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Dal Corriere.it - De Mauro: ritardi collettivi, ...- L'Arena - E&S - Genitori e Scuola -

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Mar 23, 2001, 10:15:04 AM3/23/01
to
Il responsabile della Pubblica istruzione dopo il rogo mortale nel Veronese:
i presidi devono puntare i piedi «Le scuole sicure sono solo il 30 per
cento»

De Mauro: ritardi collettivi, anch’io ho accettato di mettere troppe toppe,
forse ci voleva più coraggio

ROMA - Non ha problemi a dichiarare che «solo il 30% degli edifici
scolastici è oggi conforme alle norme sulla sicurezza». E alcuni fili
elettrici penzolanti dietro la sua scrivania ricordano che anche l’ufficio
del ministro della Pubblica istruzione non è in regola. Di fronte a una
situazione complessiva sconfortante, Tullio De Mauro promette però che entro
il 2004 «tutte le scuole saranno messe a norma, come da obbligo di legge». E
questo nonostante «sino a ieri la sicurezza non sia stata certamente una
priorità per l’azione politica». Perché la sicurezza non è stata un priorità
per l’azione politica?
«C’è stata una negligenza collettiva, un ritardo che non è di sinistra né di
destra, che investe tutti i luoghi di lavoro, comprese le scuole. Sono i
ritardi di un Paese che sino a 30 anni fa era ancora prevalentemente
agricolo».
Sono anche la realtà di alcune migliaia di scuole che oggi non garantiscono
la sicurezza ai propri alunni.
«Stiamo faticosamente uscendo da questa situazione. Gli stanziamenti
crescenti in finanziaria dimostrano che viene oggi finalmente riconosciuta l
’urgenza del problema, e che questa preoccupazione sulla sicurezza esisteva
già».
Perché la legge 626, che è del 1994, deve essere applicata, nel caso delle
scuole, entro il 2004, ovvero a dieci anni di distanza dalla sua
approvazione?
«Perché anche il settore della sicurezza risente dei tempi lenti, non
rispondenti ai canoni dell’efficacia, della nostra macchina pubblica. E
perché la mole degli edifici da mettere a norma e l’enorme massa di denaro
necessario, che oggi è disponibile, non ha consentito di fissare un termine
più breve».
Lei stesso però ammette che per tanto tempo la sicurezza non è stata una
priorità. Potevano farsi scelte diverse, destinare prima maggiori risorse
finanziarie?
«Le rispondo partendo ancora una volta dalla situazione di questo edificio.
Il ministero non ha mai fatto prove di evacuazione, non è stato formato il
personale, oggi si sta adeguando alle norme, nel giro di quest’anno tutto
dovrebbe finalmente essere conforme alle regole di sicurezza. Io per primo
non sarei dovuto entrare e lavorare in questa stanza. Ma sono anch’io un
vecchio cittadino che ha accettato di mettere toppe. Forse troppe. Forse, e
sottolineo forse, una cultura diversa, maggiormente puntigliosa, incline a
puntare i piedi, sarebbe stata migliore e più coraggiosa».
Cosa consiglia ai tanti presidi che dirigono una scuola senza impianti di
sicurezza, costretti ad attendere l’appalto bandito dall’ente locale?
«Devono puntare i piedi, denunciare i ritardi, dichiarare per iscritto che
hanno più volte sollecitato il Comune a bandire le gare per l’appalto degli
impianti. In questo modo si sgravano delle eventuali responsabilità. Certo,
potrebbero anche non far entrare i ragazzi e chiamare le televisioni. Ma su
cosa sia meglio fare ho già risposto con il richiamo alle toppe che tutti
siamo chiamati a mettere».
Quante sono le scuole a rischio amianto?
«Non lo sappiamo. Per esserne certi ci vuole l’anagrafe dell’edilizia
scolastica che sarà pronta fra un anno e mezzo».
La Sanità progetta l’ospedale del futuro. L’edilizia scolastica come
cambierà?
«Con la riforma dei cicli si va verso istituti polifunzionali. Ci vorranno
edifici ripensati completamente. Ci vorranno tanti soldi. Spero, da non
ministro, di riuscire a dirlo meglio».

Marco Galluzzo


http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=MINISTR
O


L’INCHIESTA

«Polistirolo ed errore umano»: ecco perché è bruciato il tetto

Interrogati più di 50 testimoni Ieri Legnago si è fermata per lutto, domani
i funerali di Laura

