Universita' popolare degli studi di Milano di Marco Grappeggia

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Enzo Russo

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Feb 13, 2020, 8:20:03 AM2/13/20
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*Le finte lauree dell'università popolare di Milano (o università
popolare "degli studi" di Milano) e uni-internazionale*
Continua il nostro viaggio all'interno del variegato mondo delle
università farlocche italiane, ed è il turno della famigerata Università
popolare di Milano, o Università popolare "degli studi" di Milano, non
riconosciuta dal MIUR come università italiana, né riconosciuta da
nessun altro governo del mondo: una vera e propria "università bufala" o
"università fake", che perde tempo nel disperato tentativo di provare a
far chiudere questo sito parlando di false sentenze di "diffamazione"
nel timore che si scopra la verità, ovviamente senza riuscirci mai
perché queste sentenze immaginarie non sono mai esistite, né è mai
esistita alcuna indagine. Le false sentenze di "diffamazione" sono solo
una piccola parte delle mille bugie abitualmente raccontate dagli
imbonitori, millantatori, mentitori e calunniatori seriali della finta
università popolare "degli studi" di Milano, che potrete leggere nel
dettaglio in questo articolo.
In ogni caso, poiché tra di noi ci sono persone ingannate da questi
personaggi, l'arrabbiatura è tale che di sicuro non ci faremo intimidire
dalle loro bizzarre minacce. D'altra parte, siamo di fronte a una
situazione che si profila come una delle più grandi truffe nella storia
dell'istruzione italiana.
L'università popolare di Milano esiste da decenni, così come molte altre
università popolari sparse in tutta Italia. In teoria le università
popolari, che in alcuni casi si fanno chiamare anche "università della
terza età" svolgono attività utili: corsi di pittura, corsi di judo,
corsi di yoga e chi più ne ha più ne metta, ma non certo corsi di
laurea. In fin dei conti, è un modo sano per tenere impegnato il proprio
tempo libero. Al termine di ciascun corso viene solitamente rilasciato
un attestato di frequenza, a ricordo della propria esperienza
nell'università popolare. Tuttavia, abbiamo dovuto scrivere "in teoria"
perché in pratica esiste qualche brutta eccezione. Una di esse è
l'università popolare di Milano, che si fa anche chiamare università
"degli studi" in modo da indurre chi legge a pensare che si tratti di
una "Università degli studi" riconosciuta in Italia e per confonderla
con la più nota Università degli studi di Milano, cioè la Statale. Per
queste ragioni, l'università popolare di Milano è stata condannata per
pubblicità ingannevole dall'Agcom, e intimata a cancellare le
informazioni false — lauree, master, dottorati di ricerca — dai propri
siti web (clicca sul link nella Bibliografia per scaricare la sentenza).
Dopo questa pesante condanna, l'università popolare di Milano che vende
lauree false è stata ribattezzata "università delle fake news", perché
racconta un sacco di balle.
*L'università popolare di Milano "prende atto" che la Costa d'Avorio e
il Burkina Faso… farebbero parte dell'Europa*
L'università popolare di Milano vince alla lotteria nel 2011, quando un
ex politico di Forza Italia, all'epoca sottosegretario all'istruzione
pro-tempore (cioè con incarico temporaneo), fa pubblicare una misteriosa
"presa d'atto" — non firmata dal ministro dell'istruzione — in cui
sostiene che le "lauree" e tutti gli altri "titoli accademici"
dell'università popolare di Milano siano validi in Italia e abbiano
valore legale in virtù di una ancora più misteriosa convenzione
stipulata con due università aventi sede in Costa d'Avorio e Burkina
Faso. Sia chiaro, noi non abbiamo nulla contro i piccoli stati africani
— poverini, in molte zone mancano perfino l'acqua potabile e l'energia
elettrica — ma francamente ci sfugge il nesso tra le ipotetiche lauree
di Costa d'Avorio e Burkina Faso con le lauree del Ministero
dell'istruzione italiano. Questo nesso, sempre secondo la "presa d'atto"
dell'ex sottosegretario con incarico temporaneo, sarebbe la convenzione
di Lisbona che, in parole povere, consente il riconoscimento di crediti
formativi ECTS all'interno degli stati europei aderenti. Peccato però
che, fino a prova contraria, Costa d'Avorio e Burkina Faso non si
trovino in Europa, e quindi non c'entrino un fico secco con la
convenzione di Lisbona. Lo stesso concetto è stato ribadito nel
provvedimento di sanzione all'università popolare degli studi di Milano.
