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> Sono in topic dibattiti intorno a:
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> e le nuove iniziative all'interno del mondo ebraico;
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> Sono possibili discussioni sulla cultura e sulla storia israeliana
> e ebraica e in genere sugli elementi che hanno influenzato lo
> sviluppo delle varie correnti sioniste e la fondazione dello stato
> di Israele. Saranno benvenuti i post a carattere storiografico, con
> particolare attenzione alle fonti storiche (documentarie,letterarie,
> materiali) e alla ricostruzione dei fatti attraverso di esse, alle
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> Le discussioni benvenute nel gruppo riguardano: la storia del paese,
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> in progetto o in fase di realizzazione in Italia e all'estero; ivi
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LETTERA DI NELSON MANDELA A UN GIORNALISTA SIONISTA
Pubblicato da ab il 6/12/13 • Inserito nella categoria: Esperienze,Primo
Piano,Strillo,Testimonianze
Questa lettera è stata scritta il 28 marzo 2001 ma rimane di scottante
attualità. Una lettera di Nelson Mandela a Thomas Friedman
sull’apartheid in Israele
Da: Nelson Mandela (primo Presidente del Sud Africa) A: Thomas L.
Friedman (articolista del New York Times)
So che entrambi desideriamo la pace in Medioriente, ma prima che tu
continui a parlare di condizioni necessarie da una prospettiva
israeliana, devi sapere quello che io penso.
Da dove cominciare? Che ne dici del 1964? Lascia che ti citi le mie
parole durante il processo contro di me. Oggi esse sono vere quanto lo
erano allora: “Ho combattuto contro la dominazione dei bianchi ed ho
combattuto contro la dominazione dei neri. Ho vissuto con l’ideale di
una società libera e democratica in cui tutte le sue componenti
vivessero in armonia e con uguali opportunità. E’ un ideale che spero di
realizzare. Ma, se ce ne fosse bisogno, e’ un ideale per cui sono
disposto a morire”.
Oggi il mondo, quello bianco e quello nero, riconosce che l’apartheid
non ha futuro. In Sud Africa esso e’ finito grazie all’azione delle
nostre masse, determinate a costruire pace e sicurezza. Una tale
determinazione non poteva non portare alla stabilizzazione della
democrazia.
Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione
alla situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra
palestinesi ed israeliani.
Questo accade perché tu, erroneamente, ritieni che il problema
palestinese sia iniziato nel 1967. Sembra che tu sia stupito del fatto
che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente più
importante dei quali e’ il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi.
Il conflitto israelo-palestinese non e’ una questione di occupazione
militare e Israele non e’ un Paese che si sia stabilito “normalmente” e
che, nel 1967, ha occupato un altro Paese.
I palestinesi non lottano per uno “Stato”, ma per la libertà,
l’indipendenza e l’uguaglianza, proprio come noi sudafricani.
Qualche anno fa, e specialmente durante il governo laburista, Israele ha
dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori
occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme
sarebbe stata sotto l’esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi
non avrebbero mai avuto uno Stato indipendente, ma sarebbero stati per
sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano
su confini, terra, aria, acqua e mare.
Israele non pensava ad uno “Stato”, ma alla “separazione”.
Il valore della separazione e’ misurato in termini di abilità, da parte
di Israele, di mantenere ebraico lo Stato ebraico, senza avere una
minoranza palestinese che potesse divenire maggioranza nel futuro.
Se questo avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una
democrazia secolare o uno Stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno
stato di apartheid non solo de facto, ma anche de jure.
Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent’anni,
scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani e’ preda di un
volgare razzismo e si dichiara apertamente razzista. Questo razzismo e’
della natura di: “Odio gli arabi” e “Vorrei che gli arabi morissero”.
Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte
discriminazioni contro i palestinesi. E se consideri i territori
occupati nel 1967, scoprirai che vi si trovano già due differenti
sistemi giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita
umana: uno per le vite palestinesi, l’altro per quelle ebraiche.
Ed inoltre, vi sono due diversi approcci alla proprietà ed alla terra.
La proprietà palestinese non è riconosciuta come proprietà privata
perché può essere confiscata.
Per quanto riguarda l’occupazione israeliana della West Bank e di Gaza,
vi e’ un fattore aggiuntivo. Le cosiddette “aree autonome palestinesi”
sono bantustans. Sono entità ristrette entro la struttura di potere del
sistema di apartheid israeliano.
Lo stato palestinese non può essere il sottoprodotto dello stato ebraico
solo perchè Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione
razziale israeliana e’ la vita quotidiana della maggioranza dei
palestinesi.
Dal momento che Israele e’ uno stato ebraico, gli ebrei godono di
diritti speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno
posto nello stato ebraico.
L’apartheid e’ un crimine contro l’umanità.
Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della
loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazioni razziali
e di disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato
migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale.
In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione
civile, in particolare bambini. La risposta data dal Sud Africa agli
abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di
apartheid, fa luce su come la societa’ israeliana debba modificarsi
prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente.
Thomas, non sto abbandonando la diplomazia.
Ma non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori.
Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò.
Se vuoi l’apartheid formale, non ti sosterrò.
Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi
ci opporremo a te.
Quando deciderai cosa fare, chiamami.”
Nelson Mandela, primo presidente del Sud Africa
catalano
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