E' vero? Ho cercato nel sito del ministero dell'istruzione ma non ho
trovato nulla al riguardo (il sito stesso non è che brilli per
organizzazione..).
Vi ringrazio in anticipo per la risposta.
> E' vero? Ho cercato nel sito del ministero dell'istruzione ma non ho
> trovato nulla al riguardo (il sito stesso non è che brilli per
> organizzazione..).
Beh, sicuramente può essere più chiarificatore un "manifesti degli
studi" di una qualsiasi università italiana.
CMQ non credo sia vero...
Sergej
--
http://www.ildeposito.org
Canti di protesta politica e sociale
Archivio di testi e accordi
Ritengo che sia una "cacchiatella", pensa se fosse vero... mi gratto fino a
25 anni poi mi laureo.
Certo, avrei delle difficoltà, ma fino a 25 anni me la sarei goduta.
"G&E" <mine...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:44732234$0$18283$4faf...@reader1.news.tin.it...
Vero, ma credo che sia un diritto frequentare l'Università. D'altronde
non c'è molto da imbrogliare; magari al Liceo puoi prendere in giro i
professori e scopiazzare a destra e a manca per 5 anni (esame di stato
compreso), ma all'Università o studi o cadi.
Io ne conosco parecchie di persone che non hanno fatto una cippa al
liceo per 5 anni, raggiungendo a malapena la sufficenza "per pietà", e
che poi hanno avuto una brillante carriera universitaria. Le "basi"
sono un concetto superato.
Mi informerò..
E' possibile trovare in rete tale legge??
Grazie.
ALE
Stranamente a costoro non è consentita l'iscrizione al terzo anno di un
ITIS.
Possono accedervi solo previo esame di idoneità.
..
Quindi in pratica non esiste nessuna legge del genere.
Bene.
E perché è una puttanata? Se hai manico e superi brillantemente gli esami
non vedo dove stia il problema.
Tecnicamente: non esiste una norma del genere.
Moralmente: non hai superato l'esame di stato delle superiori.
>
>> Io ne conosco parecchie di persone che non hanno fatto una cippa al
>> liceo per 5 anni, raggiungendo a malapena la sufficenza "per pietà", e
>> che poi hanno avuto una brillante carriera universitaria. Le "basi"
>> sono un concetto superato.
>non è questione di "basi". Al liceo uno può non fare un piffero ma un
>minimo di intelligenza deve dimostrarla. Non è che ti improvvisi
>matematico, fisico o ingegnere anche se al liceo avevi 1 in matematica.
>Siamo un po' realistici. Ci saranno anche dei casi ma rarissimi. Se poi
>mi parli di uno che si è iscritto a scienze politiche e ha fatto una
>brillante carriera universitaria no comment...
Ovvio, mi riferivo a facoltà "serie".. senza offesa per chi fa scienze
politiche ;)
Che dire.. in classe mi ricordo che avevamo quasi tutti tra il 3 e il
5 risicato in matematica, fisica e sopratutto chimica che era una
strage.. eppure tra i miei compagni adesso vi sono fisici, ingegneri,
matematici e medici.
Certo, si sono fatti il sedere dopo...
Parrebbe il contrario..
>Moralmente: non hai superato l'esame di stato delle superiori.
Uh, è immorale non superare l'esame di stato?
"Moralmente" cosa? L'università ha il dovere di selezionare l'eccellenza,
della morale se ne deve infischiare. Al limite dovrebbero mettere test
d'ingresso severissimi a cui può partecipare chiunque, non solo i diplomati.
Il talento senza diploma va gratificato più della mediocrità con diploma. Se
uno senza diploma conosce meglio la matematica di un diplomato liceale (sarà
difficile, ma non è impossibile) perché non dovrebbe accedere alla facoltà
di matematica se ne avesse voglia? Del resto, se non sbaglio, puoi essere
nominato docente ordinario senza alcun titolo particolare, l'importante è
che tu abbia dimostrato di conoscere profondamente la materia.
Ciao, Andrea
credo volesse dire: non hai *sostenuto* (e superato, si intende...)
l'esame di Stato, come, invece, per accedere ai corsi di studio
universitari, si richiede alla generalità.
Spesso dimentichiamo che il noto principio giuridico "La legge è
uguale per tutti" affonda le sue radici in un valore di natura etica
(di origine liberal-democratica) che le società occidentali moderne
hanno scelto di condividere a baluardo contro favoritismi, particolarismi,
arbitrii del Principe, ingiustificabili sperequazioni, ecc. ecc.
E' in questo senso, ad esempio, che consideriamo _inaccettabile_
(e qui la scelta etica diventa giudizio morale...)
l'eccezione fondata su il colore della pelle/la tendenza sessuale/
il portafoglio gonfio/la militanza in un partito piuttosto che in un
altro/ecc. ecc.
>>>Moralmente: non hai superato l'esame di stato delle superiori.
>>
>>Uh, è immorale non superare l'esame di stato?
>
>
>credo volesse dire: non hai *sostenuto* (e superato, si intende...)
>l'esame di Stato, come, invece, per accedere ai corsi di studio
>universitari, si richiede alla generalità.
>
>Spesso dimentichiamo che il noto principio giuridico "La legge è
>uguale per tutti" affonda le sue radici in un valore di natura etica
>(di origine liberal-democratica) che le società occidentali moderne
>hanno scelto di condividere a baluardo contro favoritismi, particolarismi,
>arbitrii del Principe, ingiustificabili sperequazioni, ecc. ecc.
Beh, mettiamola così. Frequentando l'università (pagando le relative
tasse, tra l'altro) non danneggio nessuno. (cosa che magari farei nel
caso di un favoritismo - esempio - in un corcorso pubblico, "rubando"
il lavoro a qualcun'altro). Dovrei sostenere gli esami come tutti.
Credevo che lo scopo dell'università (della scuola in generale) fosse
insegnare a chi vuole imparare. Trovo ingiusto obbligare una persona
che ha raggiunto già una certa età (e che ha avuto modo di ottenere
per conto suo tutte le competenze necessarie) a perdere un ulteriore
anno della sua vita solo per avere un pezzo di carta che gli permetta
di accedere ai corsi di laurea.
Non è un problema di università ma di diritti.
Un prerequisito per l'accesso all'università è l'aver superato un esame di
Stato.
Se esistesse una norma che concede a qualcuno di iscriversi senza averlo
superato questo esame,
allora sarebbe una norma iniqua.
Per fortuna non esiste.
"Parrebbe" vai a dirlo in segreteria di una qualsiasi università e senti la
risposta....
ad ogni modo ti è sfuggito il post che citava il riferimento normativo non
entrato in vigore.
>>Moralmente: non hai superato l'esame di stato delle superiori.
>
> Uh, è immorale non superare l'esame di stato?
Si.