DAL NOSTRO INVIATO
LEGNAGO (Verona) - Nel sottotetto sicuramente c’era tanto, troppo
polistirolo. E sul tetto, forse, c’è stata imperizia dei due operai nel
maneggiare la cannella del gas. La miscela di questi due «elementi» avrebbe
scatenato, martedì scorso alle 11.20, l’inferno nella scuola media
«Cavalcaselle» e provocato la morte di Laura Agnora, la quattordicenne della
3A, portatrice di un leggero handicap. La copertura di eternit, invece, non
avrebbe avuto nessun ruolo nella tragedia. A queste conclusioni sarebbe
giunto ieri, al termine di un attento e lungo sopralluogo, Giampietro
Zucchetta, il perito incaricato dalla Procura di Verona di accertare le
cause del rogo che ha seminato terrore e morte nella cittadina della Riello
e di Antonio Salieri. Nei prossimi giorni il perito consegnerà ai magistrati
inquirenti la sua relazione, cui - è facile prevederlo - seguiranno gli atti
giudiziari dovuti. La presenza del polistirolo nel sottotetto di quell’
ingresso rifatto nel 1982 non era certo un segreto. Gli interrogativi semmai
sono altri: perché ne era stato messo tanto? Perché il consulente incaricato
dal Comune di adeguare l’istituto alle norme di sicurezza e prevenzione
incendi non aveva segnalato quella situazione di pericolo? E come mai gli
operai della ditta che aveva l’appalto per i lavori hanno provocato un tale
innesco micidiale se - come sostiene il titolare Paolo Pesenti - erano
esperti e avevano effettuato tante altre volte impermeabilizzazioni simili
senza rischio alcuno? Le risposte le daranno i magistrati Maria Cristina
Motta e Giulio Schinaia, che ieri hanno fatto il punto sull’inchiesta
incontrando il capitano dei carabinieri di Legnago, Marco De Donno (che da
martedì ha sentito oltre 50 persone) alla presenza del procuratore Guido
Papalia. Sempre ieri è stata effettuata l’autopsia sul corpo della povera
vittima (i risultati si conosceranno fra giorni) proprio mentre la cittadina
di Legnago si è fermata in segno di lutto per 15 minuti, a partire dall’ora
in cui martedì le fiamme hanno ucciso Laura. Davanti alla scuola si sono
radunati i compagni di classe, gli altri studenti, gli insegnanti e i
dirigenti scolastici, familiari e cittadini con il sindaco Silvio Gandini,
accompagnato da assessori e consiglieri comunali, vigili urbani e
carabinieri. Mazzi di fiori sono stati deposti presso la guardiola della
bidella, Martina Saviato a cui Laura, intenta a fare fotocopie, è sfuggita
di mano quando è scoppiato il rogo. E domani pomeriggio la popolazione si
ritroverà a Boschi S. Anna, il paese della famiglia di Laura, per i funerali
della ragazza. Intanto il ministro della Pubblica istruzione ha fatto sapere
che il governo ha varato un aiuto straordinario per la ricostruzione o la
costruzione di un nuovo edificio nel polo scolastico di Legnago.

C. Mus

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=IND


Priorità e tempi da rispettare anche con denunce

A NORMA
Solo il 30 per cento degli istituti scolastici è a norma
LA SCADENZA
Entro il 2004 tutte le scuole dovranno essere a norma con la legge sulla
sicurezza datata 1994
I PERCHE’
Per il ministro De Mauro la sicurezza non è stata una priorità perché c’è
stata una negligenza collettiva. Anche il settore della sicurezza, infatti,
avrebbe risentito dei tempi lenti della macchina pubblica. E la mole degli
edifici da mettere a norma, oltre all’enorme massa di denaro necessario, non
ha consentito di fissare un termine più breve di 10 anni
LA RIFLESSIONE
«Sono anch’io un vecchio cittadino che ha accettato di mettere toppe. Forse
troppe. Forse, e sottolineo forse, una cultura diversa, maggiormente
puntigliosa, incline a puntare i piedi, sarebbe stata migliore e più
coraggiosa»
AI PRESIDI
Secondo De Mauro ora i presidi devono puntare i piedi, denunciare i ritardi,
dichiarare per iscritto che hanno più volte sollecitato il Comune a bandire
le gare d’appalto


http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=TICOLIa
d


DISCUSSIONI Troppi difetti nel pianeta istruzione. L’università bloccata da
vecchie regole e corporazioni: serve una vera autonomia

