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Vincenzo Cardarelli-Camicia nera

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donquixote

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Jun 4, 2003, 7:51:33 PM6/4/03
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VINCENZO CARDARELLI
Giuseppe Puppo
Se ancora si vuol leggere uno scrittore capace di prosa d'arte, bisogna
leggere le pagine di Vincenzo Cardarelli, per esempio da «Il sole a picco»
del 1929, o da «Il cielo sulla città» del 1939: quell'italiano corretto,
efficace, essenziale, adoperato per rendere i percorsi della memoria e delle
esperienze, soprattutto i ricordi dell'infanzia, legata a Tarquinia, dove
egli nacque, nel 1887, della giovinezza, legata alla zona etrusca che
abbraccia tutto il circondario, e, infine, delle camere solitarie nella Roma
dell'insegnamento e delle prime significative esperienze letterarie.
Ma cosa sono poi i ricordi? Se non
ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo
strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
Se ancora si vuol leggere poesie d'arte, bisogna leggere quelle di Vincenzo
Cardarelli, raccolte in volume unico nel 1942: quei versi tondi,
circoscritti, dalla metrica dosata e impreziositi dal lessico ricercato,
giocati sulle immagini espresse e su quelle evocate, che parlano del tempo e
dei ricordi che il tempo, inevitabilmente, porta con sé, dei giorni e delle
opere che i giorni, instancabilmente, si lasciano appresso.
Gli esiti sono dunque sempre bellissimi, nella vena tardoromantica,
intimista, «crepuscolare», come quando, per esempio, egli stesso si paragona
ai gabbiani:
Non so dove i gabbiani facciano il nido
ove trovino pace.
Io son come loro...
La vita io la sfioro, come essi
l' acqua a catturare il cibo...
E come essi amo la quiete,
la gran quiete marina...
Ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca
Ma, per quelle strane sorti imperscrutabili che regolano le vicende
letterarie, di tutto questo nella comune conoscenza generalizzata rimane
oramai molto poco.
Al limite, si ricorda nella storia della letteratura le riviste che
Cardarelli fondò e diresse fra le due guerre, "La Ronda" e "Solaria", in cui
teorizzò la propria ideologia letteraria, frutto di meditazione, rigore
espressivo, compostezza formale classicheggiante, ma senza penalizzare il
contenuto, al contrario.
Come da lui stesso ben spiegato:
Il nostro classicismo è metaforico e a doppio fondo. Seguitare a servirci
con fiducia di uno stile defunto non vorrà dire per noi altro che realizzare
delle nuove eleganze, perpetuare, insomma, insensibilmente, la tradizione
della nostra arte. E questo stimeremo essere moderni alla maniera italiana,
senza spatriarci
Ma c'è un altro Cardarelli del tutto misconosciuto e insondato.
Quello che costò a sé stesso l'emarginazione nel Dopoguerra, vissuto nella
solitudine, fra rare frequentazioni fisiche e numerose prese di posizione,
disseminate su varie riviste, soprattutto la sua «La fiera letteraria», fino
alla morte, avvenuta nella capitale, nel 1959, che non rese giustizia al suo
valore, come, del resto, mai nessuna postuma rivalutazione, o pure semplice
rivisitazione.
Così le sue poesie son gioielli risplendenti e vividi, ma tenuti nascosti.
Però è il suo pensiero politico che vogliamo anche ricordare, proprio perché
nessuno lo ricorda più, anzi, nessuno sa nemmeno che esiste, nel suo rigore
morale e formale, nel suo attaccamento alla tradizione e la eroicità della
vita: come nel pensiero letterario, trasfigurato in quello politico, così
nel pensiero politico, trasfigurato nel fascismo.
Ne fu entusiasta assertore.
Collaborò, fra gli altri periodici, al «Tevere» di Teresio Interlandi e al
«Quadrivio».
Eccolo spiegarsi:
Io credo che verrà presto il giorno in cui saranno riconosciuti al fascismo
i lineamenti fondamentali di uno Stato popolare. .
Vediamo che il fascismo, erede di tutti i movimenti popolari che si sono
succeduti in Italia negli ultimi cinquanta anni, s'avvia a mettere la
Nazione italiana sopra un piano di assoluta parità, e tale è il suo
destino...
Non si era mai inteso, dalla costituzione del regno d' Italia in poi, un
presidente del consiglio chiamare popolo d' Italia e professarsi suo
servitore, come fu Mussolini. Nel linguaggio dei ministri piemontesi ancien
regime, parlando del popolo si diceva: "le classi povere"; in quello dei dep
utati liberali del Mezzogiorno: "le disgraziate popolazioni".
Occorreva una rivoluzione perché al popolo italiano fosse restituita almeno
la dignità del suo nome.
Perchè Cardarelli aveva anche un ideale politico: un movimento conforme alla
natura italiana e artefice di uno Stato autenticamente popolare.
Strano per un neoclassicista, letterario, no? Ma sono soltanto etichette.
Certo, quella di "nazionalpopolare" tanto oggi di moda, o almeno di moda, a
proposito, e più spesso a sproposito, fino a poco tempo fa, a Cardarelli
starebbe benissimo.