Guarda, secondo me dici cose giustissime, ma su questo NG predichi nel
deserto. Uno che pensi che all'università debba entrare e procedere solo chi
è capace indipendentemente dal diploma qui non lo trovi!
> Non è un problema di università ma di diritti.
> Un prerequisito per l'accesso all'università è l'aver superato un esame di
> Stato.
> Se esistesse una norma che concede a qualcuno di iscriversi senza averlo
> superato questo esame,
> allora sarebbe una norma iniqua.
> Per fortuna non esiste.
>
Ma non puoi continuare a parlare di diritti che contano nulla senza porti il
problema di cosa sia l'università. Che non è ancora, per fortuna, la scuola
superiore dove si aiuta chi capisce poco ma si impegna e si penalizza chi è
sveglio ma è svogliato. All'università deve procedere solo chi è capace,
diploma o non diploma. Se un diplomato scadente, magari uscito da scuole
ridicole, si lamentasse di essere superato da persone senza il diploma ma
più capaci sarebbe un idiota e un invidioso.
E poi perché la norma sarebbe iniqua? Lederebbe i diritti di chi? E quali
diritti?
Ma per l'amor di Dio! Ma cosa c'entra con l'accesso all'università? Non si
pretende un percorso privilegiato per un iscritto senza diploma, gli esami
sono gli stessi. E se il non diplomato potesse superarli con più facilità
del diplomato non sarebbe forse un laureato migliore? E in tal caso
l'università non avrebbe reso un servizio migliore al paese? Se la legge
dice che non puoi accedere all'università senza diploma a qualsiasi età
rispettiamola pure, ma che sia una legge sensata proprio no. Io credo che
l'unico compito dell'università sia sfornare i migliori laureati possibili
indipendentemente dalla loro provenienza e se qualche diplomato mediocre
vede in ciò una lesione dei propri diritti vada a quel paese.
A parte il fatto che nemmeno tutte le università attuali hanno le
caratteristiche che tu auspichi (guarda
in proposito la puntata di Report su RAI 3 di domenica 28 maggio 2006), se è
vero che la scuola
deve formare l'individuo (dal punto di vista culturale) e renderlo capace di
studiare e prepararsi da solo,
è giusto che uno dei prerequisiti sia il diploma di maturità (e si chiama
così non a caso).
> E poi perché la norma sarebbe iniqua? Lederebbe i diritti di chi? E quali
> diritti?
Di tutti. Sarebbe come evitare di multare per divieto di sosta le persone
che hanno compiuto il quarantesimo
anno di età.
..
Tra l'altro anche le multe sono inique dal momento che non colpiscono allo
stesso modo chi le subisce.
Andrebbero quantificate in base al reddito; ma questo è un altro discorso.
Vai in USA, fai domanda di ammissione, digli che sei capace, e
sottoponiti ad uno dei test standard, poi facci sapere il risultato.
Ma forse anche lì se gli dici che non hai un diploma di maturità non
ti fanno nemmeno fare il test di ammissione....
Bene, vediamola allora dal lato pratico:
1) più aumenta l'età e meno il cervello è elastico
relativamente all'apprendimento
2) 5 anni di studi effettuati alle superiori non si possono riassumere in
meno di un anno (sarebbe come voler guardare
un film che dura 10 ore in 1 minuto)
3) uno studente *capace* al giorno d'oggi, anche se per il punto due non
sarebbe la stessa cosa, dal punto di vista della legge potrebbe prepararsi
da privatista a sostenere l'esame di stato frequentando molto meno di 5
anni. Esistono anche i corsi serali. In pratica solo uno studente fannullone
avrebbe la faccia tosta di chiedere una laurea senza fare la stessa fatica
che hanno fatto le altre persone per ottenerla (si noti che la laurea è un
riconoscimento, e non è per nulla obbligatoria). Per la cronaca uno studente
*capace* può lavorare e studiare nello stesso giorno.
4) Per gli studenti fannulloni con un po' di soldi c'è comunque un metodo
per avere un titolo del genere: vedi in proposito la puntata di report del
28 maggio 2006 (o alternativamente leggiti il testo integrale della puntata
sul loro sito, quando verrà pubblicato).
> "Adi" <a...@adi.it> ha scritto nel messaggio
Z> news:44779ccd$0$29730$4faf...@reader2.news.tin.it...
... probabilmente saresti tu ad avere delle sorprese...
Comunque, come al solito, si parla di aria fritta e non si affronta il
nocciolo della questione:
"Che modello di formazione Universitaria vogliamo (come Stato)
perseguire?"
Attualmente, nonostante le modifiche e lo scollamento tra teoria e
pratica, abbiamo un sistema in cui il titolo di studio ha un valore
legale. Per questo esistono (esistevano?) le propedeuticità.
In altre Nazioni (specificatamente USA, tra le altre) questo non è
vero. La singola Università e' la garante del valore del titolo
rilasciato. Quindi e' anche liberissima di decidere autonomamente i
criteri di accesso.
Un particolare un "effetto collaterale" di questa seconda scelta è la
parcellizzazione delle competenze: l'Università, non potendo contare
su un pool di aspiranti ragionevolmente omogeneo, è costretta a
concentrare test di ingresso, didattica e risultato finale in una
fetta molto stretta e specifica del "sapere". In pratica si finisce
per avere uno specialista del ginocchio che non è in grado di fare una
fasciatura ad un gomito (sto esagerando... ma non di molto).
Tradotto in soldoni per quel che concerne il thread corrente:
Può anche darsi che una persona che non ha conseguito il diploma di
Maturità possa conseguire una Laurea con ottimo profitto, ma, IMNSHO,
quello che non ha imparato alle Superiori (tranne casi tanto rari da
non fare testo) non lo imparerà più, almeno per quanto concerne la
cosiddetta "Cultura Generale".
Fino ad un certo tempo fa *tutti* i laureati avevano un minimo di
cultura generale. Oggi tutte le Facoltà Universitarie si vedono
costrette a istituire corsi appositi per insegnare a scrivere due
righe in Italiano vagamente comprensibile.
Stiamo transendo verso il modello americano. Non sono sicuro che si
tratti di una miglioria.
ZioNemo
>
>"Adi" <a...@adi.it> ha scritto nel messaggio
>news:4477a06e$0$29723$4faf...@reader2.news.tin.it...
>[CUT]
>> E se il non diplomato potesse superarli con più facilità del diplomato non
>> sarebbe forse un laureato migliore? E in tal caso l'università non avrebbe
>> reso un servizio migliore al paese? Se la legge dice che non puoi accedere
>> all'università senza diploma a qualsiasi età rispettiamola pure, ma che
>> sia una legge sensata proprio no. Io credo che l'unico compito
>> dell'università sia sfornare i migliori laureati possibili
>> indipendentemente dalla loro provenienza e se qualche diplomato mediocre
>> vede in ciò una lesione dei propri diritti vada a quel paese.