I nostri figli vittime di una scuola ammalata di statalismo

Gli atenei devono essere liberi di istituire nuovi corsi di laurea

L'istruzione ha due compiti che vanno integrati. Da un lato fornire
conoscenze e strumenti per adattarsi al mondo contemporaneo e inserirsi nel
lavoro. Dall'altro insegnare a pensare, a studiare, a creare, ad
appropriarsi del patrimonio culturale della nostra civiltà. La scuola
italiana ha problemi su entrambi i fronti. Essa va arricchita di contenuto
tecnico, posta in rapporto con la realtà sociale e il mercato del lavoro,
stimolata alla concorrenza. Ma nello stesso tempo deve correggere il
pensiero frantumato, favorito dalla tecnica applicata in modo frettoloso.
Nella nostra scuola, da quella materna all'università, pur assimilando e
usando tutta la tecnica moderna, computer, Internet, va recuperato il
rapporto umano, la riflessione, la discussione, la capacità di comunicare,
argomentando in modo rigoroso e salvando e arricchendo il patrimonio
culturale del nostro Paese e della nostra civiltà.
Parlando della scuola materna, elementare e media mi preme sottolineare
soprattutto un problema. I genitori sono molto preoccupati per i loro figli.
Quando sono piccoli perché non sanno a chi affidarli mentre sono al lavoro.
Quando sono adolescenti perché non sanno dove sono, cosa fanno, e temono che
possano frequentare cattive compagnie e la droga. L'Italia ha assolutamente
bisogno di scuole, statali o non statali, che funzionino dalle 8 del mattino
alle 18-19 di sera, come dei college. I bambini e i ragazzi dovrebbero
prendervi le loro lezioni, mangiare, poi giocare, fare sport, imparare a
usare il computer, ma anche ad avere comportamenti adeguati, guardare tv e
film di qualità, studiare le lingue, fare i compiti e, alle sei, sette di
sera, tornare a casa senza altri problemi, per poter stare con i genitori,
dialogare con loro. Una scuola in cui si incontrino le generazioni, che
scarichi la famiglia di compiti impossibili, e protegga i giovani dai
pericoli più gravi della nostra epoca. Questo tipo di scuola, pubblica o
privata non importa, è inoltre indispensabile se vorremo integrare alla
civiltà europea anche i figli degli extracomunitari.
Se non provvediamo per tempo ci troveremo un sottoproletariato che non parla
bene nemmeno la nostra lingua.
L'università italiana è anchilosata da vecchie regole, corporazioni. È
ammalata di statalismo. La cosiddetta autonomia universitaria non esiste. Il
Cun (Consiglio universitario nazionale), il ministero, il parlamento, fanno
uscire, con valore di legge, un testo che regolamenta minuziosamente le
discipline, il modo di insegnare, tutto. Assurdo. Inoltre lo Stato, di
fatto, distribuisce il denaro nello stesso modo, sia a chi fa bene sia a chi
fa male. E lo farà sempre finché non ci sarà vera concorrenza. Anche il
reclutamento dei docenti e dei ricercatori è statalistico. Le università non
possono scegliersi i professori che ritengono adatti. Li sceglie una
commissione eletta da tutti i professori d'Italia con un meccanismo
elettorale controllato da conventicole o partiti organizzati. Per cui
vengono promossi soprattutto quelli più ubbidienti alle direttive del
gruppo. Un meccanismo che non tien conto delle concrete esigenze dell'ateneo
e penalizza le persone più creative e indipendenti.
Cosa fare? È venuto il momento di dare una vera autonomia agli atenei e
perciò: 1) Eliminare il Cun ormai inutile, e lasciare che le università
istituiscano corsi di laurea con i programmi che ritengono più adatti senza
vincoli, obblighi imposti dall'alto, ma pensando solo a cosa serve per
formare gli studenti e per inserirli nel mercato del lavoro. 2) Dare
responsabilità economica. Se una università vuol abbassare le tasse le
abbassi, se un'altra vuol aumentarle per fornire nuovi servizi, nuovi
insegnamenti, le aumenti.
Poi saranno le famiglie a scegliere quelle che offrono un insegnamento
migliore e un lavoro sicuro. 3) Aiutare le università non statali, che si
mantengono con le tasse degli studenti e fanno risparmiare denaro allo
Stato. 4) Aiutare le università statali che fanno bene, che scelgono buoni
professori, che fanno buoni programmi e hanno successo. 5) Stabilire che,
nei concorsi universitari, la commissione giudicatrice venga fatta da
professori indicati dall'università, fra i maggiori esperti del settore. 6)
Lasciare sempre che siano le famiglie e gli studenti a premiare chi fa buone
scelte e a penalizzare chi fa scelte sbagliate.

Francesco Alberoni

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=BAS

IN OSPEDALE

Il professore: «Così ho salvato centocinquanta studenti»

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
LEGNAGO (Verona) - Una strage evitata per la prontezza di un professore, che
ha rotto una porta bloccata proprio sulla scala di emergenza. La porta non
era stata ancora aperta perché fino a venerdì scorso la scala d’emergenza
non c’era. L’impianto doveva ancora essere collaudato e la porta non era
stata liberata dai bulloni che la bloccavano al muro. Carmelo Mastroeni, 56
anni, professore di matematica, si trovava nella classe II A, al piano
superiore. In quello stesso piano c’erano altre sei classi, in tutto 150
ragazzi.
Professor Mastroeni, che cosa è successo?
«Un assistente ha aperto la porta dell’aula e ha urlato: "C’è fumo
dappertutto". Non ho fatto in tempo a sporgermi sul corridoio che sono stato
colpito da un’ondata di fumo».
E allora lei che cosa ha fatto?
«Ho richiuso la porta, sono andato alle finestre e le ho aperte. Ho detto ai
ragazzi di mettersi accanto alle finestre per respirare e sono tornato in
corridoio».
In fondo a quel corridoio c’è una porta...
«Sì mi sono ricordato di quella porta, sapevo che dava sull’uscita d’
emergenza, ma non sapevo che non era stata ancora collaudata. È una porta
con due vetri ultraresistenti, sopra e sotto».
Come l’ha aperta?
«Ho preso un tavolino e l’ho scagliato diverse volte contro il vetro
inferiore. Dopo vari tentativi ce l’ho fatta. Ho chiamato i ragazzi miei e
quelli delle altre classi e gli ho detto di scendere attraverso quell’
uscita. È andata bene».
Adesso il professor Mastroeni è a letto, ricoverato nell’ospedale di Legnago
per intossicazione. A lui, come a tutti gli altri ragazzi e docenti
ricoverati (una ventina) è stata praticata una flebo disintossicante.
Accanto a lui c’è la moglie, Vincenza. E’ orgogliosa di suo marito?
«Sono fiera di lui dal giorno in cui l’ho sposato. Non mi meraviglia che si
sia dato da fare per aiutare i ragazzi».
Loro, i ragazzi, sono ricoverati nelle stanze vicine. «Ho sentito un
rumore - dice Sebastiano G., 13 anni -. Poi come uno scoppio, delle urla. Il
professore ha aperto la porta, è entrato del fumo. Siamo andati alle
finestre. Ho visto ragazzi e professori, che dal piano di sotto saltavano
dalle finestre. Poi siamo usciti dalla porta d’emergenza e mi hanno portato
in ospedale». «Io ero in mensa con i ragazzi della I C - dice Mirko P. -.
Quando abbiamo sentito odore di bruciato abbiamo rotto un vetro per
respirare. La porta d’emergenza sul retro non si apriva. Poi il professore
ce l’ha fatta».
«Nell’aula del piano rialzato all’improvviso hanno aperto la porta -
racconta Alessandro V., III B -. Ho sentito gridare: il fumo, il fumo,
brucia tutto. Siamo corsi alle finestre: ho visto compagni che si buttavano
giù. Due hanno avuto alcune costole rotte». «Noi siamo della terza C -
dicono Cristina M., 13 anni, e Carlotta C., stessa età e una distorsione al
polso -. Abbiamo avuto paura. Fumo nero e denso entrava in aula. Il più
grande dei nostri compagni, Mirko M., che ha 15 anni, si è sporto sul
davanzale e ha urlato ad alcuni operai di portarci una scala, poi ci ha
aiutati a scendere. Ha aiutato anche la professoressa. Lui è stato l’ultimo
a uscire».
oros...@rcs.it
Ottavio Rossani