Non risultano altre iniziative prese, all'epoca, da questo ex politico
di Forza Italia con incarico temporaneo: l'unica cosa che ha fatto in
vita sua — pagato profumatamente con i soldi pubblici degli italiani — è
dire che le lauree dell'università popolare di Milano sono riconosciute
in Italia perché così avrebbe deciso il Burkina Faso o la Costa
d'Avorio. Chissà poi se è vero, dato che nei rispettivi siti
ministeriali non se ne trova traccia! In altre parole, l'università
popolare di Milano dice di avere una convenzione col Burkina Faso — fate
bene attenzione: lo dice solo l'università popolare di Milano, e non il
Burkina Faso — ma nessuno può controllare. Non può controllare neppure
il MIUR: al ministero, infatti, non risulta alcuna convenzione con
Burkina Faso o Costa d'Avorio, che è il motivo per cui il Ministero
dell'istruzione ha diffidato più volte l'università popolare di Milano.
L'unica persona a cui risultava questa convenzione con i piccoli stati
africani è l'ex sottosegretario di una decina di anni fa, poi
dileguatosi nel nulla.
Da quel momento è iniziato un vero e proprio bombardamento
pubblicitario, principalmente su internet, per trovare clienti — anzi,
"consumatori", come la stessa università popolare di Milano afferma
nelle memorie difensive presentate all'AGCM. Pensavamo che gli iscritti
a una (sedicente) università fossero studenti, e invece apprendiamo
dall'università popolare di Milano che sono "consumatori" (il che è
tutto dire).
*Lauree in ingegneria civile e ambientale vendute assieme ai corsi di yoga*
Oltre alle facoltà di sociologia, scienze politiche, economia, scienze
della comunicazione, giurisprudenza e criminologia (incredibile…) e a un
misterioso corso di giornalismo e cultura sociale-educativa dello sport,
che però non viene viene venduto come laurea — probabilmente perché in
Italia la laurea in giornalismo non esiste… — l'università popolare di
Milano istituisce anche una preoccupante facoltà in ingegneria civile,
edile e ambientale. Pensate a cosa significa farsi progettare un
palazzo, una ferrovia, un acquedotto o un'autostrada da un finto
laureato in ingegneria civile. Poi ci si sorprende che in Italia
crollano i ponti. Vergogna! È sottinteso che crollano quelli costruiti
da capre "laureate" in ingegneria come queste, perché quelli degli
antichi Romani di duemila anni fa — quando non esistevano pagliacciate
come la finta università popolare di Milano — stanno ancora in piedi. Si
veda anche il disastro del crollo di Ponte Morandi a Genova.
L'università popolare di Milano risponde che la sua laurea in ingegneria
civile e ambientale servirebbe solo per iscriversi all'albo dell'ordine
dei dottori agronomi e forestali, con cui sarebbe stata stipulata una
convenzione per facilitare i "laureati" dell'Università popolare di
Milano, come riportato dal Fatto Quotidiano (cfr. la bibliografia in
calce). E allora per quale motivo non si prendono una vera laurea in
agraria, sudandosela in una vera università, invece di mettere in
pericolo la gente con una finta laurea in ingegneria civile o ingegneria
ambientale? Per evitare catastrofi edilizie, questi delinquenti
dovrebbero essere arrestati al più presto.