>
>Bene, vediamola allora dal lato pratico:
>
>1) più aumenta l'età e meno il cervello è elastico
>relativamente all'apprendimento
Non è vero. Dipende dalla persona, dall'atteggiamento e da tanti altri
fattori (tra cui, sopratutto, la STRATEGIA di apprendimento).
>2) 5 anni di studi effettuati alle superiori non si possono riassumere in
>meno di un anno (sarebbe come voler guardare
>un film che dura 10 ore in 1 minuto)
Si potrebbero riassumere in un anno, dipende dalla persona e dal tempo
che vuole dedicarci. Non mi pronuncio su questo. A me mancano solo 3
mesi dell'ultimo anno, il liceo me lo feci tutto. Ma mentirei se
dicessi che mi ricordo anche la minima cosa di quello che ho fatto (a
parte ovviamente le basi di cultura generale), ed avevo una ottima
media.
(Purtroppo quelli che propugnano l'importanza degli studi liceali
tendono a dimenticare - appunto - che il cervello umano dimentica
quello che apprende se non viene ripassato ogni tot. I professori
stessi quando fanno lezione leggono dai loro appunti, e sono cose che
avranno ripetuto ad nauseam per anni. Mostrami un qualsiasi studente
del secondo anno che si è ripassato la roba dell'anno prima ed avrai
dimostrato l'esistenza degli alieni :)
>3) uno studente *capace* al giorno d'oggi, anche se per il punto due non
>sarebbe la stessa cosa, dal punto di vista della legge potrebbe prepararsi
>da privatista a sostenere l'esame di stato frequentando molto meno di 5
>anni. Esistono anche i corsi serali. In pratica solo uno studente fannullone
>avrebbe la faccia tosta di chiedere una laurea senza fare la stessa fatica
>che hanno fatto le altre persone per ottenerla (si noti che la laurea è un
>riconoscimento, e non è per nulla obbligatoria). Per la cronaca uno studente
>*capace* può lavorare e studiare nello stesso giorno.
Mi pare che qui si stia ragionando nei termini di "io mi sono fatto il
sedere quindi devi fartelo anche tu" piuttosto che nei termini di
"ognuno faccia come vuole, se ci riesce bene se no sono cavoli suoi",
che mi sembra francamente più sensato.
E poi, non si parla di "chiedere una laurea". Si parla di studiare per
ottenerla, esattamente come tutti. Se ai diplomati da fastidio che
qualcuno "non diplomato" (che onta...) abbia il loro stesso o migliore
rendimento, non vedo come questo possa interessare.
>4) Per gli studenti fannulloni con un po' di soldi c'è comunque un metodo
>per avere un titolo del genere: vedi in proposito la puntata di report del
>28 maggio 2006 (o alternativamente leggiti il testo integrale della puntata
>sul loro sito, quando verrà pubblicato).
Questo è un altro discorso. I diplomifici sono una realtà e lo saranno
sempre e comunque pur cambiando le leggi o il sistema. Poi
all'università cascano, perchè non c'è "quota di iscrizione" o "tassa
d'esame" che tenga. (Con le dovute eccezioni : la corruzione esiste
anche lì..)
>>>> E perché è una puttanata? Se hai manico e superi brillantemente gli
>>>> esami
>>>> non vedo dove stia il problema.
>>>
>>>Tecnicamente: non esiste una norma del genere.
>>
>> Parrebbe il contrario..
>
>"Parrebbe" vai a dirlo in segreteria di una qualsiasi università e senti la
>risposta....
>ad ogni modo ti è sfuggito il post che citava il riferimento normativo non
>entrato in vigore.
Si, l'ho letto dopo. Pazienza.
>>>Moralmente: non hai superato l'esame di stato delle superiori.
>>
>> Uh, è immorale non superare l'esame di stato?
>
>Si.
Capito. Beh, opinioni. Fortuna che non eri un mio professore ;)
>On Fri, 26 May 2006 20:56:28 GMT, ab...@freemail.it (abba) wrote:
>
>>>>Moralmente: non hai superato l'esame di stato delle superiori.
>>>
>>>Uh, è immorale non superare l'esame di stato?
>>Spesso dimentichiamo che il noto principio giuridico "La legge è
>>uguale per tutti" affonda le sue radici in un valore di natura etica
>Beh, mettiamola così. Frequentando l'università (pagando le relative
>tasse, tra l'altro) non danneggio nessuno.
mi limitavo semplicemente a dare la mia 'interpretazione di
quel "moralmente". Nulla di più.
(v. infatti, dove dico, nel post precedente, in che senso la
scelta etica diventa giudizio morale)
>
>"Paolo" <pa...@nospam.com> ha scritto nel messaggio
>news:7d1f729292rs3qdar...@4ax.com...
Trovo ingiusto obbligare una persona
>> che ha raggiunto già una certa età (e che ha avuto modo di ottenere
>> per conto suo tutte le competenze necessarie) a perdere un ulteriore
>> anno della sua vita solo per avere un pezzo di carta che gli permetta
>> di accedere ai corsi di laurea.
>>
>
>Guarda, secondo me dici cose giustissime, ma su questo NG predichi nel
>deserto. Uno che pensi che all'università debba entrare e procedere solo chi
>è capace indipendentemente dal diploma qui non lo trovi!
ma non giriamo la frittata! All'università deve andare avanti chiunque
in possesso di diploma sia effettivamente capace.
Allora, dico: cerchiamo di rendere la Scuola e l'Università più serie
e poi ne riparliamo.
>On Sat, 27 May 2006 03:25:17 +0200, "Stefano" <n...@nd.com> wrote:
>
>>2) 5 anni di studi effettuati alle superiori non si possono riassumere in
>
>(Purtroppo quelli che propugnano l'importanza degli studi liceali
>tendono a dimenticare
??? Per favore, non tiriamo fuori pregiudizi.
che il cervello umano dimentica
>quello che apprende se non viene ripassato ogni tot.
su questo siamo perfettamente d'accordo: non si impara una tantum,
ed č per questo motivo che la regola aurea č: studiare e *ri*-studiare. -
>>3) uno studente *capace* al giorno d'oggi, anche se per il punto due non
>"ognuno faccia come vuole, se ci riesce bene se no sono cavoli suoi",
>che mi sembra francamente piů sensato.
qui, invece, non sono affatto d'accordo, questo, imho, chiamasi
"liberalismo selvaggio" o, se vuoi, "buttare l'acqua del bagno con
tutto il bambino".
Nessuno nega che troppo spesso, all'Universitŕ, va avanti gente
che, pur in possesso di diploma di scuola superiore, non meriterebbe
di superare i vari esami, ma questa č, giustappunto, una (direi, "la")
stortura del sistema,
*la quale non sarebbe certo eliminata eliminando l'obbligo di avere
conseguito il diploma* - mi spiego? (Spero di sě).