CAMICIA NERA
Nata di certo tu sei in Toscana,
camicia nera.
Su per quei monti ove cadde Ferruccio
e s'aprono i valloni
dell'Inferno di Dante,
io ti vidi (e non eri
che un'umile camicia
da carbonai)
mirabilmente fresca
di recessi boschivi,
nativa e pura come quella gente
che vigila sulle alte fonti.
Tu mi rammenti l'Appennino bruno
i suoi crepuscoli profondi e mitici.
Lassù ti vidi. E già del tuo colore
si vestirono gli anni del riscatto,
la Giovane Italia e Mazzini.
Poi fosti manto di più duro lavoro,
di utopie disperate.
Hai conosciuto il fumo
delle officine,
la febbre degli anarchici,
la lunga, eroica, faticosa storia
d'un popolo in esilio.
O Italia dispersa e proletaria,
non pensavi alla guerra ed eri fatta
per ritrovarti in lei.
Nel tuo colore di morte
si riconosce ormai
la fiera gioventù.
Ruggono al vento le Fiamme Nere.
E le Camicie Nere che s'avanzano
con violenza e voce d'uragano
hanno le insegne, il grido, il passo, l'ordine
delle antiche legioni.
Quale cammino il tuo!
Da quanto sangue fosti consacrata,
camicia storica.
Ed era sul tuo panno come il sangue
d'una rondine uccisa.
Ora sei la gloriosa,
decente veste dell'Italia nuova.
Beato chi sia degno di portarti
a capo scoperto,
lungo le vie soleggiate.

--
NG it.politica.destra - http://www.news.nic.it/manif/it.politica.destra.txt

Il Moschettiere del Dvce

unread,
Jun 10, 2003, 10:39:49 AM6/10/03
to
donquixote ha scritto:

> VINCENZO CARDARELLI

E' l'autore di Villa Tarantola, premio strega di anni fa? L'hai letto?

Il Moschettiere del Dvce

|_\
|

"Soltanto un sano Fascismo può risollevare le sorti di questa nostra Italia
in rovina"

"E il vostro segreto pensiero è questo: valervi dei mezzi, delle forze
armate che il Governo ha nelle sue mani, per schiantare il movimento
fascista. Disilludetevi!"
Benito Mussolini

--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it

donquixote

unread,
Jun 10, 2003, 7:19:49 PM6/10/03
to

"Il Moschettiere del Dvce" <moschettier...@libero.it> ha scritto nel
messaggio news:bc4qjn$kh4$1...@news.newsland.it...

> donquixote ha scritto:
>
> > VINCENZO CARDARELLI
>
> E' l'autore di Villa Tarantola, premio strega di anni fa? L'hai letto?

Sě, vinse il premio Strega nel 1948 con quel libro.
Io non l'ho letto. Com'č?
Ciao.

Il Moschettiere del Dvce

unread,
Jun 11, 2003, 5:44:22 AM6/11/03
to
donquixote ha scritto:

> Sì, vinse il premio Strega nel 1948 con quel libro.
> Io non l'ho letto. Com'è?

Veramente volevo sapere da te com'era :)
Provo a vedere se il club degli editori ce l'ha ancora. Ha pubblicato
l'intera collana dedicata ai premi strega.

Il Moschettiere del Dvce

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"Soltanto un sano Fascismo può risollevare le sorti di questa nostra Italia
in rovina"

"E il vostro segreto pensiero è questo: valervi dei mezzi, delle forze
armate che il Governo ha nelle sue mani, per schiantare il movimento
fascista. Disilludetevi!"
Benito Mussolini


--

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