Il 06/12/2016 06:13, Gruppo Coordinamento NEWS-IT ha scritto:
> In fondo a questo articolo, inviato automaticamente ogni mese, troverai
> il manifesto di questo newsgroup (it.politica.internazionale.israele).
> Tutto questo è arabo per te? leggi
> <
http://www.news.nic.it/news-it/docs/glossario.html>.
>
> Tieni presente che esistono anche questi newsgroup
>
> it.test - per fare tutte le prove con le news
> it.aiuto - per domande generiche di aiuto
> it.news.aiuto - per tutti i problemi riguardanti le news
>
> Un gruppo molto importante che *ogni utente* dovrebbe seguire è
> it.news.annunci; su questo gruppo, moderato e con *pochissimo* traffico,
> vengono inviate le comunicazioni ufficiali di creazione e rimozione dei
> newsgroup, le proposte per la creazione di nuovi gruppi, i moduli per
> votarli, i risultati delle votazioni eccetera.
>
> Leggi qui il metamanifesto di it.*, contenenti informazioni comuni a
> tutti i newsgroup: <
http://www.news.nic.it/doc/metamanifesto.html> .
>
>
> Infine, questo newsgroup fa parte della gerarchia it.*: se non sai cos'è
> un newsgroup, una gerarchia, oppure it.*, lo puoi scoprire a
> <
http://www.news.nic.it/>.
>
> Questo newsgroup è uno spazio per discutere la politica interna ed
> estera dello stato di Israele e i modi per assicurarne l'esistenza
> nel rispetto dei principi storici e ideali del sionismo che ne hanno
> favorito la nascita e chiama a discutere persone di orientamenti
> differenti che non mettano in discussione la legittimità dello
> Stato d'Israele e il suo far parte della comunità internazionale,
> con diritti ed obblighi pari a quelli degli altri stati del mondo.
>
> Argomenti del gruppo sono la storia dello stato di Israele e delle
> correnti del pensiero sionista che hanno portato alla sua
> costituzione, l'arte, la ricerca scientifica e tecnica;
>
> Sono in topic dibattiti intorno a:
> 1) politiche del governo israeliano e loro ripercussioni internazionali;
> 2) Argomenti di politica sociale e economica;
> 3) Discussioni sulla politica di organismi sopranazionali riguardanti
> specificamente lo stato di Israele;
> 4) vari movimenti del sionismo nel mondo, gli avvenimenti, i dibattiti
> e le nuove iniziative all'interno del mondo ebraico;
> 5) i rapporti tra lo stato israeliano e i popoli arabi;
> 6) lo stato palestinese;
>
> Sono possibili discussioni sulla cultura e sulla storia israeliana
> e ebraica e in genere sugli elementi che hanno influenzato lo
> sviluppo delle varie correnti sioniste e la fondazione dello stato
> di Israele. Saranno benvenuti i post a carattere storiografico, con
> particolare attenzione alle fonti storiche (documentarie,letterarie,
> materiali) e alla ricostruzione dei fatti attraverso di esse, alle
> metodologie della loro esegesi e, più in generale, della ricerca
> storica.
>
> Le discussioni benvenute nel gruppo riguardano: la storia del paese,
> dalle origini ai giorni nostri; la cultura in tutte le sue forme, la
> pubblicizzazione di manifestazioni di cultura e politica israeliana
> in progetto o in fase di realizzazione in Italia e all'estero; ivi
> compresi articoli di giornali o estratti da libri e riviste purché
> venga specificata la fonte.
>
> Al di fuori della mera trattazione di argomentazioni giuridiche,
> non sono ammesse né discussioni né propaganda di comportamenti
> previsti come reato dall'ordinamento italiano.
> Il newsgroup è moderato e in lingua italiana, sono ammessi post in
> inglese, se preceduti da una sintesi in lingua italiana; per gli
> articoli presenti sul web è gradita la sola indicazione dell'url e
> una breve descrizione.
>
> Non sono ammessi post: con offese a persone o fedi religiose, in
> particolare le bestemmie; che riportano integralmente e solamente
> testi tratti da altri siti; diffamatori nei confronti di persone od enti.
