Non è da poco che ho a che fare con il cancro: ricordo ancora come
fosse ieri il volto sorridente di mia madre, seduta sul mio letto ad
asciugarmi le lacrime, nel tentativo di rassicurarmi dopo che avevo
scoperto che quello che le avevano appena tolto non era un polipo
intestinale, come inizialmente mi era stato fatto credere, bensì un
carcinoma del colon.
Non mi disse subito che c'erano anche della metastasi epatiche.
Ricordo il mio stupore e la mia angoscia quando seppi che non erano
operabili.
Da quel momento sono passati tre anni, e dopo essere passati
attraverso diverse strade della medicina ufficiale (infusore
sottocutaneo di chemioterapici via arteria epatica, chemioterapia in
pastiglie), quattro interventi chirurgici e 8 mesi di terapia Di Bella
(riduzione delle metastasi ma recidiva all'intestino), siamo ora
affidati all'ospedale Sacco di Milano, a più di un mese dalla terza
chemioterapia a base di Tomudex 3 mg.. Purtoppo, data la complessità
della situazione, i risultati della cura non sono assolutamente
incoraggianti, neanche sotto il profilo della qualità della vita (mia
mamma, a causa di una carcinosi peritoneale diffusa, ha forti dolori
nella zona addominale che cura, spesso senza successo, con
antinfiammatori e oppiacei).
La situazione è precipitata poco meno di due settimane or sono: è
comparso un ittero, i valori della bilirubina sono schizzati in alto
(prima 6 poi 12 infine 13 nelle ultime analisi). La funzionalità
epatica è allo stremo. Le vie biliari non sono dilatate, quindi è
preclusa ogni possibilità di intervento. Mancano le forze, gli occhi
sono sempre più gialli.
Nonostante tutto però, la mamma continua a lottare, senza illusioni e
ben conscia della sua situazione cerca di non farsi sopraffare dal
male, cerca di condurre una vita normale ma che normale non è più.
Ora però l'ammonio elevato l'ha resa meno lucida. Talvolta dice frasi
sconnesse, confonde le parole. Dopo averle minato il fisico ora il
male le ha annebbiato anche la mente.
Sono andato a parlare con i medici.
Sapevo già da tempo che questa chemioterapia non avrebbe avuto la
possibilità di guarirla, ma quello che mi hanno detto di nuovo è che
l'insufficienza epatica potrebbe arrivare da un momento all'altro.
L'ammonio elevato, hanno aggiunto, non è per forza un male: serve a
risparmiare al malato il dramma, la paura, l'angoscia di una fine
prossima. Ed io devo prepararmi. Accettare la situazione.
Quello che non mi è stato spiegato però è come stare vicino alla mamma
in questi giorni, come guardarla, cercando di sorridere anzichè
scoppiare in lacrime. Guardarla mentre tenta di fare a fatica le sue
cose sapendo che forse sarà l'ultima volta.
So bene che non devo illudermi, ma come si può andare avanti senza
nemmeno una piccola, minima, remota speranza?
I miracoli, si sa, qualche volta accadono, più spesso no, ma augurarsi
che possano avvenire ci aiuta comunque.E forse un piccolo miracolo
ieri è avvenuto.
Nella scorsa settimana abbiamo fatto l'impossibile per aiutare il
fegato della mamma a funzionare: un'alimentazione misurata (tanti
zuccheri semplici, miele, marmellata), epatoprotettori omeopatici, in
aggiunta agli amminoacidi a catena ramificata, al cortisone e al
Levolac prescritti dall'ospedale.
Il risultato, venerdì scorso, è stato un aumento della bilirubina
totale da 12.83 a 13.24, una diminuzione di quella diretta da 10.38 a
10.27, una diminuzione delle transaminasi (asat/got da 182 a 110 e
alat/gpt da 119 a 86) altri valori sono più o meno nella norma.