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=PROF


LA MADRE

«Era un angelo Perché l’hanno lasciata sola?»

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
LEGNAGO (Verona) - Gli occhi rossi, ma asciutti. La voce che stenta a uscire
dalla gola. La donna è accasciata su una sedia, il gomito sul tavolo, il
mento sulla mano. Resta così, per molti minuti, scuotendo la testa. È
inaccettabile. La mattina sua figlia Laura - 15 anni il prossimo 2 luglio -
è andata a scuola, contenta per la cartella nuova. Ora è pomeriggio e Laura
non c’è più. «Era un angelo - sospira mostrando una foto in cui Laura
sorride davanti all’albero di Natale -. Sì, qualche volta creava problemi,
ma mai cose gravi. Poi mi chiedeva scusa».
Betta Gemma, 57 anni, è una donna forte: ha faticato tanto insieme con il
marito Camillo Agnora, 63 anni, per mandare avanti un
bar-trattoria-edicola-tabacchi all’ingresso di Boschi Sant’Anna, paesino a
circa 5 chilometri da Porto Legnago, dove ieri s’è consumata la tragedia
della scuola media «Cavalcaselle». Ora però sembra che tutta la sua energia
si sia dissolta. Non ha più linfa. Il marito Camillo, dall’altra parte del
tavolo, seduto sul divano, la vede così e si mette a piangere in silenzio.
Il fratello di Laura, Raffaele, 37 anni, toglie dalle mani della moglie
Antonella il piccolo Andrea, 3 anni, e lo mette sulle ginocchia della donna.
«Nonna, perché piangi?».
Questo tinello è la stanza del pianto. La donna racconta: «Fino a ieri Laura
usciva da qui e veniva al bar, nel pomeriggio, quando non era a scuola.
Cercava di aiutarmi, voleva partecipare al lavoro, rendersi utile. Poi
tornava qui a fare i compiti. Certo, aveva quel "ritardo mentale" mai
perfettamente diagnosticato, che non le permetteva di seguire i corsi come
tutti gli altri. Ma avrebbe proseguito gli studi. Avevamo fatto la
preiscrizione all’istituto alberghiero, per far sì che potesse rendersi
autosufficiente.
«Proprio ieri mattina, mio marito ha portato all’istituto per le malattie
rare di Vicenza una serie di prelievi - continua - per fare altre analisi
nella speranza di trovare la causa del disturbo di Laura. Non avevamo perso
la speranza che potesse acquistare una sua normalità, facevamo di tutto
perché crescesse come le altre ragazze. Purtroppo, adesso non abbiamo più
questo problema».
Quando gli insegnanti le hanno detto che all’appello mancava solo sua
figlia, Betta Gemma è corsa alla scuola e da lì di nuovo all’ospedale.
«Quando mi hanno detto che Laura era morta, mi sono sentita male e mi hanno
ricoverata. Se fosse rimasta con l’insegnante di sostegno forse sarebbe
viva. Perché era sola?». Non c’è risposta. Il resto è silenzio.

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=MADRE


Brucia la scuola, muore disabile di 14 anni

Verona, rogo per i lavori al tetto. Porte chiuse, ragazzi giù dalle
finestre. Il pm: norme non rispettate

