Ciao e grazie Susanna
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Posted from smtp3.libero.it [193.70.192.53]
via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
RRRRR:
Verifica, tramite RLS/RSSP se il Medico fà la sua visita agli ambienti di
lavoro, se ha segnalato tale problema e se il Datore di Lavoro ha
predisposto qualcosa.
Se non è successo, chiedi al RLS di farlo presente, se non succede ancora,
parla direttamente al Medico!!
FORZA!!!
Buon Lavoro
Oggionni Fausto
D.P.R. 303/56 Art. 11
D.P.R.547/55 Art. da 28 a 32
D.Lgs. 626/94 Art.33 comma 7
Alessio
Paolo <pr...@iol.it> wrote in message
3.0.5.32.2000061...@popmail.iol.it...
Lavoro in una fabbrica metalmeccanica, nel reparto di saldatura, vorrei
sapere se c'è una norma specifica di prevenzione (oltre all'articolo 11
della legge 626), in merito alla temperatura massima in questo ambiente di
lavoro (per ora siamo già a + 35° ma salirà ancora), davvero insostenibile
anche perchè molto umido.
Ciao e grazie Susanna
Egregio Alessio, se mi permetti, pacatamente e civilmente (scusa ma nonti
conosco, quindi non so come puoi accettare quanto scriverò) vorrei
dissentire dalla tua risposta.
Non per l'elenco in se, nè per il modo di porla, ma per lo stile.
In questo ng trovo molto costruttivo incontrare domande di utenti della
sicurezza (ovvero non professionisti), e, per mia convinzione, trovo giusto
rispondere in modo particolare.
Insegnando, scusate se mi permetto, agli "utenti" "l'uso" delle varie figure
e della legittimazione "sul campo" delle loro responsabilità. Non porta a
nessun risultato un singolo operatore che questiona con un DL sordo citando
leggi, ha, per esperienza, più valenza girare la questione a chi ha gli
strumenti per risolverla.
Il medico è la miglior persona, se serio professionista. COnsidera che
l'ASL, durante le ispezioni (così come ho visto spesso fare da ispettori
dell'ispettorato del lavoro), richiede sempre i rapporti delle visite dei
luoghi di lavoro del medico e, se trova notevoli discordanze, succede
(visto) che richiami il medico.
Scusa se mi sono permesso.
Approvo comunque, che gli operatori conoscano le leggi, sarebbe stata ok una
risposta mista mia con la tua:ciò che è effettivamente stato.
Disserto per passione
Oggionni Fausto
Vi ringrazio per le risposte. Per la cronaca il medico lo sa ma non è
cambiato nulla, la ASL ha l'abitudine di venire alle 8.30 di mattina
(ancora fresco e poco umido...).
Comunque a peggiorare la situazione è l'ossido di rame che si appiccica
alla pelle bella sudata (in inverno non succede) provocando irritazione,
allergia e qualche "viaggio" al pronto soccorso.
Ovviamente i responsabili aziendali, il medico e l'ASL snobbano...
Ciao Susanna
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Posted from smtp2.libero.it [193.70.192.52]
> D.P.R.547/55 Art. da 28 a 32
riguarda l'illuminazione (capo V)
> D.Lgs. 626/94 Art.33 comma 7
modifica l'art. 11 del 303/56
--
Saluti. Massimo Peca
----------------------------------------------------------------------------
azienda ulss n. 6 - dipartimento di prevenzione
servizio prevenzione igiene e sicurezza ambienti di lavoro
via IV Novembre, n. 46 - 36100 Vicenza VI
telefono 0444-992204, telefax 0444-511127
http://digilander.iol.it/cntpll
>Il medico è la miglior persona, se serio professionista. COnsidera che
>l'ASL, durante le ispezioni (così come ho visto spesso fare da ispettori
>dell'ispettorato del lavoro), richiede sempre i rapporti delle visite dei
>luoghi di lavoro del medico e, se trova notevoli discordanze, succede
>(visto) che richiami il medico.
come ho già detto non è solo una questione medica, quindi non condivido
l'affermazione "miglior persona". E' UNO dei professionisti addetti a questo
tipo di problemi che lavora in collaborazione con altri professionisti che
si occupano di prevenzione e sicurezza del lavoro.
Comunque è vero che il medico dovrebbe rilevare questa situazione,
riportarla nella sua relazione sulla visita agli ambienti di lavoro, quindi
informare il datore di lavoro che assieme all'RSPP devono individuare la
soluzione dopo aver "misurato" il problema, oppure affidandosi a chi ha
esperienza nel campo per valutazioni "spannometriche" che spesso sono
corrette.
Il "richiamo" è un atteggiamento benevolo e collaborativo dell'organo di
vigilanza che, diversamente, potrebbe sanzionare il medico per la violazione
dell'art. 17, comma 1, lettera b) oppure i) del DLGS 626/94. Bisogna vedere
l'entità del rischio.
Sulle "notevoli", bisognerebbe discutere caso per caso...
