Ora, rispettando il lavoro della Lumsa (Libera Università Maria SS Assunta),
ma che c'entrano i 2 esami di teologia che si devono fare al biennio con le
scienze che si occupano della comunicazione?
Credo proprio di si. Non ne ho la certezza giuridica, ma ne sono
sufficientemente convinto da dirlo su un ng...
> Ora, rispettando il lavoro della Lumsa (Libera Universitą Maria SS
Assunta),
> ma che c'entrano i 2 esami di teologia che si devono fare al biennio con
le
> scienze che si occupano della comunicazione?
Il campo in cui ti stai addentrando e' molto spinoso, caro Hamlet....
Io credo che teologia non sia un insegnamento da inserire in un corso di
laurea in scienze della comunicazione, ma credo anche che il mio parere in
questo caso vale, come e' giusto che sia, molto poco. E poi CHI decide quali
insegnamenti possono far parte del piano di studi? Una autorita' centrale
(leggi: il MURST)? E l'autonomia didattica cosa diventerebbe? E la
possibilita' di sperimentare nuove strade? E la liberta' di scelta
curriculare degli studenti?
Il problema che sollevi e' reale. Ma la soluzione che io vedo e' molto piu'
radicale, e passa attraverso l'abolizione del valore legale del titolo di
studio e la conseguente abolizione di tutti gli ordini professionali. Vuoi
laurearti (uni pubblica o privata, non importa)? Libero di farlo. Vuoi
acquisire diversamente le conoscenze che ti serviranno nel mondo del lavoro?
Fallo! Alla fine ci sara' una persona che si prende la responsabilita' di
assumerti. E ci sarai tu che ti assumi la responsabilita' del tuo lavoro. E
questo sia che si tratti di scienze della comunicazione, sia che si tratti
di altro (medicina ed ingegneria comprese).
Si, lo so: e' materiale infiammabile: il flame e' alle porte ;))
Ma sono sinceramente convinto di quanto ho scritto.
asleo
Neanche io lo penso. Cosi' come penso che farebbe bene a TUTTI gli studenti
universitari studiare inglese, matematica generale, informatica generale,
diritto pubblico, storia contemporanea, psicologia, economia. Sono materie
che inserirei come obbligatorie in tutti i corsi di laurea....
Ma questo c'entra poco col discorso aperto da Hamlet ;)
asleo
Mi dispiace ma non sono per niente daccordo con il tuo ragionamento.
Ecco il tuo ragionamento:
1)Non fa male studiare teologia (sono daccordissimo, esiste una area di
studio cha faccia male studiare????)
2)La conseguenza a cui giungi implicitamente è che, dato che è utile
studiare teologia, allora è accettabile inserirla OBBLIGATORIAMENTE in un
corso di laurea che si occupa di ben altro. E quì non sono daccordo.
Fa male studiare radiologia? Ovviamente no.
Fa male studiare la storia della cultura maori? Ovviamente no.
E' accettabile mettere queste 2 materie come obbligatorie in un corso (tiro
a caso) di economia e commercio? Sicuramente no, come è inaccettabile
mettere teologia in sdc.
> Il campo in cui ti stai addentrando e' molto spinoso, caro Hamlet....
> Io credo che teologia non sia un insegnamento da inserire in un corso di
> laurea in scienze della comunicazione, ma credo anche che il mio parere in
> questo caso vale, come e' giusto che sia, molto poco. E poi CHI decide
quali
> insegnamenti possono far parte del piano di studi? Una autorita' centrale
> (leggi: il MURST)? E l'autonomia didattica cosa diventerebbe? E la
> possibilita' di sperimentare nuove strade?
Allora, il Murst decide gli esami dei vari corsi di laurea per le università
statali.
Che poi i privati vogliano aprire altre università è accettabile, ma che
possano avere carta bianca (su quali esami mettere e quali no) e
contemporaneamente avere un riconoscimento giuridico pari a quello statale è
inaccettabile.
>E la liberta' di scelta
> curriculare degli studenti?
Questo è un altro discorso, gli esami obbligatori di teologia sono contro la
libertà curriculare degli studenti.
La domanda spontanea è: e l'autonomia didattica delle università private?