Morale della storia: con provvedimento n. 26197 del 2016, l'Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato ha stabilito che tutto ciò è
pubblicità ingannevole. L'università popolare di Milano non è
riconosciuta dal MIUR nel sistema universitario italiano, come si può
immediatamente verificare nell'apposito sito ufficiale ministeriale
https://www.universitaly.it/index.php/university/universitaitalia e tra
l'altro non è riconosciuta neppure come università africana della Costa
d'Avorio o del Burkina Faso, né in presenza né telematica. Alla luce
dell'esito del procedimento amministrativo che ha sanzionato
l'università popolare di Milano, le cosiddette "lauree" rilasciate da
quest'ultima sono semplici pezzi di carta che possono essere stampati
autonomamente a casa senza pagare migliaia di euro alla catena di
rivenditori a cui l'università popolare si appoggiava. Non si tratta di
opinioni, ma di fatti. Tra i rivenditori di queste finte lauree
ricordiamo la SDL Centrostudi S.p.a., che per l'occasione si è data il
nome anglofono SDL Academy Corporate University — già nota per alcune
catene di Sant'Antonio sotto forma di multilevel-marketing e/o network
marketing, nonché controllore esterno assieme a Marco Grappeggia del
blog civetta centrostudiprospettive.it (centro studi prospettive), dei
blog "Gravità zero" gravita-zero.org e "La prima pagina"
laprimapagina.it, che si auto-citano a vicenda in continuazione ("La
prima pagina" dice che le cose sono vere perché le dice "Gravità zero",
e "Gravità zero" dice che le cose sono vere perché le dice "La prima
pagina": se le suonano e se le cantano da soli) — e il CFU Centro
Formativo Universitario del Lido di Ostia. In altri tempi, nella
spiaggia di Ostia i vucumprà provavano a venderti qualche bracciale
falso… adesso invece c'è chi prova a venderti lauree in ingegneria
civile dell'università popolare di Milano. Che concorrenza spietata.
*Il finto articolo pubblicitario a pagamento sul sito di Repubblica*
I gruppi di rivenditori, tra l'altro, consigliavano di utilizzare la
"laurea" per andare alla Bocconi e iscriversi ai master, in modo da dare
più credibilità al pezzo di carta (che altrimenti suscita qualche
sospetto). Peccato solo che alla Bocconi dicano di non saperne nulla, e
di non avere alcuna convenzione né con la sedicente "università"
popolare degli studi di Milano, né con il Burkina Faso o altri stati
africani da cui provengono i summenzionati vucumprà di Ostia. Ci dicono
invece di guardare nell'elenco ufficiale delle università riconosciute
dal MIUR, dove ovviamente l'università popolare di Milano non è
presente. Notiamo quindi che i venditori dell'università popolare di
Milano ricorrono a mezzucci, bufale e quant'altro, pur di rastrellare
denaro agli inconsapevoli clienti. In parole povere, raccontano un
mucchio di panzane, come la storia dell'articolo su la Repubblica: in
pratica hanno comprato un'intera pagina di pubblicità in cui si sono
scritti un articolo da soli, con tanto di foto di un finto "senato
accademico", e così raccontano che "anche Repubblica parla del prestigio
dell'università popolare di Milano" per far pensare che la pagina —
spazio pubblicitario a pagamento — sia stata scritta davvero da
Repubblica. Un articolo completamente inventato e spacciato per
autentico è un caso di evidente fake news, magari condivisa anche su
Facebook, oppure siamo di fronte alle prove di uno spettacolo di
cabaret? Speriamo sia vera l'ultima ipotesi, altrimenti c'è da
preoccuparsi sul serio.
*Facoltà di economia: intervengono Striscia la notizia e le Iene*
Al senato accademico "tarocco" apparterrebbe anche Maurizio Sarlo — come
egli stesso dichiara pubblicamente nel sito di COEMM.net — tristemente
noto per avere fondato una catena di Sant'Antonio con cui sostiene di
poter trasformare 1 euro in 1500 euro (caspita, neppure Collodi aveva
attribuito simili capacità al Gatto e alla Volpe) e già preso di mira da
Moreno Morello di Striscia la Notizia almeno una ventina di volte. Se ne
sono poi occupate anche Le Iene:
https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/leiene/toffa-soldi-gratis-a-tutti_FAFU000000665795
Pertanto, notiamo nuovamente che l'università popolare di Milano
continua ad andare a braccetto con catene di Sant'Antonio — del tipo
"schema Ponzi" nella fattispecie — che, oltre a ingannare la gente,
insultano l'intelligenza umana. Ricordiamo che le catene di Sant'Antonio
di tipo finanziario, cioè le piramidi a "schema Ponzi", sono vietate
dalla legge italiana. Da Wikipedia:
Lo schema Ponzi è un modello economico di vendita truffaldino che
promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi
"investitori", a loro volta vittime della truffa.