A tutto questo non si è accompagnato un miglioramento delle condizioni
fisiche in generale, tanto che la mamma doveva essere aiutata per
andare in bagno, per passare dal letto al divano e faticava a stare
seduta a tavola per più di dieci minuti.
Era quindi data per scontata l'impossibilità di realizzare il suo
unico, grande desiderio, programmato si da agosto: festeggiare
l'anniversario di matrimonio con mio padre invitando le sue amiche a
mangiare nell'albergo dove questa estate siamo andati in "vacanza".
E' un paesino in campagna, non distante da Milano dove abitiamo, ma lo
stress del viaggio, l'impegno di un'intera giornata da passare fuori
casa (ultimamente è uscita solo per andare all'ospedale) sembravano
un'impresa impossibile.
L'oncologa che la segue mi ha detto che in questi casi bisogna avere
un pizzico di incoscienza e cercare di fare l'impossibile per tentare
di realizzare quello che dovrebbe essere l'ultimo desiderio:"Al limite
anzichè guardare le case guarderà dal letto le montagne fuori dalla
finestra" ha aggiunto. Una frase terribile, che mi ha gelato il
sangue.
Ebbene, tanto era il desiderio di mia madre di partire, tanto
l'impegno per cercare di stare bene che ieri, dopo la flebo quotidiana
anticipata per l'occasione alle sei del mattino (dura tre ore), siamo
usciti di casa alle deici e siamo ritornati alle otto e mezza di sera.
Siamo rimasti seduti al tavolo del ristorante per quasi due ore, non
ha avuto bisogno di prendere i soliti antidolorifici, ha fatto tre
piani a piedi per mostrare alle amiche la camera dove stavamo questa
estate. E per la prima volta da dieci giorni a questa parte a cenato
con me e mio padre, chiaccherando del più e del meno e per giunta
sparecchiando alla fine.
Per noi ieri un piccolo miracolo è avvenuto davvero.
Quello che io adesso chiedo a voi amici, è di aiutarci, consigliarci
sui metodi (anche naturali o alternativi) da voi, o da vostri
colleghi, conosciuti per permettere al fegato di recuperare e andare
avanti.
Credo che se voi foste al mio posto agireste nella stesso modo per
offrire alle persone cui volete bene un'ultima, ancorchè disperata
possibilità.
Grazie.
Giorgio
Se ritenete opportuno posso fornirvi indicazioni più dettagliate sul
quadro clinico e sulle cure seguite
Giorgio okpc!@usa.net
Giorgio,purtroppo io non posso aiutarti, se non sentendomi solidale con
te: anche mia madre ha una complicazione, il carcinoma del
peritoneo. Anch'io ho chiesto aiuto (su questo NG), ma come puoi ben vedere
nessuna risposta. Mia madre ancora sta benino, ma le prospettive
sono pessime. Anzi forse tu sei in grado di darmi qualche consiglio
perchè molto probabilmente potrei dover affrontare momenti
difficili come quelli che stai affrontando tu.
Ti sono vicino (anche se non serve a molto). L'unica cosa che ti posso
dire è di non disperare, mai. Io non sono cristiano, ma non posso
non ricordare le parole di padre M.D. Turoldo (morì di cancro)
"Non abbandonatevi alla disperazione..."
Fai tutto il possibile fino all'ultimo, come stai facendo e come sto
cercando di fare anch'io.
Sentitamente
Valerio Guagnelli Scanzani
(se ti va rispondimi)
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Auguri di cuore Agostino Barbero
> Buon giorno,
la sua č una storia dolorosa. Io non vorrei crearle inutili illusioni. Ha sentito parlare della terapia con l'
ascorbato di Potassio? Me ne sto interessando da tempo. Provi a telefonare al dott. Pantellini a Firenze a questo
numero:
(0554)99634
Trattasi di una terapia testata da circa 40 anni, su solide basi scientifiche, che in alcuni casi ha dato
risposte straordinarie.
Voglia gradire i migliori auguri per sua mamma.
Carlo Vanelli
--
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