Ciao Susanna (o Paolo?),
mi auguro che tu abbia parlato già con il tuo RLS, RSPP ed eventualmente
chiesto anche al medico competente il suo parere (come dirò, è ANCHE una
questione di medicina del lavoro).
Quello che citi è un problema ricorrente di tutte le estati e va peggiorando
a causa della modificazione climatica di cui tutti sentiamo parlare. Ogni
stagione siamo continuamente in moto per placare i caldi animi...
lavorativi.
Posso dirti che non mi risulta che ci sia una legislazione esaustiva. E'
solo vaga e
piena di aggettivi, ma utilizabile per sanzionare situazioni ritenute gravi.
Ci sono norme tecniche, e sono queste che noi applichiamo, di solito con le
disposizioni.
Cominciamo con la UNI EN 27243:1996 che indica, nella tabella A, un valore
massimo di 33 °C dell'ambiente. Poi ci sono da fare una serie di
considerazioni sul tipo di attività, sull'abbigliamento (il CLO), sulla
ventilazione, sulla velocità dell'aria, sugli eventuali DPI, ecc.. La norma
UNI ne parla per 14 pagine.
Ci sono altre norme tecniche a cui riferirsi in questi casi, sono: ISO 7726,
ISO 7730 e ISO 7933.
Altri valori a cui far riferimento sono i TLV dell'ACGIH. In questo caso si
deve garantire che la temperatura corporea non superi mai i 38 °C.
Sia in un caso che nell'altro, bisognerà calcolare un indicatore che si
chiama WBGT (wet-bulb globe temperature - temperatura con bulbo umido).
Questo è il calcolo:
WBGT = 0.7 x NWB + 0.2 x GT + 0.1 x DB
NWB = temperatura del bulbo umido naturalmente ventilato;
DB = temperatura del bulbo secco;
GT = temperatura del globotermometro
Le temperature a cui possono essere esposti i lavoratori variano in funzione
del tipo di lavoro, della durata delle pause in rapporto alla durata del
lavoro (es. 75% lavoro / 25% di riposo). Si va da 25 a 30 °C espressi come
WBGT.
I valori sommariamente riportati potrebbero essere superati (sempre con il
limite dei 38 °C già menzionati) solo se i lavoratori esposti vengono
sottoposti a visite mediche periodiche e se è stato accertato che essi
sopportano il lavoro in ambiente caldo meglio del lavoratore medio (e quì si
potrebbe aprire un altra discussione).
Come vedi i riferimenti ci sono, ma per esprimere un giudizio compiuto e
serio bisogna misurare ed eventualmente fare delle visite mediche.
Il tuo RLS dovrebbe chiedere, tramite l'RSPP, al datore di lavoro di fare
queste misure e riportare i giudizi finali nella valutazione dei rischi
(art. 4 della 626). E' importante che chi farà questo lavoro indichi (come è
sempre buona norma) quali riferimenti normativi ha seguito (i colleghi
chimici sanno bene l'importanza dei metodi).
In conclusione: ad occhio e croce, in genere è sufficiente una buona
ventilazione (cioè un buon ricambio d'aria) per tenere sotto controllo la
temperatura interna dell'ambiente di lavoro. Però bisogna stare attenti alla
velocità dell'aria. Secondo una nostra circolare regionale, la n. 38 del
1987 modificata nel 1997 e che raccoglie indicazioni igienistiche della
letteratura tecnica; ci atteniamo ad un valore massimo di 0.15 m/s al di
sotto dei 2 metri d'altezza. In genere i problemi di questo tipo si
risolvono, oltre che con il condizionamento, quando possibile, in modo
strutturale. Cioè con un buon isolamento termico dell'edificio. Bisogna
valutare cosa conviene di più.
Se non ottieni soddisfazione da nessuno, puoi sempre rivolgerti al tuo SPSAL
(servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro).
Loro dovrebbero far fare, o fare, quanto ti ho accennato e impartire le
eventuali disposizioni e/o prescrizioni del caso.
Dacci notizie... l'estate sarà lunga...
Un fresco saluto. Massimo Peca
scusami, ma ho risposto prima di leggere questo tuo messaggio.
Allora, non mi rimane che consigliarti un esposto alla procura della
repubblica... così ogniuno "dovrebbe" assumersi le sue responsabilità.
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Saluti. Massimo Peca
Caro Silvio,
se non ti dispiace la mia risposta te la fornisco sia in privato che in
pubblico: sul news group it.lavoro.prevenzione. Non mi pare ci sia niente di
male. Oltretutto, come vedi, non riporto quanto mi scrivi in privato.
Mi auguro che tu abbia letto con attenzione quanto ho scritto prima del
messaggio a cui cortesemente rispondi. Mi concedi qualche dubbio?
Certo un esposto più che far sentire fresco, farà sentire molto caldo a chi
non ha fatto quanto doveva e poteva.
Nel mio messaggio, ho premesso che bisogna seguire una prassi di dialogo con
i vari addetti alla sicurezza aziendale, a cominciare da chi rappresenta i
lavoratori.
