra con l'esercito federale Jugoslavo perché
l'indipendenza era già nei fatti dopo la morte di Tito. E cosa doveva fare,
intervenire alla corte di Milosevic per garantire una stabilità che solo il
governo Serbo voleva in tutta la ex Jugoslavia?
E' sicuro che la Germania abbia avuto il suo tornaconto appoggiando
politicamente la Croazia, ma l'appoggio c'è stato quando era ormai diventato
chiaro che era impossibile immaginare uno stato Croato non indipendente. E
comunque non mi sembra che la Germania abbia mandato il suo esercito a
Vukovar.

> Per il Kossovo si è addirittura intervenuti direttamente.

Se l'avesse fatto altrettanto tempestivamente anche in Bosnia forse Dayton
sarebbe arrivata con un paio d'anni d'anticipo. Prova a immaginare un
Kossovo in guerra per quattro anni con un'Albania coi fucili puntati a
ridosso dei confini e una Macedonia pronta a sfruttare ogni debolezza del
governo centrale. E così via, passando per la Grecia fino ai vecchi
conquistatori della regione balcanica: la Turchia.

> Non so cosa si possa permettere la "fragile unione europea" (sicuramente
> appoggiando la secessione slovena e croata la Germania ha avuto il suo
> tornaconto), ma sicuramente non è la sola parte in causa: gli USA non sono
> certo delle comparse.

Il tornaconto più grosso è avere evitato (purtroppo con la Bosnia non fu
così) di avere centinaia di migliaia di rifugiati sparsi per la Slovenia
(che a malapena riesce ancora a gestire i suoi quindici campi profughi) e
per l'Europa. A maggior ragione per l'Italia che avrebbe dovuto fare i conti
con il flusso via mare di sfollati disperati in cerca di rifugio.
E avere evitato una carneficina che avrebbe potuto protrarsi ancora per anni
(da entrambe le parti, bada bene!).
Ma è certo, neanche io so bene se la strada scelta dall'occidente sia stata
la migliore. Ma è certo che dopo quello che si è visto in Bosnia non è che
si vedessero molte alternative...
L'insofferenza che si era raggiunta in Kossovo non era la stessa del periodo
di Rugova, ormai si era passati alle armi e non vedo alternative ad un
intervento militare.

> la legittimazione dell' UCK c' è di fatto: ha già un ruolo di polizia
> riconosciuto.

Dal Manifesto. :-)

> Del resto l' occidente li ha sempre rivestiti e armati....

Portandoli nelle migliori boutique di Mitrovica. ;-)
@mat


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