>
> L'eventuale firma non verrà, naturalmente, valutata dal punto di
> vista dell'attinenza o meno al gruppo, ma deve essere compatibile con
> la netiquette e non deve essere usata come sotterfugio per scavalcare
> la moderazione. Non sono pertanto ammesse signature con contenuti
> "offensivi".
>
> Il manifesto potrà essere modificato dal moderatore, previa
> consultazione di gradimento con i partecipanti al newsgroup, qualora
> intervengano fatti nuovi che lo rendano opportuno.
>
>
Un invito a leggere l'articolo sotto riportato!
Pensavo che avrei tanta voglia che il nostro Presidente Mattarella ed il
nostro ex primo ministro Renzi leggessero l'articolo sotto riportato
prima che il primo desse l'OK all'annessione degli insediamenti ebraici
in territorio palestinese e il secondo che non dicesse più che Israele
ha il diritto di difendersi e che si deve smettere di attaccare Israele
con le critiche.
4.4159638911985 su 5 stelle.
Notizie
Rocco Catalano
9 dicembre 2015 ·
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Noam Sheizaf: noi israeliani non abbiamo il diritto di negare ai
palestinesi la loro libertà
Pubblicato da ab il 9/12/15 • Inserito nella categoria: Primo Piano,Strillo
martedì 8 dicembre 2015
Noam Sheizaf : We Israelis Have No Right to Deny Palestinians Their Freedom
2349077637
Sintesi personale
Ascoltando le notizie estere sul conflitto si potrebbe pensare che
esiste una Palestina sovrana che ha una sorta di disputa territoriale
con lo Stato di Israele. Ogni tanto Israeliani e Palestinesi agiscono
violentemente, altre volte parlano tra loro, ma con scarso successo. Ben
intenzionati mediatori vanno e vengono per cercare di porre fine alle
ostalità. Il lettore medio, dopo queste notizie, si chiede come mai non
è stato ancora risolto questo problema.
La risposta è questa: la storia ha molto poco a che fare con la realtà
sul terreno. Non c’è la Palestina. Israele è l’unico sovrano tra il
fiume e il mare. Israele controlla tutti i confini, la moneta è il nuovo
shekel israeliano, la banca centrale è Israele. Israele controlla la
registrazione della popolazione, i porti e lo spazio aereo. Esiste anche
la polizia palestinese per proteggere Israele, non i palestinesi.
Sotto la sovranità israeliana gli ebrei hanno tutti i diritti. I
Palestinesi no. Quelli che nascono ad ovest della linea verde hanno
(quasi) pieni diritti, ma sono pesantemente sorvegliati e discriminati.
Circa 300.000 palestinesi di Gerusalemme Est sono “residenti”: non
possono partecipare alle elezioni generali, non possono acquistare
terreni dello Stato e il loro stato civile può essere cancellato, sia
come individui che come collettività, come Israele sta pensando di fare
per circa 100.000 di loro. Infine ci sono i palestinesi nei territori
occupati sotto il controllo del regime militare; non sono rappresentati
nel sistema israeliano e, per quasi mezzo secolo, sono stati processati
in tribunali militari con la legge militare.
Il “conflitto” è in realtà un problema interno ad Israele: un regime che
gestisce diritti diversificati in base ai gruppi etnici. Il sistema
funziona in base alle classi di cittadinanza e non in base alla
segregazione razziale, ma l’esito non è molto diverso. Questa non è una
situazione temporanea. E’ realtà per la maggior parte degli israeliani e
per i palestinesi.
Il mantenimento di una tale complicata struttura è difficile. Poiché
alla maggior parte dei palestinesi viene impedito di prendere parte al
sistema, l’unico modo per tenerli sotto controllo è utilizzare la forza.
La Cisgiordania e Gaza sono prigioni a cielo aperto con alte mura e
torri di avvistamento. Israele è diventato uno dei leader mondiali nella
sorveglianza, nelle uccisioni mirate e nelle tecnologie di controllo
della folla.
Dalla fine del 1970 quasi tutte le guerre di Israele sono state
intraprese contro i palestinesi. Israele ha combattuto queste guerre con
un obiettivo in mente: preservare lo status quo all’interno dei suoi
confini. La guerra del 2006 contro gli Hezbollah e l’invasione del
Libano nel 1982 sono state guerre contro l’Organizzazione per la
Liberazione della Palestina.