E' basta! con le llusioni demagogiche fatte balenare davanti agli occhi
di quello che, cosě facendo, si dimostra di considerare popolo bue -
ovvero "bambini di 11 anni, e nemmeno troppo svegli" (cit.)
>
>"abba" <ab...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
>news:44776b73...@news.tiscali.it...
>> E' in questo senso, ad esempio, che consideriamo _inaccettabile_
>> (e qui la scelta etica diventa giudizio morale...)
>> l'eccezione fondata su il colore della pelle/la tendenza sessuale/
>> il portafoglio gonfio/la militanza in un partito piuttosto che in un
>> altro/ecc. ecc.
>
E se il non diplomato potesse superarli con più facilità
>del diplomato non sarebbe forse un laureato migliore?
Mettiamola così, allora: chiunque diplomato sia in grado, per
preparazione, impegno, costanza, et similia, di surclassare
all'Università gli altri diplomati è un laureato migliore.
se qualche diplomato mediocre
>vede in ciò una lesione dei propri diritti vada a quel paese.
bah, per quel che mi riguarda, il diplomato mediocre a quel paese
ci vada pure, "a prescindere".
> Stranamente a costoro non è consentita l'iscrizione al terzo anno di un
> ITIS.
Certi ITIS, sono molto più seri di certe lauree di I livello.
Non ci sono più le mezza stagioni e non ci sono più i giovani di una
volta...
> ma non giriamo la frittata! All'università deve andare avanti chiunque
> in possesso di diploma sia effettivamente capace.
>
Non giro alcuna frittata. Dico semplicemente che non sarebbe scandalo se uno
capace si laureasse, ovviamente senza percorsi facilitati, senza essere in
possesso di un diploma. Che poi affrontare determinate facoltà, in
particolare quelle scientifiche, senza il bagaglio che ti fornisce una
scuola superiore sia assai difficile è ovvio. Inoltre la difficoltà sarebbe
anche acuita da un certo numero di anni di desuetudine allo studio. Ma se si
vuole tentare che male c'è? E l'università cosa ci rimetterebbe?
Pochi mesi fa ho dato lezioni private di analisi II (era l'ultimo esame che
gli mancava, come a molti futuri architetti) a un quarantacinquenne che si è
iscritto ad architettura dopo aver abbandonato la scuola dopo il quarto anno
di un ITG. Prima di iscriversi all'università ha dovuto fare la quinta in un
serale. Si è laureato in corso e credo che l'anno passato al serale sia
stato solo tempo perso.
Comunque io penso che l'università debba pensare, cinicamente, solo a
produrre i migliori studenti possibili, indipendentemente dal loro passato
scolastico. Tutto il resto è aria fritta.
> Allora, dico: cerchiamo di rendere la Scuola e l'Università più serie
> e poi ne riparliamo.
Su questo siamo tutti d'accordo.
ma io non voglio che ci siano percorsi privilegiati per coloro che non hanno
un diploma. Dico semplicemente: lasciamoli provare! E' poi ovvio che la
percentuale di successo tra i non diplomati sarebbe sensibilmente inferiore
che tra i diplomati.
A proposito di percorsi privilegiati: qualche anno fa ho insegnato in un
tecnico serale e all'ennesimo compito con pochissime sufficienze i miei
colleghi mi hanno fatto notare che non potevo pretendere da uno che lavorava
tutto il giorno le stesse cose che si pretendono da uno studente che non
lavora. Questa si che è un'ingiustizia anche perché non si vede per quale
motivo uno che frequenta il serale debba ottenere il diploma più facilmente
di uno che frequenta il diurno. Se non riesce a ottenere gli stessi
risultati che si pretendono al diurno faccia senza diploma.
> se sei veramente così motivato e capace puoi prenderti senza problema il
> diploma serale e nel frattempo seguire alcuni corsi all'università o
> avvantaggiarti studiando per conto tuo.
Così, tanto per perdere un po' di tempo in più, magari svolgendo temi di
storia e di letteratura quando l'anno dopo vorrei iscrivermi a matematica.
Sicuramente pochissimi. Ma diamogli la possibilità.
>
>"abba" <ab...@freemail.it> ha scritto nel messaggio
>news:44788d1f...@news.tiscali.it...
All'università deve andare avanti chiunque
>> in possesso di diploma sia effettivamente capace.
>gli mancava, come a molti futuri architetti) a un quarantacinquenne che si è
>iscritto ad architettura dopo aver abbandonato la scuola dopo il quarto anno
>di un ITG. Prima di iscriversi all'università ha dovuto fare la quinta in un
>serale. Si è laureato in corso e credo che l'anno passato al serale sia
>stato solo tempo perso.
ma... se il problema è il serale, scusa, siamo sempre lì: occorre una
politica del diritto allo studio "altra", nello specifico, che consenta
ai lavoratori autonomi (il tuo studente di analisi aveva già un lavoro,
dato che ha frequentato il serale... dico bene?) una diversa modalità
(tempi/luoghi/ecc.) di frequenza utile ai fini del conseguimento del
diploma di sc. sup., se ne sono privi...
Mentre, per i lavoratori dipendenti delle PP.AA. è previsto dal
DPR 395/88, art.3, il diritto a 150 ore/anno "per la frequenza
di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio in corsi
universitari, postuniversitari, di scuole di istruzione primaria,
secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate
o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli
di studi legali o attestati professionali riconosciuti dall'ordinamento
pubblico."
Non avrebbe senso abolire il diploma per l'accesso all'università
solo perchè un anno al serale è tempo perso, e andare alla
eliminazione di un titolo di studio legale perchè tra lavoratori e
lavoratori è ravvisabile, nelle opportunità di studio, una sperequazione.
E' *questa* che va eliminata. -
In conclusione: a riguardo della questione affrontata, invece di
strillare "Azzeriamo!", è meglio, secondo me, urlare "Integriamo!"
> ma io non voglio che ci siano percorsi privilegiati per coloro che non
> hanno un diploma. Dico semplicemente: lasciamoli provare!
Beh, se sono cosi preparati da frequentare con profitto l'università non
avrebbero problemi a fare l'esame di stato da privatisti, senza perdere
ulteriore tempo con le serali.
Earendil
Ma perché mai dovrebbero provare. L'università è un completamento di quello
che si è appreso alle scuole superiori, non una cosa completamente a parte.
> A proposito di percorsi privilegiati: qualche anno fa ho insegnato in un
> tecnico serale e all'ennesimo compito con pochissime sufficienze i miei
> colleghi mi hanno fatto notare che non potevo pretendere da uno che
> lavorava tutto il giorno le stesse cose che si pretendono da uno studente
> che non lavora. Questa si che è un'ingiustizia anche perché non si vede
> per quale motivo uno che frequenta il serale debba ottenere il diploma più
> facilmente di uno che frequenta il diurno. Se non riesce a ottenere gli
> stessi risultati che si pretendono al diurno faccia senza diploma.