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
LEGNAGO (Verona) - «Una beffa atroce di un destino dispettoso - si dispera
il sindaco, Silvio Gandini, 49 anni, professore di lettere e preside in
aspettativa prestato alla politica -. Dopo decenni di incuria degli edifici
scolastici, avevamo cominciato a renderli più sicuri. E che cosa ti
capita?».
Una quattordicenne handicappata, Laura Agnora, III A, morta carbonizzata a
causa delle fiamme scoppiate sul tetto della scuola media «G.B.
Cavalcaselle» dove due muratori tappavano una stupida perdita d’acqua. Ecco
che cosa ti capita. E 15 ragazzini in ospedale intossicati dal fumo «denso e
nero come quello di un vulcano in eruzione» ricorda Manuel P., 12 anni, II
C.
Ecco che cosa ti capita. E altri tre ricoverati in ortopedia, due per
schiacciamento delle vertebre, uno per la frattura di un metatarso, perché,
spaventati dal fumo, hanno cercato salvezza gettandosi dai finestroni del
piano rialzato.
Ecco che cosa ti capita. E in ospedale ci sono finiti anche un professore e
quattro soccorritori: due vigili urbani, Giuseppe Garzotto e Luca
Zamperlini, e due carabinieri, il maresciallo Udelrico Gagliardi e Fabrizio
Speciale. Questo ha anche la frattura dello sterno: «Gliel’ho procurata io,
senza volere - racconta Fabrizio, 13 anni, III C - mi sono buttato dalla
finestra e lui mi ha preso al volo».
«Per ora non ci sono indagati - ha dichiarato il procuratore di Verona,
Guido Papalia - ma dai primi accertamenti pare che non tutto fosse in regola
sia nell’impresa che seguiva i lavori sia per le misure anticendio». Sarà l’
inchiesta affidata ai sostituti Maria Cristina Motta e Giulio Schinaia, e
condotta dal capitano dei carabinieri Marco De Donno, a stabilire che cosa
ha provocato la morte e il terrore in questa scuola media di 219 ragazzi di
Legnago.
Terrore e morte piombati all’improvviso alle 11.20, sopra l’atrio che divide
i due bracci dell’istituto. Il lato destro ha dieci aule, quello sinistro
una classe al piano rialzato e due laboratori. «Alle 10.30 due miei operai
avevano cominciato a sistemare una guaina impermeabilizzante sopra la
soletta di cemento dell’androne - racconta Paolo Pesenti, 45 anni, di
Minerbe, titolare della ditta che da quest’anno ha l’appalto per le
scuole -. Non so perché si siano sviluppate le fiamme, ma certamente non per
lo scoppio della bombola di gas che alimentava la fiamma ossidrica».
«Era un lavoro da concludere in giornata - aggiunge il sindaco Silvio
Gandini - perché si trattava di manutenzione ordinaria, non del piano di
interventi sulle scuole per tre miliardi voluto nel 199 da questa
amministrazione (centrosinistra, ndr). Appena venerdì avevamo finito di
installare la scala di sicurezza e 10 uscite di sicurezza». Una delle quali
era talmente nuova che non era stata collaudata e quindi al momento dell’
incendio era chiusa a chiave ed è stata sfondata dal professore Carmelo
Mastroeni. Se quelle porte però non ci fossero state la tragedia sarebbe
stata ancora maggiore .
Secondo il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Verona, Guido
Sommese, l’incendio, però, è stato causato «da una perdita di gpl da un cavo
difettoso collegato a una bombola posta sopra il tetto dell’androne della
scuola». Racconta Martina Saviato, 36 anni, da due mesi bidella: «Con me c’
era Laura, stava finendo 30 fotocopie. Ho visto il soffitto prendere fuoco,
ho gridato Laura vieni via, lei si è divincolata, irrigidita, tremebonda, ed
è fuggita verso l’unica via che conosceva, in direzione di una nuvola di
fumo nero, forse alla ricerca della sua insegnante di sostegno che si era
allontana un attimo. Poi ho dato l’allarme. Ho fatto uscire tutti i ragazzi,
il tetto bruciava».
Dice ancora Manuel: «Ci siamo buttati dalle finestre e abbiamo scavalcato la
recinzione. Con il mio cellulare ho chiamato i carabinieri, credo di essere
stato il primo a dare l’allarme, poi ho chiamato la mamma». Aggiunge Daniela
C., 44 anni: «Anche mio figlio Cristian, di 13 anni, mi ha chiamato con il
telefonino: brucia tutto, ha gridato, vieni subito. Ma io mi domando: i
lavori non potevano farli quando la scuola era vuota?».
Aggiunge Manuel T., 11 anni, I C: «Dalla porta aperta ho scorto un lampo,
poi il fuoco, il fumo e la bidella che gridava. La prof di inglese, Crizia
Cadonago, ha ordinato: «Via, tutti fuori». E Andrea S., 12 anni, II B: «Sei
miei compagni si sono lanciati dalla finestra, io sono uscito dalla porta di
sicurezza. Le tre esercitazioni antincendio che avevamo fatto non sono
servite a nulla».
All’esterno, intanto, accorreva il vigile urbano Claudio Menini, 42 anni,
incaricato di sorvegliare la zona: «Vedevo decine di ragazzi cadere dalle
finestre e rialzarsi zoppicanti. "Che fate, tornate in classe", ho urlato
pensato a una specie di gioco. Ma ho visto le fiamme e ho capito». L’unica a
non aver trovato scampo è stata la piccola Laura. Una volta spente le
fiamme, diradatosi il fumo, l’hanno trovata i pompieri vicino alla macchina
fotocopiatrice. Rannicchiata. Carbonizzata.

Costantino Muscau


http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=CRONACA


FORUM DEI GENITORI

«Ministro, i controlli non bastano»

ROMA - «Chiederemo al ministro di fare chiarezza sulle norme di sicurezza in
tutte le scuole italiane». La tragedia di Legnago è stata al centro del
Forum delle associazioni dei genitori, che si è riunito ieri al ministero
della Pubblica istruzione. Il Forum, che ha espresso solidarietà ai ragazzi
coinvolti nell’incendio e alla famiglia della quindicenne che ha perso la
vita, ha sollecitato una «maggiore vigilanza degli organi competenti per la
sicurezza nella scuola e l’incolumità di chi in essa opera».