Mia risposta: non si può avere capra e cavolo, se vuoi il riconoscimento
giuridico ti sottometti un pò (non in tutto) al Murst (che garantirebbe la
pertinenza e la qualità degli esami [chi mi assicura che gli studenti non
vengano promossi più facilmente data l'entità delle retet?]), altrimenti fai
come vuoi e non hai riconoscimento giuridico.
Nulla. Infatti, almeno alla Cattolica, gli esami di teologia sono in pių
rispetto ai normali esami del corso dei laurea, non fanno media e
non sono riconosciuti dallo Stato (a fini concorsuali, ad esempio);
i professori di teologia non fanno parte del corpo docente che
dipende dal MURST.
E' come se si fondasse una universitā privata dei patiti dell'uncinetto,
che offrisse vari corsi di laurea (che so, medicina, ingegneria ecc.): se
ti vuoi laureare lė (perché ami l'uncinetto o perché pensi sia una buona
universitā) devi fare in pių degli esami di uncinetto. Tutto qui.
Ciao,
Stefano
Capisco. Grazie della spiegazione.
Ma c'è anche un'altra questione: la laicità dell'università.
Nel sito della Cattolica di Milano leggo:
http://www3.unicatt.it/unicatt/seed/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=15
Finalità:
La qualifica di "cattolica" e la fedeltà alla Chiesa rappresentano per l'
Ateneo del Sacro Cuore una condizione e una opportunità irrinunciabili per
affrontare con il rigore scientifico e l'apertura intellettuale necessari
sia la ricerca sia l'insegnamento su tutti i campi del sapere e in
particoolare sulle grandi questioni del nostro tempo.
Che mi dici di questo?
Come fa uno Stato laico a riconoscere giuridicamente i laureati di
un'università che si dice fedele a una religione?
>Come fa uno Stato laico a riconoscere giuridicamente i laureati di
>un'università che si dice fedele a una religione?
Il riconoscimento del titolo di studio riguarda la preparazione e il percorso
formativo (aver fatto certi esami, in un certo numero, con docenti reclutati in
seguito a concorso indetto dal MURST, aver acquisito determinate competenze
ecc.). Se poi un individuo pensa che una formazione sia completa solo se
conforme ai principi del buddismo, del cattolicesimo o del voodoo, non è una
buona ragione per non riconoscergli il titolo di ingegnere, se ha fatto tutti
gli esami previsti dallo stato per ingegneria e discusso una laurea con
personale qualificato, selezionato con un pubblico concorso. Lo stesso vale se
poi alcuni individui si organizzano per farsi un'università privata che risponda
alle loro idee. Il principio della laicità vale (sacrosantamente) per
l'università pubblica.
Ciao,
Stefano
>Come fa uno Stato laico a riconoscere giuridicamente i laureati di
>un'universitą che si dice fedele a una religione?
Come fa uno Stato neutrale a riconoscere giuridicamente docenti che sono
membri di partito?
--
ciao,
Elrond
>Ora, rispettando il lavoro della Lumsa (Libera Università Maria SS Assunta),
>ma che c'entrano i 2 esami di teologia che si devono fare al biennio con le
>scienze che si occupano della comunicazione?
Non e' solo a SciCom, e' in tutti i CdL della LUMSA, come e' in
Cattolica etc.(non so al San Raffaele). Se vuoi iscriverti li' (nessuno
ti ci obbliga!), probabilmente sei cattolico, o i cattolici non ti fanno
tanto schifo: percio' non ti lamenterai di studiare un po' di teologia -
si fa per dire, sono soprattutto corsi "moralistici" sull'impegno
sociale o giu' di li', l'esame non fa media e si "prepara" in tre
giorni. Se non vuoi iscriverti li', che t'importa di quello che ci
studiano? :-)
Come universita' privata ottieni il riconoscimento per i programmi dei
corsi "veri", poi puoi inserire tutte le stramberie che vuoi, finche'
non sono illegali.
--
ciao,
Elrond
>Il problema che sollevi e' reale. Ma la soluzione che io vedo e' molto piu'
>radicale, e passa attraverso l'abolizione del valore legale del titolo di
>studio e la conseguente abolizione di tutti gli ordini professionali. Vuoi
>laurearti (uni pubblica o privata, non importa)? Libero di farlo. Vuoi
>acquisire diversamente le conoscenze che ti serviranno nel mondo del lavoro?