A questo punto togli completamente la scuola superiore, tanto secondo il tuo
ragionamento
non conta un tubo.
Guarda che non si tratta mica di "Billy Elliot".... si tratta di evidenziare
il fatto
che la scuola superiore è un *prerequisito* dell'università, non una
puttanata che
non ha nessuna importanza e che fa solo perdere tempo.
Magari non vogliono rompersi le scatole a studiare Ugo Foscolo o il
futurismo. O, se vogliono iscriversi a lettere moderne, non vogliono
rompersele a studiare il teorema di Lagrange o le tre leggi di Newton.
> A questo punto togli completamente la scuola superiore, tanto secondo il
> tuo ragionamento
> non conta un tubo.
>
>
Non la penso così. Sono consapevole che una buona scuola superiore sia
fondamentale per affrontare con successo gli studi universitari. Pero sono
poco propenso a vietare tutto ciò che non danneggerebbe comunque il
prossimo. E credo che qualche iscritto non diplomato all'università, se in
grado di proseguire con successo (cosa sicuramente difficile), non
danneggerebbe nessuno.
fai dei discorsi deliranti...uno che si laurei in qualsiasi cosa tu
voglia e non conosca un po' il Foscolo, Dante, Shakespeare, la storia
greca o romana, etc per me è e rimane un ignorante!
Su il teorema di Lagrange (peraltro c'è n'è più di uno) posso pure
chiudere un occhio perché presuppone la conoscenza di una certa
matematica di base. Su Newton qualcosa devi sapere in ogni caso. Senza
contare che rompersi a studiare le tre leggi di Newton cosa significa?
ma almeno il concetto di "legge fisica" e la differenza con un teorema
ce l'hai?
Già adesso ci sono dei "danneggiamenti" dovuti alla presenza
delle lauree di primo livello,
non peggioriamo la situazione per piacere.
> Guarda che non si tratta mica di "Billy Elliot".... si tratta di
> evidenziare il fatto
> che la scuola superiore è un *prerequisito* dell'università, non una
> puttanata che
> non ha nessuna importanza e che fa solo perdere tempo.
>
Onestamente non vi capisco. Insegno con soddisfazione nella scuola superiore
e sono con voi nel sostenere che non è una perdita di tempo ed ha
grandissima importanza. Ma se un temerario trentenne vuole provare a
iscriversi all'università senza diploma, che male ci fa? Novantanove su
cento sbatte contro il muro, dimostrando così l'importanza degli studi
superiori. E' che io sono un amante della libertà alla far west, non so cosa
farci. Se uno vuole fare il bagno col mare forza nove lo faccia pure.
Naturalmente se c'è una legge va rispettata. Io la modificherei.
E' arrivato lo sceriffo!
> uno che si laurei in qualsiasi cosa tu voglia e non conosca un po' il
> Foscolo, Dante, Shakespeare, la storia greca o romana, etc per me è e
> rimane un ignorante!
Allora io dico che se uno non conosce (un po') le composizioni di Ottorino
Respighi e di Ferruccio Busoni è un ignorante. Prova a dire che siano meno
importanti di "A Zacinto"! Ovviamente non penso che un tale individuo
sarebbe ignorante.
> Su il teorema di Lagrange (peraltro c'è n'è più di uno)
Il teorema di Lagrange che si studia alle superiori è solo uno e riguarda
l'analisi matematica. So che è attribuito a Lagrange anche il teorema che
afferma che i sottogruppi di un gruppo finito hanno un numero di elementi
che è divisore del numero di elementi del gruppo e che ho studiato in
algebra, ma non importa. Quindi non capisco cosa voglia dire la tua
specificazione. A parte che sapere a chi è attribuito un teorema non conta
una mazza.
> posso pure chiudere un occhio perché presuppone la conoscenza di una certa
> matematica di base. Su Newton qualcosa devi sapere in ogni caso. Senza
> contare che rompersi a studiare le tre leggi di Newton cosa significa?
Significa che uno non ne ha voglia, ma per te sembra difficile da capire. A
te piaceva tutto quando andavi a scuola? Avevi ottimi voti in tutte le
materie? A me studiare certe materie non è mai piaciuto, per alcune mi sono
pentito e ho letto tanto sull'argomento, per altre no e mantengo su esse la
mia ignoranza senza vergognarmi. A differenza di te non ho mai potuto
soffrire chi sa di tutto un po' perché in genere si tratta di persone che
credono di avere una grande cultura personale, ma non hanno nulla da
insegnarti. Vanno bene per i salotti e basta. Preferisco cento volte chi è
dotto in pochi campi, ma in maniera ecccellente e ammette la propria
ignoranza negli altri. E diffido di chi è appassionato di tutto il sapere
indiscriminatamente e rilascia patenti di ignoranza o cultura. Secondo me
invece di chiudere gli occhi faresti bene a chiudere la bocca e cercare di
capire quello che dicono gli altri. Io non ritengo carta straccia la cultura
generale, dico che non è compito dell'università verificarla e dico che
potresti essere un bravo scienziato senza conoscere Foscolo o un bravo
letterato senza conoscere la matematica.
> ma almeno il concetto di "legge fisica" e la differenza con un teorema ce
> l'hai?
Qui chi delira sei t, la tua è una domanda idiota. Di fisica so poco. Non mi
piace e quindi non la studio anche se ho l'abilitazione per insegnarla
regalatami in uno scandaloso concorso riservato. Naturalmente sono una
persona per bene e quindi non la insegno e mai lo farò. Conosco bene la
matematica, la studio quotidianamente (ovviamente non studio ciò che insegno
e ritengo di pessimo livello ogni insegnante di matematica che debba
prepararsi la lezione a casa) e la insegno con passione.
> Magari non vogliono rompersi le scatole a studiare Ugo Foscolo o il
> futurismo. O, se vogliono iscriversi a lettere moderne, non vogliono
> rompersele a studiare il teorema di Lagrange o le tre leggi di Newton.
Lo stesso potresti dirlo di certi esami obbligatori nel curricolo
universitario o della verifica di conoscenza dell'inglese.
Earendil
> Ma se un temerario trentenne vuole
> provare a iscriversi all'università senza diploma, che male ci fa?
Fa il male ai quindicenni che si illudono di poter recuperare quando
vogliono il tempo perduto a cazzeggiare...
> Novantanove su cento sbatte contro il muro, dimostrando così
> l'importanza degli studi superiori.
E il restante 1 per cento diventa il mito dei quindicenni di cui sopra...
> Se uno vuole fare il bagno col mare forza nove lo faccia pure.
Già. Il problema è quando qualcun altro ci rimette per andare in suo
soccorso :-(
Earendil
>
>"baldak" <bal...@xxxemail.it> ha scritto nel messaggio
>news:vUHeg.17277$jP5.4...@twister1.libero.it...