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=BOXaa


IL CAPO DEI VIGILI DEL FUOCO

«Prove di evacuazione, aule chiuse coi lavori: le regole per le scuole
sicure»

ROMA - «Quando si effettuano lavori con fiamme libere è sempre opportuno
evacuare la scuola proprio per evitare ogni possibile rischio». L’architetto
Luciano Buonpane è il direttore del centro operativo nazionale dei Vigili
del Fuoco. E dunque è il responsabile della corretta applicazione della
normativa antincendio negli edifici pubblici. Nell’Istituto di Legnago sono
state commesse imprudenze?
«Non lo so, io parlo delle leggi e dico che questo tipo di interventi devono
essere effettuati lasciando fuori alunni e professori. Possono starci
soltanto gli addetti ai lavori».
Quali sono le regole da rispettare per non mettere in pericolo i ragazzi e i
docenti?
«Cominciamo dal progetto che deve essere compilato in base a un decreto
ministeriale del 1992. Oltre a prevedere impianti elettrici a norma, deve
individuare, in base alla capienza dell’edificio, tutti gli altri punti dove
si devono installare le apparecchiature antincendio. Se, dopo un accurato
sopralluogo, il progetto ottiene l’approvazione dei Vigili del Fuoco, si può
metterlo in pratica».
Entriamo nello specifico e partiamo dalle aule. Come devono essere
costruite?
«Se la stanza deve contenere fino a 25 alunni, la porta d’uscita si può
aprire verso l’interno. Se la capienza è maggiore deve aprirsi invece verso
l’esterno per consentire lo sgombero in maniera più rapida. Le aule per le
esercitazioni didattiche oltre ad avere gli impianti specifici devono avere
le pareti resistenti al fuoco. E questi stessi muri devono dividere l’
istituto dagli altri locali adiacenti».
E le altre porte?
«Su questo la normativa è categorica. La larghezza non deve mai essere
inferiore a 120 centimetri per garantire un deflusso ordinato di 60 persone.
Su ogni piano ci devono essere due uscite di sicurezza e le altre vanno
progettate in base alla capienza dell’edificio calcolando sempre l’
istallazione di una porta ogni 60 persone».
Anche l’ampiezza degli spazi è indicata nelle norme?
«Certo: le vie di esodo, che devono sempre restare sgombre, devono avere una
larghezza minima di 120 centimetri. La distanza tra l’edificio e un posto
sicuro non deve essere superiore ai 60 metri, comprese le scale. Gli spazi
interni devono essere larghi almeno 90 centimetri e la distanza dei mobili
dal soffitto deve lasciare un ’buco’ di almeno 60 centimetri».
Molti istituti non possiedono scale esterne, sono tutti fuorilegge?
«L’edilizia scolastica è vecchia e in tutta Italia stiamo intervenendo per
risolvere questo problema. Il decreto ministeriale, ma anche la legge 626
sulla sicurezza nei posti di lavoro e quindi nelle scuole, prevede che per
gli edifici di oltre due piani le scale esterne siano obbligatorie e debbano
essere chiuse in una " gabbia" resistente al fuoco».
Oltre agli accorgimenti tecnici, ci sono norme comportamentali da
rispettare?
«Il divieto di fumo, la verifica sulla presenza di impianti rilevatori di
fumo soprattutto nei locali non controllati come gli archivi, i magazzini o
le biblioteche. E poi il riscontro sul funzionamento di idranti ed
estintori».
Nient’altro?
«Almeno due volte l’anno bisogna testare il piano di emergenza ed effettuare
le prove di evacuazione. In questo discorso rientra la formazione del
personale prevista dalla legge 626. Ci sono norme specifiche da rispettare,
ma anche accorgimenti minimi come quello di svuotare i cestini pieni di
carte prima di lasciare gli uffici, non travasare liquidi infiammabili e non
usare apparecchi a fiamme libere, spegnere tutti gli interruttori, se
possibile anche quelli generali, al momento della chiusura».
E se bisogna effettuare lavori di ristrutturazione?
«Gli istituti devono essere trattati come se fossero dei cantieri, dove
entrano soltanto gli addetti. Deve essere studiata ogni misura idonea a
tutelare la sicurezza di alunni e studenti, arrivando anche all’
evacuazione».

Fiorenza Sarzanini

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=VIGILE


Sei edifici su dieci senza impianti antincendio

La mappa del degrado: scarsa manutenzione, le norme contro gli infortuni
scattano solo nel 2005

ROMA - In Italia ci sono 41 mila scuole, piene di bambini e ragazzi. Almeno
la metà, ammettono al ministero dell’Istruzione, non è a norma. Per i
sindacati la realtà è ancora peggiore. La sicurezza degli studenti è
affidata a leggi che, se tutto va bene, entreranno in vigore il 31 dicembre
2004. La scuola, infatti, è l’unico luogo pubblico dove le norme
antinfortunistiche previste dalla legge 626 possono attendere. E gli enti
locali che non hanno fatto il loro dovere possono continuare a rinviare i
lavori di messa a norma. A pagare il conto è la parte più indifesa della
popolazione.