>Fallo! Alla fine ci sara' una persona che si prende la responsabilita' di
>assumerti.
Non mi pare proponibile, perche' ragioni in termini di solo lavoro
dipendente: lo scopo storico delle universita' non e' la creazione di
tecnici specializzati, ma di professionisti (notai, medici, avvocati, e,
piu' recentemente, ingegneri, commercialisti, psicologi) e funzionari
dello Stato (insegnanti, magistrati, dirigenti, ufficiali). L'abolizione
del valore legale del titolo dovrebbe, per forza di cose, *rafforzare*
gli ordini, consentendogli di svolgere esami piu' selettivi (perche',
per definizione stessa di "libera professione", l'utente e' pienamente
affidato alla competenza garantita del professionista: che ne sai se il
tuo dentista dice bene, quando dice "e' da togliere"?), e creerebbe
comunque problemi di trasparenza, perche' oggi, per poter approfittare
di un concorso truccato a tuo favore, devi quantomeno avere la laurea,
che rappresenta gia' un filtro (per averla da impreparato, devi aver
corrotto o minacciato decine di docenti)... in quella situazione,
basterebbe l'amico o il papa' nell'Ordine!
Per me, la soluzione e' quella opposta: imporre realmente il valore
legale, nel senso che non si dovrebbe neppure poter sospettare che
un'universita' sia "piu' esigente" di un'altra, che i laureati di Bari
sappiano meno di quelli di Milano etc.
--
ciao,
Elrond
Ma cosa vuol dire "neutrale"?
Arturo
Il corrispettivo politico di "laico" in religione.
--
ciao,
Elrond
"Laico: che rivendica un'assoluta indipendenza e autonomia di scelte nei
confronti della chiesa cattolica o di altra confessione religiosa".
L'accesso alla docenza (come a tutti gli incarichi nella P.A.) è, per legge,
indipendente e autonomo dall'appartenenza dei candidati a partiti politici.
Art. 49 Costituzione: "TUTTI i cittadini hanno diritto di associarsi
liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare
la politica nazionale"; ipotizzi decadenze, sospensioni o cosa?. Art. 22
legge sulla privacy: "I dati personali idonei a rivelare [...] l'adesione a
partiti [...] possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso
scritto dell'interessato e previa autorizzazione del Garante". Ipotizzi
schedature forzose? Oltretutto hai definito un concetto tramite un altro.
Saluti
Arturo
>"Laico: che rivendica un'assoluta indipendenza e autonomia di scelte nei
>confronti della chiesa cattolica o di altra confessione religiosa".
>L'accesso alla docenza (come a tutti gli incarichi nella P.A.) è, per legge,
>indipendente e autonomo dall'appartenenza dei candidati a partiti politici.
IMHO, in questo modo hai precisamente dimostrato che, come un membro del
partito Pippo puo' fare il docente, un'universita' puo' legarsi alla
religione Ciccia e fare, appunto, l'universita': lo Stato resta autonomo
dalla religione Ciccia, e la religione Ciccia, rispettando i criteri
imposti dallo Stato per costituire un'universita', vi aggiunge i corsi
religiosi. Che c'e' di diverso?
>legge sulla privacy: "I dati personali idonei a rivelare [...] l'adesione a
>partiti [...] possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso
>scritto dell'interessato e previa autorizzazione del Garante". Ipotizzi
>schedature forzose?
Uh? Non capisco. Se ti riferisci ai docenti di specifici partiti o
religioni, pensa ad Amato e a Buttiglione: credi che mi serva la loro
autorizzazione per sapere di che partito sono? :-)
>Oltretutto hai definito un concetto tramite un altro.
Come definisci un concetto senza il tramite di un altro? :-)
--
ciao,
Elrond
Non e' *obbligatoria*, perche' quando scegli di frequentare
quell'universita' accetti quello che questa ti propone. Puoi sempre
andare alla statale se non ti va di fare questi esami. O andare ad una
privata laica.
>Fa male studiare radiologia? Ovviamente no.
>Fa male studiare la storia della cultura maori? Ovviamente no.
>E' accettabile mettere queste 2 materie come obbligatorie in un corso (tiro
>a caso) di economia e commercio? Sicuramente no, come è inaccettabile
>mettere teologia in sdc.