I servizi di Moreno Morello, invece, sono molti di più. Per motivi di
spazio ve ne segnaliamo solo uno
https://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/coemm-volevasi-dimostrare_29037.shtml
in cui il COEMM di Maurizio Sarlo racconta una cosa molto grave, cioè
sostiene di avere pagato 100 milioni di euro ai terremotati di Amatrice.
Questa notizia è una vergognosa bufala (fake news, notizia falsa) come
confermato nell'intervista a Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice, che
interviene direttamente nel reportage di Striscia. Sarlo non ha mai
pagato un centesimo! E questo sarebbe il membro del senato accademico,
nonché esperto di economia, finanza e business, dell'università popolare
di Milano? VERGOGNA! Guarda il video di Striscia Non hanno il minimo
pudore; speculano pure sui terremotati senza casa.
Come se non bastasse, questi personaggi hanno creato un'infinità di siti
fake diversi, o siti bufala, per vendere a caro prezzo le lauree non
riconosciute: infatti, se cercate l'università popolare di Milano,
otterrete almeno 5 o 6 siti che dicono di essere ufficiali — di cui un
paio anche in concorrenza tra loro e che si clonano a vicenda — più
un'altra ventina non ufficiali. Qual è quello vero, se esiste? Nessuno
lo sa. O meglio: non esiste neppure, perché lo scopo dell'università
popolare di Milano è confondere il più possibile le idee del lettore, e
quindi, per intasare i motori di ricerca, continua a creare una raffica
di siti web contenenti gli ormai noiosi articoli pubblicitari e
ingannevoli già sanzionati dal Garante.
*Risposta alle deliranti bufale diffuse dall'università popolare di Milano*
Ci è stato recapitato un minaccioso comunicato in cui un rivenditore di
SDL Centrostudi, che si presenta come "Rappresentante del Senato
Accademico dell'Università Popolare di Milano" — senza però dirci il
nome — racconta un'incredibile serie di barzellette da cabaret. Lo
strampalato comunicato contiene pure errori di ortografia:
evidentemente, all'università popolare degli studi di Milano hanno
imparato l'italiano dai sopraccitati abitanti del Burkina Faso o delle
varie repubbliche africane che, a detta dell'università popolare di
Milano, stamperebbero lauree italiane riconosciute dal MIUR
(informazione ovviamente falsa).
In sostanza l'anonimo rappresentante dell'università popolare degli
studi di Milano dice che "l'Università Popolare degli studi di Milano è
riconosciuta e le lauree sono legali perché il nome è stato pubblicato
in Gazzetta Ufficiale". Falso! Trattasi dello stesso banale trucco già
utilizzato una decina di anni fa dal venditore milanese che fa
l'avvocato senza essere iscritto all'albo (reato di esercizio abusivo di
professione) Silvestri per le sue finte università svizzere, tra cui il
cosiddetto Politecnico di Studi Aziendali che ha da poco cambiato nome
in Università di Alessandro Volta (pazzesco…), al fine di imbrogliare
chi non è informato. Truffa! Anche in questo caso, il meccanismo è il
medesimo: la sedicente università vende pezzi di carta auto-stampati
(lauree) a costi tutt'altro che abbordabili. Pubblicare qualcosa in
Gazzetta Ufficiale non implica affatto che l'università sia riconosciuta
dal MIUR! Anzi, paradossalmente si mette la magagna per iscritto
addirittura in Gazzetta Ufficiale — come è successo proprio a Silvestri,
le cui finte università sono state condannate in Svizzera. Assistiamo
quindi da anni alle stesse scenette da avanspettacolo, e l'università
popolare di Milano non ha nemmeno abbastanza originalità per inventarne
di nuove.