SCUOLE A RISCHIO - Non esiste un’anagrafe sullo stato di salute degli
edifici scolastici. Bisognerà attendere, spiegano alla Pubblica istruzione,
almeno un anno. Questa lacuna però è abbondantemente colmata da diverse
indagini. Secondo una ricerca di Legambiente sei istituti su dieci sono
sprovvisti di impianti antincendio, in una scuola superiore su tre non
vengono fatti interventi di manutenzione da almeno 5 anni mentre il 38,4 per
cento degli istituti non è accessibile ai disabili. Alto anche il numero di
incidenti tra le pareti scolastiche: da gennaio ad agosto del 1999 ci sono
stati 50 mila 626 infortuni, contro i 68.184 del '98 e i 56.031 del '97.
Anche la Uil Scuola ha svolto un’indagine. Il 13,77 per cento delle scuole
materne è dotato di tetto scadente, insieme al 14,61 delle elementari, al
17,91 delle medie per toccare quota 21,8 nelle superiori. Gli impianti
elettrici vanno rifatti nel 15,19 per cento delle materne, nel 17,94 delle
elementari, nel 22,52 delle medie e nel 23,67 delle superiori. Per fogne,
impianti idrici e riscaldamento le cose non cambiano molto. Le scuole più
disastrate si trovano a Reggio Calabria. Le dieci città con gli istituti più
belli sono tutte al Nord. Tra le migliori materne quelle di Verbania,
Rimini, Reggio Emilia, Biella e proprio Verona. Per le elementari troviamo
al primo posto ancora Verbania, Rimini, Biella, Reggio Emilia e Messina. In
cima alla classifica per le medie compaiono Potenza, Sondrio e Lodi. Biella,
Piacenza e Trento hanno le migliori scuole superiori.

SICUREZZA DOMANI - Il rinvio fino al 31 dicembre 2004 dell’entrata in vigore
delle norme antinfortunistiche riguarda soltanto le scuole, pubbliche e
private. La decisione di far slittare di ben cinque anni le condizioni di
sicurezza di bambini e ragazzi , dal 31 dicembre ’99 al 31 dicembre 2004, è
stata presa qualche mese prima della scadenza . La disposizione è apparsa su
un supplemento della Gazzetta Ufficiale uscita nel mese di agosto. Una vera
manna per gli enti locali che devono pagare i lavori.

RISCHIO EVACUAZIONE - Per il procuratore aggiunto di Torino Raffaele
Guariniello i maggiori rischi che corrono gli studenti sono quelli legati
agli impianti elettrici e all’amianto e alle emergenze che richiedono l’
evacuazione della scuola. Cosa può accadere in una scuola quando scoppia un
incendio e manca un’adeguata preparazione purtroppo lo sappiamo. Non è un
caso che la Finanziaria abbia stanziato 40 miliardi per formare dei
responsabili - uno per piano fino a cinque per scuola - in grado di
affrontare un incendio, dai primi interventi per contenere le fiamme fino
all’evacuazione. I soldi stanno arrivando alle scuole. Ma c’è chi si domanda
perché mai bisogna aspettare l’arrivo di miliardi per affrontare
esercitazioni tanto importanti, perché non vengono svolte con maggiore
frequenza, magari sottraendo qualche ora alle tante attività
extracurriculari. Non si tratta di un’opera di messa a norma di un intero
edificio scolastico che può costare centinaia di milioni.

PORTE CHIUSE - Sono tante le cose apparentemente inspiegabili nel campo
della sicurezza a scuola. Come le porte chiuse. Esistono edifici nuovi di
zecca dove le scale o le uscite antincendio non possono essere utilizzate
perché l’accesso è chiuso. Questo succede, spiegano al ministero dell’
Istruzione, per impedire ai ladri di penetrare nell’edificio. Per evitare il
furto di un pc, insomma, si mette a rischio la vita dei ragazzi e dei
docenti.

L’AMIANTO - La Cgil scuola nel ’99 ha chiesto lo stanziamento di 10 mila
miliardi per mettere a norma le scuole. Lo Snals nei giorni scorsi ha
denunciato il rischio amianto per mancate o insufficienti bonifiche nelle
scuole.

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=LEGGI


L’EX MINISTRO

Guidi: i bimbi handicappati? Ignorati

ROMA - «C’è un’attenzione assai scarsa verso i bambini in generale.
Figuriamoci verso quelli handicappati. I disabili psichici, poi, soprattutto
quelli che hanno un handicap lieve, è come se fossero meno "visibili" e di
loro ci si interessa ancor meno di quelli che stanno su una carrozzella» .
La denuncia viene dall’ex ministro della Famiglia e responsabile di Forza
Italia per i problemi della famiglia Antonio Guidi, disabile e molto attento
ai problemi dei minori, «ancor più se sono portatori di handicap». Sconvolto
dalla notizia della tragedia avvenuta nel Veronese, dice di «sentirsi
particolarmente vicino alla famiglia di quella giovane studentessa proprio
perché la ragazza aveva un lieve handicap psichico.
«Troppo facile piangere sul latte versato,- prosegue - non si fanno lavori
potenzialmente pericolosi durante una normale mattinata di scuola con l’
edificio pieno di alunni. Non dico che è un segnale di disprezzo verso l’
infanzia ma di una maggiore incuria sì, una maggiore incuria rispetto a
qualunque altra situazione avesse riguardato degli adulti, anzichè dei
bambini».
Guidi propone, infine, un ministero dell’Infanzia: «I bambini - dice - sono
il grande omesso del dibattito politico. E’ arrivata l’ora di porre rimedio
a questa grave mancanza».