Senza
>> contare che rompersi a studiare le tre leggi di Newton cosa significa?
>
>Significa che uno non ne ha voglia,
ma che vuol dire "uno non ne ha voglia"??? Mo' domani non
ho voglia di stilare quella relazione che mi ha chiesto il mio
datore di lavoro, e non la faccio... (!!!)
Insomma, è la stessa identica deresponsabilizzazione di certi
studentelli (di nostra conoscenza) che ancora di cosa significa
"andare a scuola" non hanno capito niente!
alla fine c'è una cultura di base che uno deve possedere.
> Il teorema di Lagrange che si studia alle superiori è solo uno e riguarda
> l'analisi matematica. So che è attribuito a Lagrange anche il teorema che
> afferma che i sottogruppi di un gruppo finito hanno un numero di elementi
> che è divisore del numero di elementi del gruppo e che ho studiato in
> algebra, ma non importa. Quindi non capisco cosa voglia dire la tua
> specificazione. A parte che sapere a chi è attribuito un teorema non conta
> una mazza.
Se devo spiegare una certa cosa mi piace anche approfondire i dettagli
storici in cui è nato un certo teorema.
> Significa che uno non ne ha voglia, ma per te sembra difficile da capire. A
> te piaceva tutto quando andavi a scuola? Avevi ottimi voti in tutte le
> materie? A me studiare certe materie non è mai piaciuto, per alcune mi sono
> pentito e ho letto tanto sull'argomento, per altre no e mantengo su esse la
> mia ignoranza senza vergognarmi. A differenza di te non ho mai potuto
> soffrire chi sa di tutto un po' perché in genere si tratta di persone che
> credono di avere una grande cultura personale, ma non hanno nulla da
> insegnarti.
Guarda che sei tu che mi stai giudicando senza conoscermi. La
settorializzazione che proponi è tipica della scuola americana. Magari i
laureati sono tanti più che qui da noi ma sono anche molto più ignorantoni.
>Vanno bene per i salotti e basta. Preferisco cento volte chi è
> dotto in pochi campi, ma in maniera ecccellente e ammette la propria
> ignoranza negli altri. E diffido di chi è appassionato di tutto il sapere
> indiscriminatamente e rilascia patenti di ignoranza o cultura. Secondo me
> invece di chiudere gli occhi faresti bene a chiudere la bocca e cercare di
> capire quello che dicono gli altri. Io non ritengo carta straccia la cultura
> generale, dico che non è compito dell'università verificarla e dico che
> potresti essere un bravo scienziato senza conoscere Foscolo o un bravo
> letterato senza conoscere la matematica.
quindi il tuo piano in definitiva? abolire le superiori? e alla fine
perché non tagliuzziamo anche l'università. Ad esempio a me piace solo
l'analisi e non la fisica o la geometria, faccio solo un 3-4 esami di
analisi e mi laureo in matematica.
> Qui chi delira sei t, la tua è una domanda idiota. Di fisica so poco.
questo non ti esenta dal sapere cos'è una legge fisica se sei laureato
in matematica ad esempio. Fisica 1 e Fisica 2 esami fondamentali...
>Non mi
> piace e quindi non la studio anche se ho l'abilitazione per insegnarla
> regalatami in uno scandaloso concorso riservato.
>Naturalmente sono una
> persona per bene e quindi non la insegno e mai lo farò.
LOL+TROLL
>Conosco bene la
> matematica, la studio quotidianamente (ovviamente non studio ciò che insegno
> e ritengo di pessimo livello ogni insegnante di matematica che debba
> prepararsi la lezione a casa) e la insegno con passione.
LOL
Si parla sempre di buttare al vento un anno, non è questione di
frequentare le serali o meno. Il discorso era un altro.
>
>> Magari non vogliono rompersi le scatole a studiare Ugo Foscolo o il
>> futurismo. O, se vogliono iscriversi a lettere moderne, non vogliono
>> rompersele a studiare il teorema di Lagrange o le tre leggi di Newton.
>
>fai dei discorsi deliranti...uno che si laurei in qualsiasi cosa tu
>voglia e non conosca un po' il Foscolo, Dante, Shakespeare, la storia
>greca o romana, etc per me è e rimane un ignorante!
Allora il 90% dell'Italia è ignorante. I sopracitati di "nome" li
conoscono cani e porci, ma non credo si vada oltre.
A parte questo, non vedo quale utilità pratica abbia conoscere
Foscolo, Dante e Shakespeare, al di fuori dall'insegnamento o
dell'università. Sono le classiche cose che ti studi in vista
dell'interrogazione del giorno dopo e che poi ti scordi
definitivamente appena passa Giugno. E non ci vedo nulla di male,
francamente.
>Su il teorema di Lagrange (peraltro c'è n'è più di uno) posso pure
>chiudere un occhio perché presuppone la conoscenza di una certa
>matematica di base. Su Newton qualcosa devi sapere in ogni caso. Senza
>contare che rompersi a studiare le tre leggi di Newton cosa significa?
>ma almeno il concetto di "legge fisica" e la differenza con un teorema
>ce l'hai?
Non mi serve conoscere vita, morte e miracoli della legge di Newton
per conoscere il funzionamento del moto e della gravità. Nè mi serve
conoscere la fisica per muovermi nel mondo. Sapere queste cose mi
serve se mi devo iscrivere a fisica, matematica et similia. Il resto è
sbrodolamento.
Speriamo che riformino la scuola in maniera decente, ma ho i miei seri
dubbi.
La percentuale di gente colta e preparata *non* e' aumentata
nell'ultimo mezzo secolo.
E' solo più difficile da trovare.
Prima bastava vedere se avevi una licenza liceale (la laurea non era
necessaria). Ora le lauree le hanno anche i "cani e porci" di cui sopra.
> A parte questo, non vedo quale utilità pratica abbia conoscere
> Foscolo, Dante e Shakespeare, al di fuori dall'insegnamento o
> dell'università. Sono le classiche cose che ti studi in vista
> dell'interrogazione del giorno dopo e che poi ti scordi
> definitivamente appena passa Giugno. E non ci vedo nulla di male,
> francamente.
Questo perche' fai parte di quel 90%...
>> Su il teorema di Lagrange (peraltro c'è n'è più di uno) posso pure
>> chiudere un occhio perché presuppone la conoscenza di una certa
>> matematica di base. Su Newton qualcosa devi sapere in ogni caso. Senza
>> contare che rompersi a studiare le tre leggi di Newton cosa significa?
>> ma almeno il concetto di "legge fisica" e la differenza con un teorema
>> ce l'hai?
> Non mi serve conoscere vita, morte e miracoli della legge di Newton
> per conoscere il funzionamento del moto e della gravità. Nè mi serve
> conoscere la fisica per muovermi nel mondo. Sapere queste cose mi
> serve se mi devo iscrivere a fisica, matematica et similia. Il resto è
> sbrodolamento.