In ogni caso, il comunicato si guarda bene dall'entrare nel merito nella
questione: non smentisce nessuno dei fatti raccontati in questa pagina
(la Costa d'Avorio, il Burkina Faso, le pratiche commerciali scorrette
sanzionate, ecc.)! In effetti, smentirli sarebbe impossibile, dato che
sono realmente accaduti. In pratica, alle domande rispondono sempre con
una serie di fesserie molto vaghe. È sottinteso, comunque, che ogni
mille persone si può trovare un pollo da spennare, e in effetti loro
fanno leva su questo.
Curiosamente, nella seconda metà del comunicato vengono invece presi di
mira due importanti enti italiani: il primo è, addirittura, proprio il
Ministero dell'istruzione (MIUR), mentre il secondo è il CIMEA
(organismo italiano che si occupa di individuare le finte università non
autorizzate, e che aveva giustamente segnalato l'università popolare di
Milano). Anche in questo caso, si ripete la stessa storia: l'università
popolare di Milano si vanta di avere denunciato e/o querelato sia il
Ministero dell'istruzione che il CIMEA. Non possiamo evitare di fare
questa riflessione: a voi sembra normale che una sedicente "università"
popolare degli studi di Milano, rappresentata dal discusso venditore
Marco Grappeggia, denunci proprio il Ministero dell'istruzione — cioè
l'ente che dovrebbe autorizzare il rilascio delle lauree — e sostenga
che il MIUR sia un sito di notizie false che racconta un mucchio di
bufale? È pazzesco! Non a caso, l'università popolare di Milano è stata
condannata sia dal TAR che dal Consiglio di Stato, ribadendo che la
cosiddetta "università" popolare di Milano (o degli studi di Milano) di
Marco Grappeggia non è riconosciuta dal Ministero dell'istruzione nel
sistema universitario italiano e respingendo tutte le richieste di Marco
Grappeggia. Per scaricare la sentenza, consultate la Bibliografia di
questa pagina. Evidentemente, all'università popolare di Milano non si
rendono conto che tale comportamento continua a renderli sempre più
ridicoli, e che nessuno li prende più sul serio.
*Uni Internazionale Campus Ettore Ferrari*
I venditori di lauree cambiano spesso nome delle finte università, in
modo da confondere le idee (a chi non le ha chiare). Ora l'università
popolare di Milano ne ha inventata un'altra: l'Uni Internazionale Campus
Ettore Ferrari. Trattasi di un nome lungo un chilometro che non vuol
dire nulla, poiché come al solito è una università illegale non
riconosciuta dal ministero dell'istruzione italiano MIUR ecc. Ma che
barba e che noia, direbbe la grande Sandra Mondaini.
Per la cronaca, una vera università internazionale — nel senso di
università straniera con sede anche in Italia — deve essere innanzitutto
accreditata nello stato di provenienza, oltre ad avere sede principale
nel medesimo stato estero. Difficile quindi definire l'università
popolare di Milano un'università "internazionale" — la quale non ha
nessuno dei due requisiti — a meno che ora non vengano pure a
raccontarci che Milano sia la capitale del Burkina Faso o della Costa
d'Avorio. In realtà, se ce lo raccontassero non ci sorprenderemmo
affatto, visto che ormai l'università popolare di Milano ci ha abituato
a tutto.
Ma le contraddizioni e le menzogne non sono finite. Infatti, se questa
truffa fosse davvero un'università "internazionale" o, come preferiscono
dire loro, "di diritto internazionale" (cioè straniera), non si farebbe
chiamare "università degli studi": tale denominazione può essere
rilasciata solo dal MIUR agli atenei riconosciuti nel sistema
universitario italiano. L'università popolare "degli studi" di Milano
non è nulla di tutto ciò, e non esiste alcun decreto ministeriale che
riconosce questa inesistente "università popolare degli studi di Milano".