Antepongo che nella mia vita la teologia ha un'importanza *molto*
bassa, pero' vedila da punto di vita dell'universita' di indirizzo
cattolico: l'universita' ha lo scopo di formare dei buoni
professionisti *cattolici*: quindi dal loro punto di vista viene
ritenuto importante per la vita ed il lavoro futuro dei loro studenti
anche lo studio di materie che approfondiscono quello che e'
l'*indirizzo* della struttura universitaria.
Ciao,
Silvia
Chi ci assicura che nell'universita' *pubblica* A gli studenti non
vengano promossi piu' facilmente che nella universita' *pubblica* B?
Ciao,
Silvia
> non si può avere capra e cavolo, se vuoi il riconoscimento
>giuridico ti sottometti un pò (non in tutto) al Murst
E' precisamente quello che avviene: i corsi "veri" non cambiano.
> (che garantirebbe la
>pertinenza e la qualità degli esami [chi mi assicura che gli studenti non
>vengano promossi più facilmente data l'entità delle retet?]
Non te lo assicura nessuno, come nessuno ti assicura che cio' non
avvenga, anche senza rette, alle uni statali, sia tra un'uni e un'altra
(che so, Milano rispetto a Bari), sia tra facolta' (Scienze e Lettere),
tra corsi (Analisi II e Storia della Matematica), o persino tra sezioni
dello stesso corso (dalla A alla L, passa l'80% dei candidati, dalla M
alla Z il 35). All'atto pratico, pero', non credo che le uni
confessionali siano piu' facili delle altre: forse alcune lo sembrano in
termini di numeri, come quelli sopra: % di promossi, ma la causa e'
soprattutto nella selezione all'ingresso (numero chiuso) e nell'obbligo
di frequenza.
Se uno vuole un'uni facile, in genere evita di pagare: va direttamente
dove e' noto che sia facile l'uni pubblica - e *questo* e' il vero
scandalo. Servirebbe un controllo su quei corsi, facolta' e atenei dove,
stando ai numeri, sono tutti geni :-)
--
ciao,
Elrond
Proprio niente. Mi sono mai espresso contro la possibilità di università
cattoliche? Non mi pare.
> >legge sulla privacy: "I dati personali idonei a rivelare [...]
l'adesione a
> >partiti [...] possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso
> >scritto dell'interessato e previa autorizzazione del Garante". Ipotizzi
> >schedature forzose?
>
> Uh? Non capisco. Se ti riferisci ai docenti di specifici partiti o
> religioni, pensa ad Amato e a Buttiglione: credi che mi serva la loro
> autorizzazione per sapere di che partito sono? :-)
Ma loro sono parlementari: la maggior parte dei membri di partito ovviamente
no. E costoro hanno diritto alla riservatezza.
> >Oltretutto hai definito un concetto tramite un altro.
>
> Come definisci un concetto senza il tramite di un altro? :-)
Con il genere e la differenza specifica.
Ciao
Arturo
>Proprio niente. Mi sono mai espresso contro la possibilità di università
>cattoliche? Non mi pare.
Mi dispiace, avevo frainteso.
>Ma loro sono parlementari: la maggior parte dei membri di partito ovviamente
>no. E costoro hanno diritto alla riservatezza.
Non e' questo che dicevo. E' un'altra cosa (ma non conta piu', dal
momento che non sei contro le uni confessionali): chi e' contro le uni
confessionali, in un certo senso astrattissimo ha anche ragione, ma, in
quello stesso senso astrattissimo, dovrebbe essere a favore di una uni
votata alla "Verita'", in cui nessun corso potesse avere un "taglio" di
parte.
>> >Oltretutto hai definito un concetto tramite un altro.
>>
>> Come definisci un concetto senza il tramite di un altro? :-)
>
>Con il genere e la differenza specifica.
Non sono due concetti? ;-)
--
ciao,
Elrond
Sarebbe bello... magari chiedendo ad un genio della lampada! ;-)
A parte gli scherzi, sono d'accordo con te: e' uno scandalo.
Cmq, tanto per tirarci un po' su di morale, quando vai a fare un
colloquio di lavoro guardano da che univ. ti sei laureato!!
Ciao,
Silvia
Niente di che.