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=GUIDI


La maglia nera resta al Sud

MATERNE Secondo un’indagine della Uil sulla sicurezza (impianti, tetto e
pavimenti) degli edifici scolastici, le scuole materne più sicure sono a
Verbania, Rimini, Reggio Emilia, Biella e Verona. Tra le peggiori Crotone e
Cosenza
ELEMENTARI
Verbania è ancora in cima alla classifica, seguita da Rimini, Biella,
Messina e Reggio Emilia. Messina è però un’eccezione: nessuna città del Sud
è nella parte alta della classifica
MEDIE
Sono a Potenza le scuole medie migliori per sicurezza e qualità. Seguono le
medie di Sondrio e Lodi. Agli ultimi posti, invece, Vibo Valentia, Reggio
Calabria, Crotone, Taranto e Brindisi
SUPERIORI
La palma dell’eccellenza va a Biella, Piacenza e Trento. Maglie nere per
Cagliari e Reggio Calabria, che sono da bocciare su tutti i parametri
considerati nell'indagine
LE METROPOLI
Tra le grandi metropoli, Milano è al 39esimo posto per quanto riguarda la
sicurezza degli impianti. Firenze è 47esima in graduatoria e precede di
molte lunghezze Venezia (64) e Genova (66). Palermo (78) e Roma (83) sono in
fondo alla classifica. Peggio di loro è Napoli, che si colloca al 97esimo
posto

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=COL3B


Il ministro ordina un’indagine

ROMA - Un’ispezione è stata subito disposta dal ministro della Pubblica
istruzione, Tullio De Mauro, alla notizia dell’incendio nella scuola media
di Legnago, nel Veronese, che ha provocato la morte di una giovane allieva.
Il ministro intende conoscere le modalità che hanno provocato la disgrazia e
accertare eventuali responsabilità interne agli organismi di gestione dell’
istituto. I risultati dell’indagine ministeriale saranno poi subito resi
noti al governo e alle competenti commissioni parlamentari.

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=BOX


Il rogo causato dai lavori in corso durante le lezioni. Il magistrato:
poteva essere una strage

Scuola in fiamme, muore a 14 anni

Verona, la studentessa era disabile. Venti ragazzi in ospedale. Chiusa l’
uscita di emergenza Il 60 per cento degli istituti privo di impianti
antincendio. Maggiore sicurezza solo nel 2005

LEGNAGO (Verona) - Scuola in fiamme durante le lezioni. Una ragazza di 14
anni, Laura Agnora, disabile, è morta carbonizzata mentre cercava di
fuggire. Una ventina di ragazzi, intossicati e feriti, sono finiti all’
ospedale. L’incendio è stato provocato da una fuga di gas durante i lavori
di ristrutturazione sul tetto, verso le 11.20 di ieri. L’uscita di emergenza
era chiusa: decine di ragazzi si sono salvati saltando dalle finestre o
scavalcando i cancelli. Per il magistrato: «Poteva essere una strage».
Ordinata un’indagine dal ministro De Mauro. Scatta l’allarme sicurezza per
gli edifici scolastici. In sei su 10, secondo Legambiente, mancano gli
impianti antincendio e il 40% è inaccessibile ai disabili. L’entrata in
vigore delle norme antinfortunistiche previste dalla legge 626, solo per le
scuole pubbliche e private, è slittata al 2005. Alle pagine 2 e 3

Benedetti e Muscau

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=VERONA

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=Tutti%20gli%20articoli

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=TUTTI_GLI_ARTICOLI&doc=NUOVO

L'Arena
http://www.larena.it/archivio.asp

E&S
http://it.egroups.com/messagesearch/famiglie-edscuola?query=sicurezza

http://it.egroups.com/messagesearch/edscuola?query=sicurezza

http://it.egroups.com/message/edscuola/1778

http://www.edscuola.it/archivio/famiglie/modena626.pdf

Genitori e Scuola
http://utenti.tripod.it/gerolandia/sicurezza.htm


--------------------------------------------------
CDS Coordinamento Distretti Scolastici
http://www.intrascuola.it
http://www.edscuola.it/famiglie.html
http://www.intrascuola.it/coc/comitati/genitori.htm
http://www.intrascuola.it/coc/forum.htm
mailto:coor...@netbusiness.it
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Marcovich Elisabetta

unread,
Mar 23, 2001, 1:02:32 PM3/23/01
to

"Distretti" <coor...@netbusiness.it> ha scritto nel messaggio
news:99fp28$79o$1...@diesel.cu.mi.it...

> Il responsabile della Pubblica istruzione dopo il rogo mortale nel
Veronese:
> i presidi devono puntare i piedi «Le scuole sicure sono solo il 30 per
> cento»
su Repubblica il nostro ministro aggiungeva anche che saranno professori e
ATA a fare dei turni di sorveglianza per la sicurezza ( immagino parlasse
dei responsabili della sicurezza, mi pare parlasse di 7 persone..). Così,
sempre per sfruttare le nostre preparazioni professionali, faremo anche i
guardiani, magari notturni. E immagino che tutto questo sarà compreso nei
doveri d'ufficio inclusi nel nostro stipendio!

--
Elisabetta Marcovich
Trieste
Voglio andarmene !


Nicola Bortolotti

unread,
Mar 23, 2001, 1:53:43 PM3/23/01
to
> guardiani, magari notturni. E immagino che tutto questo sarà compreso nei
> doveri d'ufficio inclusi nel nostro stipendio!

da ricordare che quella ventina di ore di autoformazione su quel vergognoso
CD della 626 (chissa' quanto ha estorto la societa' che l'ha realizzato)
erano pagate a tutti fuorche' ai docenti!


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