Premesso che la stessa conta due soci, 4 dipendenti e alcuni collaboratori
esterni......
Devo fare un preventivo
esistono dei tariffari.... come si può calcolare..... in %
Grazie a tutti
Ci concedi troppi pochi parametri per valutare...
Per esempio, che attivita' svolge l'azienda? Io non farei pagare la stesa
cifra in funzione della dimensione a ditte di diversa natura (pensa alle
differenze tra una manifattura o una ditta di assemblaggi rispetto ad una
carpenteria, una falegnameria o una pressofusione).
I collaboratori esterni con che contratto operano in azienda? Sono
interinali, sono soci di cooperative di facchinaggio, sono riconducibili al
lavoro dipendnete (CoCoCo)? Anche in questo caso si dovranno prevedere
interventi di coordinamento supplementari altrimenti non necessari.
Per quanto tempo svolgerai l'incarico? Se ti concedono un anno per valutare
i rischi ed organizzare il SPP potrai chiedere una cifra, per un
pluriennale, dove gli anni a venire ti occuperai dell'implemantazione e
degli eventuali problemi, sara' un'altra.
Come vedi non e' semplice, ed esistono ancora altre variabili, quali la
presenza di esigenze particolari, la necessita' di confronto con il MC, con
altri tecnici (fonometristi, laboratori, progettisti, ecc.). Non esistono
tariffari, ma sicuramente non partirei con l'idea di calcolare un compenso
partendo da una percentuale (di cosa...poi?).
Ti consiglio di valutare, onestamente, quanto tempo pensi di dedicare a
questa azienda, di quantificare il tuo lavoro su base oraria, concedendoti
dei margini per le emergenze senza eccedere in costi ingiustificati e di
fare la tua proposta.
Ma poi, alla fine, perche' un'aziendina cosi' richiede il RSPP esterno?
Cordialita'.
Andrea Gobbi.
--
Norberto <mailto:nor...@tin.it> wrote in message
Zhup6.15241$yl2.2...@news1.tin.it...
è un libro della "DEI".
Stefano
> Ci concedi troppi pochi parametri per valutare...
> Per esempio, che attivita' svolge l'azienda?
L'attivitŕ č realizzazione di cinghie, borse, valigette, portafogli,
portachiavi e simili tutto in pelle anche di rettile (tipo pitone)
Io non farei pagare la stesa
> cifra in funzione della dimensione a ditte di diversa natura (pensa alle
> differenze tra una manifattura o una ditta di assemblaggi rispetto ad una
> carpenteria, una falegnameria o una pressofusione).
qui i veri lavoratori sono i 4 dipendenti che lavorano effettivamente alle
macchine, cucitrici, taglierine, incollaggio ecc....,
poi i DL (2 soci) si occupano della gestione totale dell'azienda, e
non ricordo se 2 o 3 collaboratori esterni inquadrati come rappresentanti o
agenti di commercio con P. IVA che vanno in giro per l'azienda a
pubblicizzare i prodotti, consegnare, vendere ecc..... nonostante vendano
anche al minuto
> I collaboratori esterni con che contratto operano in azienda? Sono
> interinali, sono soci di cooperative di facchinaggio, sono riconducibili
al
> lavoro dipendnete (CoCoCo)? Anche in questo caso si dovranno prevedere
> interventi di coordinamento supplementari altrimenti non necessari.
Come ti dicevo prima agenti di commercio con tanto di partita I.V.A.
> Per quanto tempo svolgerai l'incarico? Se ti concedono un anno per
valutare
> i rischi ed organizzare il SPP potrai chiedere una cifra, per un
> pluriennale, dove gli anni a venire ti occuperai dell'implemantazione e
> degli eventuali problemi, sara' un'altra.
Ora loro hanno un RSPP (marito di una socia) che non vuole piů farlo e
vogliono dare a me l'incarico credo quindi pluriennale se va tutto bene....
naturalmente!
> Come vedi non e' semplice, ed esistono ancora altre variabili, quali la
> presenza di esigenze particolari, la necessita' di confronto con il MC,
con
> altri tecnici (fonometristi, laboratori, progettisti, ecc.). Non esistono
> tariffari, ma sicuramente non partirei con l'idea di calcolare un compenso
> partendo da una percentuale (di cosa...poi?).