Il vero successo di Israele consiste nella sua capacità di mantenere la
narrazione “diplomatica” di due regimi sovrani che cercano di risolvere
alcune controversie di confine.
La narrazione diplomatica crea una serie di richieste e aspettative. Ad
esempio quando Israele fa rispettare un certo diritto palestinese come
la libertà di viaggiare; un giusto processo, la rappresentanza in
qualche comitato di zonizzazione, ciò viene considerato un “gesto” di
buona volontà del governo e non come uno di quegli atti arbitrari di
misericordia che i regimi autoritari utilizzano come merce di scambio.
A livello più profondo la discussione in corso sulle “concessioni” di
Israele nei confronti dei palestinesi priva il termine “diritti” del suo
significato originale: qualcosa che una persona ha nel momento stesso
che nasce. Invece si finisce in una dinamica dove i diritti dei
palestinesi sono una moneta politica utilizzata per ottenere i favori
del mondo e legittimare gli obiettivi politici israeliani. Gli
insediamenti ne sono l’esempio più evidente.
E’ a causa della narrazione diplomatica che il pluridecennale dibattito
politico israeliano di porre fine all’occupazione viene considerato il
segno di una “vibrante democrazia”, mentre ogni sforzo palestinese di
ottenere alcuni diritti viene etichettato con il termine “dannoso”,
“inutile” o semplicemente “terrore”.
Il processo diplomatico sta fallendo perché questo non è un problema
diplomatico. I colloqui di pace sono privi di significato perché i
palestinesi, come ogni popolazione alla quale vengono negati i propri
diritti, non hanno nulla da offrire ad Israele. Non hanno risorse o un
esercito che desti qualche timore.
Ecco perché il sostegno al processo di pace è così basso: gli ebrei
israeliani capiscono che qualsiasi cambiamento importante, sia sotto
forma di una soluzione a due stati o di uno stato come qualsiasi altro
accordo, rischia di peggiorare le cose per loro. Dovranno rinunciare a
beni senza ricevere nulla in cambio. Così eleggono e rieleggono il
leader che promette di fare tutto quanto in suo potere per mantenere le
cose come sono e far saltare il processo di pace come promesso.
Purtroppo l’unica cosa che ha spinto gli israeliani a ripensare
all’occupazione in passato è stata la violenza palestinese. La prima
Intifada ha portato a Oslo,la seconda al disimpegno di Gaza. I sondaggi
hanno scoperto che, al culmine degli attacchi terroristici, il supporto
per la soluzione dei due Stati era cresciuto diminuendo quando la
violenza si è placata.
Si tratta di una dinamica orribile sia per gli ebrei israeliani che per
i palestinesi. Se vogliamo evitare ulteriori violenze dobbiamo porre
fine alla diplomazia narrativa e tornare alla realtà sul terreno. La
semplice verità è che noi israeliani non abbiamo il diritto di negare ai
palestinesi la loro libertà, anche se abbiamo deciso di farlo
“democraticamente”.
E’ il momento per la comunità internazionale �€" sostenuta con azioni
significative �€" di rispettare i diritti dei palestinesi. Questo non
determinerà necessariamente la soluzione di un solo stato, perché
Israele potrebbe ritirarsi dai territori occupati con o senza un
accordo, ma vorrà dire che lo status quo non è più un’opzione. Questa è
l’unica alternativa alla violenza: il primo necessario passo verso la
lunga strada che porterà la pace.
Pubblicato da arial a 23:33
Noam Sheizaf: noi israeliani non abbiamo il diritt…
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Rocco Catalano Oh! Finalmente, nella lussuria della politica del governo
ebraico israeliano, appare uno sprazzo di luce, che, se non si
spegnesse, potrebbe portare la Palestina sulla via della conciliazione
tra i due popoli che la abitano. E anche la cessazione dell’odio
insopprimibile nei confronti dell’ebreo che da settanta anni inquina le
falde acquifere del territorio con il sangue dei palestinesi. Nella
Bibbia compare un Dio che punisce gli ingiusti e premia i giusti,
speriamo che quel Dio non sia morto e ritorni in Palestina a portare
giustizia e pace.
catalano
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