Nel sito gestito da Google un utente fornisce altre dettagliate
informazioni sull'università popolare di Milano
Visitando il forum di google.com (sì, gestito proprio dal noto motore di
ricerca Google Inc.) ci siamo imbattuti in questa testimonianza che
fornisce dettagli molto interessanti sulla finta università popolare di
Milano, di cui riportiamo una parte:
Forse non molti lo sanno ma la storica Università Popolare di Milano
fondata nel 1901 non è certo questa. Negli anni '80, nello studio di un
notaio di Roma, alcuni individui crearono una nuova università popolare
di Milano senza alcuna autorizzazione dell'allora presidente Guido
Lopez. L'attuale presidente della clonata università popolare di Milano
Marco Grappeggia è stato al centro di uno scandalo di lauree false tra
Italia e Nicaragua: Università Paulo Freire e The Yorker International
University. In particolare, sulle lauree tarocche vendute dalla Yorker
International University trovate ampia letteratura in rete […] Si
presenta e si firma come professore in Italia ma non è presente nel
database dei docenti del Miur, né ha mai conseguito una laurea in una
università italiana riconosciuta dal Miur. […] Viene sistematicamente
bloccato pure su Wikipedia per abuso di utenze multiple e diffusione di
messaggi promozionali falsi. […]
In base a questa versione, apprendiamo quindi che in realtà
esisterebbero due università popolari di Milano: una sarebbe la storica
associazione; l'altra, quella che si è data anche il nome di "università
degli studi" senza l'autorizzazione ministeriale, invece vende lauree —
tra l'altro tarocche — in ingegneria civile… complimenti!
Dobbiamo però constatare che quando l'associazione dell'università
popolare di Milano è stata condannata, nessun'altra associazione si è
ufficialmente fatta viva almeno per dire «Attenzione: loro sono dei
truffatori, e noi non c'entriamo niente con la sedicente università
popolare degli studi di Milano». Quindi, l'episodio che ci viene
raccontato qui sopra può semplicemente rappresentare una rifondazione
della medesima associazione che già esisteva — con presidente diverso —
la quale, ad esempio, potrebbe essere stata sciolta nel frattempo.
Poiché non viene esibito alcun documento a riguardo, nessuno saprà mai
la verità. Che trasparenza da parte di questa università popolare (o
queste università popolari) di Milano, eh? Gli indirizzi delle sedi
usate a rotazione dall'università popolare di Milano (o università
popolare degli studi di Milano) sono viale Tunisia 43, corso Buenos
Aires 65, via Terraggio 1, via Luigi Settembrini 33. Che gran confusione!
E ad aumentare ulteriormente la confusione, è recentemente spuntato un
cartello "Affittasi" sulla saracinesca (ben chiusa) di uno dei locali al
pian terreno che, in teoria, sarebbe stata la sede della cosiddetta
università. Morale della storia: l'ex locale, ormai, è sfitto! Altro che
università!
Da quanto pubblicato nelle pagine gestite da google.com si capisce come
mai l'università popolare di Milano è così infuriata proprio col
Ministero dell'istruzione, università e ricerca, da cui non è
riconosciuta: i vecchi attriti col MIUR, infatti, risalgono all'epoca in
cui Marco Grappeggia importava e vendeva lauree tarocche dal Nicaragua
per farle comprare in Italia — pratica poi bloccata sia dal Consolato
italiano in Nicaragua che dal Ministero.
*L'università popolare "degli studi" di Milano si scrive da sola finte
recensioni e opinioni su Google*
Come abbiamo visto, la sedicente università ha cambiato indirizzo
quattro volte negli ultimi due anni. Approfittando dell'esistenza
dell'attuale indirizzo — che tra l'altro non si sa fino a quando durerà…
— il sedicente "ex magnifico rettore e attuale direttore generale pro
tempore" Marco Grappeggia ha fatto cancellare tutte le recensioni
raccolte negli anni passati (sostenendo che quella di quest'anno è una
"nuova università degli studi") e ha iniziato a scrivere (o far
scrivere) nuove recensioni auto-gestite, ovviamente dandosi sempre il
massimo dei voti (5 stelle su 5). "Ottima università", "l'università più
prestigiosa d'Italia" ecc. Ci avrà preso tutti per cretini? Risposta: sì.
*Dichiarazione di valore in loco e uso dell'apostilla*
Poiché tutte le sedicenti "università" elencate in questa pagina sono
finte e non riconosciute da nessuno stato del mondo — sebbene millantino
fantomatici riconoscimenti "internazionali" — nessun consolato potrà
rilasciare la dichiarazione di valore in loco, che è invece necessaria
per il riconoscimento della laurea da parte della pubblica
amministrazione. Nella migliore delle ipotesi, vi rideranno in faccia.
