Insomma la mia è una risposta e insieme una domanda: ho solo allargato il
problema, chissà se qualcuno ci viene incontro?
Saluti a tutti.
Ci si arrampica sui vetri e si cercano compromessi....
Lungi da essere esaurito questo argomento
Buona Navigazione
Sergio Bani
1) il lavoratore con problemi ai piedi va dal medico curante e si fa
certificare l'effettivo problema
2) con il certificato va dal medico competente (o fa semplicemente avere il
certificato al medico competente)
3) il medico competente fa un'esenzione temporanea all'uso delle scarpe
Personalmente preferisco evitare un rischio certo (il problema ai piedi di
chi deve stare chinato o fare tanta strada ad esempio lavorando da uno
spedizioniere) esonerando il lavoratore dall'uso delle scarpe piuttosto che
far portare per forza le scarpe per evitare un rischio obbiettivamente POCO
probabile.
In fondo la valutazione dei rischi dovrebbe servire proprio a questo.
Il problema è però quello classico:
Se il lavoratore esonerato si fa male, di chi è la colpa?
Chi paga?
Qui mi piacerebbe sentire la voce di qualcuno dell'USL o di qualche giudice
(se mai frequenta questo newsgroup).
Legenda:
Voce: offrire una soluzione concreta
Saluti a tutti
TecnoAmbiente
Robyroby ha scritto nel messaggio <79t23l$smf$1...@nslave1.tin.it>...
>A proposito di scarpe antinfortunistiche di qualche messaggio fa, sono
>daccordo sulla difficoltà di farle indossare a tutti e sulla necessità però
>di doverlo fare...
Buona Navigazione
Sergio Bani
Luca Salami ha scritto:
> Esperienza diretta:
>
> 1) il lavoratore con problemi ai piedi va dal medico curante e si fa
> certificare l'effettivo problema
> 2) con il certificato va dal medico competente (o fa semplicemente avere il
> certificato al medico competente)
> 3) il medico competente fa un'esenzione temporanea all'uso delle scarpe
>
Giudico non corretto il comportamento del medico competente. In primo luogo per
un problema del genere serve il parere di uno specialista (ortopedico ? podologo
?). Secondariamente, se esiste un rischio significativo (come giustamente dici
"la valutazione dei rischi dovrebbe servire proprio a questo") di traumi agli
arti inferiori, non può essere data l'idoneità al lavoro nel caso in cui non sia
possibile l'uso di DPI. Unica altra soluzione: ridurre il rischio di traumi con
misure preventive.
> Il problema è però quello classico:
> Se il lavoratore esonerato si fa male, di chi è la colpa?
> Chi paga?
>
>
Il datore di lavoro paga certamente, per questo è sbagliato concedere
l'esenzione, temporanea o definitiva che sia.
--
dott. Marcello Mattioli
GEOSISTEMI Srl
tel. (059) 760693 - 763341
fax (059) 765722
http://www.database.it/geosistemi
geosi...@database.it
"Il nostro mestiere ? Risolviamo problemi !
... non hai problemi ? .... non preoccuparti, pensiamo anche a quello."
Il parere puo' essere espresso anche dal medico competente se ne ha la
professionalita' e se si sente di farlo, non e' assolutamente tenuto a
sentire uno specialista anche se puo' essere opportuno, comunque non bisogna
generalizzare, dipende dai casi.
>?). Secondariamente, se esiste un rischio significativo (come giustamente
dici
>"la valutazione dei rischi dovrebbe servire proprio a questo") di traumi
agli
>arti inferiori, non può essere data l'idoneità al lavoro nel caso in cui
non sia
>possibile l'uso di DPI. Unica altra soluzione: ridurre il rischio di traumi
con
>misure preventive.
Sono completamente d'accordo.
>Il datore di lavoro paga certamente, per questo è sbagliato concedere
>l'esenzione, temporanea o definitiva che sia.
Assolutamente d'accordo anche qui. Ma vorrei aggiungere qualche
considerazione: non mi risulta che esistano sentenze in merito, ma credo che
in caso di infortunio accaduto ad un "esonerato" dall'uso di un DPI anche il
medico competente possa essere chiamato in causa. Prova a pensare: il ddl si
fida del mc che ha esonerato il lavoratore ed, in buona fede lo lascia
lavorare. Avviene l'infortunio ed il ddl viene ritenuto responsabile del
mancato utilizzo del DPI e quindi dell'infortunio. Se io fossi il ddl
chiamerei in causa il mc. Ripeto, non sono a conoscenza di precedenti, ma
come medico competente quale sono non esonero proprio nessuno in presenza di
rischio documentato nella valutazione.
I.P. medico competente
Sandy ha scritto:
> >Giudico non corretto il comportamento del medico competente. In primo luogo
> per
> >un problema del genere serve il parere di uno specialista (ortopedico ?