Bč sinceramente non sono ancora andato nei particolari, sicuramente ci
saranno della valutazioni da fare (fonometriche, lux, MC ecc....)
che logicamente metterň in preventivo e appalterň a qualche ditta in quanto
non ho l'attrezzatura per farle io.....
> Ti consiglio di valutare, onestamente, quanto tempo pensi di dedicare a
> questa azienda, di quantificare il tuo lavoro su base oraria, concedendoti
> dei margini per le emergenze senza eccedere in costi ingiustificati e di
> fare la tua proposta.
quindi secondo te dovrei dargli un costo orario + le spese giustificate?
> Ma poi, alla fine, perche' un'aziendina cosi' richiede il RSPP esterno?
Perchč non hanno voglia di farlo loro, fastidi in meno.... comunque questo
non č un problema mio
> Cordialita'.
> Andrea Gobbi.
Grazie a risentirci
Geom. Adriano Impera
Non voglio essere sempre considerato un vecchio brontolone moralista ma,
scusa, perchè non dovrebbe essere un tuo problema? Forse non è corretto
capire i bisogni evidenti (fornitura di documentazione ecc.ecc.) ma anche
quelli inespressi (motivazioni)? Non si fornisce un lavoro migliore se
accompagnato da una comprensione quasi (impossibile il 100%) completa del
pensiero del cliente? e delle sue richieste da assolvere con il tuo
operato?
Altrimenti il tutto si riduce a fare tutto con motivazioni medie e, credo,
eccellere (dove l'eccellere è anche motivare il proprio lavoro) non guasta!
Fausto Oggionni
se non vuoi essere quello che continui a dimostrare di essere perchè non
provi a cambiare
atteggiamento (su questo ed altri NG), ed ogni tanto ad osservare le cose
prescindendo da
considerazioni morali? :-)))
Prova a vederla in questi termini...
> scusa, perchè non dovrebbe essere un tuo problema?
semplicemente perchè gli è stato chiesto di fare il RSPP e non il loro
psicologo
che deve capire le motivazioni per cui loro "non hanno voglia di farlo".
(motivazioni peraltro abbastanza palesi "fastidi in meno...")
> Forse non è corretto
> capire i bisogni evidenti (fornitura di documentazione ecc.ecc.) ma anche
> quelli inespressi (motivazioni)?
Correttissimo, ma si tratta di capire i bisogni legati alla prestazione
professionale richiesta.
E mi sembra che in questo caso siano stati capiti. Vogliono un RSPP esterno
per avere fastidi in meno.
Comunque mi sembra che qui fai confusione tra bisogni e motivazioni, che non
sono proprio la stessa cosa.
Nel caso specifico mi pare che non ci sia nessun bisogno inespresso (il
bisogno del cliente è palese ed è quello di
avere un RSPP esterno su cui "scaricare un pò di fastidi"). Forse potremmo
pensare (paradossalmente) che il bisogno inespresso è quello di avere una
corretta ed efficace gestione della sicurezza?
Immagino che tale bisogno sia stato considerato da Adriano.
Per quanto concerne le "motivazioni" del cliente, non credo che sia
professionalmente
corretto indagare o intervenire sulle stesse. Sconfineremmo in un campo
molto delicato, con il rischio
di invadere la sfera individuale (ci pensa già la pubblicità a lavorare su
queste cose).
Dobbiamo capire bisogni ed esigenze esplicite ed implicite e mirare alla
soddisfazione delle stesse.
Le motivazioni che stanno dietro a tali bisogni non sono affar nostro e
condivido il pensiero di Adriano
"non è un problema mio" e aggiungerei che *non può e non deve essere un
problema nostro*.
Non abbiamo il diritto/dovere di indagare sulle motivazioni dei nostri
clienti.
>Non si fornisce un lavoro migliore se
> accompagnato da una comprensione quasi (impossibile il 100%) completa del
> pensiero del cliente? e delle sue richieste da assolvere con il tuo
> operato?
la comprensione ed il soddisfacimento di esigenze implicite ed esplicite del
cliente
è già spesso difficile da realizzare con successo.