Discorso analogo per la cosiddetta apostilla: essa è un timbro che, in
base alla Convenzione dell'Aja stipulata negli anni '60 e aggiornata
successivamente, permette di evitare che un documento debba essere
legalizzato all'estero quando richiesto dalla legge degli stati che
hanno sottoscritto la Convenzione. Ora fate molta attenzione: la
convenzione prevede che qualsiasi foglio di carta possa essere
apostillato (cioè timbrato nello stato di provenienza), quindi —
commentiamo noi — anche un pezzo di carta igienica o il fazzolettino che
avete in tasca, oppure un documento falso. Ma ciò, ovviamente, non vuol
dire che tali pezzi di carta si trasformeranno in documenti legalmente
validi! Morale della storia: il trucco idiota occasionalmente usato
dall'università popolare (degli studi?!?) di Milano è vendervi un pezzo
di carta che viene spacciato per "legalmente valido" poiché, a loro
dire, ha anche l'apostilla, cioè è timbrato all'estero. Peccato solo
che, secondo la Convenzione dell'Aja, non è compito del funzionario che
mette l'apostilla su un foglio verificare se il foglio stesso sia un
documento avente validità legale in qualche parte del mondo; quindi le
"lauree" dell'università popolare di Milano, che non hanno alcuna
validità, restano carta straccia, con tanto di apostilla che ne
certifica, appunto, la loro qualità di carta straccia.
Ricordate: coloro che vi truffano e vi vendono lauree false, sono
criminali che vanno assicurati alla giustizia.
*Sintesi delle vicende giudiziarie dell'Università popolare di Milano*
Come riportato sia dal quotidiano "Il giorno" che da "Il Fatto
quotidiano", nel 2012 è sorta una controversia col Ministero della
pubblica istruzione sulla possibilità per l'Università popolare di
Milano (con sede in viale Tunisia 43) di rilasciare titoli di laurea,
master universitario e dottorato di ricerca, tra cui ingegneria civile,
scienze politiche, scienze della comunicazione, sociologia, giornalismo.
L'anno precedente un sottosegretario di stato pro tempore "prende atto
che l'Università popolare può rilasciare i titoli accademici per conto"
di due università africane presumibilmente gemellate: una in Burkina
Faso e un'altra in Costa d'Avorio. Su questo punto arriva un
provvedimento di sanzione dell'AGCM, di cui parla anche Imola Oggi. Allo
stesso tempo il MIUR ha intimato all'"Università popolare di Milano" (e
non solo "degli studi") "a desistere da ogni iniziativa volta a
rilasciare titoli" (cfr. Imola Oggi) poiché la "presa d'atto", ancorché
"da ritenersi munita di persistente efficacia", non autorizza questo
tipo di attività. Nel 2014 il MIUR ha diffidato nuovamente l'Università
Popolare di Milano. Nel 2015 sia il TAR che il Consiglio di Stato hanno
emesso ordinanza favorevole al MIUR e rigettato l'istanza di sospensiva
presentata dall'Università popolare di Milano. Nel 2016, sempre su
segnalazione del MIUR, che aveva già diffidato l'ente poiché "millanta
il riconoscimento come Università degli studi e l'autorizzazione a
rilasciare titoli accademici aventi valore legale in Italia", l'Autorità
garante della concorrenza e del mercato ha deliberato una sanzione
amministrativa per pratica commerciale scorretta (pubblicità
ingannevole) all'associazione denominata "Università popolare di
Milano", ma che si qualifica anche come "Università Popolare degli Studi
di Milano" (o talvolta come "università di diritto internazionale"),
sulla base del fatto che (punto 42 delle valutazioni conclusive del
provvedimento dell'AGCM) induce "i consumatori a ritenere erroneamente
che i titoli rilasciati dalla stessa posseggano il medesimo valore
legale di quelli delle Università degli Studi statali e non statali
legalmente riconosciute in Italia o di titoli equipollenti agli stessi",
imponendo il divieto di continuare a diffondere i contenuti sebbene vari
siti web siano tuttora raggiungibili e pubblicizzati.