No.
Non e' cosi'.
Tu non puoi rendertene conto perché, evidentemente, non sai.
Conoscere la fisica puo' essere utile anche per spaccare la legna.
> Speriamo che riformino la scuola in maniera decente, ma ho i miei seri
> dubbi.
Da quello che ho visto e sentito la migliore riforma sarebbe ritornare
dritti dritti a Gentile.
Tutto quello che e' stato fatto dopo lo vedo come peggiorativo.
N.B.: *NON* sto dicendo che la riforma Gentile non sia migliorabile e
che non sia oramai completamente superata! Sto solo dicendo che quello
che *hanno fatto* (tutti dx, sx, centro, sopra, sotto, ...) e' un gran
casino sulla pelle dei ragazzi (alcuni dei quali sono oramai adulti e
stanno cominciando a pagare la loro ignoranza, oltre che a tramandarla).
ZioNemo
>>>> Magari non vogliono rompersi le scatole a studiare Ugo Foscolo o il
>>>> futurismo. O, se vogliono iscriversi a lettere moderne, non vogliono
>>>> rompersele a studiare il teorema di Lagrange o le tre leggi di Newton.
>>> fai dei discorsi deliranti...uno che si laurei in qualsiasi cosa tu
>>> voglia e non conosca un po' il Foscolo, Dante, Shakespeare, la storia
>>> greca o romana, etc per me è e rimane un ignorante!
>>
>> Allora il 90% dell'Italia è ignorante. I sopracitati di "nome" li
>> conoscono cani e porci, ma non credo si vada oltre.
>Esatto.
>E' la cosa piu' sensata che sia stata detta in tutto questo thread.
Temo che sia soltanto la verità. Che sia triste o meno poi credo sia
questione di opinioni.
Certo è che se mi si rompe la macchina non interrogo il meccanico su
Foscolo prima di fargliela riparare. (Par condicio: di certo non lo
farei neanche con il medico che mi deve curare...se mai ce ne sarà
bisogno - mi tocco..)
>La percentuale di gente colta e preparata *non* e' aumentata
>nell'ultimo mezzo secolo.
>E' solo più difficile da trovare.
>Prima bastava vedere se avevi una licenza liceale (la laurea non era
>necessaria). Ora le lauree le hanno anche i "cani e porci" di cui sopra.
Dipende anche da cosa si intende per cultura.
>> A parte questo, non vedo quale utilità pratica abbia conoscere
>> Foscolo, Dante e Shakespeare, al di fuori dall'insegnamento o
>> dell'università. Sono le classiche cose che ti studi in vista
>> dell'interrogazione del giorno dopo e che poi ti scordi
>> definitivamente appena passa Giugno. E non ci vedo nulla di male,
>> francamente.
>Questo perche' fai parte di quel 90%...
No, non credo. I sopracitati li conosco sicuramente non solo di nome,
ma di certo non ti so commentare singolarmente i singoli canti di
Dante o declamare l'Othello. Tanto non lo fanno neanche i professori,
leggono dalle note..
Quello che so è quello che mi è rimasto dalla scuola. E pur
conoscendoli, la mia vita non è cambiata di una virgola.
>>> Su il teorema di Lagrange (peraltro c'è n'è più di uno) posso pure
>>> chiudere un occhio perché presuppone la conoscenza di una certa
>>> matematica di base. Su Newton qualcosa devi sapere in ogni caso. Senza
>>> contare che rompersi a studiare le tre leggi di Newton cosa significa?
>>> ma almeno il concetto di "legge fisica" e la differenza con un teorema
>>> ce l'hai?
>> Non mi serve conoscere vita, morte e miracoli della legge di Newton
>> per conoscere il funzionamento del moto e della gravità. Nè mi serve
>> conoscere la fisica per muovermi nel mondo. Sapere queste cose mi
>> serve se mi devo iscrivere a fisica, matematica et similia. Il resto è
>> sbrodolamento.
>No.
>Non e' cosi'.
>Tu non puoi rendertene conto perché, evidentemente, non sai.
>Conoscere la fisica puo' essere utile anche per spaccare la legna.
Non lo metto in dubbio, sono sicuro che calcolando bene l'angolazione
dell'ascia, tenendo presente la massa del tronco e la velocità del
vento potrei ottenere un vantaggio di 0.5 sec per ogni colpo nonchè
una maggiore potenza.
Così come conoscendo la matematica a menadito probabilmente mi
capiterà meno spesso di ricevere meno resto e non accorgermene...
Così come conoscendo il greco sono sicuro che potrò risalire
all'interessante etimologia di centiaia di parole..
Così come conoscendo la geografia astronomica.. vabbè, chiaro.
Siamo seri, nessuno mette in dubbio che sia utile conoscere qualcosa.
Ma ci sono livelli e livelli. Passi magari per la fisica, che prima o
poi ha una applicazione nel mondo reale (fermo restando che NON è
"necessaria"). Ma Foscolo e co... o il greco classico.. o la
filosofia.. vedessimo dei risultati almeno, potrei capire. Com'è
combinata la scuola adesso - sulla carta - , si dovrebbe incontrare
per strada gente con la toga. Sappiamo bene che non è così, se poi
vediamo la nazione in toto e confrontiamo con il resto d'Europa, est
compreso... lasciamo stare.
>> Speriamo che riformino la scuola in maniera decente, ma ho i miei seri
>> dubbi.
>Da quello che ho visto e sentito la migliore riforma sarebbe ritornare
>dritti dritti a Gentile.
>Tutto quello che e' stato fatto dopo lo vedo come peggiorativo.
Io sarei propenso per una riforma che preveda una scuola media
"generalista" di 5 anni, e poi un liceo (molto) specialistico di 3. A
14/15 anni non hai molti mezzi per decidere del tuo futuro. A 17/18
direi proprio di si. O ancora meglio, una scuola che preveda dei corsi
di base obbligatori e il restante a scelta. Così se ti piace latino
fai latino, se vuoi fare filosofia fai filosofia.
>N.B.: *NON* sto dicendo che la riforma Gentile non sia migliorabile e
>che non sia oramai completamente superata! Sto solo dicendo che quello
>che *hanno fatto* (tutti dx, sx, centro, sopra, sotto, ...) e' un gran
>casino sulla pelle dei ragazzi (alcuni dei quali sono oramai adulti e
>stanno cominciando a pagare la loro ignoranza, oltre che a tramandarla).
Assolutamente d'accordo.
> Si parla sempre di buttare al vento un anno, non è questione di
> frequentare le serali o meno. Il discorso era un altro.
Pensa al tempo buttato al vento per fare gli esami all'università.