Figuriamoci quella del "pensiero". Quali strumenti abbiamo a disposizione
per verificare
la correttezza delle nostre ipotesi di comprensione del "pensiero del
cliente"?
> Altrimenti il tutto si riduce a fare tutto con motivazioni medie e, credo,
> eccellere (dove l'eccellere è anche motivare il proprio lavoro) non
guasta!
E perchè mai? Chi ti dice che la motivazione di Adriano sia media e non
eccellente?
Eh... si... la "comprensione del suo pensiero"...
> Fausto Oggionni
>
Aggiungo una piccola riflessione personale:
Professionalità significa soprattutto comprensione dei propri limiti
e limitazione del proprio operato ai compiti definiti dal proprio ruolo.
Spingersi aldilà di tali limiti, può essere talvolta affascinante, ma può
facilmente
indurre in errore.
Cordialmente,
moreno
Non intendo entrare nel merito della vs. discussione, ma mi permetto una
piccola considerazione ed uno spunto di riflessione...
...> > > Ma poi, alla fine, perche' un'aziendina cosi' richiede il RSPP
esterno?
> > > Perchè non hanno voglia di farlo loro, fastidi in meno....
...> semplicemente perchè gli è stato chiesto di fare il RSPP e non il loro
> psicologo che deve capire le motivazioni per cui loro "non hanno voglia di
farlo".
> (motivazioni peraltro abbastanza palesi "fastidi in meno...")
> Vogliono un RSPP esterno per avere fastidi in meno.
Perche', secondo voi, il disporre di un RSPP esterno, crea fastidi in meno
all'azienda?
Mi sembra invece l'esatto contrario...
Cordialmente.
Andrea Gobbi.
1) mancanza delle competenze necessarie in azienda. E' una motivazione
valida, ma in questo caso secondo me la soluzione migliore, è quella di
nominare un RSPP interno, provvedendo all'opportuna formazione non solo
quella prevista per legge (che è insufficiente) e utilizzando il consulente
esterno sulla sicurezza in affiancamento. Si ottiene il duplice vantaggio di
migliorare il know-how aziendale e di avere qualcuno in azienda che vive il
problema sicurezza quotidianamente e "dal di dentro".
2) mancanza di volontà o di tempo. Personalmente non la ritengo una
motivazione valida (si perdono tutti i vantaggi della soluzione precedente,
senza averne alcun beneficio), ma non ritengo neppure discutibile l'opinione
di chi non ha voglia o non ritiene opportuno investire il proprio tempo in
una certa attività. E' un problema suo. Posso solo illustragli i pro ed i
contro ma nella maggior parte dei casi non vengono capiti (o meglio non
vengono accettati come motivazioni sufficienti).
Nella azienda in cui lavoro (50 persone) operiamo come segue:
è stato istituito il SPP interno (tramite un verbale del CdA) che è
costituito da:
direttore tecnico (il sottoscritto)
1 addetto interno alla sicurezza in ogni reparto (di solito il caporeparto)
4 addetti all'attività di pronto soccorso ed antiincendio
l' RLS
il RSPP (consulente esterno).
L' RSPP esterno, di fatto è una pura formalità, in quanto mi occupo della
gestione della sicurezza in maniera diretta (ad es. effettuando audit
interni, gestendo le AC, o fornendo al RSPP i "contenuti" per la redazione
del DVR. Ovviamente ridiscuto il tutto con lui prima di formalizzare). In
sostanza utilizzo l'RSPP più come consulente che come RSPP vero e proprio.
Ho scelto di operare in questo modo (a parte la scelta del RSPP esterno che
è una scelta "storica" dalla proprietà - hanno sempre fatto così anche in
passato e non vogliono cambiare) per i seguenti motivi:
1) importanza della definizione di una struttura (anche formale) per il SPP
anche se l'azienda è di piccole dimensioni
2) portare il problema sicurezza a tutti i livelli aziendali in modo da
riuscire a diffondere anche la cultura necessaria
3) avere una efficace gestione interna, con informazioni e comunicazioni sia
dall'alto verso il basso che viceversa
4) fare in modo che i problemi della sicurezza vengano e siano affrontati
direttamente dalle persone coinvolte (spesso sono loro che trovano la
soluzione migliore).
Cordialmente
Moreno Mojana