Nei comunicati diffusi dalla presunta Università Popolare degli Studi di
Milano, si apprende che quest'ultima avrebbe una sede legale con uffici
in corso Buenos Aires (sempre a Milano), e l'Università Popolare di
Milano (senza "degli studi") avrebbe un'altra segreteria presso una SDL
Academy Corporate University a Mazzano in provincia di Brescia, dove
sono stati erogati corsi per la presunta laurea in scienze della
comunicazione. Tale segreteria coincide con la sede di una società per
azioni denominata SDL Centrostudi: secondo il sito linkiesta.it,
"vendono perizie e assistenza legale per chi vuole entrare in causa
contro una banca", "con l'aiuto di un software certificato dal
Dipartimento di Scienze Economiche dell'Università di Bologna."
Tuttavia, dopo che l'Università di Bologna ha diffuso un comunicato per
rendere noto che la notizia era completamente falsa (cfr. linkiesta.it)
SDL Centrostudi ha precisato che il software è invece "certificato"
dall'Università popolare di Milano. Linkiesta.it segnala anche che un
socio fondatore di SDL Centrostudi ha ricoperto la carica di "magnifico
prorettore" dell'Università popolare di Milano (o, all'occorrenza,
Università popolare degli studi di Milano).
Nell'agosto del 2018 il MIUR diffida nuovamente l'università popolare di
Milano alias "università popolare degli studi di Milano" per uso abusivo
e ingannevole dell'espressione "degli Studi" (riservata alla vera
Università degli studi di Milano, cioè la Statale). Marco Grappeggia non
può più ricorrere al TAR e al Consiglio di Stato perché entrambi gli
hanno già dato torto sulla medesima questione. Lui invece continua
rabbiosamente a sostenere a parole che i suoi fantomatici "diritti
acquisiti" hanno "persistente efficacia". In realtà la sentenza del
Consiglio di Stato non parla affatto di "diritti acquisiti", e usa
l'espressione "persistente efficacia" — riferendosi alla presunta
convenzione con il Burkina Faso e la Costa d'Avorio — per affermare
molto chiaramente che questa presunta convenzione, pur avendo
persistente efficacia, non è sufficiente per riconoscere nel sistema
universitario italiano l'università popolare di Milano e/o le sue lauree.
*Indirizzi in condivisione con The Yorker International University*
L'indirizzo di corso Buenos Aires dell'Università Popolare di Milano
risulta essere in uso anche dalla "Yorker International University"
(cfr. volantino della Yorker International University) presunta
università americana destinataria già nel 2002 di un provvedimento
dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato per pubblicità
ingannevole di lauree non legali in Italia e non accreditate in America
— come riportato sia dal summenzionato articolo del Fatto quotidiano che
dal provvedimento del Garante conservato nel sito de l'Espresso — che in
passato operava tramite un'università privata avente sede in Nicaragua,
sotto la gestione di Marco Grappeggia, attuale presidente
dell'Università Popolare di Milano. Per giunta, l'indirizzo email
dell'Università Popolare di Milano, indicato nell'elenco ufficiale della
Confederazione Nazionale Università Popolari Italiane, risulta essere
quello della presunta Yorker International University.

Jo Usenet

unread,
Jun 21, 2021, 2:10:27 PMJun 21
to
Questa "Università popolare degli studi di Milano" è proprio una supercazzola di tre deficienti che si danno finte lauree farlocche da soli.

Dario

unread,
Jun 23, 2021, 12:04:38 AMJun 23
to
> Questa "Università popolare degli studi di Milano" è proprio una supercazzola di tre deficienti che si danno finte lauree farlocche da soli.

Il problema non sono solo le "lauree" fasulle, ma il fatto che questa
sedicente "università popolare degli studi di Milano" non abbia neppure
una sede fissa (i suoi presunti indirizzi cambiano spesso), si inventi
di sana pianta "professori" e "studenti" (per esempio nominano a
sproposito Romano Prodi e la buonanima di Tina Lagostena Bassi) e dica
di avere la propria "sede d'origine" in alcuni paesi dell'Africa
equatoriale, dove per la cronaca è in corso una guerra civile e un
genocidio. In pratica, un concentrato di ca⚡ate.

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