Fatto questo percorso "interno", che ovviamente comprende il medico del
lavoro, ci si può rivolgere tranquillamente all'organo di vigilanza, dove ci
sono persone pagate per tutelare la salute dei lavoratori e che quindi hanno
a loro volta degli obblighi nei loro confronti. Normalmente tutti noi
facciamo il nostro dovere, compatibilmente con i mille problemi che abbiamo.
Il tuo pensiero è relativo ad una visione (scusami) parziale di questi
problemi, ed ovviamente rappresenta il punto di vista (nobilissimo) di un
consulente.
Il nostro ruolo è un altro: è quello di far funzionare la macchina della
prevenzione con tutti i mezzi di cui disponiamo.
Esaurito questo percorso di dialogo civile e collaborativo, da parte di
tutti e con tutti i risultati che può dare, si deve cambiare musica, se
quella suonata finora non è apprezzata e condivisa.
Se il problema è molto sentito e costituisce una diminuzione della
sicurezza, non si possono avere dubbi, bisogna coinvolgere altri organismi,
che a loro volta hanno altri compiti e responsabilità. Mi pare che una
società civile non possa funzionare in un altro modo.
Passando ad una altro problema relativo alla comunicazione: ti pare logico e
corretto che pochi addetti abbiano informazioni su quanto si stia facendo di
utile in un'azienda? Se è così, ci deve essere qualche meccanismo,
introdotto dalla 626, ma prima ancora dalla logica, che non funziona.
Occupandoti di qualità, sai benissimo l'importanza della motivazione e
coinvolgimento a tutti i livelli. Non ti pare che ci sia un contrasto con la
scarsa informazione?
La direzione ha avviato qualche soluzione? Non sembra da quanto ci dice
Susanna. Ed in ogni caso, si saprebbe seguendo il percorso informativo detto
all'inizio. Non mi pare che si stia in questa situazione. Attendo smentite.
Se poi bisogna entrare nelle menti, e quindi nei pensieri di chi può
risolvere tali problemi, allora siamo nel modo dell'immaginario, dove
ciascuno di noi può pensare quello che vuole.
I problemi concreti vanno risolti concretamente, a cominciare
dall'informazione su quanto si sta facendo. E' strategica.
Io ho cercato di dare il mio contributo con quello che so, spero che altri
in quell'azienda abbiano seguito lo stesso percorso tecnico. Questo a mio
avviso è il metodo di "studiare il modo per oltrepassare un muro".
Ripeto, il rimedio che ho suggerito è l'ultima spiaggia, ma a chi sta a
cuore il problema, o lo vive sulla propria pelle (tra l'altro, vorrei sapere
perché usano l'ossido di rame), non importa come si risolve: vuole solo che
si risolva.
Facendo il lavoro che faccio (mi occupo di igiene del lavoro), ho imparato a
dosare i miei mezzi (non poteri) in funzione di chi ho di fronte, tenendo
sempre presente perchè mi pagano 14'333 lire nette l'ora (piccola nota
polemica - non certo nei tuoi riguardi).
A volte c'è bisogno di demolire muri per poter avere un cammino nuovo e
privo di ostacoli.
Il ruolo dei consulenti è essenziale, ma purtroppo ce ne sono alcuni che
rubano solo soldi alle aziende e screditano quelli seri, come certamente tu
sei.
Può darsi che quell'azienda abbia avuto dei consigli (soluzioni tecniche)
sbagliati e costosi e che quindi il titolare sia influenzato negativamente
da tali soluzioni. Oppure, le soluzioni suggerite sono state tecnicamente
ineccepibili e lui non vuole attuarle per non spendere soldi o per mille
altri motivi.
Allora? Che si fa? Si discute all'infinito, o qualcuno deve dire cosa fare
da subito? Di chi è, secondo te, questo ruolo?
Spero di rileggerti presto.
--
Saluti. Massimo Peca
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togli lo yogurt per rispondermi in mailbox
http://digilander.iol.it/cntpll
I residui di ossido di rame si formano durante la saldatura degli
scambiatori di calore e staccandosi vanno ad appiccicarsi, a causa
dell'alta temperatura e dell'alta umidità, sulla nostra pelle dando tra
l'altro problemi anche alle vie respiratorie (credo che questa "polvere"
sia anche cancerogena per i polmoni).
Grazie mille per le risposte e ciao da Susanna
Scusa ma non capisco,
vuoi dire che non avete nemmeno un impianto d'aspirazione localizzata?
vuoi dire che non vi forniscono neanche di mascherine?
se è così, sottoscrivo la proposta di esposto in procura!
Meglio disoccupato che conun cancro ai polmoni!
Ciao
Oggionni Fausto
> vuoi dire che non avete nemmeno un impianto d'aspirazione localizzata?
appunto...
> vuoi dire che non vi forniscono neanche di mascherine?
con un impianto come si deve, non dovrebbero servire, ma almeno quelle....
> se č cosě, sottoscrivo la proposta di esposto in procura!
allora siamo in due?
ESATTO!
Oggionni Fausto
Se permettete siamo in tre.
Cordialmente
Donato Vallescura (Foligno)