"Vi_Zeta" ha scritto
Immagino che i tuoi dubbi vertano sul possibile disconoscimento
dell'elemento della subordinazione del padre nei confronti del figlio datore
di lavoro, a favore di una prestazione resa, diversamente, nell'ambito del
c.d. "lavoro familiare".
Direi che se il figlio è maggiorenne (come sicuramente è per poter essere
imprenditore commerciale), il problema, a mio modestissimo parere, non
sussiste... se invece fosse il padre a.u. di una SRL che assume il figlio
(magari minorenne) allora sì mi porrei la questione: ho visto infatti
contestare l'errato inquadramento come dipendente e iscrivere d'ufficio il
figlio alla gestione commercianti come coadiuvante del padre (cose
dell'altro mondo, peraltro!!!). Ma nel caso del padre dipendente della SRL
posseduta ed amministrata dal figlio, direi che non si possa presumere né
l'assenza di subordinazione (da cui discende poi il corretto inquadramento
previdenziale), né, tantomeno, la presunzione di gratuità della prestazione,
la quale, in ogni caso, sarebbe esclusa se padre e figlio non sono
conviventi...
Per quanto sopra, direi che l'ipotesi del figlio presidente del CdA invece
che A.U. sarebbe superflua e, comunque, non determinante in senso assoluto,
atteso che, come presidente del CdA, il figlio sarebbe sempre e comunque
posto al vertice della struttura aziendale e, benché i suoi poteri di
direzione, controllo e disciplinare fossero attenuati dalla collegialità
delle decisioni, rimarrebbero sostanzialmente immutate (senza tener conto
che un eventuale CdA risponderebbe, in ultima analisi, al socio unico, che è
sempre il figlio).
Il tutto "IMVHO", naturalmente.
Ciao,
--
carloazeglio