> podologo
>
> Il parere puo' essere espresso anche dal medico competente se ne ha la
> professionalita' e se si sente di farlo, non e' assolutamente tenuto a
> sentire uno specialista anche se puo' essere opportuno, comunque non bisogna
> generalizzare, dipende dai casi.
>
Vorrei precisare che il parere dello specialista è importante "in appoggio" a
quello del medico curante, nel senso che se un lavoratore presenta un
certificato del proprio medico curante quanto meno gli direi di tornare con il
parere di uno specialista (di sua scelta) prima di prendere la cosa sul serio e
di sottoporre il problema al medico competente.
Per il resto sono completamente d'accordo.
Chi decide l'obbligatorietà dell'uso del DPI?
La valutazione dei rischi.
Caso reale:
da uno spedizioniere in cui lavorano 10 facchini al giorno per 20 ore su 24
non si è mai verificato negli ultimi tre anni un infortunio dovuto alla
caduta di un peso su un piede, ne schiacciamenti dovuti all'uso di
transpallet o altro.
Uno di questi facchini, che vi ricordo fa qualcosa come 12-15 km al giorno a
piedi avanti e indietro per la piattaforma, ha due piedi come due pizze
margherita nonostante abbia già provato tre diverse scarpe
"antinfortunistiche".
Se il medico competente lo giudica inidoneo al lavoro (e lui quindi se ne
deve trovare un altro) perché i DPI sono obbligatori (come sono pronti a
certificare stuoli di consulenti più o meno improvvisati che hanno redatto
le valutazioni dei rischi) e nonostante un certificato del medico curante
secondo me lo fa solo perché in effetti non è chiaro che cosa succede se il
lavoratore si fa male e, comunque, chi glielo fa fare di assumersi delle
responsabilità.
Personalmente se fossi costretto (dalla vita) ad alzarmi alle 4 del mattino
per andare a lavorare al gelo su una piattaforma di carico e scarico mi
metterei le scarpe più comode e calde che posso trovare, anche se non sono
marcate CE.
Saluti a tutti.
TecnoAmbiente
"a job without fun just isn't worth having"
P.S.
Ricordo a tutti che mediamente 7 persone l'anno muoiono in tutto il mondo
colpite da frammenti di meteorite. Pensate un po' se ci fosse l'obbligo per
legge della valutazione dei rischi "globale" su tutti gli aspetti della vita
quotidiana ...
Sicuramente aprirei una ditta che produce caschetti.
Potrei avere la fonte di questa statistica ?
Saluti
TecnoAmbiente
Umorismo a parte, cosa succederebbe secondo te al Datore di Lavoro della
>ditta di spedizioni nel caso si verificasse quell'unico infortunio per
>caduta di oggetti (pallets, vasche metalliche, contenitori in alluminio,
>ecc.) sul piede del lavoratore protetto solo da comode e calde babbucce (e
>che magari causasse un'invalidità permanente)?
>Il Datore di Lavoro verrebbe sicuramente condannato ...
Questo significa che la valutazione dei rischi non serve assolutamente a
nulla e non ha nessun peso. A questo punto allora perchè farla.
O almeno cambiamogli nome. Potremmo ad esempio chiamarla "elenco delle norme
da applicare"; ma questo è gia obbligatorio per tutte le aziende.
Sarei veramente curioso di vedere cosa decide il giudice.
Da questo punto di vista il Datore di Lavoro ha tutta la convenienza a
>tutelarsi fornendo quanto necessario (verbalizzando la consegna) e
>verificando che i lavoratori utilizzino quanto ricevuto.
Certo, è proprio quello che deve fare.
>I lavoratori possono, dal canto loro, assumersi delle responsabilità,
>utilizzando babbucce .....
Ti ricordo che stiamo parlando di un lavoratore solo con problemi ai piedi e
non di chi porta senza problemi le scarpe protettive.
Suppongo che il lavoratore che di propria
>iniziativa non intenderà a quel momento utilizzare i D.P.I., potrà essere,
>in caso di controllo sanzionato, ed in caso di infortunio privato
>dell'assistenza INAIL e INPS.
Lo spero anch'io.
La libertà personale è fondamentale, ed è giusto che venga esercitata. E'
però anche giusto pagarne le conseguenze.
Chi fuma due o tre pacchetti al giorno di sigarette e poi scarica sulla
comunità gli enormi costi che arrivano quando si becca un tumore (che da una
valutazione dei rischi mi sembra appartente alla fascia Rischio Alto) mi
ricorda molto quelle grandi aziende per cui se ci sono profitti sono solo
loro, se ci sono problemi o costi sono di tutti noi.
Non mi sembra molto giusto
Saluti a tutti
TecnoAmbiente