Immaginate di prenotare una sala in Italia per un convegno che
parli della Cina e ricordi gli eventi di piazza Tiananmen.
Al momento di passare a ritirare le chiavi prenotate,
il proprietario vi dice: "Mi dispiace, ma ho ricevuto
una telefonata dall'estero, da un funzionario cinese che
mi ha chiesto di non darle la sala in uso."
Voi cosa pensereste ?
"Zoom admits cutting off activists' accounts in obedience to China"
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https://www.theguardian.com/world/2020/jun/12/zoom-admits-cutting-off-activists-accounts-in-obedience-to-china>
Zoom e' un servizio di teleconferenza, molto usato.
Uno ottiene una "stanza virtuale" e convoca la riunione
fornendo un link che collega tutti coloro che vogliono
partecipare a questa riunione a tale stanza ovvero
all'organizzatore. Se tutti hanno audio e video, possono
parlarsi e verdersi in riquadri selezionabili della schermata.
Se qualcuno e' senza audio e video puo' comunicare con
messaggi (tipo chat) mandati all'organizzatore che puo'
riferirli a voce a farli apparire sullo schermo degli
altri partecipanti.
Dopo vicende paragonabili, su Facebook e altre piattaforme
"private" (ovvero di una sola entita' giuridica), e' evidente
il rischio che corre la liberta' di espressione se continua
questa fuga verso servizi gestiti da societa' private, cosi'
efficienti e carini da usare, ma solo finche' al proprietario
sta bene.
Usenet al massimo potra' trovare qualche server a fare
censura, ma non l'intera rete.