> >Ma loro sono parlementari: la maggior parte dei membri di partito
ovviamente
> >no. E costoro hanno diritto alla riservatezza.
>
> Non e' questo che dicevo. E' un'altra cosa (ma non conta piu', dal
> momento che non sei contro le uni confessionali): chi e' contro le uni
> confessionali, in un certo senso astrattissimo ha anche ragione, ma, in
> quello stesso senso astrattissimo, dovrebbe essere a favore di una uni
> votata alla "Verita'", in cui nessun corso potesse avere un "taglio" di
> parte.
Ahi, ahi, la vedo duretta: chi decide che cosa è Verità e che cosa è di
parte e come?
> >> >Oltretutto hai definito un concetto tramite un altro.
> >>
> >> Come definisci un concetto senza il tramite di un altro? :-)
> >
> >Con il genere e la differenza specifica.
>
> Non sono due concetti? ;-)
Ma certamente. Per "tramite" non intendevo "utilizzando come strumenti
logico-semantici", ma alludendo ad un uso di similitudine-metafora. Insomma,
mi sembrava un'idea un po' troppo complicata per cavarsela con un paragone
senza un spiegazione più articolata (ciò che poi hai fornito).
Saluti
Arturo
>Ahi, ahi, la vedo duretta: chi decide che cosa è Verità e che cosa è di
>parte e come?
Quello lo decide Platone; dubito che un'astrazione come la mia possa
avere altre sedi :-)
>mi sembrava un'idea un po' troppo complicata per cavarsela con un paragone
>senza un spiegazione più articolata (ciò che poi hai fornito).
Era molto facile, dopo che mi avevi dato tutte le definizioni e i
diritti a norma di legge!
--
ciao,
Elrond
Nessuno, ma questo che c'entra con la mia domanda?
Resta il fatto che nelle private si paga molto...
> Come fa uno Stato neutrale a riconoscere giuridicamente docenti che sono
> membri di partito?
Quelli sono affari loro, il fatto è che non esistono scuole o università
"di partito".
--
Nick Belane
> La qualifica di "cattolica" e la fedeltà alla Chiesa rappresentano per l'
> Ateneo del Sacro Cuore una condizione e una opportunità irrinunciabili per
> affrontare con il rigore scientifico e l'apertura intellettuale necessari
> sia la ricerca sia l'insegnamento su tutti i campi del sapere e in
> particoolare sulle grandi questioni del nostro tempo.
Da quando il rigore scientifico e l'apertura intellettuale sono
patrimonio della Chiesa Cattolica?
--
Nick Belane
Ah ecco.
> >mi sembrava un'idea un po' troppo complicata per cavarsela con un
paragone
> >senza un spiegazione più articolata (ciò che poi hai fornito).
>
> Era molto facile, dopo che mi avevi dato tutte le definizioni e i
> diritti a norma di legge!
Distorsione "professionale" visto che (ebbene sì, anch'io fra i tanti)
studio giuriprudenza.
Saluti
Arturo
P.S. Ma come hai fatto a rispondere istantaneamente?
> il fatto č che non esistono scuole o universitą
>"di partito".
Ma niente vieta di crearle, a quanto pare.
--
ciao,
Elrond
L'esempio che hai fatto tu è perfetto per ingegneria ma non andrebbe bene
per altre materie (antropologia, sociologia, storia, ecc).
Come si fa a tentare un approccio "non di parte" insegnando storia se ci si
dichiara fedeli a una religione?
Due possibili risposte:
1) di fatto, un approccio "non di parte" non è mai possibile, dal momento che
siamo sempre condizionati dalla nostra cultura, dalle convinzioni religiose,
politiche, morali ecc. E in fondo non è neppure auspicabile. Quello che si
richiede, nel fare gli storici, i sociologi, gli antropologi (come per ogni
altra disciplina) è il rigore e il metodo scientifico (ché ne hanno uno anche le
"scienze umane").
2)allora per te potrebbero insegnare storia solo gli agnostici (anche gli atei,
a rigore, sarebbero "di parte", credendo alla non esistenza di dio)?
Ciao,
Stefano
>Come si fa a tentare un approccio "non di parte" insegnando storia se ci si
>dichiara fedeli a una religione?
E se ci si dichiara non fedeli? O fedeli a un partito?