Earendil
>On Wed, 31 May 2006 20:28:45 +0200, ZioNemo
><ZioREM...@hotREMOVEmail.com> wrote:
>Certo è che se mi si rompe la macchina non interrogo il meccanico su
>Foscolo prima di fargliela riparare.
però, per scegliere tra i meccanici quello a cui affidare la riparazione
dell'auto, forse bisogna sapere un po' di Meccanica, che dici?, e,
estendendo il discorso, per scegliere di *non* iscrivere il figlio al liceo
classico, bisognerà pur sapere in cosa consiste il classicismo foscoliano
(et alia similia) - o no?
I casi della vita in cui dobbiamo scegliere sono molti e diversi...
(Par condicio: di certo non lo
>farei neanche con il medico che mi deve curare...se mai ce ne sarà
>bisogno - mi tocco..)
proprio su Foscolo no, ma sulla data di laurea sì ;-)
>Dipende anche da cosa si intende per cultura.
concordo.
commentare singolarmente i singoli canti di
>Dante o declamare l'Othello. Tanto non lo fanno neanche i professori,
>leggono dalle note..
? Forse sarebbe stato meglio che tu avessi premesso un "certi" ;-)
>Siamo seri, nessuno mette in dubbio che sia utile conoscere qualcosa.
>Ma ci sono livelli e livelli.
e questo dipende dai docenti = dalla qualità della preparazione
da loro richiesta agli studenti.
Mi viene in mente che, tempo fa, venne da me la figlia univesitaria
di un mio amico per avere un aiuto nello studio dell'Italiano che
doveva portare all'esame: ebbene, andava direttamente alle note,
nonostante cercassi di ricondurla sempre al testo, che, mi accorsi
ben presto con ORRORE, per lei non esisteva neppure lontanamente.
Come pensi che sia andato il suo esame all'università?
Beh, direi di no. La meccanica la deve conoscere lui, mica io... se no
che gliela porto a fare la macchina? Me la riparo io direttamente.
E comunque, seguendo il ragionamento e quindi presupponendo che io
sappia qualcosa di meccanica..cosa dovrei fare, interrogare il
meccanico sul suo mestiere? E' naturale che comunque, ne saprà più
di me. Se no, appunto, non avrebbe neanche senso affidarmi a lui.
Sarebbe come se un neodiplomato di liceo classico andasse presso ogni
facoltà di letteratura dello stato per vedere se i professori sono
competenti.. il livello è un altro, pur sapendo quattro cose su
quell'argomento non sei in grado di giudicare il lavoro di un esperto.
Se ti rivolgi a lui d'altronde c'è un perchè. Non sono sicuro che
sapere poco ma di tutto sia una garanzia.
, e,
>estendendo il discorso, per scegliere di *non* iscrivere il figlio al liceo
>classico, bisognerà pur sapere in cosa consiste il classicismo foscoliano
>(et alia similia) - o no?
No. L'indirizzo deve sceglierselo lui o lei, mica io. Non mi sognerei
mai di iscrivere mio figlio presso un indirizzo di MIA scelta. Se non
altro per risparmiarmi eventuali colpevolizzazioni nel caso non
dovesse essere quello giusto.
Seguendo comunque nuovamente il ragionamento, dovrei conoscere non
solo il liceo classico per *non* sceglierlo.. ma anche tutti gli altri
licei. Se no come faccio a fare un paragone? Dovrei conoscere quello
che studiano allo scientifico, all'artistico, all'ITIS, a ragioneria,
eccetera eccetera..
(Senza contare che "sapere cosa studiano" e "studiare" sono due cose
molto diverse.. tra parenti, figli di amici eccetera ho visto più di
un neostudente eccitarsi perchè "che fico, l'anno prossimo studiamo
filosofia!" per poi sbattersi la testa contro il muro appena arrivava
non dico a Kant o peggio Hegel, ma ad Aristotele..)
>I casi della vita in cui dobbiamo scegliere sono molti e diversi...
Certo, ma mica è necessario avere una conoscenza di tutto lo scibile
umano per cavarsela. La maggior parte delle volte basta il buonsenso.
Senza togliere che per carità, più cose si sanno più mezzi si hanno
per elaborare un ragionamento. Ma sicuramente non mi serve conoscere
la fisica per ponderare che buttandomi dal quinto piano probabilmente
faccio una frittata, come non mi serve sapere che la parola "psiche"
deriva dal greco per conoscerne il significato.
>(Par condicio: di certo non lo
>>farei neanche con il medico che mi deve curare...se mai ce ne sarà
>>bisogno - mi tocco..)
>
>proprio su Foscolo no, ma sulla data di laurea sì ;-)
Ah beh certo. ;)
>commentare singolarmente i singoli canti di
>>Dante o declamare l'Othello. Tanto non lo fanno neanche i professori,
>>leggono dalle note..
>
>? Forse sarebbe stato meglio che tu avessi premesso un "certi" ;-)
Verissimo, chiedo venia. La mia esperienza personale è stata quella,
ma naturalmente non sono tutti così.
>>Siamo seri, nessuno mette in dubbio che sia utile conoscere qualcosa.
>>Ma ci sono livelli e livelli.
>
>e questo dipende dai docenti = dalla qualità della preparazione
>da loro richiesta agli studenti.
Io aggiungerei anche, spaccando una lancia a favore dei professori,
che dipende anche dagli studenti. Sinceramente se ai tempi ci avessero
chiesto anche un puntino in più di quanto previsto dal programma
avremmo occupato la scuola a Settembre. E di contro, stavolta a favore
degli studenti, sarebbe stato giustificato. Se ogni professore avesse
fatto così per ogni materia.. buonanotte.
>Mi viene in mente che, tempo fa, venne da me la figlia univesitaria
>di un mio amico per avere un aiuto nello studio dell'Italiano che
>doveva portare all'esame: ebbene, andava direttamente alle note,
>nonostante cercassi di ricondurla sempre al testo, che, mi accorsi
>ben presto con ORRORE, per lei non esisteva neppure lontanamente.
>Come pensi che sia andato il suo esame all'università?
Ecco, appunto. Ma in questo caso mi pare sia stata colpa sua, non del
professore. Immagino sia andato male, ma almeno avrà imparato a
cambiare strategia. (spero)
> Beh, direi di no. La meccanica la deve conoscere lui, mica io... se no
> che gliela porto a fare la macchina? Me la riparo io direttamente.
Beh, non è detto che pur sapendo fare una cosa possa o voglia fare tutto da
solo (mancanza di tempo, altri interessi prioritari, etc etc).
Comunque la tua frase mi ricorda un tale, imprenditore (o che almeno si
vantava di esserlo...), che quando i collaboratori gli evidenziavano
l'impossibilità a risolvere certi problemi, lui rispondeva: "embè? I
tecnici siete voi, risolvetelo. Se lo sapevo fare da solo, mica vi chiamavo
(e pagavo)".
Aspirazioni industriali di un provinciale...
Earendil